La scelta di Sophie

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La scelta di Sophie
Sophie'sChoice.jpg
Una scena del film
Titolo originale Sophie's Choice
Paese di produzione USA
Anno 1982
Durata 150 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Alan J. Pakula
Soggetto William Styron (romanzo)
Sceneggiatura Alan J. Pakula
Fotografia Néstor Almendros
Montaggio Evan A. Lottman
Musiche Marvin Hamlisch
Scenografia George Jenkins, John Jay Moore e Carol Joffe
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La scelta di Sophie (Sophie's Choice) è un film del 1982 diretto da Alan J. Pakula, tratto dall'omonimo romanzo di William Styron.

Nel 2007 l'American Film Institute l'ha inserito al novantunesimo posto della classifica dei cento migliori film americani di tutti i tempi (nella classifica originaria del 1998 non era presente).[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Stati Uniti, 1947. Dopo la fine della seconda guerra mondiale Stingo, un giovane della Virginia aspirante scrittore, ha lasciato l'uniforme dei Marines e la fattoria paterna per cercare fortuna a New York. Arrivato in città, trova sistemazione a Brooklyn in una casa bizzarra, dipinta di rosa, la cui proprietaria, Yetta, affitta anche a lui una camera. La sua tranquilla e operosa vita di scrittore è turbata dai rapporti spesso tempestosi di altri due tra gli inquilini della casa: una coppia composta da Sophie Zawistowska, una donna polacca, immigrata dopo aver subito la terribile esperienza del campo di concentramento di Auschwitz, e Nathan Landau, un intellettuale ebreo, brillante, raffinato, ma con oscillazioni d'umore sconcertanti, ossessionato dall'olocausto e dalla conseguente morte di sei milioni di ebrei.

Fra i tre nasce un'amicizia profonda e Stingo è coinvolto, ed anche plagiato, da ricordi, emozioni, fobie di un mondo che non conosce mentre cresce in lui un legame amoroso che lo vincola a Sophie, anche perché, aumentando la confidenza, la donna fa a lui la fino ad allora negata confessione di tutta la sua vita. Affiora così una triste e drammatica realtà: il padre, professore all'università di Cracovia, esaltato dalla figlia come uomo buono e giusto, era invece un amico dei nazisti ed un sostenitore dello sterminio degli ebrei ed anche lei si sente colpevole di collaborazionismo, avendo aiutato il padre a scrivere e pubblicare i suoi libelli antisemiti. Analogamente al padre ed al marito anche lei è stata deportata, insieme ai due figli, un maschio ed una femmina, ad Auschwitz ed all'arrivo, costretta da un ambiguo (tormentato?) ufficiale, a scegliere tra i suoi due figli, ha abbandonato la bimba alla morte ed inoltre, pur di salvarsi e salvare il figlio Jan, ha nuovamente collaborato, questa volta come segretaria di Rudolf Höß, il comandante del campo.

È una lunga confessione, che avviene a tratti, con impressionanti flashbacks, mentre il rapporto a tre continua, a volte tranquillo a volte tempestoso, secondo il variare degli umori di Nathan che, come viene rivelato dal fratello medico a Stingo, è affetto da schizofrenia paranoide e, per di più, tossicodipendente da cocaina e assorbito da un vortice di annientamento ("Non lo capisci, Sophie, stiamo morendo", aveva già precedentemente confidato all'amante). La vicenda sembra risolversi positivamente quando dopo l'ultima violenta scenata di Nathan, furioso e armato, Sophie e Stingo partono per la Virginia ed in viaggio il giovane propone alla donna di sposarlo; Sophie si concede a Stingo, ma poi lo abbandona, attirata come in una voluttà di autodistruzione e insieme olocausto dal fatale amore per Nathan.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies - 10th Anniversary Edition, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Cinema