Amedeo Modigliani

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« La vita è un dono, dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno. »
(Amedeo Modigliani, dedica apposta sul ritratto della modella Lunia Czechowska)
Amedeo Modigliani nel suo studio

Amedeo Clemente Modigliani, noto anche con i soprannomi di Modì[1] e Dedo[2] (Livorno, 12 luglio 1884Parigi, 24 gennaio 1920), è stato un pittore e scultore italiano, celebre per i suoi ritratti femminili caratterizzati da volti stilizzati e colli affusolati. Affetto da tubercolosi, morì all'età di trentacinque anni. È sepolto nel cimitero parigino Père Lachaise.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e adolescenza[modifica | modifica wikitesto]

La casa natale di Modigliani a Livorno

Modigliani nacque a Livorno il 12 luglio del 1884, ultimogenito di quattro figli (i fratelli erano Giuseppe Emanuele, Margherita e Umberto), da padre italiano originario di Roma, Flaminio Modigliani, e da madre francese originaria di Marsiglia, Eugénie Garsin, ambedue ebrei sefarditi, sebbene atei. Quando venne alla luce, la famiglia stava attraversando un grave dissesto economico poiché l'impresa del padre, costituita da alcune società agricole e minerarie in Sardegna, era in bancarotta. Anche la situazione finanziaria dei Garsin era tutt'altro che rosea.

Fu soprattutto l'intraprendenza della madre a impedire il tracollo economico della famiglia grazie ai ricavi provenienti dalla scuola materna ed elementare da lei fondata, dalle lezioni private e dall'attività di traduttrice e critica letteraria. Inoltre, si preoccupò personalmente dell'istruzione dei figli e in particolare di Amedeo che, essendo quello più fragile, era forse il suo preferito.

Fin dall'adolescenza Amedeo fu infatti afflitto da problemi di salute: dapprima una febbre tifoide, contratta all'età di 14 anni, quindi l'esordio della tubercolosi due anni dopo, una forma così grave da costringere il giovane Amedeo ad abbandonare gli studi e ad effettuare alcuni soggiorni a Capri, dai quali trasse un discreto giovamento. La famiglia di Modigliani soffriva di una storia di depressione, che colpì anche lui e alcuni dei suoi fratelli, che condivisero la sua stessa natura testarda e indipendente. Nel 1898 il fratello maggiore, Giuseppe Emanuele, futuro deputato del Partito Socialista Italiano, venne condannato a sei mesi di carcere.

Costretto spesso in casa per via della salute assai cagionevole (cadde più volte malato di polmonite, che infine si convertirà in tubercolosi), Modigliani sin da piccolo mostrò una grande passione per il disegno, riempiendo pagine e pagine di schizzi e ritratti tra lo stupore dei parenti che comunque non gli poterono concedere la possibilità di iscriversi a qualche corso adatto al suo livello; durante un violento attacco della malattia, riuscì a strappare alla madre la promessa di poter andare a lavorare nello studio di Guglielmo Micheli, uno dei migliori allievi del grande Giovanni Fattori e uno dei pittori più in vista di Livorno, da cui apprenderà le prime nozioni pittoriche, e dove conoscerà, nel 1898, lo stesso Fattori. Modigliani sarà così influenzato dal movimento dei Macchiaioli, in particolare dal Fattori stesso e da Silvestro Lega.

Il trasferimento a Parigi e l'esordio artistico[modifica | modifica wikitesto]

Modigliani e il Futurismo
Marinetti

Gino Severini che viveva anch'egli a Parigi nei primi anni del Novecento racconta che quando venne in contatto con Filippo Tommaso Marinetti per decidere se aderire o meno al Futurismo chiese un suggerimento anche a Modigliani, che egli avrebbe voluto nel gruppo, ma il pittore declinò l'offerta perché come scrisse nella sua autobiografia:

« Queste manifestazioni non gli andavano, il complementarismo congenito lo fece ridere, e con ragione, perciò invece di aderire mi sconsigliò di mettermi in quelle storie; ma io avevo troppa affezione fraterna per Boccioni, inoltre ero, e sono sempre stato pronto ad accettare l'avventura […] »
(Gino Severini, Vita di un pittore)

