Santa Rosalia
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| Santa Rosalia | ||
|---|---|---|
| Vergine ed eremita | ||
| Nascita | 1130 | |
| Morte | 4 settembre 1156 | |
| Venerato da | Chiesa cattolica | |
| Canonizzazione | 1630, da Papa Urbano VIII | |
| Santuario principale | Santuario di Monte Pellegrino, Palermo | |
| Ricorrenza | 4 settembre (morte) e 15 luglio (ritrovamento delle reliquie) | |
| Attributi | corona di rose, giglio, teschio | |
| Patrono di | Bivona (AG), Palermo, Santo Stefano Quisquina (AG) | |
Rosalia al secolo Rosalia Scalia (1130 - 4 settembre 1156), venerata come santa vergine dalla Chiesa cattolica, secondo la tradizione, appartenne alla nobile famiglia dei Sinibaldi del XII secolo.
Figlia di Sinibaldo, signore di Quisquina e di Rose, in provincia d'Agrigento (l'allora Girgenti), nel territorio della cittadina di Bivona. Visse alla corte di re Ruggero prima di ritirarsi come eremita in una grotta sul Monte Pellegrino, nei pressi di Palermo, dove morì.
Indice |
[modifica] Il culto
Secondo la tradizione cattolica, nel 1624 salvò Palermo dalla peste e ne divenne la patrona, spodestando santa Cristina, santa Oliva, santa Ninfa e sant'Agata. Mentre infuriava una terribile epidemia arrivata in città da alcune navi, la santa apparve infatti in sogno ad un cacciatore indicandogli dove avrebbe potuto trovare i suoi resti, che portati in processione in città fermarono l'epidemia. Il culto della santa è tuttavia attestato da documenti[senza fonte] a partire dal 1196 ed era diffuso già nel XIII secolo. Essendo infatti la Santa palermitana la sua memoria nel 1600 lasciava qualche residuo nelle litanie.
Il culto è particolarmente vivo a Palermo, dove ogni anno, il 14 e il 15 luglio si ripete il tradizionale "Festino" terminato dallo spettacolo pirotecnico del 14 notte e dalla processione in suo onore del 15. Il 4 settembre invece la tradizionale "acchianata" ("salita" in lingua siciliana) a Monte Pellegrino conduce i devoti al Santuario in circa un'ora di scalata a piedi.
Nella provincia di Palermo il culto è presente a Campofelice di Roccella, in quanto importato dal principe palermitano fondatore dell'abitato attuale nel 1699, mentre in altri centri delle Madonie se ne trovano invece solo scarse tracce. A Bisacquino, feudo dell'arcivescovo di Monreale il culto deriva da una reliquia della santa donata nel 1626 dall'arcivescovo di Palermo.
In Sicilia il culto è attestato inoltre a Bivona e a Santo Stefano Quisquina, dove secondo la tradizione la santa visse per qualche tempo in eremitaggio e dove fu probabilmente introdotto dai Chiaramonte, signori feudali delle due località nella seconda metà del XIV secolo. A Bivona le prime notizie documentate della chiesa e della confraternita di Santa Rosalia risalgono al 1494. La santa era particolarmente invocata, insieme a San Rocco contro la peste: durante le epidemie del 1575 e del 1624 i bambini battezzati con i nomi dei due santi furono la quasi totalità dei nati, come risulta documentato nei registri di battesimo.
Santa Rosalia è anche compatrona di Centuripe dove venne forse introdotta, in occasione della rifondazione del 1501 o 1548 ad opera della famiglia dei Moncada.
[modifica] Il culto più antico: Bivona
| Per approfondire, vedi la voce Aspetti religiosi di Bivona#Santa Rosalia bivonese. |
Il culto più antico di cui si abbia traccia risale al 1375 (o al 1348).[senza fonte] In quel periodo in tutta la Sicilia scoppiò una grave pestilenza. Secondo tale culto santa Rosalia apparve ad una vergine di Bivona (o ad un uomo o a dei giurati) sopra un sasso, dicendo che se avessero costruito una chiesa in suo onore in quello stesso posto, la peste sarebbe cessata. Non si diede credenza all'evento, così l'anno seguente la santa riapparve, esortandoli un'altra volta. Non appena la chiesa fu fabbricata, la peste cessò.
