Clockers

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Clockers
Clockers (1995).png
Titoli di testa
Titolo originale Clockers
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1995
Durata 129 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Spike Lee
Soggetto Richard Price (dal romanzo omonimo)
Sceneggiatura Richard Price, Spike Lee
Produttore Martin Scorsese, Spike Lee
Casa di produzione 40 Acres & a Mule Filmworks, Universal Pictures
Distribuzione (Italia) UIP - CIC Video
Fotografia Malik Hassan Sayeed
Montaggio Sam Pollard
Musiche Terence Blanchard
Scenografia Andrew McAlpine
Costumi Ruth Carter
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Clockers è un film del 1995 diretto da Spike Lee e prodotto da Martin Scorsese.

Il film affronta e critica temi come la violenza, l'uso delle armi, la droga, l'Aids, il genere musicale gangsta rap e l'impatto dei mass media sulle persone. «È rivolto agli abitanti del ghetto di New York. Ho voluto tirar fuori le loro contraddizioni per far capire che nascere neri e poveri non significa necessariamente nascere gangster, spacciatori, drogati, ballerini o rapper, ma che si può perfino studiare, avere un lavoro, metter su famiglia», asserì il regista.[1]

Fu presentato in concorso alla 52ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Una serie di fotografie di ragazzi e ragazze morti ammazzati apre il film.

Ronald Dunham, detto Strike, è un giovane clocker, ossia un giovane spacciatore di crack, a disposizione 24 ore su 24. Strike ha due grandi passioni: bere latte al cacao preconfezionato, nonostante l'ulcera che gli corrode lo stomaco, e collezionare trenini elettrici. Strike lavora per conto di Rodney Little, un losco figuro che gestisce un'attività commerciale che fa da copertura al suo traffico di droga. Il rapporto tra Strike e Rodney è come quello fra un padre ed un figlio. Dal negozio di Rodney transitano anche due poliziotti bianchi: l'italoamericano Larry Mazilli e Rocco Klein, ebreo di origini italiane.

Il fratello maggiore di Strike è Victor, che è tutto l'opposto del fratello: svolge infatti due lavori onesti, per mantenere la famiglia. Il suo stipendio ammonta a 625 dollari al mese, contro i 1500 di Strike.

Strike inizia ad essere seguito da Tyrone, un bambino dodicenne che lo imita, vestendosi e radendosi i capelli come lui. In un primo momento Strike tenta di allontanarlo, ma poi lo prende sotto la sua ala, trattandolo come un fratellino minore. Gli insegna la vita di strada e lo porta a casa sua. In un suo momento di distrazione, Tyrone gli ruba una pistola.

Un giorno Rodney propone a Strike una promozione: deve uccidere Darryl Adams, il gestore di un fast food che fa la cresta sui guadagni di Rodney. Strike accetta, dopo che Rodney gli promette il posto di Darryl.

La sera Strike si reca al fast food e attende nervosamente che Darryl esca dal negozio. Non appena questi esce, un colpo di pistola lo colpisce in pieno. Il corpo viene ritrovato crivellato di colpi, e Klein inizia le indagini.

Klein è sicuro che ad uccidere Darryl sia stato Strike, ma tra la sorpresa generale è Victor ad accusarsi del delitto dichiarando la legittima difesa. Confessa e viene arrestato. Ma Klein non gli crede, ed è convinto che Victor si autoaccusi per coprire il fratello sentendosi meno accusabile grazie alla sua fedina penale pulita, e per questo il detective fa pressione su Strike, che però non cede. Klein è innervosito da Strike e cerca una vendetta, sfrutta l'occasione dell'arresto di Rodney, il capo degli spacciatori, inventandosi la collaborazione di Strike, e ringraziandolo pubblicamente per il lavoro di informatore con una stretta di mano davanti alla gang e riferendo pure a Rodney. Gli amici reagiscono insultandolo e picchiandolo. Strike sembra essere ormai ad un passo dalla fine, perseguitato dalla polizia, dalla gang, ma soprattutto da Rodney.

