S.O.S. Summer of Sam - Panico a New York

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S.O.S. Summer of Sam - Panico a New York
Summer of Sam.JPG
Una scena del film
Titolo originale Summer of Sam
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1999
Durata 140 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Spike Lee
Soggetto Victor Colicchio, Michael Imperioli
Sceneggiatura Victor Colicchio, Michael Imperioli, Spike Lee
Produttore John Kilin, Spike Lee, Michael Imperioli, Victor Colicchio
Casa di produzione 40 Acres & a Mule Filmworks, Touchstone Pictures
Distribuzione (Italia) Eagle Pictures
Fotografia Ellen Kuras
Montaggio Barry Alexander Brown
Musiche Terence Blanchard
Scenografia Thérèse DePrez
Costumi Ruth Carter
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

S.O.S. Summer of Sam - Panico a New York è un film del 1999, diretto da Spike Lee basato sulla storia vera del serial killer statunitense Son of Sam.

È il primo film di Spike Lee che non tratta argomenti riguardanti la comunità afroamericana e non presenta attori afroamericani protagonisti.

È stato presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al 52º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate del 1977 un serial killer uccide coppiette e donne sole nel Bronx. Si chiama David Berkowitz (Michael Badalucco), sente i cani parlare e si firma "Son of Sam".

La polizia chiede l'aiuto ad alcuni mafiosi del quartiere, guidati da Luigi (Ben Gazzara), che iniziano le ricerche, trasformandole presto in una vera e propria caccia alle streghe.

Il loro principale sospetto è Ritchie (Adrien Brody), un punk che lavora in un locale gay di Manhattan. Il suo migliore amico è Vinny (John Leguizamo), sposato con Dionna (Mira Sorvino), assiduo frequentatore di discoteche e adultero.

Sarà proprio Vinny a consegnare Ritchie ai mafiosi, che iniziano a picchiarlo proprio quando la polizia arresta casualmente il vero serial killer.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

Il film fu scritto dagli attori Victor Colicchio e, che presentò la sceneggiatura, intitolata Anarchy in the Bronx, a Spike Lee in occasione della prima di Girl 6 - Sesso in linea, nel 1996.[2]

L'intenzione di Colicchio era quella di dirigere lui il film, così presentò il copione a diverse case di produzione, che rifiutarono. Pensando che il film diventava sempre più impegnativo per essere diretto da lui, Colicchio si rivolse a Spike Lee, offrendogli la regia. Lee accettò, e iniziò a rivedere il copione, aggiungendo alcune scene.[2]

L'idea del film partì da una storia vera. Imperioli: «Nel 1977 un amico del mio socio era un punk. Anche Victor Colicchio suonava in un gruppo punk in quegli anni, e quel suo amico si era preso un sacco di botte dalla gente del suo quartiere, che lo aveva sospettato degli omicidi commessi da Son of Sam», raccontò Imperioli. Il personaggio di Ritchie, così fu ispirato a quel ragazzo.[2]

Cast[modifica | modifica sorgente]

Originariamente, il ruolo di Ritchie doveva essere interpretato da Imperioli, che però era entrato a far parte del cast de I Soprano, quindi dovette rinunciare al ruolo. Ritchie fu così interpretato da Adrien Brody, mentre Imperioli apparì in un cameo. Brody creò alcuni problemi sul set, poiché si comportava troppo da protagonista.[2]

John Leguizamo fu scelto per interpretare il personaggio di Vinny. Spike Lee conobbe l'attore quando riprese il suo spettacolo teatrale Freak. A causa dei problemi creati da Brody, Lee ampliò la parte di Vinny, fino a farlo diventare il protagonista del film.[2]

La moglie di Vinny, Dionna, fu interpretata da Mira Sorvino, vincitrice dell'Oscar come miglior attrice non protagonista nel 1996, per La dea dell'amore, di Woody Allen. La Sorvino aveva la reputazione di essere un'attrice difficile, ma per Spike Lee il suo lavoro sul set fu impeccabile: «È stata magnifica», asserì il regista.[2]

Lee propose a John Turturro, suo grande amico e interprete di molti suoi film, un ruolo ma questi era in un periodo di pausa e declinò l'offerta. Lee allora gli chiese se poteva dare la voce al cane che tormenta il serial killer. «Sono morto dal ridere, ma alla fine ho accettato», disse l'attore.[2]

Spike Lee appare in un cameo, nel ruolo di un reporter che intervista alcuni afroamericani dopo l'ennesimo delitto del serial killer. «Quel ruolo mi ha offerto l'occasione di farmi crescere i capelli e sfoggiare una pettinatura afro», disse il regista.[2]

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Spike Lee presenta il film alla stampa

Le riprese del film durarono sessantasei giorni. Nel copione il film era ambientato tutto nel Bronx, ma Lee girò anche nel Queens e a Manhattan.

