Salvatore Cuffaro
| Salvatore Cuffaro | |
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| Presidente della Regione Siciliana | |
| Durata mandato | 17 luglio 2001 – 18 gennaio 2008 |
| Predecessore | Vincenzo Leanza |
| Successore | Nicola Leanza (interim) Raffaele Lombardo (dal 28 aprile 2008) |
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| Dati generali | |
| Partito politico | Unione dei Democratici Cristiani e di Centro |
| sen. Salvatore Cuffaro | |
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| Parlamento italiano Senato della Repubblica |
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| Luogo nascita | Raffadali |
| Data nascita | 21 febbraio 1958 |
| Titolo di studio | laurea in medicina |
| Professione | politico, medico |
| Partito | UDC fino al 28/09/2010 |
| Legislatura | XV, XVI fino al 02/02/2011 |
| Gruppo | UDC-SVP |
| Coalizione | Unione di Centro |
| Circoscrizione | Sicilia |
| Incarichi parlamentari | |
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Membro della 5ª Commissione permanente (Bilancio), membro della 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) |
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| Pagina istituzionale | |
Salvatore Cuffaro, detto Totò (Raffadali, 21 febbraio 1958), è un politico e medico italiano, presidente della Regione siciliana dal 17 luglio 2001 al 18 gennaio 2008.
È stato condannato definitivamente a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio. Attualmente sta scontando la pena nel carcere romano di Rebibbia.
Indice |
[modifica] Biografia
È sposato con Giacoma Chiarelli (imprenditrice)[1] e padre di due figli. Ha due fratelli minori: Giuseppe (imprenditore) e Silvio Marcello Maria (dipendente regionale e dal 2007 sindaco di Raffadali)[2]. Alle medie e alle superiori ha studiato presso i Salesiani del collegio "Don Bosco Sampolo" di Palermo. Negli anni ottanta si è laureato in medicina e chirurgia, ed ha fatto parte del Consiglio di Facoltà e del Consiglio di amministrazione dell'Università di Palermo in rappresentanza degli studenti. Dopo aver ottenuto la specializzazione in radiologia, ha partecipato alla fondazione del "Centro siciliano Don Luigi Sturzo". Nel 1989 viene assunto all'Ispettorato regionale alla Sanità e nel 1991, dopo essere stato per la prima volta eletto all'Assemblea Regionale Siciliana, va in aspettativa; a seguito della condanna definitiva del 22 gennaio 2011, l'amministrazione regionale ha aperta una pratica per il suo licenziamento, come previsto dalla legge.
[modifica] Gli inizi in politica
Da studente ha aderito alla Democrazia Cristiana, di cui è stato delegato regionale del movimento giovanile e dirigente organizzativo in Sicilia. Nel 1980 è stato eletto consigliere comunale di Raffadali, dove ha rivestito il ruolo di capogruppo. Alla fine degli anni Ottanta viene eletto consigliere del Comune di Palermo nelle file della DC.
A seguito delle elezioni regionali del 16 giugno 1991, con una buona affermazione personale (79.970 voti di preferenza su 287.166 della lista DC), diviene deputato del collegio di Palermo all'Assemblea Regionale Siciliana. In quella legislatura è stato componente della Commissione attività produttive e vice presidente della Commissione regionale antimafia. Il 26 settembre 1991 Cuffaro, all'epoca deputato regionale, intervenne ad una puntata speciale della trasmissione televisiva Samarcanda condotta da Michele Santoro dal Teatro Biondo di Palermo in collegamento con il Maurizio Costanzo Show e dedicata alla commemorazione dell'imprenditore Libero Grassi, ucciso dalla mafia. In quella occasione, Cuffaro - presente tra il pubblico - si scagliò con veemenza contro conduttori ed intervistati, sostenendo come le iniziative portate avanti da un certo tipo di "giornalismo mafioso" fossero degne dell'attività mafiosa vera e propria, tanto criticata e comunque lesive della dignità della Sicilia. Giovanni Falcone, presente in trasmissione, fece cenno a Costanzo di non conoscerlo, mentre Cuffaro parlò di certa magistratura (riferendosi all'allora sostituto procuratore di Trapani Francesco Taurisano) "che mette a repentaglio e delegittima la classe dirigente siciliana", con chiaro riferimento a Calogero Mannino, in quel momento uno dei politici più influenti della Dc.[3] Nell'ottobre 2009 Cuffaro ha denunciato per "diffamazione e minacce" coloro i quali tra i più di 5000 utenti di Youtube lo avevano gravemente insultato o minacciato di morte[4].