Rodney ora crede che Strike stia collaborando con la polizia, così incarica Errol Barnes, un tossicodipendente sieropositivo da molto tempo al suo servizio come killer, di ucciderlo. La conversazione è ascoltata di nascosto da Tyrone, che per proteggere Strike prende la pistola che ha tenuto nascosta fino a quel momento e davanti a tutti spara a Errol, uccidendolo. Impietrito per la paura, Tyron non fugge. Arriva Klein, che resosi conto della situazione non se la sente di rovinare per sempre la vita a un bambino e a sua madre, accorsa sul luogo del delitto disperata. Klein nasconde così i fatti e fornisce una versione diversa nel rapporto.

Intanto Victor ha confessato alla madre di aver ucciso veramente lui Darryl, perché aveva avuto un diverbio con lui, la madre irrompe in commissariato proprio mentre i poliziotti sottoponevano Strike ad un pesante interrogatorio, e testimonia. Anche Klein, finalmente, crede alla sua versione, e anche Victor viene scagionato grazie alla legittima difesa.

Strike è quindi definitivamente innocente e, convintosi che a Brooklyn non può avere nessun futuro, lascia il quartiere e la città, prendendo un treno.

Stile[modifica | modifica sorgente]

Nel film Spike Lee fa sfoggio del suo virtuosismo, con una regia sofisticata e sperimentale.[2] Ad esempio la scena dell'omicidio di Errol da parte di Tyrone è anticipata da un videogame a tre dimensioni. O le sequenze dell'interrogatorio di Tyrone, con Klein che si inserisce nei ricordi di Tyrone e lo guida, come se fosse il regista di un film.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Clockers segnò l'incontro tra Spike Lee e Martin Scorsese. In origine, doveva essere Scorsese a dirigere il film, ma in quel momento il regista italo-americano era impegnato con le riprese di Casinò.[1] Scorsese aveva comprato i diritti del romanzo di Richard Price, intitolato appunto Clockers, per trarne un film interpretato da Robert De Niro. Lavorò così per circa un anno alla sceneggiatura, insieme a Price, ma poi decise di girare Casinò. Quindi contattò Spike Lee e gli propose la regia.[1] Lee accettò e Scorsese divenne il produttore della pellicola. I due registi si erano già incontrati nel 1986, a New York, durante una proiezione di Fuori orario.

Una delle condizioni poste dal regista afroamericano alla Universal Pictures, che aveva acquistato i diritti del libro, fu di disporre della piena libertà di riadattare la storia. Lee, infatti, rimase maggiormente colpito dal romanzo che dalla sceneggiatura, perché il romanzo alternava le storie di Strike e Klein mentre la sceneggiatura faceva di quest'ultimo il protagonista, riducendo la storia di Strike. «Dissi a Martin: 'Mi interessa fare il film, ma vorrei raccontarlo dal punto di vista di Strike'», dichiarò il regista.[1]

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

Lee iniziò quindi a rivedere la sceneggiatura. Nel romanzo, il detective Rocco Klein era in piena crisi esistenziale, a causa dei suoi problemi coniugali. Inoltre sul lavoro era uno degli agenti più anziani e per questo provava un forte senso di disagio. L'unico elemento che lo faceva rinfrancare era un attore che lo seguiva, perché l'aveva preso a modello per un film che doveva interpretare. Nessuno di questi dettagli fu incluso da Lee nel suo film. Inoltre fu aggiunta la passione di Strike per i treni.[1]

Scritta la sua versione, Lee fece visionare il copione a Price. Lo scrittore non apprezzò molto le sue modifiche, e Lee gli disse che se quella era la sua opinione potevano trovarsi un altro regista, perché lui voleva raccontare la storia a modo suo. Alla fine, Price accettò le modifiche e approvò la nuova sceneggiatura.[1]

Spike Lee intendeva inoltre criticare fortemente il genere musicale gangsta rap, allora di moda. «Volevo parlare della violenza. Volevo contestare la glorificazione della violenza che esiste ancora oggi nell'hip hop e che pervade l'intera scena gangsta. Volevo mostrare ciò che realmente avviene quando una persona viene colpita da un proiettile o ferita da una coltellata. A questo fine abbiamo inserito nei titoli di testa una serie di fotografie di cronaca nera, scattate sui luoghi dei delitti di giovani afroamericani assassinati da altri afroamericani. Non abbiamo usato le foto originali, le loro immagini sono state messe in scena da attori, perché ci sembrava irrispettoso nei confronti delle loro famiglie», dichiarò il regista.[1]