Il Bronx accolse molto bene la troupe, a differenza di quanto accaduto per le riprese di Jungle Fever, girato da Lee nel 1991 nel quartiere di Bensonhurst. «Gli italiani ci accolsero a braccia aperte. Le signore mi invitavano a pranzo e mi cucinavano qualche bel piatto italiano», disse il regista.[2]

La direzione della fotografia fu affidata a Ellen Kuras, alla sua seconda esperienza con Spike Lee, dopo il documentario 4 Little Girls. Lee disse alla Kuras che il film doveva dare una percezione di caldo e umido. Consigliò per questo di guardare il suo Fa' la cosa giusta.[2]

Per la scena che apre il film, quella in cui Vinny e Dionna ballano in discoteca, Lee voleva evitare di filmare la scena come quella presente in La febbre del sabato sera. «Abbiamo due persone che ballano e che sono talmente innamorate da dimenticare completamente tutti gli altri, quindi abbiamo cercato di evidenziare visivamente l'idea che stiano letteralmente ballando da soli», disse Spike Lee.[2]

La scena in cui Dionna si separa da Vinny fu girata in piano sequenza, con la macchina a mano, e improvvisata dagli attori. «Nessuno si aspettava che Mira si mettesse a tirare i dischi fuori dalla finestra. Si è messa a buttare di tutto ed è stata semplicemente magnifica», disse Spike Lee.[2]

Lee chiuse il film con un intervento del giornalista del New York Daily News, Jimmy Breslin, che ricevette alcune lettere di David Berkowitz. «Abbiamo dato a Jimmy lo spazio per un esame complessivo della storia, per chiarire che si trattava di un fatto di cronaca, non di una vicenda inventata.», disse Spike Lee.[2]

Quando la stampa diede la notizia dell'inizio delle riprese del film, i familiari delle vittime di Berkowitz espressero alcune preoccupazioni. «Non intendevamo affatto mancare di rispetto alle famiglie delle vittime. Non so come si erano messi in testa che il film parlasse di Berkowitz. Ma chiunque veda il film si accorge che non è assolutamente così. Quando poi il film è uscito nelle sale, nessuno si è più lamentato», asserì il regista.[2]

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Il film uscì nelle sale cinematografiche statunitensi il 2 giugno 1999, incassando in totale 19.288.130 $.[3]

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Le recensioni del film furono contrastanti, tra l'entusiasmo e la delusione.[2]

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

La colonna sonora del film fu curata da Terence Blanchard, che convinse Lee ad usare per la prima volta in un suo film strumenti elettronici e sintetizzatori.[2]

La colonna sonora comprende i seguenti brani, tutti successi degli anni settanta:

  1. Fernando (ABBA)
  2. Boogie Nights (Heatwave)
  3. Let No Man Put Asunder (The First Choice)
  4. There But for the Grace of God Go I (Machine)
  5. Running Away (Roy Ayers)
  6. Fooled Around and Fell in Love (Elvin Bishop)
  7. Come Rain or Come Shine (Mike Starr e The Terence Blanchard Group)
  8. Hello from the Gutters (Adrien Brody, Jennifer Esposito, Jessica Galbreath, Darielle Gilad, George Tabb, Michael Harper, Evan Cohen)
  9. Best of My Love (The Emotions)
  10. Dance With Me (Peter Brown)
  11. Got to Give It Up (Marvin Gaye)
  12. La Vie en Rose (Grace Jones)
  13. It's Ecstasy When You Lay Down Next to Me (Barry White)
  14. Short Shorts
  15. Psycho Killer (Talking Heads)
  16. Baba O'Riley (The Who)
  17. Everybody Dance (Chic)
  18. Galaxy (War)
  19. Don't Go Breaking My Heart (Elton John, Kiki Dee)
  20. Dancing Queen (Abba)
  21. Love Is the Message (Mfsb)
  22. Let's All Chant (Michael Zager Band)
  23. Don't Leave Me This Way (Thelma Houston)
  24. Skull Grenade (L.E.S. Stiches)
  25. Won't Get Fooled Again (The Who)
  26. Theme from New York, New York (Frank Sinatra)
  27. Summertime Blues (The Who)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (FR) Quinzaine 1999, quinzaine-realisateurs.com. URL consultato l'11 agosto 2011.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Spike Lee, Kaleem Aftab. Questa è la mia storia e non ne cambio una virgola. Milano, Kowalski editore, 2005.
  3. ^ "S.O.S. Summer of Sam - Panico a New York", scheda disponibile qui; ultimo accesso il 17 settembre 2007.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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