Il diario di Anna Frank (film 1959)

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Il diario di Anna Frank
Diario di Anna Frank 1959.png
Gli occupanti del rifugio al momento dell'irruzione delle SS
Titolo originale The Diary of Anne Frank
Paese di produzione USA
Anno 1959
Durata 172 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico, biografico
Regia George Stevens
Soggetto Anne Frank
Sceneggiatura Frances Goodrich, Albert Hackett
Fotografia William C. Mellor
Montaggio David Bretherton, William Mace, Robert Swink
Musiche Alfred Newman
Scenografia Lyle R. Wheeler, George W. Davis, Walter M. Scott, Stuart A. Reiss
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il diario di Anna Frank (The Diary of Anne Frank) è un film del 1959 diretto da George Stevens, presentato in concorso al 12º Festival di Cannes,[1] vincitore di tre Premi Oscar (migliore attrice non protagonista, migliore fotografia b/n, migliore scenografia b/n). Il film, basato sull'adattamento teatrale del diario, è stato girato a 14 anni di distanza dalla morte di Anna Frank.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Amsterdam, 1945: Otto Frank è l'unico sopravvissuto della sua famiglia e ritorna dal campo di sterminio in cui era internato.

Arrivato nella soffitta dove si era nascosto pochi anni prima insieme alle figlie Anna e Margot e alla moglie ritrova il diario scritto da Anna nel nascondiglio. Leggendolo la sua mente ritorna al 1942 quando la sua famiglia ed un'altra famiglia anch'essa di confessione ebraica per trovare scampo all'arresto delle SS (chiamate nel film Polizia verde) si rifugiarono, grazie all'aiuto di comuni amici, in una soffitta che si trovava sopra una fabbrica nascosta, nel centro di Amsterdam.

La narrazione riprende in presa diretta, scandita dalle pagine scritte da Anna sul suo diario.

Quando prendono possesso del luogo segreto, Otto regala ad Anna un diario in occasione del suo compleanno. Lei si affeziona all'oggetto tanto da annotare su di esso le sue paure e cosa accade nella soffitta. Non mancano riferimenti a quanto accade nel mondo esterno, secondo le notizie portate agli ospiti della soffitta dagli amici che li proteggono. Il film si conclude quando nel 1944 le SS, scoperto il nascondiglio, sfondano la porta della soffitta e deportano tutti nei lager nazisti. Inizialmente Stevens aveva girato un finale che mostrava la deportazione degli 8 rifugiati e la morte di Anna in una Auschwitz e in una Bergen-Belsen ricostruite in studio, ma diverse critiche convinsero Stevens a eliminare e distruggere tale finale, accorciando così il film a "soli" 172 minuti (con la scena di Otto che racconta a voce quanto accaduto dopo l'arresto). In Europa il film circolò in una versione ancora più ridotta a 156 minuti e con un finale ancora diverso, e solo nel 2004 in Italia, con l'uscita della edizione DVD, i 20 minuti circa dell'edizione americana sono stati per la prima volta doppiati e fatti conoscere al pubblico europeo.

Remake[modifica | modifica sorgente]

Sono seguiti a questo film numerosissimi remakes o film su Anne Frank per la televisione nonché una versione animata realizzata in Giappone (Anne no nikki, produzione MadHouse 1995) di cui in Francia ne è stato fatto un nuovo montaggio nel 1999 con il titolo Le Journal d'Anne Frank (inedita in italia).

Tra i più noti lavori per la tv sul diario :

  • Il diario di Anne Frank (regia di Boris Sagal, 1980), con Melissa Gilbert nel ruolo di Anne, girato per la tv via cavo Usa.
  • La storia di Anne Frank (2001), prodotto per la ABC, narra la vita di Anne quando era arrivata da poco ad Amsterdam. La narrazione poi continua quando Anne riceve il diario, quando si nasconde insieme alla famiglia, ai Van-Pels e al dentista Alber Dussel nell'alloggio segreto, il suo arrivo al campo di Westerbork, successivamente all'arrivo ad Auschwitz-Birkenau e infine a Bergen-Belsen. Il film termina quando Otto Frank (padre) torna ad Amsterdam e gli viene consegnato il diario da una dei benefattori, Miep Gies.
  • Il diario di Anne Frank (regia di Jon Jones, 2008), prodotto per la BBC, forse il film più fedele in assoluto al testo di Anne.
  • Nel 2009, la Walt Disney Pictures ha dapprima accettato , poi respinto (poiché il film era "troppo politicizzato" nel suo contenuto) l'idea del regista David Mamet per una nuova versione cinematografica del diario, che avrebbe dovuto vedere l'uscita in tutte le sale cinematografiche del mondo indicativamente tra il 2010 e il 2011.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1959, festival-cannes.fr. URL consultato il 10 giugno 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]