Con la temporanea uscita dalla scena politica di Mannino per problemi giudiziari (accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente assolto)[5], Cuffaro, da sempre vicino alle sue posizioni politiche, gli subentra in ruoli di primo piano nel partito in Sicilia. Lascia il Partito Popolare Italiano, seguendo Rocco Buttiglione, e viene rieletto nel 1996 deputato all'Assemblea regionale siciliana (15.988 voti di preferenza su 61.367) nella lista dei Cristiani Democratici Uniti (CDU), il nuovo partito di Buttiglione, nato dopo la scissione avvenuta nel PPI, il partito che riprese l'eredità della Democrazia Cristiana. Nella XIII legislatura, ha rivestito la carica di assessore per l'agricoltura e le foreste nei cinque governi regionali, dal 50° al 54°.
Dopo i primi due governi di centro destra (presidenti Provenzano e Drago), partecipa al 52° e al 53° governo regionale, guidati dal DS Angelo Capodicasa, con una coalizione di centrosinistra. Aveva, infatti, abbandonato il CDU nel 1998, per aderire all'UDEUR di Clemente Mastella, partito con cui si candida alle elezioni europee del 1999, ottenendo 89.471 voti (risulta il candidato dell'UDEUR più votato in Italia, pur non ottenendo il seggio). Nel 1998, buona parte del CDU e del Centro Cristiano Democratico in Sicilia era confluita nell'UDEUR, determinando il "ribaltino" e la sostituzione del presidente della regione Giuseppe Drago alla guida di una giunta di centrodestra, con Capodicasa. In entrambi, Cuffaro è ancora assessore all'agricoltura e foreste.
[modifica] Presidente della Regione
La caduta del secondo governo Capodicasa, nel 2000, determina il suo ritorno nel centrodestra e nel CDU, con l'appoggio del governo presieduto da Vincenzo Leanza, sempre come assessore all'agricoltura. Scelto dai leader siciliani del centro destra Gianfranco Miccichè e Guido Lo Porto come candidato presidente della coalizione di centrodestra nella prima elezione diretta del presidente del governo regionale (che lo preferirono a Nello Musumeci), il 17 luglio 2001, è risultato eletto con il 59% dei voti, battendo altri due candidati accomunati dalla comune provenienza democristiana: Leoluca Orlando (37%) e Sergio D'Antoni (4%).
Gli viene affidato anche l'incarico di Commissario straordinario per l'emergenza idrica e di Commissario delegato per l'emergenza rifiuti, il che gli permette di occuparsi della riorganizzazione del sistema degli acquedotti, facendo sequestrare numerosi pozzi privati e della predisposizione del piano energetico. Con il CDU ha partecipato alla fondazione dell'Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro (UDC), che ha unito a livello nazionale partiti che si richiamavano alla Democrazia Cristiana e che erano favorevoli a un'alleanza all'interno della coalizione di Silvio Berlusconi.
Eletto nell'Elezioni europee del 2004 come capolista dell'UDC nella circoscrizione Isole, ha rinunciato al seggio in favore del primo dei non eletti, Raffaele Lombardo. Nel 2005 è stato nominato vice-segretario nazionale dell'UDC, quando Lorenzo Cesa è subentrato a Marco Follini nella carica di segretario nazionale.
