Denis Avey

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« Non partii soldato per difendere il re e il mio Paese, per quanto fossi un patriota abbastanza convinto. No, mi arruolai per il gusto di farlo, per l'avventura. non avevo idea dell'inferno al quale stavo andando incontro. Quando partimmo per la guerra non fummo salutati come eroi. Lasciammo Liverpool a bordo dell'incrociatore Otranto in una luminosa mattina di ottobre del 1940, senza la più pallida idea della nostra destinazione.

Rimasi a guardare il Royal Liver Building, al di là della distesa sempre più ampia d'acqua torbida del Mersey, chiedendomi se avrei mai più rivisto gli enormi uccelli di metallo verdastro sulla sommità dell'edificio. A quel tempo Liverpool non aveva ancora subìto gravi bombardamenti. Avrebbe avuto la sua parte un mese dopo la mia partenza, ma per il momento era ancora una città relativamente tranquilla. Io avevo ventun anni, e mi sentivo invulnerabile. Se perdo un arto – promisi a me stesso – a casa non ci torno. Ero un soldato con i capelli rossi e un temperamento combattivo che mi avrebbe cacciato in un mucchio di guai, ma ero fatto così. »

(Denis Avey nell'incipit di Auschwitz. Ero il numero 220543[1])
Denis Avey
1919
Soprannome Ginger
Nato a Essex - Regno Unito Regno Unito
Dati militari
Paese servito Inghilterra Inghilterra - Regno Unito Regno Unito
Forza armata British Army
Unità 7th Armoured Division
Guerre Seconda guerra mondiale - Campagna del Nordafrica (1940-1943)
Decorazioni Medal of Honor
Pubblicazioni Auschwitz. Ero il numero 220543
Altro lavoro Ingegnere e autore

[senza fonte]

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Denis Avey (Essex, 1919) è un ex militare, ingegnere e autore britannico.

Prigioniero durante la Seconda guerra mondiale, lavorò come ingegnere all'IG Farben presso il Campo di lavoro di Monowitz. Durante questi giorni, conobbe l'ebreo olandese Hans e con lui decise di avviare uno scambio di abiti per entrare all'interno del Campo di concentramento di Auschwitz e vivere da vicino gli orrori perpetrati dall'esercito nazista[2]. Conobbe anche l'altro prigioniero ebreo, Enrst Lobethal, a cui salverà la vita grazie al contrabbando di alcune sigarette, fatte arrivare apposta da lui. Per questo, nel 2010, ha ottenuto la Medal of Honor dall'ex Primo Ministro britannico Gordon Brown[3]. A testimonianza di ciò che ha visto, ha realizzato, insieme al giornalista della BBC Rob Broomby, il memoriale Auschwitz. Ero il numero 220543[4] che è stato pubblicato nel 2011. La sua affermazione per esser entrata in Monowitz è stata messa in dubbio [5]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nasce nella contea di Essex, nel 1919. Ha compiuto gli studi scolastici presso il Leyton Techical College di Londra ed ha imparato, da ragazzo, la boxe. Si è sposato due volte ed ha proseguito la sua carriera di ingegnere, costruendo una fabbrica nei pressi di Newcastle.

Carriera militare[modifica | modifica sorgente]

È entrato nell'esercito nel 1939, all'età di 20 anni, a servizio della British Army, combattendo la Campagna del Nordafrica (1940-1943), all'interno dell'unità 7th Armoured Division della British Army. È stato catturato dai tedeschi mentre attaccava l'esercito del generale Erwin Rommel, durante l'assedio di Tobruch in Libia, vedendo morire davanti ai suoi occhi il suo migliore amico[6]. Riuscito a scappare, fuggì verso la Grecia, passando per il Mar Mediterraneo, ma qui venne di nuovo notato e catturato[7].

