M.41 da 90/53

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M.41 da 90/53
Un semovente da 90/53
Un semovente da 90/53
Descrizione
Tipo cacciacarri
Equipaggio 2 (+ 2 serventi ausiliari)
Utilizzatore principale Italia Regno d'Italia
Esemplari 30
Sviluppato dal M14/41
Dimensioni e peso
Lunghezza 5,21 m
Larghezza 2,20 m
Altezza 2,15 m
Peso 17 t
Propulsione e tecnica
Motore SPA 15-TM-41 a 8 cilindri, alimentato a benzina
Potenza 145 hp
Rapporto peso/potenza 8,53 hp/t
Trazione cingolata
Sospensioni a balestra
Prestazioni
Velocità 25 km/h (operativa)[1]
Autonomia 200 km
Pendenza max 30%
Armamento e corazzatura
Armamento primario 1 cannone 90/53 Mod. 1939
Armamento secondario nessuno
Corazzatura max 30 mm

fonti citate nel corpo del testo

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Il Semovente 90/53 era un Semovente d'artiglieria cacciacarri prodotto in Italia durante la seconda guerra mondiale. L'armamento consisteva in un cannone da 90 mm lungo 53 calibri. I veicoli prodotti furono circa 30 tutti nel corso del 1942.

Caratteristiche tecniche non riportate dal template[modifica | modifica wikitesto]

  • Cambio: 4 marce + 2 retromarce
  • Velocità massima su strada: 35,5 km/h
  • Larghezza cingolo: 0,26 m
  • Guado: 1,0 mt
  • Gradino: 0,9 mt
  • Trincea: 2,1 mt
  • Equipaggio: 2 uomini sul veicolo e 2 sul veicolo ausiliario

Caratteristiche del pezzo[modifica | modifica wikitesto]

  • brandeggio: 40° a destra / 40° a sinistra
  • elevazione: minima -5° / massima +24°

Corazzatura[modifica | modifica wikitesto]

  • sovrastruttura (scudo) 41 mm @ 28° (inclinazione rispetto a una corazza verticale)
  • scafo frontale 30 mm
  • scafo laterale 25 mm
  • scafo posteriore 25 mm
  • scafo superiore 15 mm
  • scafo inferiore 6 mm

Prestazioni del 90/53 Mod. 1939[modifica | modifica wikitesto]

  • Penetrazione dei proiettili AP contro piastra RHA inclinata a 30°[2]:
    • 100 metri: 126mm
    • 500 metri: 109mm
    • 1.000 metri: 90mm
    • 1.500 metri: 75mm
    • 2.000 metri: 62mm
  • Penetrazione dei proiettili EP (HEAT) contro piastra RHA inclinata a 30°[2]:
    • 100 metri: 206mm
    • 500 metri: 206mm
    • 1.000 metri: 206mm
    • 1.500 metri: 206mm
    • 2.000 metri: 206mm

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo l'inizio della campagna di Russia (l'Operazione Barbarossa) comparvero i potenti ed innovativi carri russi T-34 e KV dotati di corazze e armamenti eccezionali per l'epoca (45 mm inclinati a 60° per i T-34, fino a 110 mm i KV, entrambi armati con cannoni da ben 76,2 mm lunghi 42,5 calibri), e persino i più potenti carri tedeschi dell'epoca, i Panzer IV mod. D (armati con un cannone da 75 mm lungo solo 24 calibri), erano in grande difficoltà contro di essi.

Se la situazione tedesca era difficile, quella italiana era persino peggiore: nessuna delle armi italiane era, infatti, in grado di perforare le corazze di quei carri armati. Si pensi che i migliori carri italiani, gli M13, montavano un cannone da 47 mm, mentre i Russi montavano sui loro carri cannoni da 76,2 mm[3]. A causa di queste minacce si pensò di studiare un nuovo cannone in grado di affrontare con successo i carri nemici, anche se molto ben corazzati.

Progettazione e produzione[modifica | modifica wikitesto]

La soluzione prevista fu di utilizzare una bocca da fuoco studiata inizialmente per il tiro contraerei: alcune armi antiaeree di grosso calibro avevano gittata e velocità iniziali del proiettile buone per essere usate anche in modalità anticarro[4]. Come per il cannone da 88/56, ricavato dal FlaK18 da 88 mm e montato sui carri Tiger, venne scelto il cannone antiaereo da 90/53 dell'Ansaldo. Esso aveva prestazioni simili, ed in alcuni campi superiori, a quelle del celebre pezzo da 88 tedesco[5].

Il progetto si basò dall'inizio sullo scafo del carro M13, e nel novembre del 1941 fu prodotto un modello in legno in scala 1:1 del pezzo, appunto su uno scafo che ricalcava esattamente quello del mezzo indicato[6]. Comunque nell'autunno del 1941 non era stata ancora decisa la bocca da fuoco da utilizzare, e la proposta dell'estate 1941 era quella di utilizzare come arma il 75/18 o il 75/34[7]. Tuttavia nel dicembre 1941 furono pronti i progetti del cannone 90/53, per cui già era previsto l'impiego su autocarri, quindi venne deciso di utilizzare questo come bocca da fuoco. Il progetto completo fu messo a punto nel gennaio 1942 e venne allestito un simulacro in scala naturale prevedendo come scafo il modello rivisto M 14. Il 5 marzo dello stesso anno un modello funzionante fu portato alle prove di tiro[7].

