Italo-britannici

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Italo-britannici
Luogo d'origine Italia Italia
Popolazione 209.720 cittadini italiani
ca 500.000 oriundi
Lingua italiano, inglese
Religione cattolicesimo
Distribuzione
Regno Unito Regno Unito ca 500.000
John Florio, un illustre italo-britannico nato a Londra nel Cinquecento, che si definì "an Englishman in Italian" (un "inglese italiano")

Italo-britannici (detti anche "Inglesi italiani") sono gli Italiani emigrati e residenti nel Regno Unito negli ultimi secoli, ed i loro discendenti. A seconda della loro distribuzione geografica vengono anche suddivisi in Italiani dell'Inghilterra, Italiani del Galles, Italiani della Scozia ed Italiani dell'Irlanda del Nord.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'inizio dell'emigrazione dalla penisola italiana si può fare risalire ai tempi dell'Impero Romano, quando molti coloni romani si trapiantarono nella Britannia romana.

La loro presenza si deduce anche da personaggi storici come Ambrosio Aureliano, identificato da molti[senza fonte] come il possibile Re Artù della leggenda della Tavola Rotonda.

Nel Rinascimento vi fu una nutrita colonia di mercanti e banchieri (specialmente lombardi, dai quali viene il nome della Wall Street di Londra: Lombard Street, con il famoso "tasso lombard") che si radicarono a Londra e dintorni.

Secondo lo storico Michael Wayatt, vi era una piccola ma influente comunità di italiani nell'Inghilterra dei Tudor, costituita da artisti, mercanti, umanisti e finanzieri che diede un'impronta fondamentale al nascente Impero britannico[1]. La stessa scoperta del continente nord-americano per conto degli Inglesi è dovuta al navigatore Giovanni Caboto (1497).

Nel Cinquecento furono numerosi i protestanti italiani che si rifugiarono nelle isole britanniche: John Florio fu il più rinomato, avendo tradotto in inglese molte opere che servirono allo stesso Shakespeare.

Dopo il 1830 iniziò un flusso migratorio dall'Italia, specialmente centro-settentrionale, verso le principali città inglesi. Nella seconda metà dell'Ottocento vi erano importanti comunità italiane a: Londra (Chelsea, South Kensington, Westminster, Kensington) Peterborough, Manchester, Glasgow, Bedford, Woking e Cardiff.

Il numero degli Italiani residenti in Gran Bretagna crebbe da 4.608 nel 1861 a 24.383 nel 1901. L'avvento del Fascismo bloccò questa emigrazione e l'entrata in guerra contro l'Impero britannico determinò l'internamento di molti Italo-britannici.

Nel dopoguerra vi fu una modesta ripresa dell'emigrazione (come a Bedford, dove attualmente vi sono circa 14.000 italo-britannici[2]), ed oggi gli oriundi italiani in Gran Bretagna sono calcolati in quasi mezzo milione.

Negli ultimi decenni Londra è diventata meta di molti giovani professionisti italiani (circa 4.000, includendo i ricercatori universitari)[senza fonte], che vi si radicano alcuni anni per acquisire esperienza specialmente nella "City" finanziaria.

Comunità italiana[modifica | modifica wikitesto]

L'Anagrafe italiana (AIRE) nel 2007 registra 170.927 Italiani residenti nel Regno Unito.[3] Più della metà degli Italiani presenti nel Regno Unito provengono da regioni meridionali, mentre circa un terzo è originario delle regioni settentrionali e solo un sesto delle regioni centrali. Il primo gruppo è quello dei campani, con 31.000 persone. Seguono i siciliani (19.000), i lombardi e i laziali con 13.000 presenze ciascuno. Gli Italiani si concentrano nelle circoscrizioni consolari di Londra (66%), Manchester (16%), Bedford (12%) ed Edimburgo (6%).

La zona di maggiore concentrazione è quella dell'area metropolitana di Londra, con circa 38.000 Italiani.

Un'altra area è quella di Peterborough, dove agli inizi degli anni cinquanta circa 5.000 meridionali si sono trasferiti nella località di Fletton[4].

Nel Galles si trova una numerosa comunità italiana (circa 4.000) nell'area di Cardiff, il cui più famoso rappresentante è il pugile Joe Calzaghe (campione mondiale peso mediomassimo[5]).

