Sucker Free City

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Sucker Free City
Titolo originale Sucker Free City
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2004
Formato film TV
Genere drammatico
Durata 113 min
Lingua originale inglese, mandarino
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio
Colore colore
Audio sonoro
Crediti
Regia Spike Lee
Sceneggiatura Alex Tse
Interpreti e personaggi
Fotografia César Charlone
Montaggio Barry Alexander Brown
Musiche Terence Blanchard
Scenografia Kitty Doris-Bates
Costumi Tashiba Jones
Effetti speciali Jan Cilliers
Produttore Spike Lee, Alex Tse, Preston L. Holmes, Sam Kitt
Casa di produzione 40 Acres & a Mule Filmworks
Prima visione
Prima TV in italiano (pay TV)
Data
Rete televisiva Sky

Sucker Free City è un film per la televisione del 2004, diretto da Spike Lee.

In origine il film doveva essere il pilot di una serie televisiva trasmessa dalla TV satellitare Showtime, che però non si realizzò mai, quindi il film fu presentato nell'ottobre 2004 al Toronto Film Festival come progetto autonomo di Spike Lee.[1]

In Italia è stato trasmesso da Sky ed è uscito in DVD.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Le storie di tre ragazzi, un bianco (Ben Crowley), un afroamericano (Anthony Mackie) e un cinese (Ken Leung) si intrecciano a causa di donne e crimini, in un quartiere malfamato di San Francisco.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Nel 2003, Spike Lee decise di lanciare per la prima volta con la sua casa di produzione, la 40 Acres & a Mule Filmworks, un progetto televisivo. Lesse così la sceneggiatura di un giovane autore, Alex Tse, intitolata 87 Fleer, e presentò il progetto alla tv satellitare Showtime. Lee avrebbe dovuto dirigere soltanto l'episodio pilota, poi sarebbero subentrati altri registi. La serie però fu rimandata e alla fine annullata. «La Showtime aveva detto di volere una serie, ma poi si è passati da una serie a una miniserie, poi a quattro ore e adesso è diventato un unico episodio di due ore. Tutte le persone che hanno partecipato al progetto avevano aderito pensando che si sarebbe trattato almeno di una miniserie. Alla Showtime possono fare quello che vogliono, ma se mi avessero detto subito che la cosa finiva lì non avrei accettato», dichiarò Spike Lee.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Spike Lee, Kaleem Aftab Questa è la mia storia e non ne cambio una virgola. Milano, Kowalski editore, 2005.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]