Crisi della Crimea del 2014

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Crisi della Crimea
parte dell'Euromaidan
Location UK-Crimea-RU.PNG

Data 23 febbraio 2014-in corso
Luogo penisola di Crimea
Esito
  • Indipendenza della Crimea, riconosciuta dalla Russia
  • Adesione alla Federazione Russa da parte della neonata Repubblica di Crimea
Schieramenti
Comandanti
Perdite
Totale: 2
Voci di crisi presenti su Wikipedia

La crisi della Crimea del 2014 è una crisi politica scoppiata nella penisola della Crimea, la cui popolazione è per maggioranza di etnia russa. I disordini sono iniziati nel febbraio 2014, quando il presidente e il governo ucraino regolarmente in carica furono esautorati dal parlamento ucraino in seguito ai fatti dell'Euromaj­dan.

Il governo locale della Crimea ha rifiutato di riconoscere il nuovo governo e il nuovo presidente ucraino, sostenendo che il cambiamento sarebbe avvenuto in violazione della costituzione ucraina vigente, mentre la legittimità del nuovo governo è stata riconosciuta dalla gran parte degli stati, eccetto la Russia ed alcuni altri. A fronte della nuova situazione politica delineatasi, il governo locale ha dichiarato la propria volontà di separarsi dall'Ucraina chiamando a referendum la popolazione di Crimea: l'esito della consultazione ha visto realizzarsi un'altissima maggioranza sull'opzione autonomista (con oltre il 97% di consenso sul totale dei votanti) ma la legittimità di tale referendum, tuttavia, è respinta dall'Unione europea e dagli Stati Uniti d'America, che la ritengono in violazione del diritto internazionale e della Costituzione dell'Ucraina, mentre il referendum è ritenuto valido dalla Russia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il contesto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Euromaj­dan.
Foto satellitare della zona di Sebastopoli; al centro la baia e la città, a destra l'aeroporto militare di Sebastopoli-Belbek

La Russia ha negoziato il 21 aprile 2010 con l'allora presidente dell'Ucraina Viktor Janukovyč un accordo per la concessione prolungata di basi russe in territorio ucraino. Nel trattato, noto come accordi di Charkiv, è stata concordata un'estensione di 25 anni (dal 2017 al 2042 con ulteriore opzione fino al 2047) del precedente contratto ventennale negoziato nel 1997 di affitto delle infrastrutture portuali nella città di Sebastopoli, base storica della Flotta russa del Mar Nero in cambio della riduzione per 10 anni del prezzo del gas russo all'Ucraina e di un aumento dell'affitto della base navale.[6] Il negoziato ha esteso la durata di un accordo già esistente e negoziato nel maggio 1997 tra l'allora presidente russo Boris El'cin e Leonid Kučma, secondo presidente dell'Ucraina indipendente, per terminare il contenzioso intorno al futuro della flotta ex sovietica del Mar Nero, ancorata a Sebastopoli e numericamente molto consistente con circa 835 navi tra quelle da guerra e quelle ausiliarie.[6]

Sebastopoli è anche la principale base navale della marina militare ucraina, numericamente molto inferiore rispetto alla Flotta russa del Mar Nero. Altra città strategicamente importante è Kerč', situata all'imboccatura del Mar d'Azov, porto ampio anche se non militarizzato e con un vicino aeroporto militare dismesso, Baherovo (Багерове авіабаза)[7], con pista in cemento di 3 500 m da cui possono operare anche trasporti pesanti. Per la Russia la Crimea è importantissima per il controllo del Mar Nero, nel quale altrimenti potrebbe operare solo dal porto di Novorossijsk.

Mappa della penisola di Crimea. La Repubblica autonoma di Crimea è colorata in giallo chiaro.
Distribuzione dei gruppi etnici nella penisola di Crimea secondo il censimento ucraino del 2001. L'etnia russa ne compone la maggioranza con il 58%.