Gli Italiani in Scozia sono concentrati nell'area di Glasgow[6]. Del resto gli Scozzesi di ascendenza italiana sono oltre 50.000: il ministro scozzese Linda Fabiani (che ha ricevuto nel 2007 il titolo di "Cavaliere dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana") è la loro più famosa rappresentante.[7]

Una piccola comunità italiana di 1600 persone si trova radicata da oltre un secolo a Belfast, nell'Irlanda del Nord. Lo stesso Guglielmo Marconi (la cui madre era irlandese) aveva legami con questi Italiani dell'Ulster, originari principalmente da Casalattico e dintorni come Lord Charles Forte[8]. Si calcolano in circa 8.000 gli Italo-britannici con ascendenza da quest'area della provincia di Frosinone.

Italiani di Londra[modifica | modifica wikitesto]

A Londra fin dalla metà del secolo XIX si formò a Clerkenwell (vicino al Parlamento inglese) una "Little Italy", abitata anche da personaggi come Giuseppe Mazzini (che creò ad Hatton Garden nel 1841 una scuola in lingua italiana per la crescente comunità).

Clerkenwell Green, Londra
La casa di Mazzini in Laystall Street a Londra
La targa in onore di Mazzini in Laystall Street

La chiesa cattolica di San Pietro a Clerkenwell fu fondata nel 1864 per servire la comunità italiana di Londra, che all'epoca contava 5.000 persone. Da allora annualmente viene fatta la "Processione della Madonna del Carmine" intorno al quartiere.

Molti Italo-britannici ai primi del Novecento si trasferirono a vivere nel quartiere Soho, dove crearono numerosi ristoranti e punti di ristoro (caffè, gelaterie, pasticcerie, ecc...) e svilupparono studi di artisti ancora oggi rinomati.

Durante gli anni trenta vi erano undici scuole italiane per gli Italo-britannici a Londra e la locale sezione del Fascio (promossa nel 1921 dallo stesso Mussolini, che la definì la "sua primogenita all'estero") era collegata alla crescente organizzazione dei fascisti inglesi di Oswald Mosley (fino alla guerra d'Etiopia appoggiati da Lord Harold Rothermere, proprietario del Daily Mirror e del Daily Mail, e parzialmente anche da Churchill[9]).

L'entrata in guerra del Regno d'Italia contro gli Alleati pose fine a questo sviluppo della comunità italiana a Londra.

Durante la seconda guerra mondiale quasi tutti gli Italiani in Gran Bretagna e Londra (oltre 20.000 nel 1940) soffrirono persecuzioni ed internamenti[10].

« Non appena Mussolini dichiara guerra scatta un blitz di arresti che nel giro di due settimane porta nei campi d’internamento 4.500 italiani. Il blitz non avviene solo a Londra e nelle principali città britanniche, ma anche in paesi piccoli e relativamente remoti come, per esempio ad Hamilton, in Scozia. Gli arrestati vengono portati in campi di internamento, tra i quali Lingfield, che è un campo di corse per cavalli. Molti finiscono nei box dei cavalli. Poi passano ad altri campi come Warth Mills e nel frattempo il governo comincia ad attuare il progetto di inviare internati all’estero. Il Canada è pronto a riceverne 1.500, anche subito. Vengono approntate alcune navi, tra cui l'Arandora Star. L’Arandora Star salpa nella notte tra il 30 giugno e il primo luglio, senza esporre il contrassegno della Croce Rossa. Viene colpita da un sommergibile tedesco il 2, all’alba. Affonda in 20 minuti. Gli italiani a bordo sono 732. Le telecamere non sono ancora scese a far vedere quello che c’è sul fondo. Quindi si specula sul motivo per cui 476 italiani muoiono. Si dice che buona parte degli italiani si trovassero nel ponte più in basso e che quindi molti non fecero in tempo a salire le scale. Tra gli italiani c’erano poi persone anche molto anziane.[11] »

L'affondamento dell'Arandora Star (dove perirono addirittura molti antifascisti) viene considerato il più tragico evento nella storia della popolazione italiana nel Regno Unito: nessun'altra comunità italiana nel mondo ha sofferto un disastro di simili proporzioni[12].

Nel primo dopoguerra si ebbe una ripresa dell'emigrazione italiana (specialmente dal Mezzogiorno d'Italia verso aree industriali come Bedford e Peterborough). Londra registrò una crescita numerica della sua comunità italiana (in attivita legate alla ristorazione, commercio e turismo), che si esaurì negli anni settanta con il rientro di molti emigranti in Italia.

Nel censimento del 2001 vennero riportati 34.257 Italiani residenti nella metropoli londinese (senza includere gli Italo-britannici nati in Inghilterra). I quartieri di Enfield, Haringey e Barnet nella cintura settentrionale di Londra e quelli di Islington e Camden vicino Clerkewell sono attualmente i più popolati dagli Italo-britannici.