Nel 1902 Amedeo Modigliani s'iscrisse alla "Scuola libera di Nudo" di Firenze e un anno dopo si spostò a Venezia, dove frequentò l' "Istituto per le Belle Arti di Venezia". È in questa città che Amedeo provò per la prima volta la mariujana e, piuttosto che studiare, prese a frequentare i quartieri più disagiati della città. Nel 1906 Modigliani si trasferì a Parigi, che all'epoca era il punto focale dell'avant-garde, dove sarebbe diventato l'epitome dell'artista tragico, creando una leggenda postuma, famosa quasi quanto quella di Vincent Van Gogh. Sistematosi a Le Bateau-Lavoir, una comune per artisti squattrinati di Montmartre, fu ben presto occupato dalla pittura, inizialmente influenzato dal lavoro di Henri de Toulouse-Lautrec, finché Paul Cézanne cambiò le sue idee.

Modigliani sviluppò uno stile unico, l'originalità di un genio creativo, che era contemporaneo del movimento artistico dei cubisti, ma di cui non fece mai parte. Modigliani è famoso per il suo lavoro rapido: si dice che completasse un ritratto in una o due sedute. Una volta terminati, non ritoccava mai i suoi dipinti. Eppure, tutti coloro che avevano posato per lui dissero che essere ritratti da Modigliani era come "farsi spogliare l'anima". Modigliani si era inizialmente pensato come scultore più che come pittore e iniziò a scolpire seriamente dopo che Paul Guillaume, un giovane e ambizioso mercante d'arte, s'interessò al suo lavoro sulla scultura negra, a Parigi lo presentò a Constantin Brâncuşi e poco dopo a Picasso.

Chaïm Soutine ritratto da Modigliani nel 1916

Questi caratteri appaiono antichi, quasi egizi, piatti e vagamente ricordanti una maschera, con distintivi occhi a mandorla, bocche increspate, nasi storti e colli allungati. Anche una serie di sculture di Modigliani venne esposta al Salone d'autunno del 1912. A causa delle polveri generate dalla scultura, la sua tubercolosi peggiorava; abbandonò quindi la scultura, prima quella della pietra calcarea e poi anche quella del legno, e si concentrò unicamente sulla pittura.

I ritratti[modifica | modifica wikitesto]

Tra le personalità ritratte da Modigliani si ricordano il pittore Chaim Soutine, suo amico e anche lui forte bevitore, Beatrice Hastings, una scrittrice e giornalista inglese alla quale rimase legato sentimentalmente per due anni, e molti colleghi artisti che frequentavano in quel tempo Montparnasse, come Moise Kisling, Pablo Picasso, Diego Rivera, Juan Gris, Max Jacob; e i giovani scrittori Blaise Cendrars e Jean Cocteau.

Un altro pittore suo grande amico, nonostante le liti frequenti, per i problemi di alcolismo fu Maurice Utrillo. Dalle "teste", Modigliani passò ai ritratti con la figura completa svolta a spirale e ai nudi disegnati con una linea ondulata, che costituiscono le sue opere più tipiche. Amedeo amava anche ritrarre la sua compagna, Jeanne Hébuterne che si gettò dalla finestra il giorno dopo la morte di Modì.

I nudi e l'incontro con Jeanne Hébuterne[modifica | modifica wikitesto]

Grande nudo disteso di Modigliani

Il 3 dicembre 1917 si tenne alla Gallerie Berthe Weil la prima mostra personale di Modigliani. Il capo della polizia di Parigi rimase scandalizzato per l'immoralità dei nudi di Modigliani in vetrina, e lo costrinse a chiudere la mostra a poche ore dalla sua apertura. La sua pittura apparve diversa da tutto ciò che si faceva allora, ovvero un "ritorno all'ordine". Qualcosa di comune egli aveva coi due pittori russi Pascin e Soutine, anche per l'accensione tonale che, insieme alla ricerca di una materia sempre più vellutata, caratterizza l'opera degli ultimi anni del pittore.

