Apocalypse Now

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Noi addestriamo dei giovani a scaricare Napalm sulla gente, ma i loro comandanti non gli permettono di scrivere "cazzo" sui loro aerei perché è... osceno. »
(Marlon Brando/Kurtz in una delle scene finali del film)
Apocalypse Now
Apocalypse Now 01.png
Gli elicotteri del tenente colonnello Kilgore all'attacco del villaggio controllato dai vietcong
Titolo originale Apocalypse Now
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1979
Durata 150 min (versione originale)
197 min (Apocalypse Now Redux)
Colore colore
Audio stereo
Genere guerra, drammatico
Regia Francis Ford Coppola
Soggetto Joseph Conrad (romanzo)
Sceneggiatura Francis Ford Coppola, Michael Herr, John Milius
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Lisa Fruchtman, Gerald B. Greenberg, Richard Marks, Walter Murch
Musiche Carmine Coppola, Francis Ford Coppola, Mickey Hart, The Doors
Scenografia Dean Tavoularis, Angelo P. Graham, George Nelson
Costumi Charles E. James
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Apocalypse Now è un film del 1979 diretto da Francis Ford Coppola, liberamente ispirato al romanzo di Joseph Conrad Cuore di tenebra, vincitore della Palma d'oro al 32º Festival di Cannes[1] e di due premi Oscar nel 1980 per la migliore fotografia (a Vittorio Storaro) e per il miglior sonoro (a Walter Murch).

Trama[modifica | modifica sorgente]

1969: la guerra del Vietnam è al suo culmine. Il capitano Benjamin L. Willard è appena tornato a Saigon. Egli è un ufficiale dell'esercito americano, dove nominalmente appartiene ai paracadutisti della 173ª Brigata Aviotrasportata. Willard è profondamente turbato dalle missioni segrete che ha svolto, ha appena divorziato dalla moglie e apparentemente non è più adeguato alla vita civile.

Due funzionari del servizio d'informazione militare, il generale Corman e il colonnello Lucas, unitamente a un civile (probabilmente un membro dei servizi segreti), lo convocano per una missione speciale, un viaggio lungo il fiume Nung nella remota giungla cambogiana per scovare il colonnello Walter E. Kurtz, ex alto ufficiale dei Berretti Verdi, da tempo disertore. Essi affermano che il colonnello, un tempo considerato un ufficiale modello e prossimo alla promozione al grado di generale, è presumibilmente impazzito e ora comanda una legione di truppe-sudditi nella foresta della neutrale Cambogia. Le loro rivendicazioni sono supportate da un'inquietante trasmissione radio effettuata dallo stesso Kurtz. L'obiettivo di Willard sarà infiltrarsi nelle sue fila e porre fine al suo comando, ossia ucciderlo "senza scrupoli di sorta", come aggiunge il civile. Ciò si è reso necessario in quanto anche un altro ufficiale dei corpi speciali, Richard M. Colby, che era stato inviato prima di lui a svolgere la stessa missione, è passato dalla parte del colonnello.

Il capitano inizia a studiare il dossier su Kurtz durante il viaggio in barca fino al fiume Nung, apprendendo che egli ha assunto il ruolo di "signore della guerra" ed è adorato dai nativi e dai suoi fedeli uomini. Proseguendo nella navigazione, Willard inizia a fare la conoscenza dell'equipaggio del pattugliatore fluviale composto dall'ostinato e formale George Phillips (comandante della barca), da Lance B. Johnson (un surfer californiano), da Tyrone Miller detto "Clean" ("Mr. Clean" nella versione originale, in riferimento alla versione americana del personaggio di Mastro Lindo del noto prodotto per pulizie domestiche) e da Jay "Chef" Hicks (un aspirante chef di New Orleans che Willard descrive come "troppo nervoso per il Vietnam, forse troppo anche per New Orleans"). L'imbarcazione e i suoi membri, che normalmente svolgono il servizio di pattuglia presso la foce del fiume Nung, appartengono alla marina americana e non sono nuovi a missioni del genere. Il gruppo giunge a una zona di atterraggio dove incontrano il tenente colonnello William "Bill" Kilgore, il comandante della "cavalleria dell'aria", reggimento elicotteristico della 1st Cavalry Division, che li deve scortare nel primo tratto del viaggio. Kilgore è inizialmente disinteressato al capitano Willard e alle sue sorti, ma, dopo aver riconosciuto Lance, gli propone entusiasta di fare surf sulla foce del fiume Nung, proprio dove Willard e il resto dell'equipaggio devono venire aerotrasportati.