La composizione etnica della repubblica autonoma di Crimea è a maggioranza russa, circa il 58%, secondo gruppo etnico è quello ucraino (24%); nella penisola è presente anche una forte minoranza tatara (12%). Inoltre, il russo è considerato la lingua madre da tre quarti dei suoi abitanti, mentre l’ucraino solo da un decimo. Secondo le stime ufficiali dell’Istituto internazionale di sociologia di Kiev, il 97% degli abitanti usa la lingua russa per comunicare.[8] Secondo alcuni media occidentali, la minoranza tatara sarebbe preoccupata per la possibilità di un ripetersi della deportazione effettuata da Stalin nel 1944.[9]

La crisi[modifica | modifica sorgente]

In questa foto del 2007 la flotta russa del Mar Nero all'ancora a Sebastopoli; la prima a sinistra col numerale 121 è l'incrociatore Moskva; la base navale è quella occupata a tutt'oggi.

La Russia è intervenuta nei primi giorni di marzo 2014 spostando truppe regolari, spesso con uniformi prive di contrassegni , nella penisola di Crimea, e bloccando con le sue navi da guerra il porto di Sebastopoli ai movimenti delle navi ucraine; il dispiegamento di truppe è stato comunque approvato dal parlamento russo con lo scopo "di proteggere la popolazione di etnia russa in Crimea".[10] L'Ucraina ha risposto mettendo in mobilitazione le sue forze armate, anche se l'obiettivo principale è quello di risolvere la questione per via diplomatica in quanto le forze armate ucraine in nessun caso sarebbero in grado di confrontarsi con quelle russe sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. La Russia ha risposto affermando che le sue truppe non lasceranno il territorio della Crimea finché la situazione non si sarà stabilizzata. Alcuni stati tra cui gli Stati Uniti d'America, il Canada, la Francia, la Germania, l'Italia, la Polonia, il Regno Unito e l'organo dell'Unione europea hanno accusato la Russia di aver violato le leggi internazionali e di aver destabilizzato la sovranità ucraina.

Soldati senza contrassegni a Simferopoli, 2 marzo 2014

Il 4 marzo unità paramilitari armate, ma senza contrassegni, hanno iniziato a presidiare il locale parlamento che ha rifiutato il governatore nominato dal governo centrale; tali unità sono state sostituite il 6 marzo da paramilitari con segni distintivi cosacchi e disarmati.[11] Contemporaneamente sono state formate "milizie di autodifesa" dalla locale popolazione russa. Sempre il 6 marzo, i russi hanno affondato un incrociatore antisommergibili in disarmo, lo Ochakov della classe Kara inoperativo dal 2000[12], all'imbocco del porto di Donuzlav, base navale e quartier generale della marina ucraina per la zona sud (Південна військово-морська база, base navale Sud), bloccandovi cinque unità da guerra ucraine[11]; l'operazione è stata compiuta da un rimorchiatore, scortato da unità da guerra guidate dall'incrociatore lanciamissili Moskva, che ha posizionato la nave, affondata poi da cariche di demolizione[11][13][14]; vicino alla base, nella città di Myrnyi, sono dislocati reparti della 15ª brigata motorizzata indipendente russa[15]; affacciato sulla baia esiste un grosso campo di aviazione dismesso. Anche l'aeroporto militare di Belbek è stato occupato da militari russi che ne hanno estromesso i militari ucraini approfittando del vuoto di potere a Kiev durante la fuga di Janukovyč, rifiutando di restituirne il controllo; il ministro ucraino Arsen Avakov ha dichiarato su Twitter "Posso solo descrivere il fatto come una invasione ed occupazione militare".[16][17] Anche la base dell'esercito ucraino nel villaggio di Pereval'noe è stata circondata e bloccata da militari, presumibilmente russi, mentre proteste di attiviste del movimento FEMEN sono state represse a Sebastopoli.[11]

Il 6 marzo 2014, il Supremo Consiglio della Crimea ha compilato ed inviato una richiesta al presidente russo Vladimir Putin nella quale viene esplicitamente richiesto di entrare a far parte della Russia. Nella stessa data il vice primo ministro della repubblica autonoma di Crimea, Rustam Temirgaliev, ha dichiarato che le forze ucraine ancora presenti sul territorio saranno costrette ad arrendersi o andarsene, e che "le uniche forze armate legali sul territorio della Crimea sono le forze armate russe".[11] L'11 marzo 2014, con 4 giorni di anticipo rispetto al referendum indetto, il Parlamento della Crimea ha votato per l'autonomia della Crimea dall'Ucraina con 78 voti favorevoli su 81 votanti. Il 15 marzo 2014, alla vigilia del Referendum, le truppe russe e quelle ucraine si scontrano per il controllo del villaggio di Strilkove, nell'Oblast' di Cherson, pochi chilometri a nord della Crimea.[18] L'attacco viene respinto, mentre il ministro della Difesa attiva le forze aeree. Secondo i risultati del referendum del 16 marzo 2014, il 96,77% (l'80% degli aventi diritto al voto) dei cittadini di Crimea si è espresso a favore della riunificazione con la Russia, votando sì all'annessione della penisola alla Federazione Russa. Al referendum hanno partecipato 1.274.096 persone, pari all'83,1% degli aventi diritto al voto.[19]

