Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche

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S.A. Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche
1943. Paracadutisti tedeschi davanti alla sede dell'EIAR di via Asiago a Roma
1943. Paracadutisti tedeschi davanti alla sede dell'EIAR di via Asiago a Roma
Stato bandiera Regno d'Italia
Altri stati Repubblica Sociale Italiana
Tipo società anonima
Fondazione 1927
Chiusura 1945
Sede principale Roma, Torino
Settore Media
Prodotti programmi radiofonici

L'Ente italiano per le audizioni radiofoniche, anche conosciuto con la sigla EIAR, fu la società anonima italiana (società per azioni dal 1942)[1] titolare delle concessione in esclusiva delle trasmissioni radiofoniche, di tipo broadcast, sul territorio nazionale. L'EIAR svolgeva quindi la propria attività di editore e operatore radiofonico in regime di monopolio.
La società aveva sede a Roma mentre la direzione generale era a Torino, prima in via Bertola nell'attuale palazzo ENEL, poi in via Arsenale 21. È stata la "voce" del fascismo per tutta la durata del ventennio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'EIAR fu costituita con R.D. 17 novembre 1927 n. 2207 nello stesso anno, con la trasformazione dell'Unione radiofonica italiana (URI). L'URI (tra i cui soci vi erano la General Electric, SIP - Società idroelettrica piemontese e Fiat) aveva ricevuto la concessione, in esclusiva, per la gestione degli impianti e la diffusione dei programmi radiofonici nel 1924.[2]

Con lo stesso decreto il R.D.L. 2207/1927 le trasmissioni furono poste sotto il controllo del governo fascista tramite il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni; inoltre il ministero si riservava la nomina di quattro consiglieri di amministrazione[1] Con convenzione 15 dicembre 1927, le venne affidata la gestione radiotelegrafica per i successivi 25 anni.

Il Radiocorriere settimanale dei programmi EIAR, fascicolo del 1935

Il 23 marzo 1933 la SIP divenne azionista di maggioranzia della società.[3] Con il R.D.L. 26 settembre 1935 n. 1829 le trasmissioni passarono sotto il controllo del Ministero della Stampa e la propaganda.[2].

Successivamente, in seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943 ed alla conseguente divisione dell'Italia in due zone d'occupazione, l'EIAR rimase l'ente radiofonico della Repubblica Sociale Italiana. Conseguentemente il Giornale Radio fu spostato a Busto Arsizio ed il 10 maggio 1944 la sede legale fu trasferita a Torino[4]. Commissario straordinario, dal settembre 1943 al 1944, fu Ezio Maria Gray. L'EIAR continuò a trasmettere fino al 25 aprile 1945, quando gli studi di Busto furono occupati dagli incaricati del Comitato di Liberazione Nazionale.

Nel frattempo le stazioni radio che si trovavano nell'Italia controllata dagli Alleati divenivano emittenti "libere", ed i relativi giornali radio erano direttamente gestiti dal PWB: questo avvenne a Palermo, Napoli, Bari, Roma. Con l'arrivo delle truppe alleate nella capitale nel 1944, la locale sede EIAR fu chiusa, poi, con D.L.L. 457 del 26 ottobre 1944[5], l'azienda fu riaperta nell' Italia "liberata" con la nuova ragione sociale Radio audizioni italiane. Nel 1954, questa divenne anche operatore televisivo, con la denominazione di Rai Radiotelevisione Italiana (RAI).

Sedi e stazioni[modifica | modifica sorgente]

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale le stazioni emittenti dell'EIAR erano:

  • Torino (I, II, III e IV)
  • Roma (I,II e III)
  • Milano (I,II e III)
  • Bari (I e II)
  • Napoli (I e II)
  • Genova (I e II)
  • Firenze (I e II)[6]
  • Bolzano[7]
  • Trieste[8]
  • Bologna
  • Catania
  • Ancona
  • Venezia
  • Verona
  • Sanremo
  • Palermo
  • Padova
  • Tripoli[9]
  • Addis Abeba[10]

Quando cambiava la stazione di partenza delle trasmissioni (operazione detta "inversione") veniva messo in onda il cosiddetto uccellino della radio[11].

Programmi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1929 nacque il primo Radiogiornale che partiva da Milano: il notiziario informava con 5 edizioni quotidiane; la redazione era principalmente composta da annunciatori, scelti per la dizione e per il timbro vocale, in quanto le notizie venivano fornite esclusivamente dall'Agenzia Stefani. Nel 1935 il Giornale Radio (com'era stato nel frattempo ribattezzato) fu trasferito alla sede di Roma[12].

Ancora più politicizzata era la rubrica Cronache del Regime, commento ai fatti del giorno, tenuta dal 1933 al 1936 da Roberto Forges Davanzati e negli anni della Seconda Guerra Mondiale, ribattezzata Commento ai fatti del giorno, da Mario Appelius[13].

