Helle Thorning-Schmidt

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Helle Thorning-Schmidt
Helle Thorning-Schmidt nel settembre 2010

Helle Thorning-Schmidt nel settembre 2010


Primo ministro della Danimarca
In carica
Inizio mandato 3 ottobre 2011
Capo di Stato Margherita II
Predecessore Lars Løkke Rasmussen

Presidente dei Socialdemocratici
In carica
Inizio mandato 12 aprile 2005
Predecessore Mogens Lykketoft

Dati generali
Partito politico Socialdemocratici
Alma mater Università di Copenaghen
Professione Consulente
Firma Firma di Helle Thorning-Schmidt
Helle Thorning-Schmidt
Bandiera europea
Unione europea
Helle Thorning-Schmidt
Luogo nascita Rødovre
Data nascita 14 dicembre 1966
Partito Socialdemocratici
Legislatura V
Gruppo PSE
Collegio Danimarca
Elezione 10 giugno 1999

Helle Thorning-Schmidt (pronuncia danese [ˈhɛlə ˈtoɐ̯neŋ ˈsmed]; Rødovre, 14 dicembre 1966) è una politica danese, leader del partito socialdemocratico condotto alla vittoria alle elezioni politiche del settembre 2011[1] e, dal 3 ottobre successivo, 51º primo ministro di Danimarca (prima donna in tale carica nel suo Paese[2]).

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Terminò gli studi secondari al liceo di Ishøj nel 1985 ed entro quindi all'Università di Copenhagen, dove ottenne nel un 1994 un master in scienze politiche. L'anno precedente, aveva conseguito un master in studi europei al Collegio d'Europa, a Bruges.

Capo della segreteria della delegazione danese dei Socialdemocratici al Parlamento Europeo dal 1994 al 1997, divenne in seguito consulente internazionale per la confederazione sindacale LO fino al 1999.

Oltre al danese, parla fluentemente inglese e francese.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Suo padre, Holger, era Professore di matematica ed economia all'Università di Copenaghen. La Thorning-Schmidt è sposata dal 1996 con Stephen Kinnock, direttore del Forum economico mondiale e figlio dell'ex leader dei laburisti inglesi Neil Kinnock. La coppia ha due figlie.

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Thorning-Schmidt è stata eletta membro del Parlamento europeo nel 1999 e nel 2004. Nel 2005 si è dimessa dall'incarico ed è entrata a far parte del parlamento danese.

Dal 2006 è stata eletta segretario dei Socialdemokraterne, rimpiazzando Mogens Lykketoft, sconfitto alle elezioni politiche dello stesso anno. Alle elezioni parlamentari del 2007 i socialdemocratici persero lo 0,4% (e due seggi) rispetto alle consultazioni di due anni prima, ma ridussero lo svantaggio di parlamentari con i liberali di Anders Fogh Rasmussen da cinque a uno.

Deputato europeo e poi nazionale[modifica | modifica sorgente]

La Thorning-Schmidt scoprì la politica al liceo lottando contro l'apartheid in favore di Nelson Mandela, e divenne membro dei Socialdemokraterne nel 1993[3]. Fu eletta deputata europea alle elezioni del 10 giugno 1999 e sedette nei banchi del Partito del Socialismo Europeo e della commissione del Lavoro e degli Affari sociali, ed occupò la vicepresidenza della delegazione delle relazioni con la Lettonia. Nel marzo del 2003, si candidò alle elezioni parlamentari del 2005, convocate l'8 febbraio, venendo eletta nel Folketing.

Capo dell'opposizione danese[modifica | modifica sorgente]

Le elezioni furono vinte dai liberali di Anders Fogh Rasmussen, il presidente dei socialdemocratici, l'ex ministro Mogens Lykketoft, si dimise la sera stessa dal vertice del partito. Due giorni dopo, il comitato esecutivo decise che il leader della formazione politica sarebbe stato eletto dai militanti. La Thorning-Schmidt decise di presentare la propria candidatura contro il deputato Frank Jensen, che sosteneva una linea più a sinistra. Il 12 aprile, fu eletta presidente dei Socialdemokraterne con il 53,2% dei voti, divenendo la prima donna a dirigere il partito.