Sviluppi[modifica | modifica sorgente]

Le unità militari ucraine hanno avuto ordine di lasciare le loro basi; l'ultimo reparto, una unità meccanizzata dell'esercito, ha lasciato la propria procedendo con un convoglio verso l'Ucraina; il cambio di regime nella regione e il ricongiungimento con la Russia è stato riconosciuto solo da alcuni governi. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen come anche il North Atlantic Council hanno condannato le azioni russe e ritengono nullo il referendum indetto dalla popolazione della Repubblica Autonoma di Crimea per violazione della costituzione ucraina.[20]. Le città di Charkiv, Donec'k e Luhans'k proclamano delle repubbliche popolari; le forze armate ucraine tentano di reprimere con la forza le azioni intraprese dalle formazioni filo-russe nelle provincie orientali.[21]

Intervento russo del 1º marzo[modifica | modifica sorgente]

Intervento russo in Crimea
parte Crisi della Crimea del 2014
Pattuglie nell'aeroporto di Simferopoli
Pattuglie nell'aeroporto di Simferopoli
Data 1 e 2 marzo 2014
Luogo Simferopoli, Ucraina
Esito Amministrazione de facto da parte della Russia della penisola di Crimea
Schieramenti
Effettivi
50 mila uomini (compresa la marina) 14.500 uomini
Perdite
nave Cruise Ochakov Russia affondata dalla Russia per creare un blocco navale
  • 50+ guardie frontaliere Ucraina catturate
  • 8 Feriti
  • Perdita della flotta ucraina tra cui l'ammiraglia Slavútich Ucraina
  • Cattura di un UAV Stati Uniti
Voci di guerre presenti su Wikipedia

Il 1º marzo, le manifestazioni contro il nuovo governo ucraino sono state estese alla regione industriale del Donbass, nel sud-est dell'Ucraina, dove quasi il 50% della popolazione è di etnia lingua russa e il russo è parlato da almeno tre quarti della popolazione. Lo stesso giorno, dopo i tentativi di assalto gli edifici del Consiglio dei Ministri e il Consiglio Supremo della Repubblica Autonoma di Crimea, 98 l'auto-nominato Primo Ministro della Repubblica Autonoma di Crimea, Sergej Valer'evič Aksёnov, hanno chiesto l'intervento della Russia; Aksionov anche annunciato che il 30 marzo referendum per l'annessione alla Russia.

Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin ha detto che "la Russia non ignora la richiesta di Crimea", e ha esortato il Consiglio della Federazione di autorizzare la spedizione e l'uso delle truppe russe in Ucraina, ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione la Federazione russa , "la situazione straordinaria in Ucraina e la minaccia per la vita dei cittadini russi" e la Duma autorizza ad un intervento militare nonostante gli avvertimenti ricevuti da parte dell'Unione Europea e degli Stati Uniti d'America

Tra gennaio e febbraio 2014 circa 675 000 ucraini sono stati esiliati in Russia a causa dell'instabilità subito da Ucraina, secondo il servizio della russa Guardia di frontiera; 103, la maggior parte ha nella città di frontiera di Belgorod. Il capo del consiglio regionale della Chernihiv Oblast ha annunciato che i russi stavano conducendo movimenti militari nella zona di confine tra i due paesi, il 2 marzo. Il Ministero degli Affari Esteri dell'Ucraina ha detto che il giorno dopo che la Russia aveva cominciato ad accumulare truppe in vari settori del confine orientale con l'Ucraina ( Kharkiv, Donetsk e Luhansk).