A bordo degli elicotteri Kilgore e i suoi uomini attaccano un villaggio controllato dai vietcong, non distante dalla suddetta spiaggia, mentre la barca viene aviotrasportata da un altro mezzo aereo. La scena dell'attacco al villaggio vietnamita resta scolpita nella storia del cinema: il tenente colonnello fa suonare a tutto volume, tramite altoparlanti installati sugli elicotteri, la celeberrima Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner per galvanizzare il morale del suo reparto e spaventare i nemici. La scena è resa in modo tanto drammatico quanto realistico, fin nei dettagli. Nonostante l'effetto sorpresa e la supremazia, che permettono una rapida conquista del villaggio, inizia il contrattacco della guerriglia, con un attentato suicida all'eliambulanza e gli attacchi a colpi di mortaio da una vicina giungla.

Nonostante tutto ciò il tenente colonnello Kilgore costringe i suoi uomini a praticare il surf, convinto che un attacco aereo sulla posizione del mortaio con impiego di napalm, possa rendere totalmente sicura la zona. E infatti, una volta operato il bombardamento da una squadriglia di cacciabombardieri F-5, l'alto ufficiale esulta, dicendo a Willard:

« Mi piace l'odore del napalm al mattino. Una volta abbiamo bombardato una collina, per dodici ore, e finita l'azione siamo andati a vedere. Non c'era più neanche l'ombra di quegli sporchi bastardi. Ma quell'odore... sai quell'odore di benzina? Tutto intorno. Profumava come... come di vittoria. »

Il capitano e i suoi uomini proseguono il viaggio in barca sul fiume, non prima però di aver sottratto la tavola da surf al tenente colonnello Kilgore, per divertimento e per dissuaderlo dalla sua ossessione per il surf. Il tenente colonnello, in seguito, manderà degli elicotteri con la sua voce registrata, per convincere loro a restituire la sua tanto amata tavola da surf.

Durante una sosta, Chef va a raccogliere mango nella giungla, accompagnato da Willard. I due, mentre si trovano sulla terra ferma lontani dalla barca, vengono aggrediti da una tigre, che riescono ad uccidere. Chef, una volta ritornati alla barca, scoppia a piangere, urlando a gran voce il suo odio per questa guerra.

Nei giorni successivi Willard cerca di approfondire la figura di Kurtz, non capendo perché il servizio di intelligence voglia la sua morte. La barca nel frattempo si addentra lungo il corso del fiume, giungendo a una base avanzata di rifornimento. Qui il gruppo si trova ad assistere a uno spettacolo sponsorizzato dalla celebre rivista Playboy che presto degenera perché alcuni soldati tentano di aggredire le soubrette durante l'esibizione, costringendole così alla fuga su un elicottero.

Il giorno seguente la barca incrocia un'imbarcazione sampan di commercianti vietnamiti. Il comandante della barca, Phillips, ordina di perquisirla per scoprire eventuali armi nascoste, in disaccordo con Willard che vuole proseguire la salita del fiume per abbreviare la missione. Mentre Chef ispeziona la nave, una ragazza si muove bruscamente in direzione di una cesta, provocando la reazione dei soldati, che provocano una strage, crivellando di pallottole gli occupanti della nave sampan. Chef, nello sconforto più totale, scopre la causa del movimento della ragazza: la cesta nascondeva un cucciolo di cane. Phillips vorrebbe soccorrere la donna, unica sopravvissuta della sparatoria, ma Willard la uccide con un colpo di pistola, rammentando al comandante che sarebbe stato più saggio non fermarsi per il controllo. Mentre la barca si allontana la voce narrante del capitano commenta, tra sé e sé, la vicenda affermando:

« Era un modo particolare che avevamo qui di vivere con noi stessi: li facevamo a brandelli con una mitragliatrice, poi gli offrivamo i cerotti. »

