Cratere di Eufronio

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Cratere di Eufronio
Cratere di Eufronio
Il lato del cratere con i giovani ateniesi che indossano le armi
Autori Exitheos e Eufronio
Data 515 a.C. circa
Materiale ceramica
Dimensioni 45,7 cm × 55,1 cm 
Ubicazione Roma, Museo nazionale di Villa Giulia

Il cratere di Eufronio, o anche cratere di Sarpedonte, è un cratere a calice decorato a figure rosse, alto 45.7 cm con un diametro di 55.1 cm,[1] creato dal ceramista Euxitheos e dipinto dal ceramografo Eufronio intorno al 515 a.C. Di provenienza illecita, è rimasto esposto dal 1972 al Metropolitan Museum di New York; dal 2006 è stato restituito allo stato italiano ed è conservato al Museo nazionale di Villa Giulia a Roma.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Proveniente dal saccheggio, avvenuto intorno al 1971, di una tomba etrusca presso Cerveteri, il cratere fu venduto per un milione di dollari dal mercante d'arte svizzero Robert Hecht Jr. e dal mercante d'arte italiano Giacomo Medici al Metropolitan Museum of Art di New York.[2] In seguito ad un accordo[3], nel 2006 la proprietà del reperto è stata restituita all'Italia dove è definitivamente tornato nel gennaio del 2008. Dopo aver partecipato a diverse mostre (Mantova, Roma, Atene), alla fine del 2009 ha trovato la sua sede definitiva nel Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma.

Attribuzione e datazione[modifica | modifica sorgente]

Un'iscrizione riporta il nome del ceramografo e del ceramista mentre un'altra riporta "Leagro è bello": quest'ultima ha permesso di datare il vaso al periodo in cui sappiamo dalle fonti che Leagro era considerato il più bell'uomo della Grecia.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Le anse dividono la superficie in due aree decorate con scene differenti, separate all'altezza delle anse da una decorazione a palmette che Euphronios, unico tra i Pionieri a interessarsi a questi aspetti decorativi, deriva da Oltos.

La scena sul lato principale è tratta dall'Iliade e narra della morte di Sarpedonte, figlio di Zeus e di Laodamia, alleato dei Troiani nella guerra contro gli Achei. Le personificazioni del Sonno,Hypnos e della Morte,Thanatos, ne riportano il corpo in patria, trascinandolo via dal campo, il dio Hermes, al centro della scena, dirige l'operazione. La composizione è dominata dal grande corpo di Sarpedonte che evidenzia la padronanza raggiunta da Euphronios nella rappresentazione dello scorcio e nella comprensione della struttura anatomica; le due figure allegoriche, chine sul giovane, sono rappresentate, a parte le ali, come guerrieri, in pose naturalistiche e con anatomia precisa. Due altri guerrieri chiudono la scena alle estremità; sono figure stanti, osservatori, tradizionalmente presenti ad indicare l'esemplarità della rappresentazione, forse un collegamento tematico con il gruppo di giovani che, sul lato opposto del cratere, vengono raffigurati nell'atto di indossare le armi prima di una battaglia: una scena di genere, non necessariamente collegata ad eventi identificabili.

Si tratta di giovani ateniesi contemporanei, ma identificati con nomi tratti dalla mitologia dalle iscrizioni che accompagnano ciascuna figura. La scelta di unire scene storiche a vicende mitologiche, sullo stesso vaso e con lo stesso stile, crea un legame tra l'attualità e il mito.

Tecnica[modifica | modifica sorgente]

La tecnica a figure rosse è costituita da figure risparmiate all'interno dell'ingubbio nero che ricopre il vaso; ad esse sono aggiunti dettagli interni con pittura nera più diluita. Lo stile naturalistico delle rappresentazioni, scorci e spazio illusionistico, è una delle caratteristiche proprie dei ceramografi del Gruppo dei pionieri, dell'epoca tardo-arcaica, di cui Eufronio fu il massimo rappresentante. La pittura nera è utilizzata da Eufronio, come dai suoi contemporanei, sia a rilievo sia diluita a vari livelli, restituendo differenti gradazioni nel tono, dal marrone scuro all'ocra. Eufronio tuttavia utilizza la linea a rilievo anche per i dettagli interni, una pratica che verrà abbandonata dai ceramografi attici più recenti. Il rosso opaco è aggiunto per alcuni dettagli e per le iscrizioni.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La sua capacità doveva essere di circa 45 litri.
  2. ^ Per le vicende giudiziarie cfr.: Fabio Isman, Hecht prescritto, Medici condannato in Il giornale dell'arte, n. 317, Torino, Allemandi, febbraio 2012. 0394-0543. URL consultato il 12 novembre 2012.
  3. ^ Associazione Patrimoniosos, Convenzione tra il Metropolitan Museum di New York e il Ministero dei beni culturali 2006-02-26. URL consultato il 12 novembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Martin Robertson, The Art of Vase-Painting in Classical Athens, Cambridge, Cambridge University Press, 1992, p. 24. ISBN 0521338816.
  • Louis Godart; Stefano De Caro (a cura di), Nostoi : capolavori ritrovati, Catalogo della mostra: Roma, Palazzo del Quirinale, 21 dicembre 2007-2 marzo 2008, Roma, Segretariato generale della presidenza della Repubblica, 2007, p. 76.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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