Agenzia Stefani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Agenzia Stefani
Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Fondazione 26 gennaio 1853 a Torino
Fondata da Guglielmo Stefani
Chiusura 29 aprile 1945 a Milano
Settore Editoriale
Prodotti Agenzia di stampa

L'Agenzia Stefani è stata la prima agenzia di stampa italiana, fondata da Guglielmo Stefani il 26 gennaio 1853[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

Alcuni cronisti della Stefani nella redazione di Roma. In primo piano, al centro, il presidente Manlio Morgagni

La Telegrafia privata - Agenzia Stefani[1] venne fondata il 26 gennaio 1853 a Torino da Guglielmo Stefani, veneziano direttore della Gazzetta ufficiale del Regno di Sardegna, con l'appoggio di Camillo Benso, conte di Cavour[1].

Sotto il governo Cavour, l'agenzia ottenne grandi vantaggi con l'elargizione di fondi segreti (poiché lo Statuto vietava privilegi e monopoli ai privati)[2], mentre la stampa radicale subì restrizioni sulla libertà di informazione[3]. Così l'agenzia Stefani, assumendo connotati quasi monopolistici, divenne uno strumento governativo per il controllo mediatico nel Regno di Sardegna[4].

Dopo la morte di Guglielmo Stefani, avvenuta nel 1861, l'agenzia strinse rapporti di collaborazione con l'agenzia britannica Reuters e con la francese Havas. Quest'ultima, prima agenzia di stampa al mondo e, all'epoca, in condizione di forte predominio, acquisì il 50% dell'agenzia Stefani nel 1865.

Fonte di informazione ufficiale del governo sabaudo, la "Stefani" seguì i vari trasferimenti della capitale d'Italia, da Torino a Firenze nel 1865 e da Firenze a Roma nel 1871[5].

La direzione di Friedländer[modifica | modifica sorgente]

Nel 1881 la direzione venne assunta da Ettore Friedländer, destinato a rimanervi per 37 anni. Sotto la guida di Friedländer l'agenzia fu permanentemente vicina al governo, aiutando fortemente a smorzare i toni della stampa durante le controverse vicende che si svolsero in quell'epoca; dalla disastrosa guerra d'Africa allo scandalo della Banca Romana, dai moti popolari del 1898 alla strage milanese di Bava Beccaris, dalle azioni repressive del governo Pelloux all'assassinio di Umberto I, dalla guerra di Libia ai disinvolti mutamenti d'alleanze internazionali che precedettero la prima guerra mondiale.

Nell'ultimo decennio del XIX secolo, Francesco Crispi si fece promotore della rottura con la Havas, accusata di diffondere notizie false o tendenziose, atte a favorire la politica estera della Francia. Fu così siglato un accordo di mutuo scambio con la tedesca Continentalen, con l'austriaca Correspondenz-Bureau e con la Reuter, in modo tale da consentire ai vari governi di controllare e censurare, se del caso, le notizie da e per l'estero.

Durante la prima guerra mondiale fu concessa all'agenzia Stefani l'esclusiva per la diffusione dei dispacci dello Stato maggiore dell'Esercito e, nel 1920, fu stipulato un accordo con il governo che le affidava il compito di distribuire le informazioni ufficiali alla stampa, ai prefetti e agli uffici governativi. In esecuzione dell'accordo, le nomine del direttore e dei principali corrispondenti esteri, da quel momento furono sottoposte al placet del governo. L'anno seguente venne stipulato un nuovo accordo con la Havas che consentiva l'accesso alle informazione provenienti dagli Stati Uniti e dall'America latina, grazie al collegamento via cavo realizzato tra New York e Parigi.

La gestione Morgagni[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'ascesa al potere del fascismo, Mussolini si accorse della potenziale utilità di un simile strumento e l'8 aprile 1924 pose l'agenzia Stefani sotto il controllo del sansepolcrista Manlio Morgagni che, in breve tempo, la trasformò nella voce del governo in Italia e all'estero[6].

