Veglia (città)

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Veglia
città
(HR) Krk
Veglia – Stemma
Veglia – Veduta
Localizzazione
Stato Croazia Croazia
Regione Primorje-Gorski Kotar County coat of arms.png Litoraneo-montana
Amministrazione
Sindaco Darijo Vasilić
Territorio
Coordinate 45°01′N 14°34′E / 45.016667°N 14.566667°E45.016667; 14.566667 (Veglia)Coordinate: 45°01′N 14°34′E / 45.016667°N 14.566667°E45.016667; 14.566667 (Veglia)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 82,00 km²
Abitanti 6 243 (31-03-2011, Censimento 2011)
Densità 76,13 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 51500
Prefisso 051
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti veglioti, veggiani (desueto)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Croazia
Veglia
Sito istituzionale

Veglia (in croato Krk [kr̩k] , in dalmatico Vekla) è una città di 6.243 abitanti della Croazia, situata sulla costa meridionale dell'omonima isola di Veglia, nel golfo del Quarnaro. Dista 25 chilometri dal ponte che collega l'isola alla terraferma ed è sede di una diocesi cattolica.

Veglia è il centro storico, politico-amministrativo, economico e religioso dell'isola. Il santo patrono della città è San Quirino.

Italiani[modifica | modifica sorgente]

In città sopravvisse fino alla fine del XIX secolo l'uso dell'autoctona ed antica parlata romanza dalmatica, nella sua variante settentrionale detta appunto vegliotto o veclisano. L'ultimo parlante è stato Antonio Udina, morto alla fine dell' '800.

Nel 1910, l'isola di Veglia risultava così etnicamente composta: 19.553 croati e 1.543 italiani, quest'ultimi in grande maggioranza concentrati nella cittadina di Veglia (altre piccole minoranze, soprattutto di origine veneta, risiedevano a Malisca, Castelmuschio, Dobrigno e Verbenico). Tuttavia però, mentre il centro urbano di Veglia era totalmente italiano gli altri paesi e le campagne dell'isola erano a netta maggioranza croata.

Al termine della Prima Guerra Mondiale, l'isola venne occupata dalle truppe italiane. La popolazione isolana croata si dimostrò decisamente ostile all'occupazione italiana ed era guidata dal clero cattolico locale, tutto anti-italiano, eccetto il parroco di Veglia, di sentimenti moderati. Nel corso dell'occupazione i sacerdoti cattolici furono l'anima dell'opposizione, svolgendo un’intensa propaganda a favore dell'appartenenza dell'isola al nascente Regno di Jugoslavia. Per sedare l'opposizione del clero vegliota le autorità militari italiane decisero di espellere da Veglia il vescovo della diocesi, monsignor Anton Mahnić, che fu costretto a rimanere ospite del Vaticano a Roma, per molti mesi. A Castelmuschio venne arrestato il segretario comunale, sorpreso mentre tentava di asportare un tratto della linea telefonica militare italiana. Altri incidenti si ebbero a Dobrigno. Con il passaggio dell'isola al regno di Jugoslavia, la locale comunità italiana non abbandonò l'isola, contrariamente a quanto stava accadendo nel resto della Dalmazia. Uno dei primi atti del nuovo governo jugoslavo fu lo scioglimento della giunta comunale della città di Veglia. Il Comune venne commissariato e venne occupata con la forza la scuola italiana. L'amministrazione jugoslava stabilì restrizioni all'esportazione di tutte le merci per l'Italia e per Fiume ed adottò la lingua croata nell'emanazione degli atti d'ufficio del comune di Veglia.

Peraltro, con la fine dell'occupazione italiana, gli italiani di Veglia decisero in grande maggioranza di optare per la cittadinanza italiana: già nel maggio 1921, 1.123 cittadini di Veglia fecero richiesta di ottenere la cittadinanza italiana. Il censimento degli italiani all'estero del 1927 confermò l'esistenza di ben 1.162 italiani optanti a Veglia città. Alcuni di questi italiani scelsero di emigrare nel Regno, ma la larga parte decise di restare a Veglia anche sotto il dominio jugoslavo, la quale rimase a maggioranza italiana fino all'esodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Gli italiani di Veglia erano quasi esclusivamente pescatori, agricoltori ed artigiani. Queste attività professionali rendevano possibile la loro permanenza in Jugoslavia. La prima associazione italiana a Veglia era il “Circolo Italiano di Cultura”, con una settantina di soci, fra i quali vi erano le principali famiglie italiane del luogo (Braùt, Maracich, Depicolzuane, Ostrogovich, Udina, Morich, Giurina e Fiorentin). Altra istituzione comunitaria era la chiesa di San Quirino, patrono cittadino, riservata all'elemento italiano di Veglia. Nel 1923 venne riaperta anche la scuola italiana. Tuttavia, nel 1927, gli italiani risultavano scesi a 1.067 unità.

Nel 1945 essi erano ridotti ormai solo alla metà circa degli abitanti della cittadina e nel periodo successivo si ridussero drasticamente fino quasi a scomparire. Oggi esiste solo un piccolo nucleo di alcune decine d'Italiani riuniti nella locale associazione nazionale (C.I.).

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Censimento Croazia 2001
95,52% madrelingua croata
0,58% madrelingua italiana
1,00% madrelingua albanese

Località[modifica | modifica sorgente]

La città di Veglia è divisa in 15 insediamenti (naselja):

  • Baicici (Bajčići)
  • Bersaz (Brsac)
  • Brussi (Brusići)
  • Cornicchia (Kornić)
  • Lagomartino (Lakmartin)
  • Monte di Veglia (Vrh)
  • Nenadici (Nenadići)
  • Poglizza dei Morlacchi (Poljica)
  • Puterno (Linardići)
  • San Niccolò (Milohnići)
  • Santa Fosca [Pinesi] (Pinezići)
  • Scherbe (Skrbčići)
  • Sgallicchio (Žgaljići)
  • Valdimaùr [Murai di Veglia] (Muraj)
  • Veglia (Krk), sede comunale

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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