Quello stesso anno, Modigliani ricevette una lettera da una ex-amante, Simone Thiroux, una ragazza franco-canadese, che lo informò di essere di ritorno in Canada e di aver dato alla luce un figlio, avuto da lui. Modigliani non riconobbe mai il bambino come suo, mentre trovò il grande, vero amore, in Jeanne Hébuterne, una pittrice in erba, con la quale si trasferì in Provenza, dopo che lei era rimasta incinta: il 29 novembre 1918 ella diede alla luce una bambina, che venne anch'essa battezzata Jeanne.

La tomba di Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne al cimitero di Père Lachaise.

Mentre era a Nizza, Léopold Zborowski si prodigò per aiutare lui, Tsuguharu Foujita e altri artisti, cercando di vendere i loro lavori ai ricchi turisti. Modigliani riuscì a vendere solo qualche quadro e per pochi franchi ciascuno. Nonostante ciò, fu proprio questo il periodo in cui egli produsse la gran parte dei dipinti, che sarebbero diventati i suoi più popolari e di maggior valore. I finanziamenti che Modigliani riceveva svanivano rapidamente in droghe e alcool.

Nel maggio del 1919 fece ritorno a Parigi dove, assieme a Jeanne e alla loro figlia, affittò un appartamento in Rue de la Grande Chaumière. Mentre vivevano lì, sia Jeanne che Modigliani dipinsero ritratti l'uno dell'altra e di tutti e due assieme. Anche se Modigliani continuò a dipingere, in quel periodo il suo stile di vita era giunto a richiedere il conto, e la salute si stava deteriorando rapidamente. La breve vita di Modigliani precipitava nella tragedia e la tubercolosi lo spegneva all'Hôpital de la Charité.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

« Un bel dopopranzo nel principio di autunno (1919) sedevo con mia moglie alla terrazza della Closerie des Lilas quando al largo di quel carrefour, e diretto verso il boulevard Montparnasse, vedremo passare Modigliani. Lo chiamai e venne subito da noi, ma non volle sedersi perché aveva un appuntamento lì vicino. Ci scambiamo le ultime notizie personali e io mi rallegrai molto con lui dell'aria di prosperità e di salute che aveva. Era vestito di un completo di velluto grigio chiaro a righe, quasi nuovo; aveva un bellissimo foulard al collo, e si era fatto rimettere due denti incisivi che gli mancavano. «Si vede che sei sposato» gli dissi «e che Noix de coco[3] non ti lascia andare trasandato: sei contento?»; «Je suis très heureux [sono molto contento]» mi disse serio serio «e anche gli affari vanno». Ci stringemmo la mano, partì. Fu l'ultimo nostro incontro. »
(Gino Severini, Vita di un pittore)

Una mattina del gennaio 1920 l'inquilino del piano sottostante controllò l'abitazione e trovò Modigliani delirante nel letto, attorniato da numerose scatolette di sardine aperte e bottiglie vuote, mentre si aggrappava a Jeanne, che era quasi al nono mese della seconda gravidanza. Venne convocato un dottore, ma c'era ormai poco da fare, poiché Modigliani era in preda a una meningite tubercolotica.

Ricoverato all'Hôpital de la Charité, in preda al delirio e circondato dagli amici più stretti e dalla straziata Jeanne, morì all'alba del 24 gennaio 1920. Alla morte di Modigliani ci fu un grande funerale, cui parteciparono tutti i membri delle comunità artistiche di Montmartre e Montparnasse. André Salmon, amico di Modigliani comunicò la notizia della morte ad André Warnod tramite una lettera:

« Mio caro Warnod,
voglia annunciare la morte del nostro povero amico, il pittore Amedeo Modigliani di cui conosce l'opera. È morto ieri all'ospedale Charité, a trentacinque anni, gli faremo dei bellissimi funerali.
Ci si riunirà questo martedì, 27 gennaio, alle 14,30 al Charité. Inumazione al Père-Lachaise. Era fratello di Modigliani, il deputato socialista italiano.
Grazie e mi stia bene. »
(André Salmon[4])

Jeanne Hébuterne, che era stata portata nella casa dei suoi genitori ed era incinta del secondo figlio, all'indomani della morte di Amedeo si gettò da una finestra al quinto piano. Modigliani venne sepolto nel cimitero di Père Lachaise nel primo pomeriggio del 27 gennaio. Jeanne Hébuterne fu tumulata il giorno dopo al cimitero parigino di Bagneux, vicino a Parigi, e fu solo nel 1930 che la sua amareggiata famiglia (che l'aveva fatta seppellire furtivamente per evitare ulteriori "scandali") concesse che le sue spoglie venissero messe a riposare accanto a quelle di Modigliani.