Stampa ed Istituzioni italiane nel Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

Le principali pubblicazioni italiane sono:

  • L’Italiano, quindicinale (Londra), direttore Wolfang Bucci.
  • Pino L'Alpino, annuale (Londra, 1973), editore e direttore Bruno Roncarati, coredattore Fabrizio Biscotti (proprietà Associazione Nazionali Alpini). (Sito)
  • L’Italoeuropeo.com, web magazine in Londra (2006), direttore Filippo (philip) Baglini.
  • La Voce degli Italiani, quindicinale (Londra, 1948), editore Bernardo Zonta, direttore Umberto Marin (proprietà Congregazione Scalabriniana)
  • The London Italian, bimestrale (Londra, dal 2002), editore e direttore Aldo Vittorio Bevacqua (proprietà The London Italian Ltd.). (Sito)
  • Londra Sera, settimanale (Londra, dal 1976), editore e direttore Tommaso Bruccoleri.
  • L'Italiano Europeo, mensile (Londra, dal 1996), editore e direttore S. Sagida.
  • Italia Nuova, bimestrale (Londra), direttore Adriano Longo.
  • Il Messaggero Italiano (Manchester).
  • Europa Sera, bimensile (Londra, dal 2002), editore RAPA-INAS CISL, direttore Luciano Rapa.

Tra le 82 Istituzioni italiane del Regno Unito spiccano la Società Dante Alighieri e la Scuola Italiana di Londra[13]

Inoltre, l’Italian Nursery School di Lambeth dal 1969 e la British-Italian School of London di Barking (zona est di Londra), hanno corsi che vanno dalle elementari alle superiori con un programma di insegnamento bilingue.

Enorme importanza hanno le Associazioni cattoliche e missionarie, come quelle dei Padri Scalabriniani, nella tutela dei pensionati ed indigenti italiani.

A Londra vi è anche una rete governativa di supporto commerciale e culturale comprendente, tra gli altri, la Camera di Commercio e Industria Italiana per il Regno Unito, fondata nel 1886 esclusivamente per promuovere il commercio tra Italia e Regno Unito, l’Istituto Italiano per il Commercio Estero, che promuove le opportunità commerciali per le aziende italiane e fornisce loro supporto governativo all'estero, e l’Italian Cultural Institute, promotore di numerosi eventi culturali. Numerose le associazioni e 'society' di volontari italo-britannici impegnati alla promozione della cultura italiana. La British-Italian Society, l'Accademia Apulia, Il Circolo svolgono importanti azioni di fundraising. Ogni anno Il Circolo supporta la cattedra di insegnamento di italiano presso il Somerville College di Oxford, oltre al finanziamneto di borse di studio per universitari e post-universitari, i cui studi, sono improntati alla promozione della cultura italiana.

Italo-britannici famosi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Italian Encounter with Tudor England: A Cultural Politics of Translation. L'incontro degli Italiani coll'Inghilterra dei Tudor, di Wyatt Michael (in inglese)
  2. ^ (EN) Bedford's Italian question(BBC). Gli italiani di Bedford
  3. ^ Ministero dell'Interno - AIRE
  4. ^ Carnevale italiano a Peterborough
  5. ^ http://www.calzaghe.com/ Sito ufficiale di Joe Calzaghe
  6. ^ Sito degli "Scots-Italian"(in inglese)
  7. ^ BBC: Onorificenza italiana a Linda Fabiani (in inglese)
  8. ^ Italiani del nord Irlanda
  9. ^ Louis, William. The Origins of the Second World War: A.J.P Taylor And His Critics Wiley & Sons. New York, 1972.
  10. ^ Hickey and Smith. The Star of Shame(Arandora Star). p.26
  11. ^ Alfio Bernabei e l'affondamento dell'Arandora Star
  12. ^ Colpi, Terry The Italian Factor: the Italian Community in Great Britain (pp.115-124)
  13. ^ Nuova "Scuola Italiana di Londra"
  14. ^ Charles Forte

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Colpi, Terry. The Italian Factor: the Italian Community in Great Britain. Mainstream Publishing. Edinburgh, 1991. ISBN 1-85158-344-0
  • Favero, Luigi e Tassello, Graziano. Cent'anni di emigrazione italiana (1876-1976). Cser. Roma, 1978.
  • Forte, Charles. Autobiography of Charles Forte. Sidgwick & Jackson Publisher. London, 1986
  • Hickey, Des & Smith, Gus. The Star of Shame (Arandora Star).Madison Publishing. Dublin, 1980.
  • Rea, Anthony. Manchester's Little Italy. Neil Richardson Publisher. Manchester, 1990. ISBN 1-85216-020-9

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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