Maria Adelaide Aglietta
| on. Maria Adelaide Aglietta | |
|---|---|
| Parlamento italiano Camera dei deputati |
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| Luogo nascita | Torino |
| Data nascita | 4 giugno 1940 |
| Luogo morte | Roma |
| Data morte | 20 maggio 2000 |
| Titolo di studio | Licenza media superiore |
| Partito | Partito Radicale |
| Legislatura | VII, VIII, IX e X |
| Gruppo | Partito Radicale |
| Collegio | Torino |
| Incarichi parlamentari | |
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| Pagina istituzionale | |
Maria Adelaide Aglietta (Torino, 4 giugno 1940 – Roma, 20 maggio 2000) è stata una politica italiana, esponente prima del Partito Radicale e poi dei Verdi Arcobaleno e della Federazione dei Verdi, nonché parlamentare italiana ed europea.
Torinese di Cavoretto, dopo la nascita delle sue due figlie nel 1974 inizia a militare nel Partito Radicale impegnandosi nella campagna per l'introduzione della legge sul divorzio. Dopo la vittoria divorzista, fonda il Centro d'Informazione sulla Sterilizzazione e sull'Aborto di Torino e porta avanti la battaglia per la legalizzazione dell'aborto.
Il 4 novembre 1976 nel corso del 17º congresso viene eletta segretario del Partito Radicale, divenendo così la prima donna in Italia a ricoprire la carica di segretario di un partito politico. In quell'anno, promuove insieme a Lotta Continua e porta a termine la raccolta di firme degli "otto referendum contro il regime", di cui due, finanziamento pubblico dei partiti e legge Reale bis, andranno in votazione l'anno successivo. Durante il primo anno della segreteria si impegna nel suo più difficile sciopero della fame, durato 73 giorni, per il rispetto della riforma carceraria, contro l'insediamento delle carceri speciali.
Nel 1978 viene sorteggiata, dopo il rifiuto di quasi cento cittadini, quale giurato popolare nel primo processo intentato in Italia ai capi storici delle Brigate Rosse e consente con la sua accettazione, nonostante le minacce di morte ricevute, la formazione della giuria e la tenuta di un processo equo. Su questa esperienza scriverà anche un libro: "Diario di una giurata popolare al processo delle Brigate Rosse", uscito in prima edizione per Milano Libri nel 1979 e ristampato nel 2009 da Lindau[1].
Nel 1979 viene eletta al parlamento italiano nelle liste del Partito Radicale e diviene presidente del gruppo radicale alla Camera dei deputati. È protagonista insieme al suo gruppo di una dura battaglia parlamentare ostruzionistica sulle leggi d'emergenza. Viene rieletta nel corso delle elezioni del 1983 restando in carica sino al 1985, quando si dimette per permettere la rotazione.
Viene rieletta nel 1987. In questi anni si impegna con sistematicità sul problema carcerario, a fianco dei detenuti ed in particolare dei detenuti politici, sostenendone gli scioperi della fame e le lotte nonviolente, dando un contributo determinante al superamento del regime delle carceri speciali. Sempre in questo periodo segue e coordina la campagna del Partito Radicale fino alla vittoria definitiva in Cassazione sul caso giudiziario di Enzo Tortora, il cui impegno coerente e profondo fa esplodere il problema delle gravissime deviazioni del sistema giudiziario italiano e ne fa il simbolo della lotta per una "giustizia giusta".
Nel 1988 è eletta in una lista unitaria di Verdi, Radicali ed Ambientalisti al Consiglio comunale di Trieste. È tra le persone che fondano iVerdi Arcobaleno. Dopo il rifiuto opposto dalle Liste Verdi a presentare una lista unitaria e aperta alle elezioni del 1989, si candida nelle liste dei Verdi arcobaleno che ottengono due seggi. È eletta nella circoscrizione del Nord-Est. Opta per l'impegno pieno al parlamento europeo dimettendosi dal parlamento nazionale e dal Consiglio comunale di Trieste. Nel Parlamento europeo è membro titolare nella Commissione Affari Esteri e Sicurezza, nella Commissione Affari Istituzionali e nella sottocommissione Diritti dell'Uomo.
Viene riconfermata nel 1994, per le liste Verdi. È stata presidente della delegazione per le relazioni con la Bulgaria, la Romania e l'Albania e del Gruppo Verde al Parlamento europeo; membro della Commissione per le relazioni economiche esterne, della Commissione per gli affari istituzionali, della Commissione per gli affari esteri e la sicurezza, della Delegazione per le relazioni con le Repubbliche di Jugoslavia, della Commissione per il regolamento, la verifica dei poteri e le immunità, della Sottocommissione per i diritti dell'uomo, della Delegazione per le relazioni con la Repubblica popolare cinese.
Muore nel 2000 dopo una lunga malattia (tumore al seno). È sepolta nel Cimitero monumentale di Torino.
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[modifica] Opere
- "Diario di una giurata popolare al processo delle Brigate Rosse" (Edizioni Lindau, 2009)
[modifica] Note
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda personale al Parlamento europeo
- AssociazioneAglietta.it - Sito web dell'Associazione Radicale Aglietta di Torino
- Corriere.it, Sergio Romano: "RICORDO DI ADELAIDE AGLIETTA LA DONNA CHE SFIDÒ I BRIGATISTI" (29 maggio 2012)
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