Su Le Figaro André Warnod scrisse: «Furono magnifiche esequie, a cui presenziarono Montparnasse e Montmartre: pittori, scultori, poeti e modelli. Il loro straordinario corteo scortava il carro funebre coperto di fiori. Al suo passaggio, a tutti gli incroci, gli agenti della polizia si mettevano sull'attenti e facevano il saluto militare. Modigliani salutato proprio da coloro che l'avevano tanto spesso ingiuriato! Che rivincita!»[4]. Mentre Lunia Czechowska, con la quale Modigliani aveva avuto un rapporto in passato scrisse di lui: «Il pomeriggio andai a trovare un'amica svedese che sapeva dell'amicizia che mi legava a Modigliani e fu lei ad informarmi della sua morte. Il miei amici non mi avevano avvertita immediatamente e non avevano più avuto il coraggio di farlo dopo. Così venni a sapere che Jeanne era stata così sgomentata dalla morte di Modigliani, che si era gettata dal quinto piano. Né sua figlia, né il piccolo che aspettava avevano potuto darle la forza di vivere. L'ultima dimora di Modigliani fu assicurata da Kisling, amico leale e fedele; Jeanne Léger fece di tutto perché Jeanne Hébuterne riposasse accanto a colui che amava»[4].

Fu Moïse Kisling, il quale aveva raccolto una colletta tra amici, artisti e modelle, a saldare la fattura di 1340 franchi per le "esequie e trasporti funebri".[4] La loro figlia di soli 20 mesi, Jeanne Modigliani, venne affidata, in seguito alla morte dei genitori, alla nonna paterna Eugènie Garsin, che continuava a vivere a Livorno. Nel gennaio del 2011 sull'Osservatore Romano, in un articolo di Sandro Barbagallo, è emersa la vera storia del figlio illegittimo del pittore avuto dalla relazione con Simone Thiroux. Nato nel 1917 e morto nel 2004, si chiamava Gerald Thiroux Villette, divenne sacerdote e per tutta la vita è stato parroco della piccola chiesa di Milly-la-Forêt (Île-de-France)[5].

La fortuna postuma[modifica | modifica wikitesto]

La concezione della sua pittura basata sul disegno lineare, la purezza arcaica della sua scultura e la vita romantica e tribolata di miseria e malanni fanno di Modigliani una personalità eccezionale nel quadro dell'arte moderna, isolata dalle correnti del gusto contemporaneo (cubismo, futurismo, dadaismo e surrealismo) pur lavorando nel loro stesso periodo. Oggi, Modigliani è universalmente considerato come uno dei più grandi artisti del XX secolo e le sue opere sono esposte nei più grandi musei del mondo.

Le sue sculture raramente cambiano di mano, e i pochi dipinti che vengono venduti dai proprietari possono raccogliere anche più di 15 milioni di Euro. Il 14 giugno del 2010 viene venduta all'asta a Parigi da Christie's una delle sue sculture, Tete de Caryatide, per la cifra record di 43,18 milioni di euro[6], mentre per quanto riguarda le tele il suo record personale è stato battuto il 2 novembre 2010 a New York da Sotheby's con il nudo La Belle Romaine per la cifra record di 68,96 milioni di dollari (compresi diritti d'asta)[7].

Alcune lettere di Modigliani[modifica | modifica wikitesto]

Di Modigliani si conserva un lungo carteggio con amici e parenti con cui è possibile ricostruire le varie vicende di vita:

« Caro amico,
La bacio come avrei voluto se avessi potuto il giorno della sua partenza. Sto facendo bisboccia con Survage al Coq d'Or. Ho venduto tutti i quadri. Mi invii presto il denaro. Lo champagne scorre a fiumi. Auguriamo a lei ed alla famiglia i migliori auguri di buon anno. Ressurrectio vitae. Hic incipit vita nova. In novo anno!
Modigliani »
(Modigliani a Zborowski 1º gennaio 1919[4])

Oltre alle lettere scrisse alcune poesie, spesso accompagnate da uno schizzo su cui riportava le proprie emozioni.