E' stato rieletto presidente della Regione il 28 maggio 2006, come candidato del centrodestra e del'Movimento per l'Autonomia, battendo la candidata del centrosinistra Rita Borsellino, sua principale avversaria, con il 53% contro il 41,6%.
[modifica] Le dimissioni da Presidente della Regione
Dopo meno di due anni dalla seconda elezione, il 26 gennaio 2008, si dimette dinanzi all'Ars dalla carica di presidente delle Regione Siciliana, dopo la condanna in primo grado a 5 anni ed all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per i reati di favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio, dopo giorni di pressioni da parte dell'opinione pubblica. Il 28 gennaio, delega le funzioni di Presidente della Regione al vice presidente Nicola Leanza. Il 30 gennaio è però stato sospeso da deputato regionale dalla Presidenza del Consiglio (in forza della legge 55/1990) a decorrere dal 18 gennaio. Nulli quindi tutti gli atti compiuti dopo quella data. Il 1º febbraio il Governo regionale solleva un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale per la sua sospensione. Il 22 ottobre 2008 la Corte Costituzionale dichiara il ricorso non fondato, confermando la sospensione a decorrere dal 18 gennaio e dichiarando nulli gli atti firmati successivamente a quella data.
Nel febbraio dello stesso anno, Cuffaro viene nominato da Cesa commissario straordinario dell'UDC di Catania, dato che il precedente segretario provinciale ha abbandonato il movimento per aderire al Popolo della Libertà[6]. In vista delle elezioni politiche del 2008, Pierferdinando Casini definisce Cuffaro un "perseguitato politico" ed annuncia che egli sarà candidato alle consultazioni nazionali, violando dunque la promessa, in campagna elettorale, di non candidatura per chi avesse subito condanne[7].
[modifica] Senatore della Repubblica
Il 9 aprile 2006, è stato eletto Senatore della Repubblica, come capolista dell'UDC nella circoscrizione Sicilia, ma si è dimesso il 24 luglio, vista l'incompatibilità con la carica di presidente della Regione Siciliana.
Il 13 aprile 2008 è stato nuovamente eletto Senatore nel collegio Sicilia, nella lista UDC, aderendo al sottogruppo Udc, all'interno del gruppo Udc-SVP, Io Sud, Autonomie[8]. Dal 24 febbraio 2009 è membro della Commissione di Vigilanza Rai.
Raffaele Lombardo, successore di Cuffaro alla Presidenza della Regione Siciliana, durante la seduta dell’Assemblea Regionale Siciliana del 13 aprile 2010 ha denunciato un patto tra l'ex governatore e alcuni ambienti mafiosi per la costruzione di quattro termovalorizzatori in Sicilia[9].
Nell'ottobre 2010 lascia l'UDC assieme a un gruppo di Parlamentari siciliani ed è tra i fondatori de I Popolari di Italia Domani. Gli scissionisti abbandonano quindi il ruolo di opposizione, per il quale erano stati eletti nell'UDC, e si schierano a sostegno della maggioranza parlamentare di centrodestra di Silvio Berlusconi; come primo atto votano favorevolmente la fiducia al Governo Berlusconi. Tuttavia Cuffaro non formalizza il cambiamento restando nel gruppo parlamentare dell'UDC; inoltre preferisce non presenziare agli appuntamenti pubblici del nuovo Partito, per via dei suoi guai giudiziari[10]. A seguito della condanna definitiva, il 2 febbraio 2011 il Senato della Repubblica accoglie le sue dimissioni da parlamentare con 230 voti favorevoli, 25 contrari e 17 astenuti. Al suo posto è subentrata la trapanese Maria Pia Castiglione, candidata nella lista dell'Udc e poi passata, come Cuffaro, ai Popolari di Italia Domani.
