Andrej Aleksandrovič Ždanov

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Andrej Aleksandrovič Ždanov

Andrej Aleksandrovič Ždanov in russo: Андре́й Алекса́ндрович Жда́нов? (Mariupol', 26 febbraio 1896, 14 febbraio del calendario giuliano[1]Mosca, 31 agosto 1948) è stato un politico sovietico.

Nel periodo staliniano fu l’arbitro della linea culturale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e Presidente del Praesidium del Soviet Supremo dell’URSS (1946-1947).

Ždanov, bolscevico dal 1915, dopo una gioventù trascorsa tra l’attività politica nell’esercito e la partecipazione alla guerra civile russa, fu segretario del partito presso Nižnij Novgorod dal 1924 al 1934[2]; in tale veste, partecipò alla lotta per la collettivizzazione dell’agricoltura e per l’industrializzazione socialista del paese. Il 29 gennaio 1934, al XVII Congresso del partito, pronunciò il suo primo grande discorso[3].

Nello stesso anno Ždanov partecipò ai lavori del I Congresso degli scrittori sovietici, ed ebbe un ruolo fondamentale nell’elaborazione dei principi del realismo socialista. Disse, in particolare, nel suo discorso del 17 agosto:

« Il compagno Stalin ha chiamato i nostri scrittori gli «ingegneri delle anime». Che cosa significa ciò? Che obbligo vi impone questo titolo?

Ciò vuol dire, da subito, conoscere la vita del popolo per poterla rappresentare verosimilmente nelle opere d’arte, rappresentarla niente affatto in modo scolastico, morto, non semplicemente come la «realtà oggettiva», ma rappresentare la realtà nel suo sviluppo rivoluzionario. E qui la verità e il carattere storico concreto della rappresentazione artistica devono unirsi al compito di trasformazione ideologica e di educazione dei lavoratori nello spirito del socialismo. Questo metodo della letteratura e della critica è quello che noi chiamiamo il metodo del realismo socialista.[4] »

Nella seconda metà degli anni Trenta prese parte alle epurazioni nel partito e di esse formulò, al XVIII Congresso, un’ampia autocritica, condannandone gli eccessi e gli errori[5][6].

Durante la Seconda guerra mondiale, Ždanov diresse la resistenza di Leningrado al lungo assedio nazista[7].

Nel dopoguerra, con un’influenza sulle decisioni del partito ormai superiore a quella dello stesso Stalin[8], Ždanov pose in atto una serie di iniziative atte a combattere le influenze occidentali sulla cultura sovietica. Così, nell’agosto 1946, si scagliò contro il decadentismo e il pessimismo nella letteratura, ed in particolare contro lo scrittore satirico Michail Zoščenko e la poetessa Anna Achmatova. Nel giugno dell’anno successivo, espresse severe critiche nei riguardi delle tesi di G.F. Aleksandrov sulla storia della filosofia e indicò gli obiettivi del fronte filosofico in URSS. Da amante della musica classica, Ždanov criticò infine, nel gennaio 1948, le tendenze al formalismo e al naturalismo nel panorama musicale[9].

Morì nel 1948 in circostanze oscure e misteriose.

Dal 1948 e fino al 1989 la sua città natale in suo onore ha preso il nome Ždanov.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In Russia il calendario gregoriano fu introdotto solo il 14 febbraio 1918.
  2. ^ Andrej Aleksandrovic Zdanov nell'Enciclopedia Treccani
  3. ^ Речь товарища Жданова на XVII съезд ВКП(б)
  4. ^ Andrei Zdanov, Arte e socialismo, 1970, Cooperativa editrice nuova cultura, Milano, p. 69.
  5. ^ Andrei Zdanov, Politica e ideologia, Edizioni Rinascita, Roma 1949.
  6. ^ Traduzione inglese del suo rapporto al Congresso: Zhdanov: Amendments to the Rules of the C.P.S.U.(B.)
  7. ^ R. Medvedev e Ž. Medevedev, Stalin sconosciuto, Feltrinelli, Milano 2006, pp. 65-66
  8. ^ R. Medvedev e Ž. Medevedev, Stalin sconosciuto, cit., p. 219.
  9. ^ Andrei Zdanov, Arte e socialismo, cit.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rubens Tedeschi, Ždanov l'immortale. Sessant'anni di musica sovietica, Fiesole, Discanto Edizioni, 1980.
  • Andrei Zdanov, Politica e ideologia, Roma, Edizioni Rinascita, 1949.
  • Andrei Zdanov, Arte e socialismo, Milano, Cooperativa editrice nuova cultura, 1970.

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