Il viaggio continua fino all'estremo avamposto sul fiume, un ponte, posto a indicare il limite del fronte, nonché il confine con la Cambogia. Qui trovano un ufficiale, in loro attesa da tre giorni per consegnare loro della posta, che li mette in guardia sui pericoli della zona. Il ponte rappresenta una metafora dell'ottusa ostinazione dei comandi militari, i quali, per motivi propagandistici, insistono nel difendere e ricostruire senza sosta la posizione, ai fini della guerra totalmente inutile, che ogni notte viene spazzata dal continuo bombardamento dall'artiglieria nord-vietnamita. Mentre è in corso un ennesimo attacco Willard e Lance si recano a terra avventurandosi tra le trincee, dove la confusione regna sovrana e gli ufficiali in comando sono spariti, probabilmente uccisi. Il primo mitragliere che incontrano crede infatti che Willard sia il proprio comandante. Phillips cerca di convincere il capitano a desistere, paragonando la missione con la continua ricostruzione di quel ponte, un'inutile e sanguinosa fatica di Sisifo, ma Willard, imperterrito e ostinato, gli indica di proseguire.

Il giorno successivo, mentre l'equipaggio della barca è intento nella lettura della corrispondenza, la barca viene attaccata dai vietcong, nascosti sulle rive dal fiume. Nello scontro a fuoco Clean rimane ucciso. Una sequenza toccante vede il giovane agonizzante spirare, mentre da un magnetofono si ode una registrazione di un discorso rassicurante di sua madre. Da questo momento Phillips, che era quasi un padre per Clean, diventa apertamente ostile a Willard. Pochi giorni dopo l'imbarcazione viene nuovamente assalita da altri indigeni, i Montagnard, e Phillips viene colpito a morte da una lancia scagliata dai guerriglieri. Prima di esalare l'ultimo respiro il pilota tenta di uccidere il capitano Willard, attirandolo verso di sé e verso la punta della lancia che sporge dal suo petto, ma muore soffocato senza poter portare a termine il suo intento.

Giunti a destinazione, i superstiti della spedizione vengono accolti da un folto gruppo di locali. Mentre Willard e un oramai inebetito Lance scendono a terra, Chef resta sulla barca con l'ordine di trasmettere in codice l'ordine di procedere ad un attacco aereo qualora il capitano non facesse ritorno a bordo. Il capitano incontra un fotografo free-lance apparentemente folle (Dennis Hopper), che spiega loro la grandezza di Kurtz.

Il villaggio controllato dal colonnello sembra caratterizzato da una sanguinaria e pagana anarchia. Willard viene presto imprigionato e successivamente tradotto a sé dal colonnello, il quale gli spiega le sue teorie sulla guerra, sull'umanità e sulla civiltà. Egli ha letto Il ramo d'oro di James Frazer, che spiega il sacrificio del Re-Sacerdote e la funzione umana purificatrice del capro espiatorio. In un inquietante monologo, loda la ferocia sanguinaria e assolutamente priva di scrupoli dei vietcong, prendendo ad esempio della loro perfezione guerriera l'occasione, da lui vissuta in prima persona, in cui tagliarono il braccio a tutti i bambini di un villaggio che vennero vaccinati dagli americani contro la poliomielite. Chef, rimasto sempre a bordo dell'imbarcazione, viene decapitato, ma Kurtz vuole risparmiare Willard, perché lui solo possa decidere il destino del colonnello e perché in futuro possa raccontare tutta la verità alla sua famiglia. Emblematico il discorso di Kurtz a Willard, in cui gli dice "tu hai il diritto di uccidermi ma non hai il diritto di giudicarmi".

Durante un festeggiamento pagano dei Montagnard, dove un bue viene sacrificato, il capitano penetra furtivamente nella camera di Kurtz e, mentre costui sta trasmettendo un nuovo messaggio, lo uccide con un machete. La sequenza ha come sottofondo The End, canzone dei The Doors, come nella sequenza all'inizio del film. Il colonnello spira sussurrando "L'orrore… l'orrore", una citazione dalle parole dell'omonimo personaggio nel romanzo Cuore di tenebra, cui il film si ispira.

Willard, venerato dai nativi come il sacerdote sacrificale, si allontana dal villaggio, prendendo Lance con sé. Nella versione definitiva tra le tre filmate - in una delle quali si immagina addirittura che il capitano Willard succeda al colonnello Kurtz - il capitano cammina tra la folla, prendendo con sé Lance, che si stava pienamente integrando tra i Montagnard, e si imbarca per il ritorno a casa, il tutto sotto una pioggia scrosciante che lava via il sangue versato.

