Stretto di Bering

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Stretto di Bering
BeringSt-close-VE.jpg
Lo stretto di Bering visto dal satellite.
Stati Russia Russia
Stati Uniti Stati Uniti
Coordinate 66°N 169°E / 66°N 169°E66; 169Coordinate: 66°N 169°E / 66°N 169°E66; 169
Dimensioni
Larghezza 85 km
Profondità massima 50 m
Profondità media 40 m
Idrografia
Isole Isole Diomede

Lo stretto di Bering è uno stretto marino tra capo Dežnëv, il punto più ad est del continente asiatico, e capo Principe di Galles, il punto più ad ovest del continente americano, dividendo quindi l'Alaska dalla Russia. È largo circa 85 chilometri, con una profondità compresa tra 30 e 50 metri. Lo stretto unisce il mar dei Čukči (parte dell'Oceano Artico) a nord con il mare di Bering (parte dell'Oceano Pacifico) a sud. Prende il nome da Vitus Jonassen Bering, un esploratore russo (di nascita danese) che lo attraversò nel 1728.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Le isole Diomede si trovano esattamente in mezzo allo Stretto di Bering.

Sono state avanzate proposte per costruire un ponte attraverso lo stretto, che unirebbe la Siberia con l'Alaska, chiamato da alcuni il Ponte Intercontinentale della Pace. Altri hanno proposto di costruire un tunnel sotto allo stretto.

Preistoria[modifica | modifica sorgente]

Durante le ere glaciali, l'area dello stretto emergeva dalle acque formando un ponte di terra, detto Beringia, che poteva essere attraversato a piedi. I primi esseri umani arrivarono nel continente americano in questo modo durante l'ultima era glaciale, e si diffusero successivamente verso sud.

Progetti di collegamento[modifica | modifica sorgente]

Il telegrafo mai costruito[modifica | modifica sorgente]

Il collegamento fisico fra l'Asia ed il Nordamerica attraverso lo stretto di Bering sembrò divenire realtà nel 1864 quando una compagnia telegrafica russo-americana predispose la costruzione di una linea di comunicazione per connettere l'America con l'Europa attraverso l'ovest. Tale progetto fu però abbandonato in virtù dei buoni risultati registrati dal collegamento sottomarino sotto l'Atlantico inaugurato nel 1866[1].

La proposta di una diga[modifica | modifica sorgente]

Nel 1956 la Russia propose la redazione di un piano congiunto finalizzato a riscaldare le acque dell'Artico e sciogliere così alcune formazioni glaciali. Il progetto mirava alla costruzione di una diga lunga 89 km lungo lo stretto: i flussi di ghiaccio ed acqua fredda sarebbero stati confinati a nord della diga e le correnti tiepide avrebbero potuto conseguentemente estendere verso nord, fino alla diga, i loro benefici effetti. Gli esperti USA risposero che nonostante il progetto risultasse fattibile, gli 89 chilometri di diga avrebbero comportato un costo spropositato[2].

La ferrovia sperimentale[modifica | modifica sorgente]

Anche l'adozione di tecnologia ferroviaria "ad alta velocità" sperimentale venne ipotizzata per la costruzione di una linea che congiungesse i due continenti. Nella seconda metà dell'Ottocento infatti lo stretto di Bering fu individuato fra i possibili scenari di applicazione della "aerodromic railway", una ferrovia sospesa progettata dagli ingegneri americani Chase e Kirchner. Anche tale progetto restò allo stadio di mera ipotesi.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ferrovia di Chase-Kirchner.

Dal ponte al tunnel[modifica | modifica sorgente]

Un altro collegamento ipotizzato era rappresentato da un ponte per congiungesse le sponde di Alaska e Siberia. Nonostante le evidenti difficoltà tecniche, politiche e finanziarie, la Russia ha autorizzato nel 2011 un finanziamento di 65 miliardi di dollari statunitensi per il progetto di un tunnel sullo stretto facente parte dell'ipotizzato collegamento transcontinentale "TKM-World Link". Qualora completata, tale opera d'arte, lunga 103 km, rappresenterebbe il più lungo ponte al mondo.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tunnel sullo stretto di Bering.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Peter J. Hugill, La comunicazione mondiale dal 1844, Feltrinelli, 2005, p.54. ISBN 88-07-10384-2
  2. ^ "Ocean Dams Would Thaw North" Popular Mechanics, giugno 1956, p. 135.

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