Nikolaj Ivanovič Ežov

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Nikolaj Ivanovič Ežov

Direttore Generale della nkvd
Durata mandato 26 settembre 1936 –
25 novembre 1938
Predecessore Genrich Grigor'evič Jagoda
Successore Lavrentij Pavlovič Berija

Dati generali
Partito politico Partito Comunista dell'Unione Sovietica
Ežov nel 1937

Nikolaj Ivanovič Ežov, in russo: Николай́ Ива́нович Ежов́?, o Ježov (San Pietroburgo, 1º maggio 1895Mosca, 4 febbraio 1940), è stato un politico sovietico, capo del NKVD (il Ministero dell'Interno sovietico) dal 1936 al 1938 durante le Grandi purghe. Dopo la sua morte, il periodo in cui esercitò il potere venne identificato con l'espressione "Ežovščina" (Era di Ežov).

Nikolaj Ežov con Stalin

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Completò soltanto gli studi elementari. Dal 1909 al 1915 lavorò come assistente di un sarto ed operaio in una fabbrica. Dal 1915 al 1917 militò nell'esercito russo zarista. Si unì ai bolscevichi il 5 maggio 1917 a Vitebsk, alcuni mesi prima della Rivoluzione d'ottobre. Durante la guerra civile russa (1919-1921) combatté nell'Armata Rossa. Dal febbraio 1922 entrò in politica, principalmente come segretario di vari comitati regionali del Partito Comunista dell'Unione Sovietica.

Nel 1927 fu trasferito al reparto di distribuzione e di contabilità del partito comunista in cui lavorò come istruttore e vice-capo del reparto. Dal 1929 al 1930 fu delegato del Commissariato del popolo per l'agricoltura. Nel mese di novembre del 1930 fu nominato capo di numerosi reparti del partito: del reparto degli affari speciali, del personale e quello dell'industria. Nel 1934 fu nominato membro del Comitato centrale del partito comunista sovietico; nell'anno successivo divenne segretario del Comitato centrale. Dal febbraio 1935 al marzo 1939 fu, inoltre, presidente della Commissione centrale per controllo del partito.

Ežov è stato identificato come fedele alleato e complice di Stalin; a prova di questo, nel 1935, scrisse che "l'opposizione politica si trasforma presto in violenza e terrorismo"; tale dichiarazione si trasformò nella base ideologica dell'eliminazione degli oppositori politici durante le Grandi purghe. Ežov divenne capo del Commissariato del popolo per gli affari interni (ovvero capo del NKVD) e membro del Comitato Esecutivo Centrale del Praesidium il 26 settembre 1936, dopo la deposizione di Genrikh Jagoda.

Sotto Ežov, le eliminazioni degli oppositori politici raggiunsero il culmine, con l'arresto di circa metà dei membri delle istituzioni politiche sovietiche, la cacciata dall'esercito di 35.000 ufficiali su 80.000 e la fucilazione di 681.692 persone (dal maggio 1937 al settembre 1938; fino al 1939 i fucilati saranno 684.244) accusati di sabotaggio, di reati politici o di essere "nemici del popolo". Anche se l'8 aprile 1938 ottenne la nomina a capo del Commissariato del popolo per il trasporto dell'acqua, gli altri membri del partito ebbero sempre più influenza di lui, ed il suo potere diminuì sempre di più.

Il 22 agosto 1938, Lavrentij Beria divenne delegato di Ežov ed assunse la direzione ed il controllo del Commissariato. Dopo che Stalin e Vjačeslav Molotov nella loro lettera del 11 novembre 1938 criticarono pesantemente i sistemi ed i metodi del NKVD, Ežov chiese di essere deposto dalla carica di capo del Commissariato del popolo per gli affari interni e fu quindi sostituito con Beria il 25 novembre (del 1938). Il 3 marzo 1939 Ežov fu sollevato da tutti gli incarichi nel Comitato Centrale del Partito comunista dell'Unione Sovietica.

Il 10 aprile 1939 venne arrestato e processato per spionaggio, tradimento e per aver partecipato ad un complotto per uccidere Stalin. Riconosciuto colpevole di tutti i capi d'accusa fu, con ogni probabilità, fucilato il 4 febbraio 1940. Ežov non è stato mai riabilitato a causa del suo importante ruolo durante le Grandi purghe degli anni trenta. Dopo la sua morte fu oggetto della damnatio memoriae riservata ad altre vittime delle purghe, in particolare la sua immagine fu persino rimossa dalle foto d'archivio.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrè Brissaud. Le "grandi purghe" di Mosca. Ginevra, Edizioni Ferni, 1973
  • Grigorii Tsitriniak. Yezhov's Execution, Russian Law and Politics, Winter 1992-3, pp. 31–46.
  • Donald Rayfield. Stalin e i suoi boia: una analisi del regime e della psicologia stalinisti. Milano, Garzanti, 2005. ISBN 88-11-69386-1
  • Robert Conquest. Il grande terrore. Milano, BUR, 2006. ISBN 88-17-25850-4
  • Aleksandr Solženicyn, Arcipelago Gulag, traduzione di Maria Olsùfieva, I edizione Oscar classici moderni gennaio 1975, Arnoldo Mondadori, 1974.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Commissario del Popolo per gli Affari Interni dell'Unione Sovietica Successore Flag of the Soviet Union.svg
Genrich Grigor'evič Jagoda 26 settembre 1936 - 25 novembre 1938 Lavrentij Pavlovič Berija

Controllo di autorità VIAF: 77126867 LCCN: nr95041600