Antonio Scotti

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Antonio Scotti

Antonio Scotti (Napoli, 25 gennaio 1866Napoli, 26 febbraio 1936) è stato un baritono italiano. Fu uno degli artisti principali della New York Metropolitan Opera House per più di 30 anni, ma cantò anche a Londra alla Royal Opera House Covent Garden.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La sua famiglia lo voleva indirizzare verso il sacerdozio ma egli decise di votarsi alla carriera di cantante d' opera. Ricevette la prima formazione vocale da Esther Trifari-Paganini e Vincenzo Lombardi. Dopo gli studi fece il suo debutto al Theatre Royal di Malta nel 1889, nell ruolo di Amonasro in Aida di Giuseppe Verdi. Seguirono scritture in diversi teatri d'opera italiani che gli valsero la possibilità di fare esperienza ed essere poi scritturato in Spagna, Portogallo, Russia e Sud America. Nel 1894 è il protagonista in Falstaff (Verdi) diretto da Edoardo Mascheroni al Teatro Costanzi di Roma ed il protagonista in Cristoforo Colombo (opera) con Edoardo Garbin al Teatro Regio di Torino dove nel 1895 è Volframo di Escinbach in Tannhäuser (opera). Nel 1898 debuttò al Teatro alla Scala di Milano nel ruolo di Hans Sachs in I maestri cantori di Norimberga diretto da Arturo Toscanini con Angelica Pandolfini, Emilio De Marchi (tenore) e Francesco Navarrini. (Questa fu una scelta sorprendente, poiché la sua successiva carriera non lo vide cantare le opere di Richard Wagner.) L'8 giugno 1899 è il protagonista in Don Giovanni con Lilli Lehmann debuttando al Royal Opera House, Covent Garden di Londra.

Il debutto statunitense di Scotti ebbe luogo il 15 novembre del 1899, quando cantò a Chicago per il Metropolitan Opera come Count de Nevers in Les Huguenots a Chicago diretto da Luigi Mancinelli con Suzanne Adams ed Édouard de Reszke, il 23 novembre è Don Giovanni con Marcella Sembrich ed Antonio Pini-Corsi, il 27 novembre Valentin in Faust (opera) con Emma Calvé, il 30 novembre Escamillo in Carmen (opera) diretto da Enrico Bevignani ed il 2 dicembre il protagonista in Rigoletto a Chicago, il 7 dicembre Amonasro in Aida a Boston ed il 23 dicembre il Dr. Malatesta in Don Pasquale a Manhattan. Il 27 dicembre 1899 fece poi la sua prima apparizione al Metropolitan Opera House di New York , impegnato nel ruolo del protagonista nel Don Giovanni di Mozart con la Sembrich ed Antonio Pini-Corsi. Nel gennaio 1900 è Tonio in Pagliacci, in febbraio Nelusko ne L'Africaine ed in marzo Alfio in Cavalleria rusticana (opera) al Metropolitan. Sarebbe poi diventato un favorito del pubblico del Met, guadagnando consensi per il suo canto aggraziato nel Donizetti del bel canto e per il suo tocco di eleganza che palesava nelle interpretazioni di Verdi.

Nel luglio 1900 è Scarpia in Tosca con Fernando De Lucia alla presenza di Puccini a Londra.

Al Met nel 1901, Scotti fu il primo artista a cantare il ruolo del barone Scarpia, negli Stati Uniti, in Tosca di Giacomo Puccini con Giuseppe Cremonini Bianchi seguito da Hamilcar nella prima di Salammbô di Ernest Reyer con Marcel Journet e Marcello ne La bohème. Fu poi egli ad interpretare le prime statunitensi delle seguenti opere: Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea, Le donne curiose di Ermanno Wolf-Ferrari, Fedora di Umberto Giordano, L'oracolo di Franco Leoni e Harès in Messaline di Isidore de Lara nel 1902. Sempre nel 1902 è Iago in Otello (Verdi) con Louise Homer, Alfio ne La Fille du régiment, Germont ne La traviata ed il Conte Almaviva ne Le nozze di Figaro, nel 1903 Don Carlo in Ernani e nel 1904 Belcore ne L'elisir d'amore con Enrico Caruso ed Alfonso d'Este in Lucrezia Borgia (opera) con Caruso. Scotti cantò anche nei seguenti ruoli di baritono nel corso della sua lunga permanenza al Met: Rigoletto, Malatesta, Belcore, Jago, Falstaff, Marcello, Sharpless oltre ai già citati Don Giovanni e Scarpia. Si è esibito assieme al suo intimo amico Caruso, quando il tenore fece il suo debutto al Met, nel ruolo del duca di Mantova nel 1903, e collaborò a quindici diverse edizioni della Tosca nel corso della sua lunga carriera presso il Teatro.

Nel gennaio 1904 è De Siriex in Fedora (opera) con Caruso al Teatro Verdi (Trieste) ed in ottobre Scarpia in Tosca diretto da Cleofonte Campanini al Théâtre national de l'Opéra-Comique di Parigi.