Cast[modifica | modifica sorgente]

Spike Lee, preso in mano il progetto, aveva subito pensato a John Turturro per interpretare il ruolo di Rocco Klein, mentre Michael Imperioli doveva interpretare il ruolo dell'italoamericano Larry Mazilli. Turturro aveva già lavorato con il regista in vari film, da Fa' la cosa giusta a Jungle Fever. La Universal però non gradì la scelta, poiché Turturro non aveva mai fatto il protagonista di una grande produzione e la sua scelta fu considerata rischiosa. Lee chiese quindi un consiglio a Scorsese, che suggerì il nome di uno dei suoi attori feticcio: Harvey Keitel, reduce in quel momento da una nomination all'Oscar per la sua interpretazione in Lezioni di piano. La Universal approvò la decisione, quindi Turturro interpretò Mazilli e Imperioli il detective Jo-Jo. Turturro non gradì molto quella decisione: «Il film sarebbe stato molto più bello se io avessi interpretato Rocco e Imperioli avesse avuto il mio ruolo», asserì l'attore.[1]

Per il ruolo del protagonista, il giovane Strike, la responsabile del casting Robi Reed organizzò delle audizioni aperte per cercare attori tra i diciassette e i ventitré anni, principalmente afroamericani. Il giorno dell'audizione si presentarono molti ragazzi. Uno di questi era Mekhi Phifer, un ragazzo cresciuto nel Bronx. Dopo quattro settimane, Phifer fu richiamato ed effettuò un provino con tutti i membri principali del cast. Lee, evidenziando la sua antipatia verso il lavoro di Price, raccomandò al ragazzo di non leggere il romanzo, bensì direttamente la sua sceneggiatura.[1]

Spike Lee appare in un cameo, subito dopo l'omicidio, nei panni di un curioso a cui Klein dice: «da te mi aspetto solo cose intelligenti», quindi in un'altra scena, in cui beve la stessa bevanda di Strike.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Il budget del film ammontava a 24 milioni di dollari.

Poco prima delle riprese del film, il montatore di fiducia di Spike Lee, Barry Alexander Brown, gli comunicò l'intenzione di abbandonare il montaggio poiché aveva intenzione di debuttare nella regia. Lee così si rivolse a Sam Pollard, che aveva montato Mo' Better Blues e Jungle Fever. Pollard rifiutò inizialmente l'offerta, poiché voleva dedicarsi alla produzione, ma Lee lo convinse ad accettare promettendogli che avrebbe prodotto il documentario che aveva in mente di girare sulla strage avvenuta nel 1963 in Alabama, dove a causa di una bomba in una chiesa battista morirono quattro bambine afroamericane. Lee in seguito mantenne la promessa, girando 4 Little Girls che fu prodotto da Pollard.[1]

Un'altra scelta difficile fu quella del direttore della fotografia. Nel precedente Crooklyn, Lee si dovette affidare ad Arthur Jafa dopo l'abbandono del fedele Ernest Dickerson. Lee non rimase molto soddisfatto di Jafa, in quanto tendeva a contestare le sue decisioni. Per Clockers si affidò così a Malik Hassan Sayeed, che aveva già lavorato con Lee per Malcolm X, in veste di elettricista e aveva diretto la fotografia di alcuni videoclip. Lee decise così di mettere alla prova Sayeed e si convinse della scelta dopo i suggerimenti dati da Sayeed, per girare il film, che fu girato per il 75% con una pellicola Kodak invertibile ad alta velocità. Una pellicola di quel genere era impiegata di rado e persino la Kodak inizialmente ritenne pericoloso girare gran parte del film così. Alla fine si risolse tutto usando luci molto forti. La scelta di Sayeed diede al film un effetto visionario, maggiore dei film girati precedentemente da Spike Lee. La scena del flashback in cui Errol costringe Rodney a commettere il suo primo omicidio fu girata in 16 mm e successivamente ingrandita, mentre per la sequenza in cui Victor lavora in un negozio non fu usata la lente anamorfica, come già accaduto in Crooklyn.[1]

