Michail Nikolaevič Tuchačevskij

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Michail Nikolaevič Tuchačevskij
Tukhachevsky-mikhail-2.jpg
16 febbraio 1893 - 12 giugno 1937
Nato a Smolensk
Morto a Mosca
Cause della morte fucilazione
Dati militari
Paese servito Impero russo
URSS URSS
Forza armata Esercito imperiale russo
Armata rossa
Reparto
I Armata Rossa
V Armata Rossa
Fronte Nord-occidentale
Anni di servizio 1914 - 1937
Grado Maresciallo dell'Unione Sovietica
Guerre Prima guerra mondiale
Guerra civile russa
Guerra sovietico-polacca
Battaglie Battaglia di Simbinsk (1918)
Battaglia di Samara (1918)
Battaglia di Celjabinsk (1919)
Offensiva sovietica contro la Polonia
Battaglia di Grodno (1920)
Battaglia di Varsavia

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Michail Nikolaevič Tuchačevskij (in russo: Михаи́л Никола́евич Тухаче́вский?; in polacco: Michał Tuchaczewski; Smolensk, 16 febbraio 1893Mosca, 12 giugno 1937) è stato un militare russo.

Di origine aristocratica, combatté come ufficiale nell'Esercito imperiale russo durante la Prima guerra mondiale; nel 1917 aderì alla Rivoluzione d'ottobre assumendo, nonostante la giovane età, importanti incarichi di comando della nuova Armata Rossa organizzata da Lev Trockij, del quale divenne uno stretto collaboratore. Dimostrò grande energia e notevoli qualità di comando durante la guerra civile russa, dove ebbe un ruolo decisivo nella sconfitta in Siberia dell'Armata Bianca dell'ammiraglio Kolčak.

Nel 1920 assunse il comando del Fronte Nord-occidentale incaricato di invadere la Polonia durante la guerra sovietico-polacca; Tuchačevskij condusse con grande audacia l'avanzata verso Varsavia e per un momento sembrò possibile un successo decisivo e una espansione della rivoluzione bolscevica in Europa. A causa di errori politico-militari e della vigorosa resistenza polacca, le forze sovietiche del generale vennero però sconfitte alla porte di Varsavia e dovettero ripiegare.

Nonostante questa sconfitta, Tuchačevskij, che dimostrò la sua totale fedeltà alla rivoluzione schiacciando duramente le rivolte antibolsceviche di Tambov e Kronstadt nel 1921, assunse dopo la guerra un ruolo preminente, teorico e organizzativo, nel processo di sviluppo dell'Armata Rossa, di cui divenne negli anni trenta il principale capo e organizzatore. Nel 1935 venne elevato al rango di maresciallo dell'Unione Sovietica.

Rintenuto da Stalin un possibile capo di una cospirazione bonapartistica contro il suo potere e coinvolto in oscuri intrighi con militari tedeschi, il maresciallo Tuchačevskij venne arrestato, processato e fucilato nel 1937. Il maresciallo è stato riabilitato dopo la fine della dittatura staliniana, tuttavia permangono non del tutto chiare le circostanze e le motivazioni della sua destituzione e della sua condanna a morte.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Proveniente da una famiglia di piccola nobiltà di origine polacca ed attratto dalla carriera militare, frequentò la Scuola dei cadetti di Mosca e, successivamente, la Scuola Militare "Alessandro" di San Pietroburgo da dove uscì nel 1914 con i voti più alti mai assegnati ad un allievo dall'accademia[1]. Nominato sottotenente dell'Esercito imperiale nel prestigioso reggimento della Guardia "Semenovskij", prese parte alla Prima guerra mondiale sul fronte galiziano. Fatto prigioniero dai tedeschi nel febbraio 1915, dopo vari tentativi di evasione, venne internato nel campo di Ingolstadt in Baviera ove conobbe un giovane capitano francese: il futuro generale e presidente della Quinta Repubblica Charles de Gaulle. Nell'estate del 1917 riuscì finalmente a fuggire: raggiunse la Svizzera e poi, nell'autunno dello stesso anno, rientrò in Russia.

Nel 1918 aderì alla rivoluzione russa e, per le sue capacità strategiche e di comando, il 19 giugno 1918[2] gli venne affidato il comando della Prima Armata. Combatté su tutti i principali fronti militari della guerra civile, al comando di varie armate[3] sconfiggendo le truppe controrivoluzionarie del generale Anton Denikin e dell'ammiraglio Aleksandr Vasil'evič Kolčak.

Abile comandante, tenace, aggressivo, duro e ambizioso, il giovane generale a meno di ventisette anni, la stessa età in cui il suo idolo Napoleone Bonaparte aveva assunto il comando dell'Armata d'Italia e iniziato la sua prodigiosa carriera, divenne comandante del Fronte Nord-occidentale a Smolensk il 29 aprile 1920, incaricato di fronteggiare e respingere l'invasione polacca del maresciallo Józef Piłsudski. Convinto di potere raggiungere la fama militare e la vittoria, Tuchačevskij elaborò audaci progetti di "offensiva permanente" per sconfiggere completamente la Polonia e assicurare l'espansione della Rivoluzione boscevica in Europa[4].

