Hernán Cortés
Hernán Cortés Monroy Pizarro Altamirano (Medellín, 1485 – Castilleja de la Cuesta, 2 dicembre 1547) è stato un condottiero spagnolo. Abbatté l'impero azteco e lo sottomise al Regno di Spagna.
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[modifica] La conquista del Messico
Cortés partì da Cuba alla volta del Messico il 18 febbraio 1519, con 11 navi, 100 marinai e 508 soldati. Egli aveva iniziato la sua spedizione come ribelle: infatti, per via di tensioni interne, il governatore di Cuba Diego Velázquez de Cuéllar ne aveva firmato la destituzione dall'incarico di suo segretario, ma in contemporanea Cortés partì con i suoi uomini verso il centro America. Appena sbarcato, Cortés diede ordine di bruciare le navi: in questo modo intendeva assicurarsi che i soldati lo seguissero senza ripensamenti.
Il successo della sua impresa, del tutto incredibile se si considera che contro lui e i suoi uomini vi erano milioni di abitanti dell'impero azteco, fu reso possibile da una serie di circostanze favorevoli.
Anzitutto, sbarcati sulla costa messicana, essi furono accolti favorevolmente dall'imperatore azteco Montezuma II: pare che, in base a segni premonitori e alle antiche leggende del suo popolo, li avesse scambiati per emissari di Quetzalcoatl, una delle principali divinità azteche. I segni premonitori non furono gli unici indicatori dell'identità fra conquistadores e Quezalcoatl, in gran parte tale convinzione è da attribuire alle doti di Cortès, versatile manipolatore, in grado di adattarsi alle situazioni più sfavorevoli, abile dominatore delle tecniche di comunicazione è lui infatti mediante il suo comportamento a creare tali apparenze a partire da ciò che poteva essere soltanto un sospetto agli occhi degli aztechi.
Cortès non dimostrò solo in questa occasione le sue abilità semiotiche, quasi incarnando nel presentimento di un'epoca le teorie del Machiavelli, infatti saranno le sue spregiudicate doti politiche e di stratega ad assicurargli la vittoria. La famigerata indecisione di Montezuma, la sua paralisi pragmatica fu in gran parte provocata dalle manipolazioni dell'abile Conquistador.
Aztechi e Spagnoli possedevano due forme diverse di comunicazione che determinarono la disfatta degli uni ed il trionfo degli altri. Gli Aztechi privilegiano la comunicazione con il Mondo, con Dio, attraverso la divinazione, l'interpretazione dei presagi, la consultazione degli oracoli e del passato definiscono il senso della realtà attuale. Gli spagnoli, fortemente religiosi, privilegiano tuttavia la Comunicazione Uomo-Uomo, ed a questo scopo si adoperano.
La prima mossa di Cortés, giunto in Messico, sarà quella di procurarsi degli interpreti: Gerónimo de Aguilar, uno spagnolo naufragato che parla la lingua dei Maya e La Malinche (nome originale Malintzin, Doña Marina per gli spagnoli) parla Nahuatl lingua degli Aztechi e la lingua Maya.
In questo modo Cortés poteva raccogliere tutte le informazioni necessarie all'elaborazione della sua strategia. Scoperti i dissensi che separavano i popoli sottomessi agli Aztechi vi strinse presto alleanze: poiché questi ultimi ne razziavano continuamente la popolazione per procurarsi vittime da sacrificare agli dei e li affliggevano con pesanti tributi, essi non attendevano altro che l'occasione di ribellarsi; a costoro Cortés dopo la conquista darà ampli poteri e privilegi.
L'ambiguità sarà anche la prerogativa di Cortés oltre che dell'imperatore Montezuma, ma quella di Cortés sarà volontaria allo scopo di disorientare il nemico. Fu molto attento a controllare la condotta dei suoi uomini affinché non si lasciassero dare ad eccessi di cupidigia e di violenza poiché intendeva dissimulare la natura delle proprie intenzioni: Cortés spiegherà lo spropositato interesse spagnolo per l'oro dicendo che ne facevano uso a scopo medicinale! In definitiva, la capacità di Cortés di dominare la comunicazione in Messico sarà una delle cause principali della sua vittoria.
Tale flessibilità spagnola così come la rigidità azteca si manifesteranno anche in battaglia: gli aztechi seguivano un rituale tradizionale in guerra (gli abiti che indossavano per l'occasione, il luogo della battaglia, l'urlo prima di attaccare), facilitando con tale prevedibilità il lavoro dei conquistadores. In realtà gli aztechi cercavano di catturare vivi gli spagnoli al fine di sacrificarli agli dei attraverso il rito dell'apertura del torace e lo strappo del cuore ancora pulsante. Per questo motivo essi attaccavano gli spagnoli uno per volta in quanto per un azteco prendere un prigioniero vivo al fine di sacrificarlo era un grande onore. Gli spagnoli invece combattevano all'europea, fendendo la spada su chiunque si trovava loro innanzi cagionando perciò moltissimi morti. Così, quando Cortés entrò a Tenochtitlan accolto con tutti gli onori da Montezuma, aveva già con sé un esercito di circa 3000 indios. In breve gli spagnoli presero il controllo della città: l'imperatore obbediva docilmente a Cortés e accettò di far cessare i sacrifici umani e persino di farsi battezzare.
[modifica] La conquista di Tenochtitlan
| Per approfondire, vedi la voce Caduta di Tenochtitlán. |
Cortés radunò i suoi alleati e marciò sulla capitale azteca con un grande esercito. Il 13 agosto 1521, dopo due mesi e mezzo di assedio, Tenochtitlan fu espugnata nuovamente, e nel giro di un anno gli spagnoli presero il controllo dell'intero paese.
[modifica] Governatore della Nuova Spagna
Il Messico divenne una colonia spagnola dal nome "Nuova Spagna"; l'imperatore Carlo V nominò Cortés suo governatore.
Cortés morì nei pressi di Siviglia il 2 dicembre del 1547. Il suo corpo riposa, dal 1629, a Città del Messico nella chiesa di Gesù Nazareno.
[modifica] Bibliografia
- Cvetan Todorov, La conquista dell'America, Torino, Einaudi, 2005.
[modifica] Voci correlate
- Conquistadores
- Istoria della conquista del Messico
- Fernando Cortez, opera di Gaspare Spontini (1809)
- Battaglia di Tenochtitlán
- genocidio
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