Durante le riprese del film sorsero dei problemi tra Spike Lee e Harvey Keitel, in quanto a questi non piaceva il modo di girare ogni scena in fretta per poi passare subito all'altra, tipico del regista. Quando Keitel era sul set, l'atmosfera era tesa. Inoltre, durante una scena che veniva illuminata dall'alto i capelli dell'attore presero fuoco e successivamente Keitel si presentò sul set con una pistola infilata nella fondina alla caviglia, per difesa personale.[1]

Per alcune sequenze furono utilizzati dei veri tossicodipendenti. «Li assicurai che li avrei pagati, purché non mi dicessero come avrebbero speso i miei soldi. Una della ragazze era incinta. Una cosa tristissima», ricorda il regista nella sua autobiografia.[1]

L'ultima scena girata fu quella del finale, in cui Strike lascia New York.

Durante il montaggio furono eliminate molte scene in cui era presente John Turturro. Lee se ne disse dispiaciuto nel corso del Charlie Rose Show, ma era stato costretto a tagliare le scene poiché il film sarebbe divenuto troppo lungo.[1]

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Clockers uscì negli Stati Uniti il 13 settembre 1995, incassando in totale 13.071.518 $[3] a fronte di un budget di 24 milioni. Questo fu un risultato peggiore di Crooklyn, film dal budget più contenuto ma che almeno aveva chiuso in pari. Clockers comunque si rifece in seguito, grazie alle vendite internazionali e al mercato dell'home video.[1]

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Il film non fu molto gradito dalla critica cinematografica statunitense: gran parte delle recensioni furono negative e provennero da molti estimatori del libro, che accusarono Lee di aver raccontato solo metà della vicenda.[1]

Il Washington Post ritenne il film confuso riguardo allo svolgimento e alle indagini sull'omicidio, ma concluse: «Clockers è autentico e malvagio: roba da brividi».[1]

Per Fernanda Moneta «In questo film Lee usa con disinvoltura colori anni settanta, bianco e nero e immagini a 16 mm, riuscendo a creare un look che fa somigliare Clockers a un film di blaxploitation. Una citazione che è strumentale, in quanto mima il linguaggio del pubblico da cui si vuol far capire, quello stesso che in Superfly, lo spacciatore che lotta contro i poliziotti corrotti, vede un eroe».[2]

Per Spike Lee la causa dell'insuccesso del suo film va cercata nello stile della storia: «Abbiamo raccontato quel tipo di vita in modo realistico. Non abbiamo descritto il protagonista come un eroe. Abbiamo peccato d'ingenuità: pensavo che questo film sarebbe stato l'ultimo chiodo nella bara del gansta rap».[1]

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

La colonna sonora del film contiene i seguenti brani:

  1. People in Search of a Life (Marc Dorsey)
  2. Children of the Ghetto (Philip Bailey)
  3. Reality Check (Buckshot Lefonque)
  4. Silent Hero (Des'ree)
  5. Changes (Marc Dorsey)
  6. Reality (Brooklynytes)
  7. Sex Soldier (Rebelz of Authority)
  8. Love Me Still (Chaka Khan e Bruce Hornsby)
  9. Crazy (Seal)
  10. Bird of Freedom (Seal)
  11. Blast of the Iron (Rebelz of Authority)
  12. Newborn Friend (Seal)
  13. Outta Here (KRS-One)
  14. Survival of the Fittest/Return of the Crooklyn Dodgers (Crooklyn Dodgers '95)
  15. Illa Killa (Strictly Difficult)
  16. Bad Boy No Go a Jail (Mega Banton)
  17. Posidrive (John Fiddy e (Sammy Burdson)

Collegamenti ad altre pellicole[modifica | modifica sorgente]

  • La sequenza rallentata in cui Tyrone va incontro a Errol per ucciderlo era già presente in Crooklyn, dove una bambina colpiva uno spacciatore con una mazza da baseball.

Premi e Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Spike Lee, Kaleem Aftab. Questa è la mia storia e non ne cambio una virgola. Milano, Kowalski editore, 2005.
  2. ^ a b Fernanda Moneta. Spike Lee. Milano, Il Castoro Cinema, 1998.
  3. ^ "Clockers", scheda disponibile qui; ultimo accesso il 9 settembre 2007.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]