[modifica] I procedimenti giudiziari penali, la condanna definitiva e il carcere
Durante la sua prima presidenza alla Regione Siciliana Cuffaro è entrato, insieme ad altri, nel registro degli indagati per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta sui rapporti tra il clan di Brancaccio e ambienti della politica locale[11].Con gli elementi raccolti, gli inquirenti ritengono che, attraverso Antonio Borzacchelli e Domenico Miceli (detto Mimmo, precedentemente assessore alla Sanità al Comune di Palermo, appartenente all'UDC e molto legato a Cuffaro) e grazie alle talpe presenti nella direzione distrettuale antimafia di Palermo, Cuffaro abbia informato Giuseppe Guttadauro, boss mafioso ma anche collega medico di Miceli all'Ospedale Civico di Palermo, e Michele Aiello, importante imprenditore siciliano nel settore della sanità, indagato per associazione mafiosa, di notizie riservate legate alle indagini in corso che li vede coinvolti.
Nel settembre del 2005, Cuffaro per questi fatti, negati dall'interessato, è stato rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato alla Mafia e rivelazione di notizie coperte da segreto istruttorio, mentre non è stata accolta l'accusa di concorso esterno. Secondo il GUP è accertato che abbia fornito all'imprenditore Aiello informazioni fondamentali per sviare le indagini, grazie a una fonte non ancora nota, incontrandolo da solo in circostanze sospette, riferendo che le due talpe che gli fornivano informazioni sulle indagini che lo riguardavano erano state scoperte. Nell'incontro, anche una discussione riguardante l'approvazione del tariffario regionale da applicarsi alle società di diagnosi medica posseduta dall'imprenditore. Aiello ha ammesso entrambi i fatti, Cuffaro afferma soltanto che si sia discusso delle tariffe. Il GUP ipotizza inoltre che il mafioso Guttadauro sia venuto a conoscenza da Cuffaro delle microspie, in funzione del suo rapporto con Aiello, sempre per via del contatto con i due marescialli corrotti, in servizio ai nuclei di polizia giudiziaria della Procura di Palermo, uno dei quali è stato l'autore del piazzamento delle microspie. Secondo una perizia ordinata dal tribunale nel corso del processo a Miceli, nei momenti in cui si è scoperta a casa di Guttadauro la microspia, sarebbero state confermate le testimonianze secondo le quali la moglie del boss mafioso ha dato merito a Totò Cuffaro del ritrovamento[12].
Nel dicembre 2006, Miceli è stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa[13], condanna confermata in appello il 16 ottobre 2008, con pena ridotta a sei anni e mezzo[14].
Il 15 ottobre 2007 il procuratore aggiunto del processo a Cuffaro, Giuseppe Pignatone, ha chiesto 8 anni di reclusione per l'attuale Presidente della Regione Siciliana, per quanto riguarda i seguenti capi d'imputazione:
- favoreggiamento a Cosa Nostra
- rivelazione di segreto d'ufficio[15]
Il 18 gennaio 2008 Cuffaro viene dichiarato colpevole di favoreggiamento semplice nel processo di primo grado per le 'talpe' alla Dda di Palermo. La sentenza di primo grado condanna Cuffaro a 5 anni di reclusione nonché all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Cuffaro assiste alla lettura della sentenza nell'aula bunker di Pagliarelli e dichiara immediatamente di non essere intenzionato ad abbandonare il suo ruolo di presidente della Regione Siciliana. Nel frattempo, la pubblicazione di una serie di foto che lo ritraggono con un vassoio di cannoli, mentre apparentemente festeggia per non essere stato condannato per favoreggiamento della mafia[16], provoca un grande imbarazzo[17]. Il 24 gennaio 2008 l'Assemblea regionale siciliana respinge la mozione di sfiducia (53 voti contro 32) presentata dal centrosinistra[18]. Nonostante il voto di fiducia del Parlamento siciliano, Cuffaro si dimette due giorni dopo, nel corso di una seduta straordinaria dell'Assemblea[19]. Il processo d'appello è iniziato il 15 maggio 2009 alla terza sezione della Corte d'appello di Palermo.[20]
È inoltre accusato dal pentito di mafia Massimo Ciancimino (figlio dell'ex sindaco mafioso Vito Ciancimino) di aver intascato tangenti. Per questo è iscritto nel registro degli indagati della DDA di Palermo per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra assieme ai politici dell'Udc Saverio Romano e Salvatore Cintola e del Pdl Carlo Vizzini[21].