Dopo alcune iniziali vittorie, anche per il mancato coordinamento con le truppe guidate da Semën Budënnyj, coordinamento mal gestito e, forse, non voluto, da Josif Stalin[5] commissario politico del fronte sud-occidentale, venne fermato e sconfitto alle porte di Varsavia. Sfumò così una vittoria che avrebbe avuto una grande importanza strategica[6]. Iniziano con questo episodio i contrasti con il futuro dittatore georgiano che avranno infine un tragico epilogo.

Nel 1921, al comando della VII Armata, represse la rivolta di Kronstadt, base navale ad ovest di San Pietroburgo. La ribellione, sostenuta da marinai, soldati ed operai, esasperati dalle durissime condizioni di vita, iniziata il 3 marzo, fu soffocata il 18 marzo 1921 dalle truppe bolsceviche, dopo un'accanita resistenza e migliaia di morti.

Nel 1924 diventò capo di Stato Maggiore dell'Armata Rossa e, insieme con Frunze Commissario agli affari militari, si dedicò all'ammodernamento ed alla riorganizzazione delle forze armate.

I primi cinque marescialli dell'URSS. Da sinistra a destra: Tuchačevskij, Budënnyj (in piedi), Vorošylov, Bljucher (in piedi), Egorov

Nel 1935 fu nominato, tra i primi cinque, Maresciallo dell'Unione Sovietica, il più alto grado della gerarchia militare[7]. Principale teorico militare sovietico e protagonista di una vasta opera di riorganizzazione e modernizzazione dell'Armata Rossa, il maresciallo promosse in questa fase, insieme al generale Vladimir Kiriakovič Triandafillov, una nuova concezione delle operazioni militari che, partendo dalle esperienze della prima guerra mondiale e della guerra civile russa, permettesse di velocizzare le operazioni e di superare la statica e logorante guerra d'attrito.

Tuchačevskij elaborò nuove concezioni offensive di guerra che prevedevano di impiegare in massa le nuove forze meccanizzate, l'aviazione e le truppe aviotrasportate, per scardinare completamente le difese di un eventuale nemico e ritornare alla guerra di movimento. Codificate dettagliatamente nei progetti di "battaglia in profondità" (glubokij boj) e di "operazioni in profondità" (glubokaja operatisija), queste elaborazioni teoriche e la relative progettazione e produzione di armamenti idonei, posero nella metà degli anni trenta la dottrina militare sovietica all'avanguardia nel mondo[8].

Nel corso del secondo grande processo di Mosca, il cosiddetto "processo dei diciassette", celebrato dal 23 al 30 gennaio 1937, nel periodo delle Grandi purghe, conclusosi con tredici[9] condanne a morte, l'imputato Karl Radek, interrogato dal procuratore generale dell'URSS Andrej Vyšinskij, fece il nome di Tuchačevskij. Nell'episodio riferito, il ruolo del maresciallo era del tutto marginale, ma il solo fatto di essere citato da un "traditore" era un segno inequivocabile che la sua posizione diventava sempre più critica. Pochi mesi dopo, il 27 maggio 1937[10], fu arrestato dalla NKVD (Commissariato del popolo per gli affari interni).

Il processo, di cui si hanno scarsissime notizie e che fu celebrato a "porte chiuse", si basò su falsi documenti preparati dal Sicherheitsdienst, Servizio di sicurezza delle SS, diretto da Heydrich e fatti giungere agli organi inquirenti dall'ambasciatore sovietico a Praga che, a sua volta, li aveva ricevuti dal presidente cecoslovacco[11] Edvard Beneš: una serie di rapporti degli agenti del Servizio di sicurezza sui legami tra OKW (Alto Comando della Wehrmacht) e l'Armata Rossa, trascrizioni di conversazioni telefoniche tra ufficiali dello Stato Maggiore tedesco, lettere e note di servizio militari intercettate, una lettera di Tuchačevskij[12].

Secondo alcuni storici peraltro ci sono elementi per considerare possibile che il maresciallo coltivasse propositi di tipo bonapartistico e progettasse realmente un colpo di stato antistaliniano; in particolare è possibile che i militari legati al maresciallo prospettassero la possibilità di un colpo militare di restaurazione borghese, mentre lo stesso Trockij mostrò di credere alla possibilità di una cospirazione antistalianiana però di tipo "bolscevico" e non reazionaria. Considerando plausibile l'ipotesi di un legame dei generali con circoli militari nazisti, Winston Churchill parlò di "spietata ma forse non inutile epurazione politico-militare di tutti gli elementi filo-tedeschi"[13].

Tuchačevskij, insieme con altri ufficiali superiori, fu condannato a morte per "spionaggio e tradimento" e giustiziato[14]. Non si hanno informazioni certe su luogo e modalità di esecuzione della sentenza.

