A qualcuno piace caldo

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A qualcuno piace caldo
Marilyn Monroe in Some Like It Hot trailer.jpg
Marilyn Monroe: Sugar sbuca dalla cabina letto
Titolo originale Some Like It Hot
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1959
Durata 120 min
Colore B/N
Audio Mono
Genere commedia
Regia Billy Wilder
Soggetto Michael Logan, Robert Thoeren
Sceneggiatura I. A. L. Diamond, Billy Wilder
Produttore Ashton Productions / Mirisch Company
Fotografia Charles Lang
Montaggio Arthur P. Schmidt
Musiche Adolph Deutsch, A.H. Gibbs, Matty Malneck, Gerardo Matos Rodríguez, Herbert Stothart
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Aspetta da molto?

Non importa quanto si aspetta, ma chi si aspetta. »

(Zucchero e Joe/Junior)

A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot) è un film del 1959 diretto da Billy Wilder, è considerato uno dei più grandi film comici della storia del cinema. [1][2]

Il film con protagonisti Marilyn Monroe, Tony Curtis e Jack Lemmon, uscì il 29 marzo 1959 negli Stati Uniti e il 16 settembre dello stesso anno in Italia. [3]

Il film vinse, tra l'altro, un Oscar e tre Golden Globe, tra cui quello per il miglior attore in un film commedia o musicale a Jack Lemmon, che per la sua interpretazione ricevette anche un Premio BAFTA.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La prima parte del film è ambientata nella Chicago del proibizionismo. Il sassofonista Joe e il contrabbassista Jerry, due musicisti squattrinati, vivono suonando in varie orchestre, con scritture improvvisate. Rimasti senza lavoro dopo un'irruzione della polizia in uno speakeasy, apparentemente adibito a pompe funebri, vanno in un garage a prendere un'auto per andare a suonare a una festa e sono involontari testimoni della strage di San Valentino del 1929.

Miracolosamente riescono a fuggire a piedi e a farsi perdere di vista ma, sapendosi inseguiti dai killer della gang di Ghette Colombo, il sicario di Al Capone che ha condotto la strage, cercano un modo per sparire dalla circolazione e vengono a sapere di un'orchestra che cerca un sassofono e un contrabbasso per una tournée di due settimane in Florida. Sembra l'ideale, ma l'orchestra è rigorosamente composta di sole donne; Joe e Jerry prendono così la decisione di assumere le sembianze di due suonatrici, Josephine e Daphne, e partire con il complesso femminile. Durante il viaggio in treno conoscono le loro colleghe, tra cui Zucchero, suonatrice di ukulele col vizio dell'alcol e in fuga da relazioni amorose infelici. Sia Joe che Jerry vorrebbero corteggiare Zucchero, ma non possono farsi smascherare.

Giunti nell'albergo di Miami dove l'orchestra dovrà esibirsi, Joe decide di impersonare Junior, l'annoiato miliardario figlio di un magnate del petrolio, per far breccia nel cuore di Zucchero. Per camuffarsi, sfrutta i mezzi di un ospite dell'albergo, il miliardario Osgood Fielding II, che a sua volta si innamora a prima vista di Daphne, alias Jerry.

Nello stesso albergo si tiene un congresso de "Gli Amici dell'opera italiana", che è in realtà la copertura per una riunione di clan mafiosi, tra cui il gruppo di Ghette che sta dando la caccia a Jerry e Joe essendo testimoni della strage. La fuga dei due musicisti è rocambolesca. Mentre scappano sulla barca di Osgood, Zucchero cade fra le braccia di Joe, nonostante lui le riveli di essere un bugiardo squattrinato, mentre Jerry rivela finalmente a Osgood di essere un uomo, sentendosi rispondere "beh... nessuno è perfetto", battuta che chiude il film.

Il film[modifica | modifica sorgente]

Il titolo e i riferimenti[modifica | modifica sorgente]

Il copione fu scritto da Wilder in collaborazione con I. A. L. Diamond, adattando la storia originale di Robert Thoeren e Michael Logan. Poiché una precedente versione del soggetto, che non conteneva la storia di gangster, era stata scritta da Logan per un film tedesco (Fanfaren der Liebe di Kurt Hoffmann, 1951), infatti A qualcuno piace caldo viene alcune volte considerato un remake.

Inizialmente intitolato Not Tonight, Josephine (Non stanotte, Josephine), A qualcuno piace caldo fu girato interamente in bianco e nero. Billy Wilder rinunciò all'idea di girarlo a colori, anche se l'avrebbe preferito, perché all'epoca la tecnica non era ancora stata messa a punto come lui desiderava. Il fatto che avesse rinunciato perché il pesante trucco utilizzato da Lemmon e Curtis per assumere sembianze femminili avrebbe dato ai loro volti sullo schermo una tonalità verdastra fu una risposta sbrigativa che Wilder diede a Marilyn, che sosteneva che la sua fotografia sarebbe venuta meglio a colori. Il titolo derivò da una suggestione che ebbe Wilder ispirandosi al titolo di un film con Bob Hope del 1939. Successivamente per giustificare questa scelta inserì nella sceneggiatura il dialogo tra Tony Curtis e Marilyn Monroe sulla spiaggia. Un'ulteriore ipotesi è che il titolo del film derivi dalla corrente musicale Hot Jazz e che quindi l'aggettivo Hot si riferisca al genere musicale allora in voga.