Il cannone fu montato sullo scafo di un carro M14/41 adeguatamente modificato aggiungendo 17 cm di lunghezza e spostando indietro la sospensione[8], quindi la posizione del cannone poté essere sensibilmente arretrata: in questo modo esso aveva il vantaggio di non sporgere dalla parte anteriore del mezzo, inoltre questo facilitava notevolmente le operazioni di tiro. Questa soluzione tecnica tuttavia comportò che sullo scafo del semovente non fosse possibile ricavare lo spazio per i serventi, che quindi dovevano viaggiare su un veicolo separato. L'equipaggio del semovente era quindi formato unicamente dal guidatore e dal capocarro.

L'affusto del cannone subì diverse modifiche per essere adattato allo scafo dell'M14, in particolare fu riprogettata la culla, per lo spostamento degli orecchioni in posizione baricentrica e la conseguente soppressione degli equilibratori, il sottoaffusto e gli organi di manovra relativi, la scudatura[1].

Mobilità e potenza di fuoco[modifica | modifica wikitesto]

Il semovente 90/53 non poteva essere un cacciacarri ma aveva le tipiche funzioni del semovente: il suo compito non era di stare in prima linea, né di assaltare postazioni nemiche, ma di rimanere in posizione arretrata, e colpire da una distanza di sicurezza quanti più carri nemici possibile, mentre le forze di protezione stavano in prima linea a coprirlo. Per questi motivi non fu necessario rendere il Semovente 90/53 né eccessivamente veloce, né eccessivamente corazzato. L'arma principale era, invece, potente e precisa, in grado di perforare anche i pesanti Churchill Mk VII dalla corazza frontale di oltre 100 mm purché ad una distanza inferiore a 500 m[9]. Il principale difetto del mezzo era lo scarso spazio per le munizioni: ogni semovente trasportava con sé solo 8 colpi[10], ottantasei erano, invece, trasportate su di un carro L6 opportunamente modificato come portamunizioni per il Semovente 90/53; inoltre la mancanza di corazzatura e la velocità ridotta lo rendevano una facile preda della armi avversarie quando si trovava sotto il tiro diretto del nemico.

Il 90/53 non era però un cannone esente da difetti, progettato per l'esclusivo tiro contraereo (a differenza dell'88mm tedesco) mancava di un proiettile dedicato al tiro anti carro, ed operava quindi con un generico proiettile perforante, che non rendeva giustizia alla qualità (eccellente) del cannone. Mancava inoltre anche un proiettile EP (effetto pronto) ovvero il corrispondente italiano della carica cava. Quindi, pur molto potente per la media italiana, soprattutto per gittata e precisione (ma non molto migliore del 75/46 nel tiro anti carro), non riusciva ad essere un'arma eccezionale a livello delle controparti, innanzi tutto sovietiche (come gli ottimi 85mm e 122mm) e poi tedesche. Dal 1943 poi anche gli USA (con un cannone da 90mm) e i britannici (76,2 ovvero Ordnance QF 17) disposero di cannoni decisamente superiori al 90 mm, annullando i vantaggi dell'arma[senza fonte].

Il difetto basilare del semovente 90/53 era dovuto al fatto che prima di aprire il fuoco si rendevano necessarie operazioni lunghe e laboriose[11], quindi il suo uso poteva essere previsto solo in ambiente statico e non in condizioni di guerra mobile. Per questo motivo, constatate queste limitazioni, fu deciso di non inviarlo né in Africa né in Russia.

Inoltre non era previsto un impiego a ridosso delle linee del fronte, visto che (a differenza di mezzi similari sovietici e tedeschi, e più tardi anche alleati) non disponeva nemmeno di una corazzatura parziale e leggera, ma solo di una (limitata) scudatura del pezzo principale, esponendo i serventi al tiro delle armi leggere e dei cecchini nemici, per non parlare della pericolosità (sottovalutata in sede di progetto dal Regio Esercito) delle mitragliatrici degli aerei operanti a bassa quota.

Infine la necessità di dividere munizionamento e cannone esponeva il complesso a grossi rischi di affidabilità, ben recepiti dai comandi italiani delle unità corazzate una volta che i loro superiori avevano già iniziato a produrre questo semovente. In pratica fu sconsigliato l'impiego come mezzo contro carro e furono avanzate anche perplessità come cannone d'appoggio semovente (il 90 mm era un pezzo da tiro diretto,non da tiro indiretto come il 75/18, o diretto-indiretto come il 75/34 e il 105/28, usati dagli altri semoventi italiani). Per tale motivo, malgrado la grande necessità di carri armati moderni su tutti i fronti, l'impiego di questo semovente fu posticipato e furono a lungo lasciati in riserva, dopo numerosi ritardi si decise di impiegarli solo come arma d'emergenza, in difesa del territorio metropolitano, quando ormai venivano mandati in prima linea anche carri armati francesi di preda bellica e residuati della prima guerra mondiale. Ci si aspettava perdite spaventose (come puntualmente accadde), ma ormai era chiaro che non esistevano mezzi corazzati adeguati a quelli avversari.