La condanna all'interdizione perpetua dai pubblici uffici non gli impedisce di sedere in Parlamento come Senatore nelle file dell'UDC.
Nell'ottobre del 2009 il pentito Gaspare Romano, imprenditore condannato per aver favoreggiato Giovanni Brusca, accusa Cuffaro di aver partecipato ad un pranzo con i mafiosi Santino Di Matteo, uno degli assassini di Giovanni Falcone, ed Emanuele Brusca, fratello di Giovanni[22].
Nello stesso periodo gli perviene un nuovo avviso di conclusione delle indagini per concorso esterno in associazione mafiosa, fatto che presuppone un nuovo rinvio a giudizio. La Magistratura presume che Cuffaro sia stato sostenuto elettoralmente dalla mafia sin dall'inizio degli anni novanta e che perciò sia a disposizione delle cosche[23].
Il 23 gennaio 2010 la Corte d'Appello di Palermo condanna Cuffaro a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato nel processo 'talpe alla Dda'. Rispetto alla sentenza di primo grado la pena è stata inasprita di ulteriori due anni, con l'aggravante di aver favorito Cosa Nostra. Dopo la sentenza Cuffaro ha annunciato di lasciare ogni incarico di partito e di voler ricorrere alla Corte di Cassazione.[24][25].
Nel giugno 2010 la Procura della Repubblica di Palermo dispone una indagine sul patrimonio di Cuffaro, per accertare una eventuale sproporzione tra il patrimonio dell'ex presidente e il reddito dichiarato[26].
Il 28 giugno 2010 i pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene hanno chiesto la condanna a 10 anni di reclusione per Cuffaro, imputato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa in un altro processo con rito abbreviato noto come «Cuffaro bis». Tra le vicende al centro di questo ulteriore processo, quella delle candidature di Mimmo Miceli e Giuseppe Acanto, detto Piero, nelle liste del Cdu e del Biancofiore alle elezioni regionali del 2001. Entrambi, secondo l'accusa, furono sponsorizzati da Cosa nostra e Cuffaro per questo motivo li accettò come candidati nelle liste a lui collegate. La richiesta di pena tiene conto dello sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato[27].
Il 22 gennaio 2011[28][29] la Corte di Cassazione conferma in via definitiva la condanna 7 anni di reclusione inflittagli l'anno prima dalla Corte di Appello di Palermo, nonostante la richiesta di eliminazione dell'aggravante mafiosa da parte del procuratore generale. Il giorno stesso Cuffaro si costituisce [30] e viene rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia. Il successivo 2 febbraio il Senato della Repubblica accoglie le sue dimissioni da parlamentare con 230 voti favorevoli, 25 contrari e 17 astenuti[31][32]. Nelle motivazioni della sentenza i Giudici della Cassazione dichiarano provato l'accordo politico-mafioso tra il capo-mandamento Giuseppe Guttadauro e l'uomo politico Salvatore Cuffaro, e la consapevolezza di quest'ultimo di agevolare l'associazione mafiosa, inserendo nella lista elettorale per le elezioni siciliane del 2001 persone gradite ai boss e rivelando, in più occasioni, a personaggi mafiosi l'esistenza di indagini in corso nei loro confronti[33][34].
Il 16 febbraio 2011 il giudice dell'udienza preliminare al termine del rito abbreviato del secondo processo di Cuffaro, emette il non luogo a procedere nei confronti dell'ex Presidente della Regione Siciliana perché per gli stessi reati è già stato condannato[35].
