Rosa Russo Iervolino

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Rosa Russo Iervolino
Rosa Russo Iervolino

Rosa Russo Iervolino


Sindaco di Napoli
Durata mandato 13 maggio 2001 –
30 maggio 2011
Predecessore Riccardo Marone
Successore Luigi De Magistris

Ministro dell'Interno
Durata mandato 21 ottobre 1998 –
22 dicembre 1999
Presidente Massimo D'Alema
Predecessore Giorgio Napolitano
Successore Enzo Bianco

Presidente del
Partito Popolare Italiano
Durata mandato 1994 –
1994
Predecessore non istituito
Successore Giovanni Bianchi

Ministro della Pubblica Istruzione
Durata mandato 28 giugno 1992 –
10 maggio 1994
Presidente Giuliano Amato
Predecessore Riccardo Misasi
Successore Francesco D'Onofrio

Ministro per gli Affari Sociali
Durata mandato 28 luglio 1987 –
28 giugno 1992
Presidente Giovanni Goria, Ciriaco De Mita, Giulio Andreotti
Predecessore nessuno
Successore Adriano Bompiani

Presidente della
Commissione di Vigilanza Rai
Durata mandato 1983 –
1987
Predecessore Mario Bubbico

Ministro del Lavoro
Durata mandato 18 marzo 1991 –
12 aprile 1991
Presidente Giulio Andreotti
Predecessore Carlo Donat-Cattin
Successore Franco Marini

Dati generali
Partito politico Partito Democratico (dal 2007)
Precedenti:
DC (fino al 1994)
PPI (1994-2002)
DL (2002-2007)
on. Rosa Russo Jervolino
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
La Iervolino con Antonio Bassolino
La Iervolino con Antonio Bassolino
Partito Partito Popolare Italiano
Legislatura XII e XIII Legislatura
sen. Rosa Russo Iervolino
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura VIII, IX, X e XI Legislatura

Rosa Iervolino, coniugata Russo (Napoli, 17 settembre 1936), è una politica italiana, è stata la prima donna a capo del Ministero dell'Interno nonché la prima donna a ricoprire la carica di sindaco di Napoli. È stata più volte parlamentare e ministro.

La carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Conosciuta anche con la trascrizione del cognome Jervolino, o col vezzeggiativo Rosetta, si è presentata alle competizioni elettorali come Rosa Iervolino Russo, con il cognome del padre (trascritto con la I semplice in luogo della J dall'impiegato dell'anagrafe) anteposto a quello del marito[1].

Figlia di Angelo Raffaele Jervolino, ministro nei governi De Gasperi,[2] e di Maria De Unterrichter, entrambi parlamentari della Democrazia Cristiana all'Assemblea Costituente, ha tre figli: Michele, Maria Cristina e Francesca.

Laureata in giurisprudenza, fece parte dell'ufficio studi del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL) dal 1961 al 1968, mentre dal 1969 al 1973 collaborò con l'Ufficio Legislativo del Ministero del Bilancio.

Impegnata politicamente nella Democrazia Cristiana, divenne vicepresidente della Federazione Femminile, con cui lavorò dal 1968 al 1978. Responsabile dei rapporti tra lo Scudo Crociato e la famiglia dal 1974, nel 1979 divenne per la prima volta senatrice (rimarrà al Senato sino al 1992, quando subito dopo la rielezione si dimise in omaggio alla nuova norma interna alla DC che stabiliva l'incompatibilità tra la carica di Ministro e quella di parlamentare).

Presidente della commissione parlamentare di vigilanza RAI dal 1985 al 1987, fu ministro per gli Affari Sociali durante il governo Goria, per poi essere confermata in questa carica anche nei successivi governi guidati da Ciriaco De Mita e Giulio Andreotti. In questi anni è anche presidente del Consiglio d'Istituto di uno degli istituti superiori più prestigiosi di Roma, la Scuola Pontificia Pio IX dei Fratelli di Nostra Signora della Misericordia.