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Con i 30 semoventi furono costituiti tre gruppi, ciascuno su due batterie di quattro pezzi[12]. Questi gruppi furono trasferiti a Nettuno, dove completarono l'istruzione. Il 27 aprile 1943 i gruppi dotati di Semvonte 90/53 furono costituiti e numerati: CLXI a Casale Monferrato, CLXII ad Acqui e CLXIII a Pietra Ligure, i gruppi furono assegnati all'8ª Armata e destinati ad operare sul fronte orientale, inquadrati nel 10º raggruppamento, successivamente 10º Reggimento controcarro da 90/53 semovente[8]. La partenza per il fronte fu stabilita in data 16 ottobre 1942 per il CLXI ed il CXVII gruppo, tuttavia il fronte non era più in Russia, ma in Sicilia, in dipendenza dalla 6ª armata. Il raggruppamento giunse in Sicilia il 16 dicembre 1942, al comando del colonnello Bedogni e fu dislocato con il comando a Canicattì ed i gruppi a San Michele di Ganzaria (CLXI), Salemi(CLXII) e Paternò (CLXIII)[13].

All'atto dello sbarco (10 luglio 1943) il CLXI gruppo, inviato in appoggio alla 207ª Divisione Costiera, riuscì a stabilire una linea di difesa a Campobello di Licata, perdendo tre semoventi in un contrattacco il giorno successivo, quindi furono inviati in zona anche il CLXII ed il CXIII gruppo, con risultati negativi, tuttavia il Kampfgruppe Schreiber riuscì ad arrestare l'attacco alleato[13]. Il 17 luglio al 10º Reggimento restavano solo quattro semoventi efficienti, concentrati nel CLXIII gruppo. Il gruppo venne spostato a Nicosia, alle dipendenze della divisione "Aosta" e successivamente una batteria fu aggregata alla 15ª Panzergrenadierdivision , sotto il comando del capitano Verona, che cadde in combattimento e venne proposto dai tedeschi per la Croce di Ferro di 1ª classe. I tre semoventi superstiti spararono gli ultimi colpi il 6 agosto, e due riuscirono a raggiungere Messina, senza tuttavia poter essere trasferiti sul continente. Si può ritenere che il pezzo attualmente in mostra ad Aberdeen sia uno di quei due[11].

Dopo la campagna di Sicilia non risultano altri utilizzi dei mezzi, anche se risulta che i pezzi rimasti a Nettuno siano stati inseriti in organico dall'esercito tedesco come Gepanzerte Selbstfahrlafette 90/53 (i) 801 (veicolo semovente corazzato da 90/53 italiano num. 801)[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Lettera di Agostino Rocca, amministratore delegato dell'Ansaldo, al generale Cavallero, del 6 aprile 1942, citata da N. Pignato, art. cit. pag 18 e 19
  2. ^ a b Tanks & Vehicles Database
  3. ^ Bisogna anche ricordare, però, che il contingente italiano in Russia era, almeno inizialmente, completamente sprovvisto di equipaggiamento pesante, cfr. anche "Il sergente nella neve" di Mario Rigoni Stern
  4. ^ I tedeschi avevano già sperimentato questo impiego di armi contraerei nella guerra civile spagnola e, successivamente, contro i carri Matilda in Francia e in Nord Africa.
  5. ^ John Norris, 88 mm FlaK 18/36/37/41 & PaK 43 1936-45, Osprey Publishing, Oxford, 2002, Tabella D
  6. ^ Pignato, art. cit. pag 18 e foto a pag 17
  7. ^ a b Pignato, art. cit. pag 18
  8. ^ a b Pignato, art. cit. pag 19
  9. ^ Filippo Cappellano, Le artiglierie del Regio Esercito nella Seconda guerra Mondiale, Albertelli Edizioni Speciali, Parma, 1998, ISBN 88-87372-03-9 pag 225 indica una penetrazione a 500 m di 100 mm con bersaglio a 90° e di 80 mm con bersaglio a 60°
  10. ^ Pignato, art. cit. pag 19, in realtà indica che i colpi erano 4 per ogni scatola e non 3 come nell'arma base
  11. ^ a b Falessi e Pafi, p.127
  12. ^ Falessi e Pafi, p.126
  13. ^ a b Pignato, art. cit. pag 23
  14. ^ Pignato, art. cit. pag 25

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Pignato, Il semovente italiano da 90/53 su Storia Militare N° 50 novembre 1997, pag 16-25
  • Arrigo Petacco. La Seconda Guerra Mondiale. Roma, Armando Curcio Editore, 1979. Volume 3 pag. 1047
  • Cesare Falessi e Benedetto Pafi, Veicoli da combattimento dell'esercito italiano dal 1939 al 1945, Intyrama books, 1976.

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