Ma c'è anche un'altra tradizione: quella che ha inizio nel 1648, in seguito alle rivelazioni (e alle visioni) di suor Maria Roccaforte, bivonese, nata nel 1597 e morta nel 1648. La suora raccontò che Santa Rosalia in persona le narrò la propria vita, arricchita di particolari "fantasiosi": per esempio, narrò che Rosalia, guardandosi allo specchio, vedeva il volto sofferente di Gesù Cristo. Secondo quest'ultima tradizione, la santa, a vent'anni, dopo aver trascorso sette anni di eremitaggio nella grotta della Quisquina, essendo stata scoperta da alcuni abitanti del posto, si trasferì a Bivona, poiché essa faceva parte dei possedimenti paterni (Sinibaldi domini Quisquinae et Rosarum, signore della Quisquina e del Monte delle Rose, il monte che sovrasta Bivona). Rosalia visse a Bivona per cinque anni presso una grotta inserita all'interno di un bosco di querce, attraversato dal fiume Alba, lo stesso che tuttora trascorre nel sottosuolo, davanti la Chiesa di Santa Rosalia. Ma oggi di quel bosco è rimasto solo un ceppo della quercia dove la Santa era solita fermarsi per pregare e trovare rifugio: questo segno è visibile attraverso un'apertura con vetro posta vicino l'ingresso della Chiesa.
Il culto crebbe negli anni, e nella successiva ondata di peste del 1575-1576 la santa venne invocata nuovamente, e la quasi totalità dei nati venne battezzata col suo nome. Quando, nel 1624, furono rinvenute sul Monte Pellegrino le reliquie della Santa, che successivamente fu proclamata Patrona di Palermo, il rettore del Collegio dei Gesuiti di Bivona, padre Lanfranchi, rispondendo ad una lettera inviatagli da un sacerdote di Palermo (che voleva informarsi sul culto della santa a Bivona), scrisse: "...V.R. di grazia mi scriva alcuna cosa a ciò si accendano di più alla divozione di questa Santa li cittadini nostri; alli quali viene scritto che nel tumolo dove si trovò la santa vi era scritto Rosalia bivonese..."
[modifica] Il fercolo o Vara di Bivona
Nel 1601 il sacerdote bivonese Ruggero Valenti, all'età di 80 anni, scolpì l'artistico fercolo che ancora oggi il 4 settembre viene portato in processione[1] [2] [3]. La "Vara" di Santa Rosalia, conservata nell'omonima Chiesa di Bivona, è un capolavoro di arte tardomanierista e di scultura lignea siciliana del '600.
[modifica] I festeggiamenti
| Per approfondire, vedi la voce Festa di Santa Rosalia. |
La leggenda del ritrovamento miracoloso delle spoglie di Rosalia è una tipica storia edificante; al passaggio delle reliquie una pestilenza cessa miracolosamente, al che i palermitani per riconoscenza scelgono «a Santuzza» come seconda protettrice della città (dopo santa Cristina), dedicandole «u fistinu» (il festino) che si celebra dall'11 al 15 luglio con un carro trionfale, introdotto nel 1686, e un corteo storico in costumi seicenteschi. I festeggiamenti sono aperti alla mattina presto da un'alborata. Il pittore Jean Houel nel 1776 nel descriverlo così lo definisce: «È un'arca di trionfo mobile che porta una grandissima quantità di musici e la cui base è come una conca, portata su quattro ruote. Nel mezzo il simulacro della giovane con splendido abito, sospesa su di una nuvola e circondata di raggi di gloria».