In queste vesti, si fece promotrice con Bettino Craxi del "Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope", (art. 118 del DPR 309/90 e Decreto 444/90) che di fatto stabiliva la punibilità dei consumatori di stupefacenti. La legge, cosiddetta Craxi-Iervolino-Vassalli, dai nomi dei primi firmatari, si attirò le critiche degli anti-proibizionisti e venne parzialmente abrogata con un referendum il 18 aprile del 1993.

Nominata successivamente Ministro della Pubblica Istruzione nel primo governo di Giuliano Amato. Come ministro non consentì la distribuzione all'interno delle scuole superiori di un fumetto informativo sull'Aids di "Lupo Alberto" che informava gli studenti sulla modalità di uso del preservativo, suscitando polemiche[3]. Come presidente della Democrazia Cristiana assistette all'opera di rinnovamento portata avanti dal segretario Mino Martinazzoli che portò alla fondazione del Partito Popolare Italiano. Con le dimissioni di Martinazzoli del marzo 1994, assunse l'incarico, come presidente del Consiglio nazionale, di reggente del partito, dilaniato da scandali e presunta corruzione, nello stesso anno fu eletta al Camera dei deputati. Favorevole all'alleanza del'Ulivo di Romano Prodi, fu rieletta alla Camera dei deputati nel 1996, legislatura in cui divenne durante il governo D'Alema la prima donna della storia d'Italia ad occupare l'incarico di Ministro degli Interni. Alle elezioni presidenziali del 1999, che eleggeranno al primo turno di votazioni Carlo Azeglio Ciampi, la Iervolino riceve 16 voti. Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, nel 2001 viene eletta sindaco di Napoli con il 52,9% dei voti, sostenuta in giunta dai partiti del'Ulivo, battendo al ballottaggio il candidato del centrodestra, Antonio Martusciello.

Viene riconfermata sindaco nel 2006 con il 57% delle preferenze contro il candidato del centrodestra Franco Malvano, ex questore di Napoli.

Dal 23 maggio 2007 è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico che riunisce i leader delle componenti del futuro PD.

Il 2 marzo 2011 31 consiglieri comunali su 60 rassegnano le loro dimissioni per provocare lo scioglimento del consiglio stesso, ma ciò non accade per alcuni vizi procedurali[4]. Terminerà quindi il mandato nel giugno dello stesso anno.

Sindaco di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Nella sua attività di Sindaco di Napoli vanno segnalati alcuni punti essenziali: in primo luogo l'approvazione del Nuovo Piano Regolatore Generale, di particolare rilievo in una città con la storia urbanistica di Napoli, e poi il nuovo sistema delle metropolitane, la riforma del decentramento e la scelta di difendere la gestione pubblica di alcuni servizi, in particolare dell'acqua, con interventi anche personali della Iervolino che ha aderito al referendum contro la privatizzazione. L'urbanistica e la riorganizzazione del territorio urbano sono l'aspetto più evidente dell'Amministrazione Iervolino, con il Programma per il Centro Storico patrimonio UNESCO (120 interventi con uno stanziamento di partenza d 240 milioni di euro), i lavori per la riqualificazione di Bagnoli, dove accanto alla Città della Scienza si annoverano il Parco dello Sport, il Turtle Point e la Porta del Parco, ed è quasi completata la bonifica dei suoli gravemente inquinati dai preesistenti insediamenti industriali.