Il ritrovamento delle sculture di Modigliani[modifica | modifica wikitesto]

Una scultura di Modigliani del 1911

I tre falsi[modifica | modifica wikitesto]

In occasione di una mostra promossa nel 1984 dal Museo progressivo di arte moderna di Livorno (oggi scomparso, ma all'epoca ospitato nei locali di Villa Maria) per il centenario della nascita e dedicata alle sue sculture, su pressione dei fratelli Vera e Dario Durbè si decise di verificare se la leggenda popolare locale, secondo la quale l'artista avrebbe gettato nel Fosso Reale delle sue sculture fosse vera.

Secondo la leggenda infatti nel 1909 Modigliani tornò temporaneamente a Livorno decidendo di scolpire alcune sculture che mostrerà poi presso il Caffè Bardi ad amici artisti, i quali lo avrebbero deriso consigliandogli di gettarle nel fosso. Dragando il canale nei pressi della zona di piazza Cavour, dove si trovava il Caffè Bardi, vennero ritrovate tre sculture rappresentanti tre teste.

I critici d'arte si divisero: da una parte Federico Zeri che negò subito l'attribuzione e dall'altra Dario e Vera Durbè, conservatrice dei musei civici livornesi, ed ancora Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi attribuirono le teste con certezza a Modigliani[8][9]. Un mese dopo il ritrovamento, quattro studenti universitari livornesi si presentano alla redazione del settimanale Panorama dichiarando la burla e presentando come prova della falsificazione una fotografia che li ritrae nell'atto di scolpire una delle teste, ricevendo, come compenso per lo scoop, dieci milioni di lire[10].

La cosiddetta "testa numero 2" era opera loro, realizzata per burla con banali attrezzi prima di essere gettata nottetempo nel Fosso Reale e come prova mostrarono una fotografia che li ritraeva con la scultura. Di fronte alle perplessità suscitate, tre di loro furono invitati a creare in diretta un nuovo falso, durante uno Speciale TG1, al fine di dimostrare coi fatti la loro capacità di realizzarlo in "così poco tempo" (come riteneva invece impossibile Vera Durbè, la quale fino alla morte si riterrà convinta, almeno apparentemente, dell'originalità delle tre teste).

Successivamente, anche a seguito dell'invito rivolto in televisione da Federico Zeri, anche l'autore delle altre due "teste" uscì dall'anonimato; si trattava di Angelo Froglia[11] (Livorno 1955-1997), un pittore livornese lavoratore portuale per necessità, il quale dichiarò che la sua non voleva essere una burla, ma che si trattava di «...un'operazione estetico-artistica - per verificare - fino a che punto la gente, i critici, i mass-media creano dei miti».

Ad avvalorare la posizione del Froglia vi era un suo filmato durante il quale scolpiva le due teste. Froglia, mentre scolpiva le pietre, realizzò anche il film Peitho e Apate... della persuasione e dell'inganno (Cerchez Modi), che suscitò l'interesse della critica al Torino Film Festival del 1984. Il Froglia successivamente dichiarerà di esser stato aiutato, nel gettare le teste nei fossi, da altre due persone: un pescatore con la barca e un dipendente del comune che fece scivolare in acqua le pietre.[12].

Nel 2011 il regista Giovanni Donfrancesco ha realizzato il film documentario Le vere false teste di Modigliani[13][14] che ricostruisce la vicenda. La disputa tra storici d'arte a proposito della originalità o meno delle teste e la prova dell'erroneo giudizio di taluni di essi, in particolare viene menzionato Giulio Carlo Argan, rappresenta uno degli episodi maggiormente citati nei "luoghi comuni" nei confronti dei critici d'arte.

