Centrale Montemartini

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Coordinate: 41°52′00.42″N 12°28′41.15″E / 41.866783°N 12.478097°E41.866783; 12.478097

Centrale Montemartini
Centrale Montemartini, prospetto della sala macchine, ora sede museale
Centrale Montemartini, prospetto della sala macchine, ora sede museale
Tipo Tecnico-arte
Indirizzo Via Ostiense 106
Sito http://www.centralemontemartini.org/
Ricostruzione del perirrhanteion
la sala macchine; sul fondo il frontone del tempio di Apollo Sosiano
Sala Caldaie; a terra, il mosaico di santa Bibiana
Statua di Dioniso, Centrale Montemartini

La Centrale Montemartini, sulla via Ostiense, fa parte del sistema dei Musei in Comune. Ospita circa 400 statue romane, già esposte ai Capitolini o recuperati dai ricchissimi depositi comunali, insieme a epigrafi e mosaici, in una straordinaria ambientazione di archeologia industriale.

Centrale termoelettrica[modifica | modifica sorgente]

La centrale termoelettrica Montemartini era stata inaugurata dalla giunta Nathan il 30 giugno 1912: era il primo impianto pubblico di produzione elettrica dell'allora "Azienda elettrica municipale" (oggi Acea). Fu intitolata a Giovanni Montemartini (Montù Beccaria, 1867 - Roma, 1913), teorico delle municipalizzazioni delle aziende di servizi di interesse pubblico e assessore al tecnologico, morto durante una seduta del consiglio comunale nel 1913.

L'azienda era situata appena fuori dalle mura e dal rione Testaccio, in un comprensorio in cui l'amministrazione comunale aveva individuato l'area di sviluppo industriale della città, per la vicinanza del Tevere, della ferrovia e dell'asse viario Ostiense.

Nella zona erano stati insediati nel 1910 i mercati generali e l'officina del gas (fin allora prodotto in un'officina situata nella zona in cui fu poi scavato il Circo Massimo), ed erano attive aziende manifatturiere e laboratori artigiani.

Dopo mezzo secolo di attività l'impianto divenne obsoleto, e la produzione di energia elettrica fu definitivamente interrotta nel 1963. Seguirono più di vent'anni di decadenza degli immobili, smontaggio delle macchine e vari riusi degli ambienti, finché l'Acea non decise di restaurare il corpo centrale del complesso, comprendente fra l'altro la sala macchine e la sala caldaie, conservando e restaurando le strutture murarie e alcuni dei macchinari che vennero ricollocati in situ (una turbina a vapore del 1917, i grandi motori diesel, altri macchinari), destinandolo a spazio per servizi direzionali e culturali. I macchinari furono forniti dall'azienda metalmeccanica Franco Tosi[1][2]. L'intervento di recupero costituì un episodio di salvaguardia dell'archeologia industriale della città.

Spazio museale[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1995 la galleria lapidaria e diversi settori del palazzo dei Conservatori nei Musei Capitolini in Campidoglio dovettero essere chiusi al pubblico, per permettere i lavori di ristrutturazione: le sculture furono esposte in alcuni ambienti dell'ex centrale elettrica Montemartini, inizialmente come sistemazione temporanea. Nel 2005, conclusi i lavori ai Musei Capitolini, molte sculture rimasero nella sede della centrale, che divenne sede museale permanente.

Collezione[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte dei reperti sono costituiti da pezzi di acquisizione relativamente recente, provenendo dagli scavi portati avanti dopo l'Unità d'Italia, in particolare negli antichi horti romani. L'ordinamento espositivo mette in evidenza l'area di ritrovamento dei reperti e si articola in tre tematiche principali:

L'allestimento è caratterizzato dall'intreccio tra immagini di archeologia classica e di archeologia industriale, con i macchinari della centrale che fanno da sfondo alle sculture o viceversa, secondo i punti di osservazione all'interno della sala. Molto suggestiva la presenza quasi inquietante dei due giganteschi ed ormai silenziosi motori Diesel della centrale, ognuno dei quali è solidale ad un esagerato ed improbabile alternatore, tutti simboli di quel secolo che ha visto l'avvento della maggior parte delle più straordinarie tecnologie dell'era moderna.

Tra le statue, due copie romane del Pothos di Skopas.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Centrale Montemartini: archeologia classica e industriale a Roma, nuok.it. URL consultato il 13 aprile 2014.
  2. ^ Sala Macchine ((PDF)), aragon.es. URL consultato il 13 aprile 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marina Bertoletti; Maddalena Cima; Emilia Talamo, Centrale Montemartini Musei Capitolini, Milano, Electa, 2006.

Collegamenti[modifica | modifica sorgente]

Metropolitana di Roma B.svg
 È raggiungibile dalla stazione Garbatella.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]