Nel 1905 al Met in febbraio è Renato in Un ballo in maschera con Caruso ed in aprile Barnaba ne La Gioconda con Caruso, a Londra in giugno è Chim-Fen nella prima assoluta di L'oracolo di Franco Leoni diretto da André Messager ed in luglio Sharpless in Madama Butterfly con Caruso ed al Met in novembre Alfonso ne La Favorita con Caruso.

Ancora al Met nel 1906 è De Siriex in Fedora con Lina Cavalieri e Caruso, nel 1907 Lescaut nella prima di Manon Lescaut con la Cavalieri e Caruso alla presenza di Puccini, Sharpless in Madama Butterfly con Geraldine Farrar e Caruso alla presenza di Puccini, Michonnet nella prima di Adriana Lecouvreur diretto da Rodolfo Ferrari con la Cavalieri e Caruso e Kyoto nella prima di Iris (opera) con Caruso e nel 1909 Lescaut in Manon (Massenet) con la Farrar e Caruso e Sir John Falstaff diretto da Arturo Toscanini con Frances Alda ed Angelo Badà.

Nel 1910 è Falstaff diretto da Toscanini al Théâtre du Châtelet di Parigi.

Nel 1912 arrivò negli Stati Uniti con Pasquale Amato e William Hinshaw.[1]

Si è esibito al Covent Garden fino al 1910, con apparizioni nel 1913-1914. Durante questo periodo, è diventato non solo il Scarpia di Londra ma anche il primo Sharpless in Madama Butterfly (nel 1900 e 1905 rispettivamente).

Al Met nel 1912 è Lelio ne Le donne curiose diretto da Toscanini con la Farrar e Gil ne Il segreto di Susanna (opera) diretto da Giorgio Polacco con la Farrar.

Nel 1913 alla Scala è Falstaff diretto da Toscanini con Lucrezia Bori ed Ernesto Badini.

Al Met nel 1915 è Cim-Fen nella prima di L'Oracolo di Leoni con la Bori e nel 1919 è Crispino in Crispino e la comare (opera) con Thomas Chalmers.

Formò una propria compagnia di cantanti nel 1919, chiamandola naturalmente Scotti Opera Company, realizzando per diverse stagioni tour negli Stati Uniti. Scotti celebrò il suo 25º anniversario di carriera il 1º gennaio 1924 con una serata di gala della Tosca con Maria Jeritza e Miguel Fleta. Dal 1930, la voce di Scotti calò considerevolmente, ma riuscì a mantenere il suo posto al Met a seguito della sua eccezionale capacità istrionica. La sua ultima esibizione fu il 20 gennaio 1933, quando cantò Chim-Fen in L'Oracolo diretto da Vincenzo Bellezza con Tancredi Pasero, ruolo che aveva creato nel 1905, arrivando a 1.213 recite al Met.

Scotti ritornò in Italia per trascorrere la sua vecchiaia e morì a Napoli nel 1936, all'età di 70 anni. Aveva ricevuto molte onorificenze nel corso della sua carriera. Nel 1917, era stato eletto membro onorario della Phi Mu Alpha Sinfonia, l'associazione americana dei musicisti di sesso maschile, al New England Conservatory of Music.

Registrazioni[modifica | modifica wikitesto]

La voce di Scotti può essere ascoltata, in alcuni frammenti del personaggio di Scarpia, in una performance di Tosca registrata dal vivo al Met sul Mapleson Cylinders nel 1903. Egli realizzò anche delle sporadiche registrazioni dal 1902 fino allo scoppio della prima guerra mondiale, per l'inglese Gramophone Company e le statunitensi Victor Talking Machine Company e Columbia Phonograph Company. Dette registrazioni sono poi state riversate su CD. Riguardano una serie di arie solistiche e di alcuni duetti d'opera con Enrico Caruso, Marcella Sembrich e Geraldine Farrar, queste registrazioni di Scotti confermano che disponeva di una voce elegante, ben impostata e di aristocratica bellezza. La sua voce non era particolarmente grande o troppo risonante, ma limpida, tonica e precisa nell'esecuzione di difficili ornamenti vocali.

Fu una persona che colpiva sia sul palcoscenico che fuori ed era altrettanto abile nel ritrarre personaggi comici e drammatici.

Alcuni importanti ruoli di Scotti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Baritono da 2.000 $ dice: l'arte del canto è in calo in Italia., 29 ottobre 1912. URL consultato il 21-12-2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • David Ewen, Enciclopedia of the Opera.
  • John Steane, la grande tradizione.
  • Michael Scott, The Record of Singing(Volume uno).
  • Harold Rosenthal e John Warrack, The Concise Oxford Dictionary of Opera(seconda edizione).
  • Alan Blyth, note di copertina di Antonio Scotti, CD Pearl, GEMM CD 9937.
  • Jean-Pierre Mouchon, "Antonio Scotti" in "Étude" n° 22, avril-mai-juin 2003 (Association internationale de chant lyrique TITTA RUFFO, sito: titta-ruffo-international.jimdo.com)

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