Codice dei beni culturali e del paesaggio

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Il codice dei beni culturali e del paesaggio è un corpo organico di disposizioni, in materia di beni culturali e beni paesaggistici della Repubblica Italiana; emanato con il decreto legislativo del 22 gennaio 2004 n. 42.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Esso il principale riferimento normativo italiano che attribuisce al Ministero per i Beni e le Attività Culturali il compito di tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio culturale dell'Italia. Il codice dei beni culturali e del paesaggio invita alla stesura di piani paesaggistici meglio definiti come "piani urbanistico territoriali con specifica attenzione ai valori paesaggistici".

La tutela legale in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il d. lgs. 22 gennaio 2004 n. 42 ("Codice dei beni culturali e del paesaggio") individua la necessità di preservare il patrimonio culturale italiano e inserisce anche i film, inclusi i negativi, in questo ambito.
Il d.lgs 22 gennaio 2004 n. 28 distingue poi le sale cinematografiche dalle sale d'essai, dove per legge il 70% della programmazione (o il 50% se in città inferiori ai 40.000 abitanti) è riservata appunto ai film d'essai, riconosciuti in quanto tali da una commissione del MIBAC. All'interno di questa quota almeno metà della programmazione deve però essere italiana o dell'UE.[1]

Anche film non italiani possono essere dichiarati d'essai, se rispettano alcuni criteri, come quello di essere almeno quinti in una lista di paesi che esportano film in Italia (calcolo eseguito sui biglietti venduti presso la SIAE), quindi in qualche modo rappresentanti minoranze culturali da preservare. Al di là della scelta della commissione, l'aver partecipato ufficialmente ad alcuni festival è un criterio automatico per poter accedere alla qualifica e ai relativi fondi e benefici fiscali. Anche i film della Scuola nazionale di cinema sono automaticamente considerati d'essai.

Modifiche successive[modifica | modifica wikitesto]

È stato modificato successivamente dal d. lgs. 24 marzo 2006, n. 156, dal d. lgs. 24 marzo 2006, n. 157, dal d. lgs. 26 marzo 2008, n. 62, e dal d. lgs. 26 marzo 2008, n. 63. La normativa è poi stata poi modificata dall'art. del D.L. 31 maggio 2014, n. 83.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ art. 2 comma 9 d.lgs 28/2004