Legge Gasparri

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La legge 3 maggio 2004 n. 112 "(Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI - Radiotelevisione italiana S.p.A., nonché delega al Governo per l'emanazione del testo unico della radiotelevisione)" è una legge della Repubblica Italiana, in attuazione della quale fu emanato il Testo unico della radiotelevisione.

È detta anche legge Gasparri dal nome del Ministro delle Comunicazioni del Governo Berlusconi II all'epoca responsabile della materia, Maurizio Gasparri.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

La legge Gasparri introduce diverse novità:

  • limiti al cumulo dei programmi e alla raccolta di risorse economiche (art. 15):
    • definizione del "SIC" (Sistema Integrato delle Comunicazioni), che comprende stampa quotidiana e periodica; editoria (...) anche per il tramite di Internet; radio e televisione; cinema; pubblicità
    • i soggetti (che sono quelli previsti dall'art.1, co.6, lett. A), num.5 della legge 31 luglio 1997, num. 249) non possono conseguire, né direttamente, né attraverso soggetti controllati, ricavi superiori al 20% dei ricavi complessivi del sistema integrato delle comunicazioni (tale limite corrisponde a circa 26 miliardi di euro, e sostituisce il limite del 30% della l. Maccanico, il quale però corrispondeva a 12 miliardi)
  • lo switch-off dell'analogico (passaggio al digitale terrestre) va realizzato entro il 31 dicembre 2006 (art. 23)
  • differenti titoli abilitativi per lo svolgimento delle attività di operatore di rete o di fornitore di contenuti televisivi o di fornitore di contenuti radiofonici (art. 5)
  • l’autorizzazione non comporta l’assegnazione delle radiofrequenze (art. 5)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'iter preliminare[modifica | modifica wikitesto]

La legge, proposta dall'allora ministro delle comunicazioni, Maurizio Gasparri, è stata oggetto di un iter legislativo molto complesso. Approvata dal Parlamento il 2 dicembre 2003, è stata rinviata alle Camere dal Presidente Ciampi il successivo 13 dicembre, con messaggio motivato.

Il messaggio del Presidente ha dei richiami precisi:

  • necessità di fissare un termine più breve per la regolamentazione del digitale terrestre da parte dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (la legge Gasparri cercava di prorogare il termine (31 dicembre 2003 fissato dall'Autorità, termine ultimo dell'esercizio delle reti eccedenti del duopolio Rai e Mediaset, del regime transitorio disposto da legge 1997) fissato dalla sent. n. 466/2002 della Corte Costituzionale).
  • la base di riferimento per il calcolo dei ricavi (il cosiddetto Sistema Integrato delle Comunicazioni) potrebbe consentire, a causa della sua dimensione, a chi ne detenga il 20 per cento di disporre di strumenti di comunicazione in misura tale da dar luogo alla formazione di posizioni dominanti, violando così il pluralismo.

L'approvazione definitiva[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda il primo richiamo mosso dal Presidente col suo messaggio, il Governo si è preoccupato di adottare un decreto legge (il cosiddetto decreto salvareti), che è poi stato convertito in legge dal Parlamento in data 23 febbraio 2004, aspramente criticato perché di fatto calpestava una sentenza della Consulta che ordinava la messa sul satellite di una rete Mediaset ovvero Rete 4 e la conseguente perdita di pubblicità su Rai 3. Il nuovo testo della legge Gasparri è stato approvato in via definitiva il 29 aprile (dopo 130 sedute e la presentazione di 14000 emendamenti), e promulgato dal Presidente il 3 maggio 2004.

Critiche alla legge[modifica | modifica wikitesto]

La legge Gasparri è stata criticata per i seguenti motivi:

  • il tetto antitrust nella previsione di un unico limite ex ante (cioè predeterminato tassativamente dalla legge), con verifica ex post, rappresentato dalla quota 20% del totale dei proventi ricavabili dal SIC (Sistema Integrato della comunicazione) è stato sì abbassato in misura percentuale rispetto al 30% della l. del 1987 (art 3 lett. B L. 67/1987), ma il valore assoluto di tali percentuali è passato da 12 miliardi di euro di allora a 26 miliardi oggi;
  • l'aumento del limite antitrust viola il principio del pluralismo sancito dall'Articolo 21;
  • si incentiva ancora di più la pubblicità televisiva, a scapito di quella sulla stampa;
  • mancano riferimenti al diritto all'informazione degli utenti;
  • la fissazione di una data (31 dicembre 2006) entro cui realizzare le reti digitali terrestri rischia di aprire un altro regime di proroga (rischio concretizzato nel rinvio al 2012 del digitale);
  • ci sarebbe una grave e palese violazione della sentenza 466/2002 della Consulta;
  • Mediaset potrebbe avvantaggiarsi più di altri editori rafforzando la sua posizione dominante;
  • in generale, per un rafforzamento della figura di Silvio Berlusconi nel campo tv;
  • lasciava irrisolti i problemi del piano nazionale delle frequenze.

La procedura d'infrazione della Commissione europea[modifica | modifica wikitesto]

La Commissione europea era intervenuta con una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia dove si chiedeva spiegazione sulla Legge Gasparri in relazione alle modificazioni del sistema radio-tv, alcune delle quali poi giudicate dalla stessa Commissione incompatibili con il diritto comunitario.[1] Nel luglio 2007 venivano accordati all'Italia due mesi di tempo per correggere i rilievi di problematicità evidenziati dalla Commissione nei confronti della Legge Gasparri nella parte relativa al digitale terrestre.

Tale procedura d'infrazione è stata successivamente sospesa in attesa dell'adozione da parte del Governo Italiano di misure atte a garantire il rispetto del diritto comunitario. Il 31 gennaio del 2008, la Corte Europea di Giustizia emana una sentenza definitiva, che dichiara che lo status di assegnazione delle frequenze per la trasmissione radiotelevisiva "è contrario al diritto comunitario, non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati".[2]

Nel 2008 il Parlamento italiano, appena insediato, tenta di approvare, all'interno del "provvedimento milleproroghe", un emendamento alla Gasparri stabilendo che chi ha il diritto di trasmettere continui l'attività "fino all'attuazione del piano di assegnazione delle frequenze Tv in tecnica digitale". Secondo tutte le opposizioni si tratta di una ennesima norma "salva Rete 4".[3] Dopo tali proteste la mozione viene ritirata.

Il Parlamento italiano non ha ancora ottemperato alle indicazioni della Commissione europea. Se però da parte italiana l'azione di recepimento normativo delle richieste promosse in ambito comunitario proseguirà nelle tempistiche garantite dal Governo Italiano, la sanzione verrà cancellata. In attesa del completamento di questo processo le commissarie competenti, ovverosia Viviane Reding e Neelie Kroes, hanno deciso di non adottare ulteriori passi formali contro l'Italia.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Procedura d'infrazione Europea: prima istanza, 19 luglio 2006.
  2. ^ Dipartimento Politiche comunitarie: secondo la corte dell'Unione Europea in Italia frequenze Tv contro il diritto comunitario. URL consultato il 13 aprile 2010.
  3. ^ Emendamento che "bypassa" la sentenza delle Corte Europea sulla Legge Gasparri. URL consultato il 13 aprile 2010.
  4. ^ La partita di Bruxelles. Dalla Reding alla Kroes: regole più leggere e addio alla separazione della rete?, key4biz.it, 12 gennaio 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]