Permanenza ad Auschwitz[modifica | modifica sorgente]

Nel 1943, venne trasferito al campo di lavoro di Monowitz, situato all'interno del complesso di Auschwitz e internato nell'industria IG Farben, fino al 1945. Durante la sua permanenza al campo, fece amicizia con il prigioniero ebreo Ernst Lobethal, che grazie a lui riuscì a salvarsi. Avey mandò una lettera, tramite la sorella, ai familiari di Lobethal e in aggiunta si fece mandare 200 pacchi di sigarette, unica merce di scambio di allora. Lobethal riuscì per questo a corrompere una guardia e a fuggire dal campo. Avey conobbe anche un altro prigioniero ebreo, il cui nome sembra avere pareri discordanti, ma da quanto ha sostenuto Avey stesso, si chiamava Hans ed era olandese. Con quest'ultimo, di comune accordo, avviò, per due notti, lo scambio degli abiti, per ottenere informazioni sul trattamento dei detenuti all'interno del campo, da parte delle SS Germaniche[8].

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Alla fine della guerra, dopo che l'esercito tedesco abbandonò la Polonia, venne lasciato libero insieme agli altri soldati inglesi e si convinse che il suo amico Ernst, era rimasto ucciso durante la tragica Marcia della morte. Solo molti anni dopo, incontrando la sorella di lui, Susanne, ha scoperto che Ernst era da poco venuto a mancare.

Testimonianza[modifica | modifica sorgente]

Di ciò che ha visto, non ha raccontato nulla fino al 2003, poiché ha subito disturbi post trumatici da stress[9]. Non è stato mai sentito al processo di Norimberga, poiché irrintracciabile. Nel 2011, ha realizzato, insieme al giornalista della BBC Rob Broomby, il memoriale Auschwitz. Ero il numero 220543[10], dove racconta la sua testimonianza.

Il volume, scritto in collaborazione con Rob Broomby (The man who broke into Auschwitz), potrebbe essere un falso. È tra i best seller nella classifiche inglesi. Denis Avey è un veterano della seconda guerra mondiale. Rob Broomby è un giornalista della Bbc ed è probabilmente il vero autore del testo. Denis Avey racconta di esser stato catturato dai tedeschi in Africa e deportato in Polonia. E fin qui tutto bene. Poi racconta di esser stato messo ai lavori forzati a Monowitz (a 4 chilometri da Birkenau). Qui avrebbe scambiato i suoi abiti col “pigiama” a righe di un deportato ebreo olandese. Grazie a questo stratagemma e alle “istruzioni” ricevute da questo deportato ebreo si sarebbe introdotto ad Auschwitz. Grazie alla sua “presenza di spirito” ne sarebbe anche uscito. Grazie al giornalista della Bbc avrebbe deciso di raccontare questa storia….ma solo nel terzo millennio. Di questa storia però non si trovano riscontri. Impossibile verificare. Avey non ha facilitato le cose perché ne ha raccontato versioni piuttosto differenti in questi ultimi anni. Diversi storici e giornalisti inglesi hanno chiesto che il libro venga ritirato.

Onorificenza[modifica | modifica sorgente]

Per tali gesti, nel 2010, è stato decorato dall'allora Primo Ministro britannico Gordon Brown, della Medal of Honor.

Fonte[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Denis Avey, Auschwitz. Ero il numero 220543, traduzione di Elena Cantoni, Newton Compton editori, 2011. ISBN 9788854131958

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Deni Avey - Wikiquote. URL consultato il 13-05-2013.
  2. ^ L'uomo che entrò ad Auschwitz volontariamente per raccontare l'orrore. URL consultato il 13-05-2013.
  3. ^ Medal honours UK's Holocaust 'heroes'. URL consultato il 13-05-2013.
  4. ^ Denis Avey Auschwitz. Ero il numero 220543. URL consultato il 13-05-2013.
  5. ^ http://www.dailymail.co.uk/news/article-1375018/Denis-Avey-broke-Auschwitz-expose-Holocaust-account-insult.html
  6. ^ Horrifying story of a hero of the death camp. URL consultato il 13-05-2013.
  7. ^ The Man Who Broke into Auschwitz: A True Story of World War II. URL consultato il 13-05-2013.
  8. ^ Denis Avey: «Ho voluto vedere con i miei occhi». URL consultato il 13-05-2013.
  9. ^ The man who smuggled himself into Auschwitz. URL consultato il 13-05-2013.
  10. ^ AUSCHWITZ ERO IL NUMERO 220543. URL consultato il 13-05-2013.