« La mia prima lettura del mattino sono le cartelle della Stefani. Inoltre io vedo sovente Morgagni e volentieri[7] »
(Benito Mussolini)

Nel 1924 poteva contare su 14 sedi italiane, 160 corrispondenti dall'Italia e 12 dall'estero che riuscivano quotidianamente a "lavorare" una media di 165 dispacci in arrivo e 175 in partenza. Durante la gestione di Morgagni l'agenzia conobbe un enorme sviluppo, tanto che nel 1939, le sedi italiane erano 32 e 16 quelle estere, con un organico di 261 corrispondenti in Italia e 65 all'estero che ogni giorno sbrigavano una media di 1.270 dispacci in arrivo e 1.215 in partenza.

Avuta notizia dell'arresto di Mussolini, il 26 luglio 1943, Manlio Morgagni si tolse la vita.

La RSI e l'ANSA[modifica | modifica sorgente]

Con l'avvento della Repubblica Sociale Italiana l'agenzia Stefani divenne proprietà dello Stato e la sede venne spostata a Milano, sotto la direzione di Luigi Barzini senior. Il suo ultimo direttore, Ernesto Daquanno, venne fucilato a Dongo insieme ai gerarchi che accompagnavano Mussolini.

Disciolta il 29 aprile 1945, la struttura tecnica e organizzativa della "Stefani" venne di fatto utilizzata dalla neonata ANSA. La testata fu assegnata in proprietà all'Ordine dei giornalisti e ha ripreso le pubblicazioni nel 2005, come settimanale di informazione edito dall'Ordine dei giornalisti di Bologna.

Dirigenti[modifica | modifica sorgente]

Direttori[modifica | modifica sorgente]

Presidenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Sergio Lepri, Francesco Arbitrio; Giuseppe Cultrera, Nasce l'Agenzia Stefani in L'Agenzia Stefani da Cavour a Mussolini, Firenze, Le Monnier, 2001, p. 3. ISBN 88-00-85740-X.
  2. ^ Gigi Di Fiore, Controstoria dell'unità d'Italia: fatti e misfatti del Risorgimento, Rizzoli, Milano, 2007, p. 64.
  3. ^ Denis Mack Smith, Mazzini, Rizzoli, Milano, 1993, p.174
  4. ^ Gigi Di Fiore, Controstoria dell'unità d'Italia: fatti e misfatti del Risorgimento, Rizzoli, Milano, 2007, p. 62.
  5. ^ Sergio Lepri, Francesco Arbitrio; Giuseppe Cultrera, La Stefani di fine secolo in L'Agenzia Stefani da Cavour a Mussolini, Firenze, Le Monnier, 2001, p. 97. ISBN 88-00-85740-X.
    «Col 1871 la Stefani si è trasferita in Roma capitale».
  6. ^ Sergio Lepri, Francesco Arbitrio; Giuseppe Cultrera, La Stefani di Mussolini in L'Agenzia Stefani da Cavour a Mussolini, Firenze, Le Monnier, 2001, p. 214. ISBN 88-00-85740-X.
    «Dall'8 aprile del 1924 l'Agenzia Stefani è dunque nelle mani di Mussolini».
  7. ^ Romano Canosa, La voce del Duce. L'agenzia Stefani: l'arma segreta di Mussolini, Arnoldo Mondadori Editore, [Milano], 2002, p. 149.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Manlio Morgagni, L'agenzia Stefani nella vita nazionale, Milano, Alfieri e Lacroix, 1930.
  • Sergio Lepri, Francesco Arbitrio, Giuseppe Cultrera, Informazione e potere in un secolo di storia italiana. L'Agenzia Stefani da Cavour a Mussolini, Firenze, Le Monnier, 1999; 2001.
  • Romano Canosa, La voce del Duce. L'agenzia Stefani: l'arma segerta di Mussolini, Milano, Mondadori, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]