Romolo Murri

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on. Romolo Murri
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Romolo Murri
Luogo nascita Monte San Pietrangeli
Data nascita 27 agosto 1870
Luogo morte Roma
Data morte 12 marzo 1944
Titolo di studio laurea in lettere; baccellierato in teologia
Professione Giornalista pubblicista, sacerdote cattolico (fino al 1909)
Partito Lega Democratica Nazionale
Legislatura XXIII del Regno d'Italia
Gruppo Radicale

Don Romolo Murri (Monte San Pietrangeli, 27 agosto 1870Roma, 12 marzo 1944) è stato un presbitero e politico italiano, tra i fondatori del cristianesimo sociale in Italia. Subì la sospensione a divinis e la scomunica nel 1910, revocata poi nel 1943.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque terzo di sei fratelli, figlio di Antonio e di Maria Avetrani. Proveniente da una famiglia di agricoltori, compì gli studi tra il seminario di Recanati (il ginnasio) ed il seminario di Fermo (il liceo). Tra il 1885 e il 1887 seguì il biennio filosofico della facoltà teologica fermana, conseguendo la laurea. A 18 anni fu uno dei più giovani dottori d'Italia.[1] Vinse una borsa di studio e si recò a Roma (Almo collegio Capranica), dove s'iscrisse alla Facoltà di teologia della Pontificia Università Gregoriana. Nel 1892 conseguì la laurea in teologia.
Nel febbraio 1893 venne ordinato sacerdote. Celebrò la prima messa a Loreto, poi tornò a Roma dove s'iscrisse al corso di lettere dell'Università La Sapienza. Qui assisté alle lezioni di filosofia di Antonio Labriola (1843-1904), pensatore marxista che introdusse Murri all'interpretazione materialistica della storia (materialismo storico).

Nel 1894 fu tra i promotori della fondazione della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI). Murri strinse amicizia con don Luigi Sturzo, quasi coetaneo, che ospitò per tre mesi nella sua casa romana di piazza della Torretta Borghese, nella quale si erano tenute le riunioni per la costituzione della FUCI. Avrebbe del resto ricordato lo stesso Don Sturzo in seguito: «Fu Murri a spingermi definitivamente verso la democrazia cristiana»[2]. Infatti alla fine dell'Ottocento un movimento cattolico da lui ed altri fondato venne chiamato Democrazia Cristiana e si proponeva come scopo di formare un partito cattolico.

Le basi del partito cattolico nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo in cui don Murri fu attivo all'interno dell'Opera dei Congressi egli promosse numerose iniziative:[3]

  • fondò e diresse riviste («La vita nova», periodico che sosteneva l'opera della FUCI (1895); «Cultura sociale» (1898)[4], «Il domani d'Italia» (1901);
  • promosse una biblioteca di scienze sociali;
  • avviò una società editrice, la «Società italiana cattolica di cultura» (poi «Società nazionale di cultura)»;
  • organizzò gruppi democratico-cristiani[5] in tutt'Italia;
  • polemizzò, sia tramite articoli sia in conferenze pubbliche, coi liberali e coi socialisti.

All'interno dell'Opera dei Congressi, i democratici cristiani furono inseriti nel secondo gruppo (quello dell'Unione economico-sociale). I murriani ebbero rapporti conflittuali con la dirigenza dell'Opera, sempre guidata da esponenti dell'intransigentismo. Al XIV congresso cattolico (Fiesole, 1-4 settembre 1896) venne ufficializzata la nascita della FUCI, ma fu bocciata l'idea di rendela autonoma dall'Opera dei Congressi. Inoltre, a Murri fu tolta la direzione della «Vita nova»[6].

Don Romolo Murri.

Nel 1899 Murri pubblicò Propositi di parte cattolica, sperando di poter enunciarne le tesi dalla tribuna del congresso annuale dell'OC. Ma al XVI congresso cattolico (Ferrara, 18-21 aprile) i gruppi giovanili vennero invitati al silenzio. Nel 1900 i democratici cristiani annunciarono che, in occasione del XX congresso cattolico (Roma, 1-5 settembre) avrebbero celebrato un congresso. Ma le autorità diocesane furono di un altro avviso e il congresso fu ridotto ad incontro programmatico.

Nel 1902 Papa Leone XIII pubblicò la Graves de Communi. L'enciclica era rivolta a tutte le associazioni cattoliche. La Santa Sede chiarì che i laici dovevano impegnarsi nell'apostolato e non in politica. Il presidente dell'Opera dei Congressi rassegnò le dimissioni; «Il domani» fu trasferito d'autorità da Roma a Bergamo. Murri lo cedette all'Opera dei Congressi. In quello stesso anno il sacerdote tenne una conferenza a San Marino (discorso noto come Libertà e Cristianesimo, 24 agosto 1902), che divenne famosa ma che nel presente gli procurò la prima censura ufficiale.[7]

Nel 1903 Murri pensò di presentarsi alle elezioni, ma poi recedette dal proposito per evitare rotture e discussioni. All'interno dell'Opera dei congressi, il movimento murriano era visto negativamente dalla leadership allora dominante. Lo scontro fra le due linee si fece più acuto in occasione del XIX congresso cattolico (Bologna, 10-13 novembre 1903), durante il quale gli intransigenti abbandonarono i lavori e il presidente dell'Opera, Giovanni Battista Paganuzzi, fu sostituito da Giovanni Grosoli[8].

