Fori Imperiali

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Coordinate: 41°53′30.65″N 12°29′22.12″E / 41.891847°N 12.489478°E41.891847; 12.489478

Fori imperiali
Il lato settentrionale dei Fori Imperiali.
Il lato settentrionale dei Fori Imperiali.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma
Amministrazione
Ente Sovrintendenza Capitolina
Responsabile Umberto Broccoli
Visitabile
sito web

I Fori Imperiali costituiscono una serie di piazze monumentali edificate nel corso di un secolo e mezzo (tra il 46 a.C. e il 113 d.C.) nel cuore della città di Roma dagli imperatori.

Di essi non fa invece parte il Foro Romano, ossia la vecchia piazza repubblicana, la cui prima sistemazione risale all'età regia (VI secolo a.C.) e che era stato per secoli il centro politico, religioso ed economico della città, ma che non ebbe mai un carattere unitario.

Sotto Cesare e Augusto, la costruzione della Basilica Giulia e il rifacimento della Basilica Emilia, che delimitavano i lati lunghi della piazza, diedero tuttavia al Foro una certa regolarità.

Foro di Cesare 46 a.C.[modifica | modifica wikitesto]

Giulio Cesare decise di costruire una grande piazza a suo nome, che fu inaugurata nel 46 a.C., probabilmente ancora incompleta, e fu terminata poi da Augusto.

A differenza del Foro Romano si trattava di un progetto unitario: una piazza con portici sui lati lunghi e con al centro del lato di fondo il tempio dedicato a Venere Genitrice, da cui Giulio Cesare si vantava di discendere attraverso Iulo, il progenitore della gens Iulia, figlio di Enea, a sua volta figlio della dea.

Il Foro di Cesare con il tempio di Venere Genitrice

Cesare pagò di tasca propria i terreni sui quali il nuovo monumento doveva sorgere. Inoltre, essendo stato incaricato della ricostruzione della Curia, sede del Senato, dopo la sua distruzione in un incendio, ne fece modificare il tradizionale e rituale orientamento secondo i punti cardinali, in modo che invece si adattasse a quello del nuovo Foro.

La nuova piazza riprendeva il modello dei portici costruiti intorno ai templi che i più importanti ed influenti uomini politici dell'ultimo secolo della Repubblica erano andati edificando nella zona del Circo Flaminio e ne aveva i medesimi scopi di propaganda personale e di ricerca di consenso. La vicinanza al vecchio centro politico ne aumentava tuttavia l'effetto.

Foro di Augusto 2 a.C.[modifica | modifica wikitesto]

Il Foro di Augusto con il tempio di Marte Ultore

Ottaviano aveva promesso in voto un tempio a Marte Ultore (ossia "Vendicatore") in occasione della battaglia di Filippi del 42 a.C., nella quale egli stesso e Marco Antonio avevano sconfitto gli uccisori di Cesare e dunque vendicato la sua morte. Il tempio venne effettivamente inaugurato solo dopo 40 anni, nel 2 a.C., inserito in una seconda piazza monumentale: il Foro di Augusto.

Rispetto al Foro di Cesare il nuovo complesso si disponeva ortogonalmente e il tempio di Marte si appoggiava ad un altissimo muro, tuttora conservato, che divideva il monumento dal popolare quartiere della Suburra. I portici che sorgevano sui lati lunghi, si aprivano alle spalle in ampie esedre (spazi semicircolari coperti), destinati ad ospitare le attività dei tribunali. Erano, inoltre, arricchiti da statue di personaggi reali e mitologici della storia di Roma e dei membri della famiglia Giulia, con iscrizioni che elencavano le loro imprese, e nelle nicchie centrali i gruppi di Enea e la statua di Romolo.

Anche in questo caso la costruzione del complesso fu legata alla propaganda del nuovo regime e tutta la sua decorazione celebra la nuova età dell'oro che si voleva inaugurata con il principato di Augusto.

Tempio della Pace 75 d.C.[modifica | modifica wikitesto]

I Fori imperiali al centro ed il foro romano sulla sinistra, da un modellino in scala conservato presso il museo della Civiltà Romana all'EUR.

Sotto l'imperatore Vespasiano venne costruita un'altra grande piazza, separata dal Foro di Augusto e da quello di Cesare dalla via dell'Argileto, che metteva in comunicazione il Foro Romano con la Suburra, e più spostata verso la Velia (in direzione del Colosseo). Questo complesso non fu considerato in origine come uno dei Fori Imperiali, se non in epoca tarda, quando viene citato come "Foro della Pace", ed è infatti conosciuto in precedenza con il nome di Tempio della Pace.

Anche la forma era differente: si trattava di un vasto quadrilatero circondato da portici, con il tempio inserito nel portico del lato di fondo. L'area centrale inoltre non era lastricata come una piazza, ma sistemata a giardino, con vasche d'acqua e basamenti per statue, che ne facevano un vero e proprio museo all'aperto.

Il monumento era stato edificato come celebrazione in seguito alla conquista di Gerusalemme durante il regno di Vespasiano. In seguito ad un incendio il complesso venne ricostruito almeno in parte in epoca severiana (inizi del III secolo d.C.): in particolare a quest'epoca risale la Forma Urbis Severiana, la pianta marmorea di Roma antica incisa sulle lastre di marmo che ne rivestivano la parete di uno degli ambienti, giunta parzialmente fino a noi.