A seguito della condanna definitiva, nel maggio 2011 viene licenziato dalla Regione Siciliana dove nel 1989 era stato assunto dall'Ispettorato regionale alla Sanità ed era in aspettativa dal 1991[36]. Nei giorni successivi arriva anche il provvedimento di radiazione dall'Ordine dei medici[37].
Il 28 ottobre 2011 i legali di Cuffaro rendono noto di aver presentato alla Corte europea dei diritti dell'uomo istanze di revisione del processo in cui è stato condannato in Cassazione e del processo definito "Talpe alla Dda".[38].
[modifica] Curiosità
- È stato soprannominato da alcuni giornalisti "Totò vasa vasa" ("bacia bacia" in siciliano) per la sua abitudine di salutare tutti quelli che incontra con due baci sulla guancia[39].
[modifica] Note
- ^ Peter Gomez e Marco Lillo, l'Espresso - "In cantina c'è Cuffaro", 1 aprile 2008
- ^ Sergio Rizzo, Corriere della Sera - "Soldi pubblici ai governati. E al governatore", 10 febbraio 2003, p.4
- ^ Il video su YouTube e Mannino non è mafioso e il caso viene archiviato su la Repubblica del 12 ottobre 1991, pagina 6.
- ^ «Di Pietro difende gli utenti denunciati da Cuffaro». Webnews.it, 23 10 2009. URL consultato in data 23-10-2009.
- ^ Felice Cavallaro. «Mannino e l'accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni». Corriere della Sera, 15 01 2010. URL consultato in data 22-01-2010.
- ^ «L'arrivo di Cuffaro a Catania sgretola l'Udc : Drago al Pdl, a ruota Mancuso». Catania Omnia, 15 02 2008. URL consultato in data 04-10-2009.
- ^ «Casini: "Cuffaro sarà nelle liste Udc. Totò è un perseguitato dai giudici". Napolitano: "I toni restino pacati"». Quotidiano Nazionale, 15 02 2008. URL consultato in data 04-10-2009.
- ^ Gruppo Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Io Sud, Movimento Repubblicani Europei) in Senato della Repubblica. URL consultato il 28-02-2011.
- ^ Gaetano Pecoraro. «Termovalorizzatori in Sicilia, l’ultimo affare di Cosa nostra. Una torta da sei miliardi di euro». il Fatto Quotidiano, 08 10 2010. URL consultato in data 10-10-2010.
- ^ Massimo Lorello. «Il dopo Udc parte senza Cuffaro Romano:». la Repubblica, 12 10 2010, p. 6 sezione:Palermo. URL consultato in data 22-10-2010.
- ^ «Informazione di garanzia a Cuffaro indagato per mafia». la Repubblica, 26 06 2003. URL consultato in data 04-10-2009.
- ^ a.z.. «Cuffaro tradito da una microspia». L'espresso, 22 06 2006. URL consultato in data 25-02-2011.
- ^ «Cuffaro condannato a 5 anni per favoreggiamento ai mafiosi: «Resto al mio posto»». Il Sole 24 ORE01 2008. URL consultato in data 04-10-2009.
- ^ «Condannato a 6 anni e 6 mesi l'ex assessore Domenico Miceli». Guida Sicilia. URL consultato in data 04-10-2009.
- ^ Lirio Abbate. «LA RICHIESTA DEI PM AL PROCESSO CONTRO IL GOVERNATORE SICILIANO Ha aiutato i boss: condannate Cuffaro a otto anni». La Stampa, 16 10 2007, p. 16. URL consultato in data 25-02-2011.
- ^ Foto pubblicata dal Corriere della Sera
- ^ «Cuffaro all'Assemblea regionale Possibili le dimissioni del governatore». la Repubblica, 26 01 2008. URL consultato in data 04-10-2009.
- ^ «Ars, respinta la sfiducia a Cuffaro». La Sicilia, 24 01 2008. URL consultato in data 04-10-2009.
- ^ «Cuffaro si è dimesso». La Sicilia, 26 01 2008. URL consultato in data 04-10-2009.