Il film riprese un fatto di cronaca realmente avvenuto (la strage di San Valentino) e lo rielaborò secondo i canoni della farsa americana, con equivoci, travestimenti e gag memorabili. Diversi sono i riferimenti ad altre opere e a eventi reali: tra i gangster in particolare, il soprannome "Piccolo Bonaparte" rimanda al Piccolo Cesare di Mervyn LeRoy (1930) e altre situazioni ricordano episodi di Scarface - Lo sfregiato di Howard Hawks (1932) e di Nemico pubblico di William A. Wellman (1931). Lo stesso Piccolo Bonaparte trae spunto, nell'aspetto e nei modi, dalla figura di Benito Mussolini. Le scene sulla spiaggia ricordano quelle della serie sulle Bellezze al bagno di Mack Sennett.

Nel 2004 il soggetto è stato ripreso dal film "Connie e Carla (Connie and Carla)" del regista Michael Lembeck: in questa pellicola sono protagoniste due ragazze che, per sfuggire ai gangster, si camuffano da uomini e vanno a lavorare in un locale per uomini travestiti; mentre nel film di Wilder il travestimento è solo occasione di battute e gags, in quello di Lembeck c'è più attenzione alla condizione del "diverso".

Gli attori[modifica | modifica sorgente]

  • Le prime scelte di Billy Wilder furono Frank Sinatra per il ruolo di Jerry/Daphne e Mitzi Gaynor per il ruolo di Sugar.
  • Rimasero celebri le difficoltà di Marilyn Monroe a imparare per intero le battute esatte, cosa che più volte fece esasperare il regista. In particolare, dopo 47 ciak durante i quali la diva non riusciva a pronunciare la battuta (in lingua originale) It's me, Sugar e 30 ciak per Where's the bourbon?, gli autori dovettero porre delle lavagnette in un punto del set distante dalle inquadrature, per permetterle di leggere le battute. Tuttavia, la Monroe tendeva a leggere sempre la battuta sbagliata, costringendo così gli autori a posizionare le lavagnette una alla volta.
  • La Monroe rimase particolarmente colpita dall'arte di Jack Lemmon, tanto che alla prima del film, nel marzo 1959, avvicinata da un giornalista disse al microfono: Isn't Jack Lemmon the funniest man in the world? ("Non è Jack Lemmon l'uomo più divertente del mondo?").
  • Marilyn Monroe desiderava lavorare ancora con Jack Lemmon, ma così favorì indirettamente la carriera di Shirley MacLaine: infatti chiese una parte in un altro film di Wilder, L'appartamento (1960) ma, impegnata sul set di Facciamo l'amore, rinunciò in favore di Shirley MacLaine. Nel 1962 la Monroe e Lemmon furono scritturati per Irma la dolce (1963), ma l'attrice morì prima dell'inizio delle riprese e la sua parte andò nuovamente alla MacLaine. In Irma la dolce la Monroe oltre che con Lemmon, avrebbe recitato nuovamente anche con Joan Shawlee.
  • Una diceria vuole che ben diversi fossero i rapporti tra la Monroe e Tony Curtis. Per molto tempo circolò la voce che Curtis avesse detto che baciare la bionda diva fosse stato come "baciare Hitler": lo stesso attore ha però smentito quest'indiscrezione in un'intervista del 2001.

La condanna e il successo[modifica | modifica sorgente]

Il film ebbe grande successo, nonostante la condanna della Catholic Legion of Decency e malgrado la mancata approvazione della MPAA a causa dei temi scottanti trattati dal film, soprattutto pensando agli usi e costumi dell'epoca. Girato con un budget di 2.8 milioni di dollari ne ha incassati solo in america ben 25, oltre che a 8 per i noleggi. [4]

Citazioni del film[modifica | modifica sorgente]

Il film viene citato, utilizzando filmati di repertorio, in Le dee dell'amore (The Love Goddesses) documentario di Saul J. Turell del 1965 [5]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1989 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[6]

Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al quattordicesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è sceso al ventiduesimo posto. Nel 2000 l'ha inserito al primo posto della classifica delle migliori cento commedie statunitensi. Nel 2005 la battuta «Well, nobody's perfect (Beh, nessuno è perfetto)» è stata inserita al quarantottesimo posto della classifica delle migliori cento battute del cinema statunitense. [7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://www.imdb.com/title/tt0053291/?ref_=nv_sr_1
  2. ^ http://www.mymovies.it/film/1959/aqualcunopiacecaldo/
  3. ^ http://www.imdb.com/title/tt0053291/releaseinfo?ref_=tt_dt_dt
  4. ^ http://www.imdb.com/title/tt0053291/business?ref_=tt_dt_bus
  5. ^ http://www.imdb.com/title/tt0053291/trivia?ref_=tt_trv_trv
  6. ^ (EN) National Film Registry, National Film Preservation Board. URL consultato il 3 gennaio 2012.
  7. ^ http://www.imdb.com/title/tt0053291/awards?ref_=tt_awd

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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