Se Leone XIII aveva garantito al movimento murriano un occhio benevolo, il suo successore papa Pio X (eletto nel 1903), era invece assai più prossimo alle istanze dei gruppi intransigenti[9]. Lo dimostra il motu proprio del 18 dicembre 1903 dal suggestivo titolo di "De populari actione christiana moderanda". Nel 1904 Pio X sciolse l'Opera dei Congressi. Nel 1905 Murri ritenne che fosse arrivato il momento di realizzare quello per cui si era impegnato fin dal 1898: a novembre fondò la Lega Democratica Nazionale. Il primo presidente fu Giuseppe Fuschini, che in seguito divenne anche cognato di Murri[10].

Nello stesso periodo, dalle pagine di «Cultura Sociale», Murri intraprese un dibattito a distanza con il socialista Turati, che replicava dal "suo" foglio, "Critica Sociale". Murri auspicava un dialogo sulle condizioni dei meno abbienti, intendendolo peraltro come «un vantaggio non leggero per la civiltà, per la causa popolare e del paese»[11]. Turati replicò celermente che i socialisti erano «figli primogeniti del diavolo, ossia del libero esame» e che portavano cotanto padre «sugli omeri ovunque ci volgiamo»[12]. Mentre a Caltagirone, ov'era sindaco, Don Sturzo sperimentava un'inedita apertura con i socialisti, Murri controreplicò a Turati sul «Giornale d'Italia» del successivo 27 ottobre, parlando di un «cammino che si potrebbe fare insieme nelle agitazioni popolari, nelle amministrazioni locali ed eventualmente a Montecitorio».

Gli anni successivi al 1905[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1906 Murri fondò un nuovo periodico di riflessione teorica, la «Rivista di cultura». Nello stesso anno Pio X pubblicò l'enciclica "Pieni l'animo" (28 luglio), in cui deplorò «lo spirito d'insubordinazione e d'indipendenza, che si manifesta qua e là in mezzo al clero» ed impose il divieto di partecipazione ad attività politiche non coordinate per via gerarchica, in particolare vietò l'adesione alla Lega Democratica Nazionale di Murri e Fuschini[13].

In forte polemica, perciò, con le gerarchie ecclesiastiche (a seguito di numerosi richiami ed altrettanti atti di sottomissione), fu infine sospeso "a divinis" nel 1907 e dopo essersi candidato alle elezioni del 1909, nelle liste della Lega Democratica nazionale, venendo eletto alla Camera dei Deputati, fu scomunicato[14] (tale scomunica verrà revocata nel 1943 da papa Pio XII).

Deputato nel 1909, l'anno seguente fondò un nuovo periodico, «Il commento» (1910). Non rieletto nel 1913, dopo la Grande guerra (a proposito della quale era stato interventista), si avvicinò al fascismo, allontanandosene presto ed esprimendo pesanti giudizi sul Concordato del 1929.

Con il costituirsi del regime fascista, Murri abbandonò la scena politica attiva. Si sposò con una ragazza svedese ed ebbe un figlio.
Fu notista per il «Resto del Carlino».

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ai numerosi scritti nei citati periodici cui partecipò, scrisse alcuni saggi.

  • Conservatori cattolici e Democratici cristiani, 1900,
  • L'organizzazione di classe e le unioni professionali, 1901,
  • Battaglie d'oggi, 1901-1904
  • Sintesi Sociali, 1906,
  • La politica clericale e la democrazia, Cesaro, Ascoli Piceno, 1908
  • Dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano, 1920
  • Il messaggio cristiano e la storia, (1943),

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Traniello e Giorgio Campanini (a cura di), Dizionario storico del movimento cattolico in Italia. Vol. II «I protagonisti», 1982, Marietti, Casale Monferrato, pag. 414
  2. ^ Luigi Sturzo, Politica di quegli anni, in Opera omnia, Zanichelli, Bologna, 1958.
  3. ^ AA.VV., p. 416
  4. ^ Questo periodico, che Murri, suo principale ispiratore, preannunciò al congresso cattolico di Milano del 1897, era la risposta (anche nel titolo) alla recentemente fondata rivista dei socialisti "Critica sociale". Il primo numero di «Cultura sociale», cui collaborò don Sturzo, fu stampato a Fermo nel 1898.
  5. ^ Il termine era entrato nell'uso da pochi anni.
  6. ^ Gabriella Fanello Marcucci, Storia della FUCI, Studium, Roma, 1971.
  7. ^ AA.VV., p. 417
  8. ^ Gabriella Fanello Marcucci, Luigi Sturzo, Mondadori, 2004.
  9. ^ Così in Gabriella Fanello Marcucci, ibid.
  10. ^ Nel 1911 ne sposò infatti la sorella Maria, dalla quale ebbe Gabrio.
  11. ^ Romolo Murri, Partiti e accordi, in Cultura sociale, 16 ottobre 1905.
  12. ^ La replica di Turati fu riportata in Cultura sociale nel numero del 15 novembre 1905.
  13. ^ Versione in inglese sul sito del Vaticano, versione in italiano su altro sito. Vi si legge, fra l'altro: «In modo più speciale, nominatamente, proibiamo ai medesimi, sotto pena pei chierici di inabilità agli Ordini sacri e pei sacerdoti di sospensione ipso facto a divinis, di iscriversi alla Lega democratica nazionale, il cui programma fu dato da Roma-Torrette il 20 ottobre 1905, e lo Statuto, pur senza nome dell'autore, fu nell'anno stesso stampato a Bologna presso la Commissione provvisoria.»
  14. ^ La Lega democratica nazionale di Romolo Murri

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurilio Guasco, Romolo Murri in Francesco Traniello e Giorgio Campanini (a cura di), Dizionario storico del movimento cattolico in Italia. Vol. II «I protagonisti», Casale Monferrato, Marietti, 1982, pp. 414-422, ISBN 88-211-8153-7.

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