Foro di Nerva o Foro Transitorio 98 d.C.[modifica | modifica wikitesto]

La trabeazione e l'attico delle "Colonnacce" (colonne addossate al muro meridionale) nel Foro di Nerva

Domiziano decise di unificare i complessi precedenti e nell'area irregolare rimasta libera tra il Tempio della Pace e i Fori di Cesare e di Augusto, fece edificare un'altra piazza monumentale che li metteva tutti in comunicazione tra loro.

Lo spazio obbligato, in parte occupato dalla sporgenza di una delle esedre del Foro di Augusto e nel quale doveva essere preservata la funzione di passaggio della via dell'Argileto, lo costrinsero a ridurre i portici laterali ad una semplice decorazione dei muri perimetrali. Il tempio, dedicato alla dea Minerva (sua protettrice così come era stata protettrice del semidio Eracle) si addossò all'esterno dell'esedra del Foro di Augusto, mentre lo spazio rimanente era utilizzato per un ampio ingresso monumentale (la Porticus Absidata).

La morte di Domiziano in una congiura fece sì che il nuovo complesso, già quasi terminato, fosse inaugurato dal suo successore Nerva e che da questi prendesse il nome di Foro di Nerva.

È conosciuto tuttavia anche come Foro Transitorio, a causa della funzione di passaggio che aveva conservato sostituendosi all'Argileto.

Foro di Traiano 112-113 d.C.[modifica | modifica wikitesto]

I progetti di Domiziano erano forse stati ancora più ambiziosi e forse già sotto il suo regno si erano iniziati i lavori di sbancamento della sella montuosa che collegava il Campidoglio con il Quirinale e chiudeva la valle dei Fori verso il Campo Marzio, in direzione dell'attuale piazza Venezia, limitando lo spazio a disposizione per ulteriori complessi monumentali.

Il progetto fu ripreso e completato da Traiano con la costruzione di un nuovo complesso a suo nome, realizzato con il bottino delle sue campagne di conquista della Dacia e la cui decorazione celebra le sue vittorie militari.

Già solo i lavori di preparazione furono imponenti: lo sbancamento della sella montuosa, necessario per trovare spazio al nuovo complesso, comportò la ricostruzione del tempio di Venere Genitrice e l'aggiunta della cosiddetta Basilica Argentaria nel Foro di Cesare, mentre il taglio operato sulle pendici del Quirinale venne sistemato con la costruzione del complesso in laterizio dei Mercati di Traiano.

La piazza forense era chiusa sul fondo dalla Basilica Ulpia, alle cui spalle sorse la Colonna di Traiano. Come nel Foro di Augusto i portici si aprivano sul fondo con delle ampie esedre. Sul lato opposto della Basilica una monumentale facciata faceva da sfondo alla colossale statua equestre dell'imperatore.

La via dei Fori in una parata durante il fascismo

La via dei Fori[modifica | modifica wikitesto]

Durante il fascismo, lungo l'area archeologica dei Fori fu aperta la "Via dell'Impero" (l'attuale tracciato di Via dei Fori Imperiali), congiungente piazza Venezia con il Colosseo; la strada, a percorso rettilineo, sarebbe stata usata per parate militari, e tuttora vi si tiene la parata per la festa della Repubblica Italiana del 2 giugno.

L'eventuale eliminazione della strada, che taglia le aree archeologiche dei Fori imperiali spezzandone l'originaria unità, è stata periodicamente discussa a partire dagli anni ottanta. Alle motivazioni archeologiche si contrappongono le esigenze attuali del traffico urbano e la spettacolarità del suo percorso dal punto di vista di itinerario turistico.

L'apertura della strada ha suscitato polemiche in ordine all'inserimento forzoso di una struttura della modernità (una strada automobilistica) in seno ad una delle aree a maggior concentrazione archeologica del mondo; dall'altra parte si ribatte che con la strada è stato realizzato un percorso turistico senza paragone.

Nuovi scavi sono stati realizzati a partire dagli anni novanta in diverse aree precedentemente lasciate a giardino ai lati della strada, ad opera della Sovraintendenza ai beni culturali del comune di Roma e della statale Soprintendenza ai beni archeologici di Roma, e indagini archeologiche sono anche state condotte nei sotterranei degli edifici adiacenti.

Il 3 agosto 2013 una parte della strada è stata chiusa al traffico privato, su iniziativa del sindaco di Roma Ignazio Marino.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Meneghini, Riccardo Santangeli Valenzani, I Fori Imperiali. Gli scavi del Comune di Roma (1991-2007), Roma, Viviani Editore, 2007. ISBN 978-88-7993-125-0.
  • Maria Paola Del Moro, Marina Milella, Lucrezia Ungaro, Massimo Vitti, Il Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, Milano, Mondadori Electa, 2007.
  • Italo Insolera, Francesco Perego, Storia moderna dei Fori di Roma: archeologia e città, Bari, Laterza, 1983-1999. ISBN 978-88-420-5910-3.
  • Massimiliano Ghilardi, I Fori Imperiali in eta moderna in S. Baiani - M. Ghilardi (a cura di), Crypta Balbi-Fori Imperiali. Archeologia urbana a Roma e interventi di restauro nell’anno del Grande Giubileo, Edizioni Kappa, Roma 2000, pp. 90-95.

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