Finale originale[modifica | modifica sorgente]

La pellicola si conclude con una ripresa notturna di bombardamenti accompagnata dai titoli di coda, mentre le fiamme si alzano verso il cielo. Lo stesso Coppola non aveva mai pensato a questa scena, girata mentre l'aviazione filippina distruggeva il set per direttiva del governo locale onde cancellare traccia delle riprese, come finale alternativo.

Tale finale venne interpretato, in maniera errata, a detta dello stesso regista, come il bombardamento del villaggio di Kurtz, mentre si trattava delle riprese di un bombardamento imprecisato. Coppola decise quindi di sostituirlo con un semplice sfondo nero su cui scorrevano i titoli di coda.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

La genesi del film[modifica | modifica sorgente]

L'idea del film venne nel 1969 a John Milius, che iniziò a scrivere una sceneggiatura su un gruppo di soldati che viaggiano su un fiume durante la guerra del Vietnam. Al progetto si associò George Lucas, che propose l'idea di raccontare le avventure di un plotone di appassionati di surf. Nello stesso periodo Carroll Ballard, grande amico di Milius, di George Lucas e di Francis Ford Coppola, aveva intenzione di realizzare un film tratto dal romanzo Cuore di tenebra di Joseph Conrad.

Fu alla metà degli anni settanta che John Milius ebbe l'idea di accorpare il soggetto di Cuore di tenebra alla sua sceneggiatura sulla guerra del Vietnam. Nel 1975 però Milius e Lucas abbandonarono il progetto per dedicarsi ad altro mentre Francis Ford Coppola decise di continuare nell'impresa, riscrivendo e trasformando la sceneggiatura insieme a Michael Herr, corrispondente in Vietnam durante la guerra e autore di Dispacci, definito "il più bel libro sulla guerra del Vietnam"[2].

Coppola finanziò il film con la messa in onda nei network televisivi americani di una miniserie tratta dai suoi precedenti Il padrino e Il padrino - Parte II, una edizione in ordine cronologico dei film, dalla fuga in America del capostipite alla parabola del suo successore. La miniserie fu conosciuta in Italia come La saga del Padrino[3]. Il regista iniziò le riprese senza aver ultimato la sceneggiatura, che veniva scritta e corretta durante la notte dal regista. Una delle idee innovative del regista fu quella di rendere più drammatica la scena della morte di Mr. Clean (interpretato da un giovanissimo Laurence Fishburne), facendolo morire mentre ascolta un nastro in cui la madre lo saluta e gli augura di tornare a casa.

Una curiosità è legata alla scelta dei nomi di due protagonisti del film: il nome del protagonista, Benjamin Willard, venne composto utilizzando i nomi dei primi due figli dell'attore Harrison Ford, che nella pellicola interpreta il piccolo ruolo del colonnello Lucas. Lucas a sua volta è chiamato così per rendere omaggio al regista George Lucas.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Le riprese di Apocalypse Now vennero effettuate sul fiume Pasangjan, nelle Filippine. I rapporti tra il governo filippino, presieduto dal dittatore Ferdinand Marcos, e la troupe furono però difficili, benché molti mezzi aerei che si vedono nel film vennero forniti dalle stesse Filippine, che li utilizzavano negli attacchi contro i ribelli musulmani nella guerra civile, in corso ai tempi delle riprese.

L'attacco degli elicotteri e il bombardamento sulla spiaggia furono invece girati nel villaggio e nella baia di Baler, sempre nell'isola di Luzon. Tra i piloti va ricordato uno sconosciuto Ronald Lee Ermey, divenuto poi celebre con il film Full Metal Jacket, dove impersona il sergente Hartman. Ex addestratore dei Marines, congedatosi per motivi di salute, viveva allora nelle Filippine, dove faceva l'elicotterista e adottava ruoli da caratterista per il cinema locale.