Con l'uccisione di Tuchačevskji iniziò una devastante epurazione all'interno delle forze armate sovietiche che interessò ufficiali di ogni livello ed anche gli stessi commissari politici, rappresentanti del partito nelle varie unità[15].

Il maresciallo Tuchačevskji sarà poi riabiltato nel 1963 con la destalinizzazione di Nikita Khruščёv.

Una curiosità: Il maresciallo, appassionato d'arte, fu grande amico ed uno dei primi protettori del musicista russo Dmitrij Šostakovič che in quegli anni, la seconda metà degli anni venti, si stava affacciando sulla scena musicale.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze russe[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di IV Classe con spade dell'Ordine di San Vladimiro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di IV Classe con spade dell'Ordine di San Vladimiro
Cavaliere di II Classe con spade dell'Ordine di Sant'Anna - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di II Classe con spade dell'Ordine di Sant'Anna
Cavaliere di III Classe con spade dell'Ordine di Sant'Anna - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di III Classe con spade dell'Ordine di Sant'Anna
Cavaliere di IV Classe con scritta "per il coraggio" dell'Ordine di Sant'Anna - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di IV Classe con scritta "per il coraggio" dell'Ordine di Sant'Anna
Cavaliere di II Classe con spade dell'Ordine di San Stanislao - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di II Classe con spade dell'Ordine di San Stanislao
Cavaliere di III Classe con spade dell'Ordine di San Stanislao - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di III Classe con spade dell'Ordine di San Stanislao

Onorificenze sovietiche[modifica | modifica sorgente]

Ordine di Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin
— 21 febbraio 1933
Ordine della Bandiera Rossa - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera Rossa
— 7 agosto 1919

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ C.Bellamy, Guerra assoluta, p. 44.
  2. ^ Fonte: André Brissaud, opera citata in Bibliografia, pagina 128.
  3. ^ Oltre alla Prima Armata, fu al comando della Ottava, Quinta e Tredicesima. André Brissaud, ibidem.
  4. ^ W.Bruce Lincoln, I Rossi e i Bianchi, pp. 363-364.
  5. ^ Fonte: Robert Conquest, opera citata, pag. 102. Vedi anche André Brissaud, idem, pag. 130 e seguenti.
  6. ^ Secondo il maresciallo Piłsudski: "Se la Russia conquistava la Polonia, l'Europa tutta, ancora prostrata in seguito alla Prima guerra mondiale, sarebbe stata facile preda dell'Armata Rossa.". André Brissaud, idem, pag. 129.
  7. ^ Ad eccezione del grado onorifico di "Generalissimo dell'Unione Sovietica" conferito solo a Stalin, dopo la vittoria sulla Germania nazista, il 27 giugno 1945.
  8. ^ D.Glantz, La Grande guerra patriottica dell'Armata Rossa, pp. 25-30.
  9. ^ Radek e Sokolnikov furono condannati a dieci anni di carcere, Stroilov ad otto. Nelle fonti non è indicato il nome del quarto imputato sopravvissuto.
  10. ^ Fonte: André Brissaud, idem, pagina 187.
  11. ^ Fonte: Robert Conquest, idem, pag. 322.
  12. ^ Fonte: Henry Anneville: Stalin pagò tre milioni di rubli il falso "dossier Tukacevskij" da Historia, luglio 1972, numero 175, pagina 22 e seguenti.
  13. ^ D. Losurdo, Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, pp. 88-92 e 272-274.
  14. ^ Oltre a Tuchačevskij furono condannati ed uccisi sette generali d'armata: Jakir, Uborevic, Ejdeman, Kork, Putna, Feldman e Primakov. Fonte: Stéphane Courtois. Parte I, capitolo 10, pag. 184 de Il libro nero del comunismo. Milano, Mondadori, 1998.
  15. ^ Durissima la repressione tra gli alti ufficiali: furono eliminati 3 marescialli su 5, 14 generali d'armata su 16, 8 ammiragli su 8, 60 generali di corpo d'armata su 67, 136 generali di divisione su 199, 221 generali di brigata su 397. Fonte: André Brissaud, opera citata, pagina 209 (sono riportati i dati del professor Ernst Genri). Furono destituiti 17 commissari d'armata su 17, 25 commissari di divisione su 28, 34 commissari di brigata su 36, 30.000 quadri militari su un totale di 178.000. André Brissaud, opera citata, pagina 201; A. Cristiani e V. Misaleva (a cura di). Le repressioni degli anni trenta nell'Armata rossa. Napoli, Istituto Universitario Orientalistica, 1996.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • André Brissaud. Le "grandi purghe" di Mosca. Ginevra, Edizioni Ferni, 1973
  • Antonella Cristiani e Vera M. Michaleva (a cura di). Le repressioni degli anni trenta nell'Armata Rossa: raccolta di documenti dai fondi dell'Archivio militare di stato russo. Napoli, Istituto universitario orientale, 1996
  • Robert Conquest. Il grande terrore. Milano, BUR, 2006. ISBN 88-17-25850-4

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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