- ^ Dal 15 maggio l'appello per Cuffaro. la Repubblica, 18-02-2009. URL consultato il 16-03-2009.
- ^ «Indagini sul tesoro di Ciancimino. Vizzini si dimette dall'Antimafia». la Repubblica, 11 06 2009. URL consultato in data 04-10-2009.
- ^ «"Cuffaro a pranzo con due boss"». la Repubblica, 03 10 2009. URL consultato in data 04-10-2009.
- ^ «"È a disposizione della mafia" Cuffaro verso un nuovo processo». la Repubblica, 02 10 2009. URL consultato in data 04-10-2009.
- ^ «Cuffaro condannato a 7 anni in appello». Corriere della Sera, 23 01 2010. URL consultato in data 23-01-2010.
- ^ Alessandra Ziniti. «Processo Talpe alla Dda, 7 anni a Cuffaro riconosciuto il favoreggiamento alla mafia». la Repubblica, 23 01 2010. URL consultato in data 23-01-2010.
- ^ «I pm: "I beni di Cuffaro frutto di attività illecite"». Giornale di Sicilia, 09 06 2010. URL consultato in data 11-06-2010.
- ^ «Mafia, i pm chiedono 10 anni per Cuffaro». Corriere della Sera, 28 06 2010. URL consultato in data 29-06-2010.
- ^ «Mafia, sette anni a Cuffaro - In carcere entro cinque giorni». Corriere della Sera, 22 01 2011. URL consultato in data 22-01-2010.
- ^ Alessandra Ziniti. «Mafia, processo in Cassazione - confermata la condanna a Cuffaro». la Repubblica, 22 01 2011. URL consultato in data 22-01-2011.
- ^ «Cuffaro in carcere a Rebibbia, condannato a 7 anni per mafia». Virgilio (portale), 23 01 2011. URL consultato in data 25-02-2011.
- ^ Emanuele Lauria. «Cuffaro si iscrive in Giurisprudenza e presto avrà una cella singola». la Repubblica, 2 febbraio 2011. URL consultato in data 4 febbraio 2011.
- ^ Senato della Repubblica - Legislatura 16º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 496 del 02/02/2011
- ^ «La Cassazione: "Cuffaro sapeva di aiutare Cosa Nostra"». la Repubblica, 19 aprile 2011. URL consultato in data 22 aprile 2011.
- ^ «Cuffaro, le motivazioni della Cassazione: "C'era accordo politico-mafioso col boss"». Corriere della Sera, 19 aprile 2011. URL consultato in data 22 aprile 2011.
- ^ Alessandra Ziniti. «Mafia, stop al secondo processo a Cuffaro l'ex governatore prosciolto dal concorso esterno». la Repubblica, 16 febbraio 2011. URL consultato in data 16 febbraio 2011.
- ^ Antonio Fraschilla. «Totò Cuffaro licenziato dalla Regione siciliana». la Repubblica, 2 maggio 2011. URL consultato in data 5 maggio 2011.
- ^ «Salvatore Cuffaro radiato dall'ordine dei medici». la Repubblica, 5 maggio 2011. URL consultato in data 5 maggio 2011.
- ^ «Cuffaro, i legali ricorrono a Strasburgo, chiesta la revisione del processo». Corriere del Mezzogiorno, 28 ottobre 2011. URL consultato in data 28 ottobre 2011.
- ^ Totò Cuffaro. Totò, Peppino e la Malapolitica in societacivile.it. URL consultato il 04-10-2009.
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Salvatore Cuffaro
[modifica] Collegamenti esterni
- Schede di attività all'Assemblea Regionale Siciliana
- Scheda di attività al Senato XV Legislatura
- Scheda su Openpolis
- Collegamenti tra il mafioso Campanella e Cuffaro
- Video:Cuffaro polemizza al Costanzo-Samarcanda (presente anche Falcone)
- Video:Cuffaro risponde alla polemica sul video diffuso sull'intervento a Costanzo-Samarcanda (presente anche Falcone)
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