Aquila (portaerei)

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RN Aquila
L'Aquila ormeggiata a La Spezia
L'Aquila ormeggiata a La Spezia
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg War flag of the Italian Social Republic.svg
Tipo Portaerei
Cantiere Ansaldo - Genova
Destino finale smantellata nel 1952
Caratteristiche generali
Dislocamento 23.500
Stazza lorda 27.800 tsl
Lunghezza 235,5 m
Larghezza 30 m
Altezza 23. m
Pescaggio 7,3 m
Ponte di volo lunghezza 211,6 m per 25,2 m
altezza sul mare: 23 metrim
Propulsione 8 caldaie, 4 turbine, 4 eliche, Potenza: 151.000 CV
Velocità 30 nodi  (56 km/h)
Autonomia 5.500 mn a 18 nodi
Equipaggio 1.420 uomini (di cui 107 ufficiali)
Armamento
Armamento artiglieria:
Corazzatura 70 mm (verticale)
80 mm (orizzontale)
Mezzi aerei 51 Reggiane Re.2001

[senza fonte]

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L'Aquila fu una portaerei progettata della Regia Marina durante la seconda guerra mondiale, ottenuta riutilizzando e modificando lo scafo del transatlantico Roma. È stata la prima portaerei italiana dotata di ponte di volo ad essere stata costruita[1], ma non entrò mai in servizio attivo.

Aquila era stata, nella prima metà del secolo XIX, una nave da guerra del Re di Sardegna Carlo Felice.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Roma (transatlantico).

Nonostante i vertici militari italiani avessero sempre osteggiato la costruzione di portaerei, in seguito al disastro di Gaudo e Matapan (dove la marina italiana perse in un sol colpo tre incrociatori pesanti) che rese chiaro l'apporto significativo che un uso coordinato dell'aeronautica poteva dare, venne deciso urgentemente di dotare di una portaerei la Regia Marina.

Tra i possibili candidati alla trasformazione in portaerei venne scelto il transatlantico Roma, in quanto pur essendo una nave relativamente recente (aveva 15 anni di età) necessitava di lavori di riparazione e dell'installazione di un nuovo impianto motore e sarebbe stata quindi ceduta abbastanza facilmente dalla società armatrice.

La nave era stata costruita per la Società "Navigazione Generale Italiana" di Genova dal cantiere navale G. Ansaldo & Co di Sestri Ponente dove venne varata il 26 febbraio 1926.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La trasformazione del transatlantico "Roma" in portaerei venne ordinata nel luglio del 1941.

Il progetto originario di modifica, sviluppato dal generale del Genio navale Gustavo Bozzoni, non ebbe seguito in quanto presentava un grosso limite operativo che consisteva nel fatto che gli aerei, una volta lanciati, non sarebbero stati recuperati, vista la difficoltà della manovra di atterraggio ed il lungo addestramento necessario ai piloti per effettuarla.[2]

La realizzazione finale ha visto la protezione passiva realizzata mediante 18 paratie stagne, di cui 11 doppie, da controcarene esterne e da doppifondi riempiti di calcestruzzo armato sino alla linea di galleggiamento. L'applicazione di controcarene avrebbe permesso alla nave sia di raggiungere velocità elevate sia di migliorare la protezione subacquea nei confronti dei siluri. Le contromisure passive videro anche una corazzatura ai depositi di carburante e di munizioni, mentre il riempimento delle controcarene con uno spessore di cemento armato, previsto anche nel progetto Bozzoni e che aveva dato ottime prestazioni alle prove di scoppio in vasca, richiedeva poco acciaio per la sua realizzazione rispetto ad una corazzatura classica. Lo scafo, controcarene comprese, venne allungato di circa 5 metri.

L'apparato motore fu realizzato utilizzando due apparati originariamente destinati a incrociatori leggeri della classe Capitani Romani, diventati disponibili dopo la cancellazione della costruzione di quattro delle dodici previste, con otto caldaie e quattro turbine. La potenza di ciascuno dei gruppi caldaie/turbina venne limitata da 50.000 a 37.500 CV, per un totale di circa 150.000 CV, consentendo alla nave di raggiungere una velocità massima di circa 30 nodi.

Il ponte di volo, continuo da prora a poppa e sostenuto da apposite strutture, aveva una voluminosa isola a più piani sul lato di dritta, a circa metà nave, con la plancia di comando e numerose piazzole per le armi antiaeree. Ai lati dello scafo erano presenti simili piazzole per l'armamento antisilurante.

L'Aquila era equipaggiata con due catapulte Demag ad aria compressa di produzione tedesca con due elevatori. L'hangar era divisibile in quattro sezioni da paratie tagliafuoco. Avrebbe potuto imbarcare 51 aerei da caccia tipo Reggiane Re.2001 di cui 10 sul ponte di volo, 26 nell'hangar e i rimanenti sospesi al cielo dell'hangar stesso con un espediente ingegnoso inventato per poter aumentare la capacità di carico della nave. Era stata prevista anche la costruzione di una versione del Re.2001 ad ali ripiegabili che avrebbe potuto portare a 66 caccia la capacità di imbarco.

L'armamento, destinato principalmente alla difesa contraerea, era costituito da cannoni singoli (8 cannoni da 135/45 mm e dodici da 65/44 mm) installati a prua, poppa e su mensole ai lati dei ponti di volo e da 22 impianti sestupli di mitragliere da 20/65mm installati ai lati del ponte di volo e davanti e dietro l'isola.

Armistizio[modifica | modifica wikitesto]

Pur essendo stata danneggiata nel novembre 1942, mentre era ancora in allestimento, alla data dell'armistizio dell'8 settembre 1943, la nave era già completata al 90%, praticamente pronta per i collaudi e le prove in mare ed aveva già effettuato le prime prove statiche dell'apparato motore, ma non fece in tempo ad entrare in servizio attivo.

La nave a La Spezia nel 1951

Il 9 settembre la nave, che era stata sabotata prima di essere abbandonata dall'equipaggio, cadde nelle mani dei tedeschi che se ne impadronirono affidandola alle autorità della Repubblica Sociale Italiana, che ne tentarono il completamento per immetterla in servizio nella Marina Nazionale Repubblicana[senza fonte], ma senza successo, a causa dei continui bombardamenti alleati, come quello nel porto di Genova del 16 giugno 1944 in cui la nave subì gravi danni.

I tedeschi cominciarono un parziale smantellamento per riciclarne il ferro ed infine il 19 aprile 1945 la nave venne attaccata da mezzi d'assalto subacquei italiani di Mariassalto facenti parte delle forze cobelligeranti italiane del Regno del Sud, per impedire che i tedeschi ne utilizzassero il grosso scafo per affondarla e bloccare l'imboccatura del porto di Genova. Alla fine della guerra venne ritrovata ancora a galla, semisommersa il 24 aprile 1945 e posta a metà del porto in un estremo tentativo di bloccare il passaggio fra il bacino della Lanterna e gli scali occidentali. Rimorchiata dagli inglesi alla Calata Bettolo, vi rimase qualche anno, finché non fu rimorchiata nel 1949 a La Spezia, dove venne demolita nel 1952.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'Aquila è stata preceduta dalle navi appoggio idrovolanti Europa e Giuseppe Miraglia che però erano prive di ponte di volo e dovevano calare e recuperare dall'acqua i propri idrovolanti mediante una gru, per le operazioni di decollo o di atterraggio.
  2. ^ Progetto Bozzoni

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]