Georgij Maksimilianovič Malenkov

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« Riteniamo necessario porre fine al culto della personalità. »
(Georgij Maksimilianovič Malenkov, 10 marzo 1953[1])
Georgij Malenkov
Malenkow.jpg

Premier dell'Unione Sovietica
Durata mandato 6 marzo 1953 –
8 febbraio 1955
Predecessore Iosif Stalin
Successore Nikolai Bulganin

Leader "ad interim" del Partito comunista dell'Unione Sovietica
Durata mandato 6 marzo 1953 –
13 marzo 1953
Predecessore Iosif Stalin
(come Segretario generale)
Successore Nikita Chruščёv
(come Primo segretario)

Dati generali
Partito politico PCUS

Georgij Maksimilianovič Malenkov, in russo: Гео́ргий Максимилиа́нович Маленко́в? (Orenburg, 13 gennaio 1902Mosca, 14 gennaio 1988), fu capo del Partito Comunista e un attivo collaboratore di Stalin. Divenne per breve tempo leader dell'Unione Sovietica (marzo–settembre 1953) dopo la morte di Stalin e fu Premier dell'Unione Sovietica dal 1953 al 1955.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Malenkov nacque il 13 gennaio (8 gennaio, secondo il vecchio calendario giuliano) del 1902 a Orenburg, Russia, in una famiglia militare. Entrò nell'Armata Rossa nel 1919 e nel Partito Comunista nell'aprile del 1920. Durante il servizio militare, egli fu anche un commissario politico. Dopo la vittoria dell'Armata Rossa nel 1921, Malenkov studiò a Mosca nella Scuola Tecnica Superiore. Dopo la promozione nel 1925, lavorò nel Partito Comunista e divenne uno dei confidenti di Stalin. Insieme a Lavrentij Berija, Malenkov aiutò Stalin durante la purghe dei tardi anni trenta. Malenkov divenne un rivale di Berija.

Nominato candidato per il Politburo, Malenkov vi entrò nel 1946. Sebbene Malenkov inizialmente avesse perso la posizione di favorito, a vantaggio di Andrej Aleksandrovič Ždanov e Berija, ritornò presto nel favore di Stalin, specialmente per la caduta di Ždanov. Berija si unì a Malenkov, ed entrambi videro tutti gli alleati di Ždanov purgati dal Partito e inviati nei Gulag. Nel 1952, Malenkov divenne membro del Comitato Centrale del PCUS. La morte di Stalin, nel 1953, portò per un breve periodo Malenkov alla più alta carica dell'URSS. Con l'appoggio di Berija divenne Presidente del Consiglio dei ministri (o Premier) e, per un breve periodo, riuscì a controllare l'apparato del PCUS, ma dovette farsi da parte il 13 marzo, a causa dell'opposizione di altri membri del Praesidium. Nikita Sergeevič Chruščёv assunse l'incarico di Segretario generale in settembre avviando un periodo di duumvirato Malenkov-Chruščёv.

Malenkov mantenne la carica di premier per due anni, nei quali espresse la sua opposizione all'armamento nucleare, dichiarando che una guerra nucleare avrebbe potuto portare alla distruzione globale. Sostenne inoltre la conversione dell'economia verso la produzione di beni di consumo a scapito dell'industria pesante.

Fu costretto a dimettersi nel febbraio 1955, dopo essere finito sotto attacco per la sua vicinanza a Berija (che venne giustiziato come traditore nel dicembre 1953) e per il fallimento delle sue politiche di governo. Malenkov rimase all'interno del successore del Politburo, il Praesidium. Comunque, nel 1957 venne nuovamente costretto a dimettersi a causa del fallito tentativo di deporre Chruščёv, condotto assieme a Nikolaj Bulganin, Vjačeslav Molotov, e Lazar' Kaganovič (il cosiddetto Gruppo Anti-Partito). Nel 1961, venne espulso dal Partito Comunista ed esiliato all'interno dell'Unione Sovietica.

Divenne infatti direttore generale della centrale idroelettrica di Ust-Kamenogorsk, in Kazakistan. Andato in pensione, morì a Mosca all'età di 86 anni ed è qui sepolto, nel cimitero di Kuncevo (distretto amministrativo occidentale della capitale).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Eroe del Lavoro Socialista - nastrino per uniforme ordinaria Eroe del Lavoro Socialista
— 30 settembre 1943
Ordine di Lenin (3) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin (3)
— 30 settembre 1943, novembre 1945 e gennaio 1952

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Presidium del Comitato centrale del 10 marzo 1953, citato in: W. Taubman, S. Khrushcev ed A. Gleason (a cura di), Nikita Khrushcev, New Haven (Connecticut), Yale University Press, 2000, p. 49

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Leader dell'Unione Sovietica Successore Flag of the Soviet Union.svg
Iosif Stalin 1953 Nikita Khruščёv
Predecessore Premier dell'Unione Sovietica Successore
Iosif Stalin 1953–1955 Nikolaj Bulganin


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