Nella campagna per le elezioni parlamentari anticipate del 13 novembre 2007, si oppose ai tagli fiscali promessi dal Primo ministro Anders Fogh Rasmussen, poiché lei sosteneva l'aumento dello Stato sociale e la convocazione di un referendum sul trattato di Lisbona, presentando un programma in cui proponeva di combattere le crescenti disuguaglianze sociali ed il riscaldamento globale], con l'incremento delle energie rinnovabili fino a portarle a produrre il 45% dell'elettricità danese nel 2025. Anche se la sua formazione perse due seggi al Folketing, ma meno di mezzo punto percentuale nel suffragio, la sua leadership dei Socialdemocratici non fu messa in discussione.[senza fonte]

La Thorning-Schmidt al congresso socialdemocratico

A partire da queste elezioni, la Thornig-Schmidt affermò la sua volontà di creare una coalizione politica di centro-sinistra con il Partito Popolare Socialista (SF) e la Sinistra Radicale (RV), col sostegno esterno dell'Alleanza Rosso-Verdi (ERG). Ricevette quindi il sostegno del presidente del SF, Villy Søvndal, e di Margrethe Vestager, leader di RV[4]. Secondo un sondaggio dell'agosto 2011, una tale alleanza avrebbe ottenuto il 51,5% dei voti e avrebbe avuto la netta maggioranza del Parlamento, con 91 deputati contro 84[5].

Durante la campagna elettorale per le elezioni del 15 settembre 2011, il tabloid BT l'accusò di frode fiscale. Le autorità fiscali condussero un'inchiesta e concluse che quelle quelle accuse erano infondate. BT pubblicò allora un documento contenente delle informazioni private, tra cui che Helle Thorning-Schmidt aveva pagato meno tasse di quanto avesse dovuto ma che c'era prescrizione. Nel dicembre 2011, un funzionario del ministero delle Finanze rivelò alla polizia danese che era stato il ministro Troels Lund Poulsen a trasmettere quelle informazioni alla stampa. L'affare fece scandalo ed una commissione parlamentare d'inchiesta fu creata[6]

Il giorno delle elezioni, anche se SD regredì leggermente al 24,9% dei voti con 44 deputati, perdendo un seggio, la sinistra ottenne in totale 89 eletti, tre in più rispetto alla destra. Così lei vinse, ma il suo partito scese leggermente, dovendo fare i conti con i partiti della coalizione rossa.

Primo Ministro[modifica | modifica sorgente]

Il 2 ottobre 2011, a seguito delle elezioni vinte di stretta misura, Helle Thorning-Schmidt fu nominata Primo Ministro, diventando la prima donna a ricoprire questa carica[2], alla testa di una coalizione tra i Socialdemocratici, la Sinistra Radicale ed il Partito Popolare Socialista, che è però minoritaria nel Folketing con 77 deputati su 179. Essa tuttavia dispone del sostegno esterno della Lista dell'Unità - I Rosso-Verdi (EL) e di tre deputati della Groenlandia e delle Fær Øer[7].

Dal 1º gennaio al 30 giugno 2012 è stata presidente di turno della presidenza del Consiglio dell'Unione europea.

La decisione di vendere una parte della società pubblica di energia Dong alla banca americana d'investimenti Goldman Sachs portò ad una crisi di governo. Il 30 gennaio 2014, i sei ministri del SF presentarono le dimissioni per esprimere il dissenso con tale azione, assicurando però di non passare all'opposizione. Con la sua colazione ridotta a solo due partiti, la Prima ministra Thorning-Schmidt formò quattro giorni dopo il suo secondo governo.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Helle Thorning-Schmidt nel 2013.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Helle Thorning-Schmidt to be Danish PM after poll win in BBC, 16 settembre 2011. URL consultato il 16 settembre 2011.
  2. ^ a b (EN) Robin Pettitt, Denmark's first female prime minister has been dealt an unenviable hand in The Guardian, 16 settembre 2011. URL consultato il 2 aprile 2014.
  3. ^ (FR) Une femme pour relancer le Danemark en crise in TF1.fr.
  4. ^ (DA) Vestager peger på Helle Thorning in Børsen, 20 ottobre 2008.
  5. ^ (DA) Raccolta di sondaggi in Politiken.
  6. ^ (FR) Politiques, coups bas et tabloïds: une mauvaise cuisine in Courrier international, 7 dicembre 2011..
  7. ^ (FR) Cyberpresse, 2 ottobre 2011. http://www.cyberpresse.ca/international/europe/201110/02/01-4453466-danemark-une-sociale-democrate-nommee-pm.php .

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