Coppola era convinto che per descrivere il colonnello Kurtz doveva calarsi nei panni del personaggio, tracciandone il delirio interiore e la depressione. Il regista cominciò allora a fare una ricerca di sé stesso, leggendo in continuazione la versione tascabile di Cuore di tenebra, portandola sempre con sé e riempiendola di appunti e annotazioni. Nonostante la maniacale cura del dettaglio di Coppola, durante la realizzazione furono commessi alcuni errori storici, come l'uso di caricatori da 30 colpi per i fucili M16, mentre durante il conflitto furono impiegati quelli da 20 proiettili. Per avere il copyright del film, il regista fece dipingere su di un muro la scritta "Our Motto: Apocalypse Now" nella scena in cui Willard, Chef e Lance, unici sopravvissuti del gruppo, arrivano al capolinea e approdano al villaggio indigeno accolti dal fotoreporter americano (interpretato da Dennis Hopper).

Nel 1976, durante le riprese, un tifone distrusse tutti i set preparati sino ad allora, e perciò si dovette ricominciare da zero. Ciò avvenne anche a causa della decisione di Coppola di girare nella stagione delle piogge, in cui erano molto frequenti i tifoni. In seguito, Martin Sheen venne colpito da un infarto, e perciò durante la sua convalescenza si dovette usare una controfigura inquadrata di spalle. Lo stesso Sheen, durante le riprese per la scena iniziale nella camera d'albergo, si ferì realmente ad una mano, in quanto, essendosi veramente ubriacato, ruppe involontariamente uno specchio.

Le riprese furono funestate anche da altri grandi problemi: i produttori non credevano più nel progetto, i soldi mancavano e il cast e la troupe erano esasperati dalle riprese nelle Filippine, perdendo giorno dopo giorno sempre più il loro entusiasmo. C'era inoltre il sospetto che l'uso di droghe aumentasse sempre di più. La produzione veniva inoltre osteggiata dal governo americano perché la pellicola aveva uno stampo antimilitarista. Il terrore di non ultimare il film ridusse Coppola in uno stato di depressione, durante il quale tentò il suicidio, perse trenta chili di peso e rischiò la separazione dalla moglie Eleanor.

Nel 1991, al Festival di Cannes, venne presentato il documentario Hearts of Darkness: A Filmmaker's Apocalypse, un documentario sulla realizzazione del film, un "dietro le quinte" basato sulle riprese effettuate durante la lavorazione del film da Eleanor, la moglie di Coppola, che ne documenta la travagliata gestazione, sia a livello tecnico che umano.

Le cifre[modifica | modifica sorgente]

  • Le riprese durarono quasi un anno e mezzo (dal marzo 1976 all'agosto 1977), di cui ben 230 giorni nelle Filippine.
  • Furono impiegati 350.000 metri di pellicola.
  • Per ultimare il montaggio ci vollero due anni.
  • Per la puntualizzazione del sonoro furono impiegati più di nove mesi.
  • La celebre scena dell'attacco degli elicotteri, commentata dalla musica di Wagner, dura solo 8 minuti, ma per girarla furono necessarie ben sette settimane di riprese. Questa sequenza fu anche la prima ad essere girata, nella primavera del 1976.
  • Il costo finale fu di 30 milioni di dollari (di cui 1 milione esclusivamente come compenso a Marlon Brando), nonostante il preventivo fosse stato stimato intorno ai 12 milioni. Questo sorpasso del budget fu sul punto di causare il fallimento la Zoetrope, la casa di produzione di Francis Ford Coppola, che vi investì anche tutti i beni personali.
  • Nelle sale, il film incassò 150 milioni di dollari, di cui 78 milioni nei soli Stati Uniti[4].

Cast[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente per interpretare Willard vennero candidati Steve McQueen, Al Pacino, James Caan, Harvey Keitel, Robert Redford e Marlon Brando. Il regista scelse Keitel, ma dopo una settimana di riprese lo stesso Coppola decise di sostituirlo con Martin Sheen.

Per la parte di Kurtz si pensò a Jack Nicholson, ma venne poi scelto Marlon Brando, la cui iniziale indecisione rallentò la lavorazione. L'attore decise di prendere parte al film a patto che le scene in cui appariva fossero girate in penombra per celare il suo notevole aumento di peso. Dennis Hopper, che nel film interpreta un folle fotoreporter adoratore di Kurtz, dichiarò che quando Brando si presentò sul set, Coppola bloccò la produzione per due settimane, ritirandosi insieme all'attore su una barca sul fiume per leggere Cuore di Tenebra insieme a lui. Molte scene che riguardavano Kurtz vennero cancellate dal copione, perché Marlon Brando era troppo grasso per poterle interpretare.