La priorità dell'Amministrazione Iervolino è il nuovo sistema dei trasporti e della mobilità: parcheggi di interscambio, estensione delle zone a traffico limitato e delle aree pedonalizzate, e soprattutto il completamento del grande sistema di trasporto pubblico su ferro. In particolare vi è il grande lavoro in corso per la costruzione della nuova rete della Metropolitana, la più grande opera pubblica in corso di realizzazione in Italia[senza fonte]: 10 linee su ferro[senza fonte], collegate tra loro ed inserite nel sistema regionale integrato dei trasporti, con 114 stazioni che serviranno almeno il 70% della popolazione cittadina[senza fonte]. Intanto Napoli ha ottenuto l'attribuzione di importanti eventi internazionali, ai quali la Città si sta preparando, come il "Forum Universale delle Culture" e il "Congresso Astronautico Internazionale" nel 2012.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

La Iervolino ha incontrato tuttavia anche grandi critiche. In particolare ha dovuto affrontare nel 2008 lo scandalo rifiuti che ha coinvolto la Campania, determinata dalle difficoltà nello smaltimento in seguito alla chiusura di alcune discariche.

Successivamente la Giunta comunale è stata colpita dalla vicenda giudiziaria determinata dalle indagini sulla delibera Global Service approvata dal Comune. La vicenda giudiziaria, che si è conclusa in primo grado con molte assoluzioni e due condanne per corruzione (Romeo e Mautone), ebbe serie conseguenze politiche e generò dure polemiche anche all'interno dello stesso partito del Sindaco. In quella occasione la Iervolino rinnovò in gran parte la composizione della Giunta, che ha poi subito pochi cambiamenti negli anni successivi.

Forti polemiche scaturirono anche a seguito delle polemiche dimissioni, nel dicembre 2009, dell'assessore al bilancio Riccardo Realfonzo, economista e docente universitario, che era subentrato nel gennaio 2009 ad Enrico Cardillo (quest'ultimo era tra gli indagati nell'ambito dell'inchiesta Global Service).

Critiche anche dal suo successore, l'ex-magistrato eletto sindaco Luigi De Magistris: "Per almeno tre anni la città non è stata male amministrata, non è stata amministrata per niente. Quando siamo arrivati a Palazzo dei Baroni, tre mesi fa, non funzionavano nemmeno le penne"[5]

Provvedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 2013 la Corte dei Conti la condanna a risarcire al Comune 560.893 euro per le centinaia di operai ed ex lavoratori socialmente utili chiamati negli anni 2000 negli enti di bacino per lavorare alla raccolta differenziata ma in realtà inattivi[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo le norme del nuovo diritto di famiglia, creato dalla legge 191 del 1975. Si veda anche questa circolare Circolare Ministero dell'Interno 16-04-1976, n. 8. URL consultato il 19 agosto 2011.
  2. ^ (DE) Signora Jervolino will Neapel vor den Nato-Gegnern retten, Welt Online, 31 agosto 2001. URL consultato il 20 dicembre 2007.
  3. ^ corriere.it: Caso Lupo Alberto: Aids, esposto contro la Jervolino, Corriere della Sera, 29 gennaio 1993
  4. ^ Paolo Cuozzo, Pasticcio Pdl, scioglimento annullato. La Iervolino (per ora) resta sindaco, Corriere del Mezzogiorno, 4 marzo 2011. URL consultato il 4 marzo 2011.
  5. ^ Redazione, De Magistris-Alemanno, sfida di stipendi, Corriere della Sera, 24 agosto 2011. URL consultato il 24 agosto 2011.
  6. ^ Rifiuti a Napoli, sprechi per assunzioni inutili: Bassolino e Iervolino condannati - Il Fatto Quotidiano

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro dell'Interno Successore Emblem of Italy.svg
Giorgio Napolitano 21 ottobre 1998 - 22 dicembre 1999 Enzo Bianco
Predecessore Ministro della Pubblica Istruzione Successore Flag of Italy.svg
Riccardo Misasi 28 giugno 1992 - 28 aprile 1993 Rosa Russo Iervolino I
Rosa Russo Iervolino 28 aprile 1993 - 10 maggio 1994 Francesco D'Onofrio II
Predecessore Sindaco di Napoli Successore CoA Città di Napoli.svg
Riccardo Marone 13 maggio 2001 - 30 maggio 2011 Luigi de Magistris