Ancora oggi il discusso e controverso catalogo pubblicato in poche ore dopo la scoperta delle teste e presentato in esclusiva durante la mostra dedicata a Modigliani a Livorno voluta da Vera Durbè è in vendita come rarità presso l'editore Books & Company. Battezzato subito come il catalogo della "beffa di Modì" è diventato una rarità per amatori e costituisce una testimonianza molto concreta sulla labilità e le distorsioni che colpiscono spesso il giudizio della cultura ufficiale quando questa soccombe al sensazionalismo della novità a tutti i costi od al fremito dell'esclusiva editoriale.[15].

Nel 2014 il cantautore pugliese Caparezza dedica una canzone alla vicenda nel suo album Museica.

Le ultime tre sculture ritrovate[modifica | modifica wikitesto]

Sette anni dopo, nel 1991, un certo Piero Carboni, carrozziere di Livorno, asserì di possedere tre autentiche sculture di Modigliani. Egli le aveva custodite nella propria officina senza darvi importanza, dicendo di averle recuperate dalla casa dello zio Roberto Simoncini durante la seconda guerra mondiale. La ricostruzione questa volta sembra possedere elementi di verità in quanto Modigliani nel 1909 aveva affittato una casa nelle vicinanze della casa dello zio del Carboni detto "il Solicchio" e rappresentato probabilmente da Modigliani in un suo dipinto[16].

Inoltre amici del "Solicchio" ricordano quelle sculture viste a casa e lasciate da un pittore partito per Parigi, che sarebbe diventato successivamente famoso. Le tre sculture rappresentano, anche questa volta, tre teste e sono già state battezzate: La bellezza, La saggezza e La scheggiata dal critico d'arte Carlo Pepi, al quale Piero Carboni le mostrò per primo, fiducioso della competenza dimostrata da quest'ultimo in occasione dei tre falsi del 1984. In quella circostanza infatti, Carlo Pepi era stato fra i primi ad accorgersi della contraffazione e non aveva esitato a definire "porcherie" le tre sculture ripescate quel giorno.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Ritratti di Jeanne Hébuterne[modifica | modifica wikitesto]

Altri ritratti[modifica | modifica wikitesto]

Nudi[modifica | modifica wikitesto]

Paesaggi[modifica | modifica wikitesto]

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Omaggi musicali[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Quintetto di Livorno di Andrea Pellegrini, gruppo jazz con Tino Tracanna (sax), Nino Pellegrini (contrabbasso), Riccardo Jenna / Cristian Calcagnile (batteria), ha realizzato una suite ispirata a Modigliani (Il Notaio di Nizza, Modigliani, Le Mani di Jeanne, Il Tratto di Modì, Al Lapin Agile ecc.) presentata ad es. al Festival Jazz di Montescudaio (prod. Provincia di Pisa, Comune di Montescudaio, Ass. Cult. Minerva) nel 2003 e a Fauglia presso il Museo Kienerk (prod. Comune di Fauglia, Fondazione Laviosa, Museo Giorgio Kienerk) nel 2011.
  • I brani Il talento di Modigliani e Parigi de laMalareputazione, contenuti nell'album Panico (2013).
  • Dancing Barefoot è una canzone di Patti Smith scritta insieme a Ivan Kral e pubblicata nell'album del 1979 Wave. Come si legge nelle note di copertina, il brano è stato dedicato a quelle donne che sono come l'amante di Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne.
  • Il cantautore italiano Caparezza basa la canzone "Teste di Modì" (nell'album Museica) sul caso del ritrovamento delle "teste" di Modigliani.
  • Cd Modigliani - Il tratto, l'Africa e perdersi (Erasmo Edizioni - Il Poderino) di Andrea Pellegrini con Quintetto di Livorno, Tino Tracanna. Allegato al libro di Andrea Pellegrini, Mirabolanti avventure di un jazzista, Livorno, Erasmo, 2014, ISBN 978-88-98598-13-7.

Omaggi cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Omaggi letterari[modifica | modifica wikitesto]

  • Jeanne Modigliani e Christian Parisot, Modigliani, mio padre, marzo 2009. ISBN 88-8416-210-6
  • Blaise Cendrars, Bourlinger, Racconto autobiografico. In alcune pagine Cendrars narra l'incontro e la sbronza con l'amico Modigliani. 1948.
  • Corrado Augias, Modigliani, l'ultimo romantico
  • A.J. Cronin, La bellezza non svanirà (il pittore livornese, unico personaggio storico della vicenda, gioca un ruolo secondario).