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

The End[modifica | modifica sorgente]

La canzone The End dei The Doors, undicesima e ultima traccia del primo lp dei The Doors uscito il 4 gennaio 1967, è indissolubilmente legata a questo film, in quanto presente nella scena iniziale, dove viene introdotta dal rumore di un elicottero, e nella scena finale, che culmina nell'uccisione di Kurtz. La canzone, scritta dal cantante Jim Morrison, fa riferimento al complesso di Edipo e ai concetti del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche e dello psichiatra Carl Gustav Jung. La versione utilizzata da Coppola, diversa da quella originale del 1967, è un remix creato apposta per il film: la traccia vocale viene infatti enfatizzata, il finale è in crescendo, e viene evidenziato l'uso libero della tecnica scat di Morrison.

Per quanto scelta come colonna sonora dell'apertura del film, dove Willard è disteso su un letto mentre pensa a un bombardamento a cui ha assistito in Vietnam, forse più per il suo impatto estetico, va ricordato che Coppola aveva conosciuto personalmente Jim Morrison alla facoltà di Cinematografia dell'UCLA e che apprezzava molto il brano. Il significato della canzone combacia con quello del film in diverse immagini: l'incesto e il parricidio di Edipo raffigurano il passaggio irruente di un individuo a una dimensione chiusa e autodilaniata dentro sé (l'orrore di cui parla Kurtz). Inoltre il testo contiene diversi "presunti" riferimenti alla guerra, intesa appunto come gesto in grado di trasformare l'uomo in mostro e nonostante ciò imposta dall'America. Il "bus blu" è l'autobus che porta le nuove reclute ai campi di addestramento per poi andare al fronte, mentre il "deserto romano di pena" indica l'autorità nella sua fragile ipocrisia, in questo caso proprio gli Stati Uniti.

Apocalypse Now Redux[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Apocalypse Now Redux.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]


Pur presentato in concorso al Festival di Cannes in una versione work in progress, non ancora definitiva, conquista la Palma d'oro ex aequo con Il tamburo di latta di Volker Schlöndorff.

Sia ai Premi Oscar sia ai Golden Globe viene superato come miglior film dal dramma familiare Kramer contro Kramer, scontando probabilmente il fatto di essere stato distribuito successivamente a un altro viet-movie, Il cacciatore, trionfatore agli Oscar dell'anno precedente, con cinque premi vinti, fra cui quelli per miglior film e migliore regia.

Il National Board of Review of Motion Pictures lo inserisce fra i migliori dieci film del 1979, preferendogli come miglior film in assoluto Manhattan di Woody Allen.

L'American Film Institute nel 1998 lo inserisce al 28º posto della sua lista dei cento migliori film statunitensi di tutti i tempi e dieci anni dopo, nella lista aggiornata, lo inserisce al 30º posto. Nel 2005 inserisce la battuta «I love the smell of napalm in the morning... smelled like victory» (in italiano tradotta con «Mi piace l'odore del napalm di mattina... profuma di vittoria») al 12º posto della sua lista delle cento migliori battute dei film statunitensi di tutti i tempi.

Nel 2000 viene scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti[5].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Awards 1979, festival-cannes.fr. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  2. ^ Michael Herr, Dispacci, ibs.it. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  3. ^ Cinema: Il Padrino - Parte III, it.cinema.wikia.com. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  4. ^ (EN) Apocalypse Now – Total Lifetime Grosses, boxofficemojo.com. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  5. ^ (EN) Librarian of Congress Names 25 More Films to National Film Registry, loc.gov, 27 dicembre 2000. URL consultato il 9 febbraio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Eleanor Coppola, Diario dell'Apocalisse. Dietro le quinte del capolavoro di Francis Ford Coppola, Roma, Edizioni minimum fax, 2006. ISBN 88-7521-103-5. Già edito nel 1980 dalle Edizioni Il Formichiere con il titolo Appunti: dietro la cinepresa di Apocalypse Now.
  • Apocalypse Now - Sceneggiatura di John Milius e Francis Ford Coppola, Padova, Alet Edizioni, 2006. ISBN 88-7520-020-3.
  • Riccardo Rosati, La trasposizione cinematografica di Heart of Darkness, Brescia: Starrylink, 2004 ISBN 88-88847-59-6

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]