Ernesto Bonino, Michele Montanari, Caterina Lescano, Silvana Fioresi, Giuditta e Sandra Lescano e Pippo Barzizza all'EIAR di Torino nel febbraio 1941

Il più famoso radiocronista, soprattutto di eventi sportivi, era certamente Niccolò Carosio.

Presso la sede EIAR di Torino furono create prima l'orchestra "moderna" del maestro Tito Petralia, nel 1930, e poi l'Orchestra sinfonica ed il Coro dell'EIAR nel 1931. Nel 1933 si aggiunsero le orchestre di musica leggera: da un lato l'Orchestra Cetra, diretta prima dallo stesso Petralia e poi dal 1936 dal maestro Pippo Barzizza, e dall'altro l'Orchestra da ballo dell'EIAR diretta dal maestro Cinico Angelini[14]. Queste ultime due orchestre rivaleggiavano ai microfoni dell'ente di stato nell'accompagnare i cosiddetti "cantanti della radio", come Alberto Rabagliati, il Trio Lescano, Silvana Fioresi, che lanciavano le canzoni di successo dell'epoca.

Nel 1936 iniziarono ad andare in onda dal vivo il lunedì i popolari “Grandi Concerti Martini & Rossi”, che presentavano arie operistiche interpretate dai grandi cantanti lirici italiani del tempo, ma anche da esordienti. Il primo ciclo di questi concerti durerà fino al 1943.

Ancor maggiore popolarità, tanto da essere considerato il primo successo di massa della radio italiana,[15] ebbe la rivista I quattro moschettieri su testi di Angelo Nizza e Riccardo Morbelli e musiche del maestro Egidio Storaci. La trasmissione andò in onda dalla sede di Torino dal 1934 al 1937 ed era collegata ad un riuscito concorso di figurine disegnate da Angelo Bioletto, distribuite nelle confezioni Buitoni e Perugina.

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1937 presso la sede di Roma iniziò la sperimentazione della "radiovisione", come veniva chiamata inizialmente la televisione. L'anno successivo iniziò un servizio sperimentale ma regolare di trasmissioni televisive limitato a Roma, che terminò nel 1940. In quello stesso anno, alla XXI Fiera Campionaria di Milano, furono mostrati ai visitatori programmi sperimentali appositamente trasmessi dalla Torre del Parco[16].

Pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

Consociate[modifica | modifica sorgente]

L'EIAR aveva partecipazioni significative in due società che svolgevano un'attività strettamente legata a quella radiofonica.

La più nota di esse era la Cetra, sigla di "Compagnia per edizioni, teatro, registrazioni ed affini", con sede a Torino[17], che era una delle maggiori case discografiche italiane proprio grazie al legame con l'EIAR, in quanto i maggiori cantanti trasmessi dalla radio incidevano poi per la Cetra.

L'altra consociata era la SIPRA, sigla di "Società Italiana per la Pubblicità Radiofonica Anonima", concessionaria della pubblicità radiofonica e poi anche del Radiocorriere.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

La giornata-tipo della EIAR è stata descritta nel film del 1940 diretto da Giacomo Gentilomo Ecco la radio!.

Alcune canzoni ebbero come oggetto proprio le trasmissioni dell'EIAR: L'uccellino della radio (Filippini-Morbelli-Nizza), La famiglia canterina (Cherubini-Bixio), Quando la radio (Prato-Morbelli). Esse contengono precisi riferimenti a personaggi e programmi.

Negli studi dell'EIAR Augusto De Angelis ambientò il romanzo giallo Il Do tragico del 1937, con protagonista il commissario De Vincenzi. Nel 1977 ne è stato tratto l'omonimo episodio della serie televisiva Il commissario De Vincenzi. Soprattutto la prima puntata contiene varie citazioni di programmi dell'EIAR.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Istituto di pubblicismo - Storia della Radio in Italia
  2. ^ a b La radiotelefonia in Italia: dalla SIRAC alla RAI
  3. ^ Radiomarconi.com - La vera storia della radiodiffusione in Italia
  4. ^ sito Attracco
  5. ^ sito Attracco
  6. ^ sito ufficiale della RAI
  7. ^ Cronistoria della radio
  8. ^ sito ufficiale della RAI
  9. ^ [1]
  10. ^ [2]
  11. ^ sito ufficiale della RAI
  12. ^ InStoria
  13. ^ InStoria
  14. ^ Dizionario biografico degli Italiani, Treccani
  15. ^ sito RAI
  16. ^ Le origini della radiodiffusione in Italia-Cronostoria della radio dal 1923 al 2006
  17. ^ Introduzione: i "due archivi" Iri

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]