Nel 1896 Pitrè descrive la figura della santa coronata di rose su un carro a vascello «a candelora verticale» e ci ha lasciato nel suo volume Feste patronali questa bellissima descrizione dell'urna con le reliquie e i particolari della suggestiva processione:
| « Già fin dal secolo scorso i viaggiatori più illustri ebbero a notare che in tre, quattro, cinque giorni di spettacoli in occasione delle onoranze a santa Rosalia, solo uno ve n'era religioso, l'ultimo. Ma il fatto non è unico né raro nella storia delle feste patronali dei paesi cattolici: e in quelle della patrona di Palermo v'è pure qualche cosa che la ricorda anche negli spettacoli che sono o paiono mondani, come oggi si dice, o pagani, come si diceva fino a ieri. Il carro stesso che cosa è se non l'apoteosi della Santa, la cui figura dal braccio disteso e della mano aperta in atteggiamento solenne di benevolenza accenna a difesa, a sostegno, a protezione della città? Tutto il giorno è un viavai di devoti al Duomo a rendere omaggi alla santa. Nelle ore meridiane però le Compagnie della Pace, della Carità, dei Bianchi e di Sant'Elena e Costantino (già di San Tommaso), una volta ciascuna per sé, ora tutte insieme, vanno pubblicamente ad offrire la cera di uso e gli ossequi delle loro confraternite; mentre nella cappella della santa si celebra per loro e dal loro cappellano la messa. "La processione delle reliquie di S. Rosalia è l'ultima delle feste," e vi prendon parte le confraternite, il Ccapitolo, l'Arcivescovato, la Giunta Comunale quando non se l'abbia a disdoro, ed una volta anche le corporazioni religiose tutte. E dico tutte, perché era questo un dovere al quale nessuna poteva sottrarsi trattandosi della Patrona della città; mentre, secondo le consuetudini locali o generali, alle frequenti processioni d'un santo o d'una santa d'un ordine religioso o d'un altro, solo alcune comunità intervenivano o si facevan rappresentare da pochi frati. In mezzo a queste diverse comunità di tanto in tanto si conducevano ceri ed obelischi raffiguranti i più notevoli avvenimenti della vita di S. Rosalia, o fatti biblici allusivi alle virtù di Lei. E poiché si festeggia la Patrona, non devono mancare le bare con le immagini degli altri santi, "le eccelse superbe moli e macchine piramidali, che formano la meraviglia degli stranieri, le quali precedono l'urna della Santa o Santuzza, come antonomasticamente la si appella. Questa processione delle bare o barelle è uno spettacolo che chiama molto popolino" » |
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Dal 1972 per iniziativa del Comune l'architetto Rodo Santoro ha riprodotto il carro settecentesco e la "Santuzza" continua – tra storia e leggenda – a raccogliere la devozione dei Palermitani e l'ammirazione dei turisti per la spettacolarità della festa.
La sera del 14 luglio la processione parte dal Palazzo reale e si snoda lungo l'antico Cassaro fino a mare, fermandosi dinanzi la Cattedrale e ai Quattro Canti, punto in cui il sindaco della città sale sul carro e depone dei fiori ai piedi della santa, gridando "Viva Palermo e Santa Rosalia". Non appena la processione arriva al Foro Italico hanno inizio i fuochi d'artificio che durano fino a tarda notte.
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Sara Cabibbo, Santa Rosalia tra cielo e terra, Sellerio Editore. Palermo 2004
- Paolo Collura, Santa Rosalia nella storia e nell‘arte. Palermo 1977
- Santa Rosalia nelle arti decorative . A cura di Maria Concetta Di Natale ; introduzione di Antonino Buttitta ; con contributi di Paolo Collura e Maria Clara Ruggieri Tricoli. Palermo 1991
- Rosalia Sinibaldi da nobile a santa, a cura di Maria Concetta Di Natale, Palermo 1994
- Il Seicento e il primo Festino di Santa Rosalia, a cura di Eliana Calandra, Palermo 1996
- Salvatore Tornatore, Il culto di Santa Rosalia a Bivona, la chiesa e il fercolo, Bivona 2009
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su Santa Rosalia, da Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi, SantieBeati.it
- Il sito della comunità cattolica di Bivona
- il culto di santa rosalia
- Santa Rosalia a Bivona