Modigliani ed il cinema[modifica | modifica wikitesto]

Aneddoti[modifica | modifica wikitesto]

Sono moltissimi gli aneddoti su Modigliani, in gran parte "causati" dalla sua dipendenza dall'alcool (non avendo molti soldi per mangiare, preferiva bere «...in questo modo mi tengo caldo», soleva dire).

  • A Nizza, avrebbe ritratto la sua Bambina con vestito celeste pieno di rabbia perché la piccola - una cameriera - invece di portargli la bottiglia di vino richiestale, gli diede una bottiglia di latte.
  • A seguito di un'animata discussione-bevuta con Utrillo su chi fosse tra i due il miglior pittore, dalle bottiglie gli artisti passarono presto alle mani e finirono con l'addormentarsi per strada abbracciati l'un l'altro, venendo anche derubati dei pochi spiccioli che avevano in tasca.
  • Le litigate pubbliche con Jeanne Hebuterne divennero proverbiali tra gli habitué dei locali di Montparnasse, tanto che parecchi si rifiutavano di farli entrare.
  • L'artista, in cambio di una bevuta, più volte disegnò ritratti a matita che regalava agli avventori dei bar, firmando: Modigliani "dessins à boire" (it. Modigliani "disegni da bere").
  • Renoir raccontò del suo ultimo incontro con Modì che, contestando la pittura di Renoir e quindi le forme pittoriche di alcune modelle ritratte dal maestro («Non mi piacciono quelle natiche!») se ne andò sbattendo la porta.

Amedeo Modigliani nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Musei in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Musei all'estero[modifica | modifica wikitesto]

USA

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il soprannome Modì, affibbiatogli in Francia, è' l'italianizzazione del vocabolo francese maudit, traducibile in "maledetto", che per assonanza è identico alle prime quattro lettere che compongono il suo cognome.
  2. ^ Chiamato così dalla sua famiglia e dai suoi amici più intimi, è il diminutivo toscano del nome "Amedeo".
  3. ^ Noix de coco (noce di cocco) era il nome con cui veniva soprannominata Jeanne Hébuterne
  4. ^ a b c d e f Christian Parisot, Modigliani, la vita le opere, Edizioni Carte Segrete, ISBN 88-96490-91-X. pp. 170-171
  5. ^ Il figlio segreto di Modigliani che si fece prete: l’Osservatore romano ricorda…, Blitzquotidiano.it, 13 gennaio 2011
  6. ^ Record d'asta per una scultura. URL consultato il 18 settembre 2013.
  7. ^ Record d'asta per una tela. URL consultato il 18 settembre 2013.
  8. ^ InStoria - Il ritrovamento delle Teste di Modigliani
  9. ^ - Falsi Modigliani. La storia della beffa di Livorno
  10. ^ - Falsi Modigliani. La storia della beffa di Livorno
  11. ^ Alice Barontini, Alla ricerca di Modi - Angelo Froglia e la performance che mise in crisi la critica, Edizioni Polistampa, 2010 - ISBN 978-88-596-0739-7
  12. ^ A tal proposito si può guardare il video: * La storia siamo noi
  13. ^ Le Vere False Teste di Modigliani, recensione su www.cinemaitaliano.info
  14. ^ Le vere false teste di Modigliani (Italia / Francia 2011), regia di Giovanni Donfrancesco. Prod. Altara Films / Les Films du Poisson / ARTE France in ass. con YLE, SVT, SF, DR, SBS Australia, con il supporto di Regione Toscana, CNC, Procirep, Media
  15. ^ Guarda il catalogo Due pietre ritrovate di Amedeo Modigliani che ricostruisce la vicenda
  16. ^ http://www.oceansbridge.com Il dipinto del 1909 eseguito a Livorno
  17. ^ Modigliani, Ritratto di Hanka Zborovska
  18. ^ (di: Davide Salemme)
  19. ^ Guida d'Italia - Calabria: dal Pollino all'Aspromonte le spiagge dei due mari le città, i borghi arroccati, Milano, Touring Club Editore, 2003. ISBN 88-365-1256-9

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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