Post-attacco[modifica | modifica sorgente]

Misure economiche e finanziarie[modifica | modifica sorgente]

Il 3 marzo, all'inizio della settimana di negoziazione, l' indice MICEX della Borsa di Mosca è sceso del 10,8% e l' indice RTS scende al 12%, questo calo è stato guidato dal crollo del 14 al 22% delle azioni della società energetica Energy Systems Uniti (21,9%), l'estrazione Raspadskaya (21,2%) e Mechel (20,1%), le banche VTB (17,5%) e Sberbank (14,9%%), e la società del gas colosso Gazprom (13,9%). Quest'ultimo ha annunciato che dal mese di aprile potrebbe sopprimere il prezzo preferenziale del gas naturale esportato in Ucraina, non escludendo la possibilità del taglio di gas per questo hanno lasciato un debito in aumento per accumulare US $ 1 550 milioni.

Misure prese dalla Federazione Russa[modifica | modifica sorgente]

Lo stesso giorno, il primo ministro russo Dmitrij Medvedev, ha annunciato la costruzione di un ponte sullo Stretto di Kerch, che collegherebbe la Crimea con la Russia .

Quello stesso giorno, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, parlando ad una riunione del Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite ha dichiarato che la Russia persegue un di difesa dei diritti umani e l'invio di truppe era destinato a scoraggiare l'uso della violenza radicale in Ucraina e facilitare la riconciliazione nazionale.

Misure prese dall'Ucraina[modifica | modifica sorgente]

Il comandante della marina ucraina Denis Berezovsky ha annunciato attraverso la televisione il giuramento alla Repubblica di Crimea. Kiev ha deciso il licenziamento di Berezovsky, oltre a incastrarlo per " alto tradimento ". Egli è stato sostituito da Sergui Gayduk.

Indipendenza della Crimea[modifica | modifica sorgente]

L'11 marzo, il Consiglio Nazionale della Radio e della Televisione di Ucraina ha ordinato ai fornitori ucraini a partire dalle 15:00 GMT una procedura d'arresto dai principali canali russi che ha portato al blocco di 5 canali. Questo ha provocato reazioni in Russia, dove il ministro degli Esteri ha inviato una comunicazione alla OSCE denunciando una "violazione della libertà di espressione." Lo stesso giorno la Crimea e Sebastopoli si dichiarano indipendenti con 78 voti favorevoli su 100 al Parlamento della Crimea.

Pochi giorni dopo un Servizio di Guardia aereo da ricognizione dell'Ucraina di frontiera dello Stato è stato girato da veicoli blindati russi nei pressi della città di confine di Armiansk senza vittime.

Tensione militare ancora presente nella zona alla vigilia del referendum: l'esercito russo effettuato manovre militari nel Mar Mediterraneo, due giorni dopo navi americane, rumene bulgare si impegnano esercitazioni navali nel Mar Nero. Inoltre, lo stesso giorno sei combattenti russi Su-27 e tre aerei da trasporto militare, atterrano in una base militare in Bielorussia per una comune manovra di protezione dello spazio aereo.

Referendum in Crimea per l'annessione alla Russia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Referendum sull'autodeterminazione della Crimea del 2014.

Il 15 maggio si è votato il referendum per l'annessione alla Russia da parte della Repubblica autonoma di Crimea. L'affluenza è stata di 1 548 197 votanti su 1 839 466 aventi diritto, pari all'84,2%. Il quorum di validità del referendum, fissato al 50%, è stato dunque superato, ma la legittimità del referendum è contestata da parte della comunità internazionale, sia sul piano del diritto internazionale, sia sul piano del diritto costituzionale interno.

Tra le organizzazione che l'hanno dichiarato illegittimo, vi è l'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa)[22], l'Unione europea[23][24], dagli Stati Uniti d'America e dalla Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa[25].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Spari in Crimea: ucciso un soldato ucraino in The Globalist Syndication, 18 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  2. ^ (EN) Chris Harris, Ukrainian PM accuses Russian soldiers of ‘war crime’ after serviceman killed in Crimea in Euronews, 18 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  3. ^ Raffaella Menichini, Morto attivista tataro, a centinaia al funerale in la Repubblica, 18 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  4. ^ (FR) Un opposant au rattachement de la Crimée à la Russie retrouvé mort in France 24, 18 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  5. ^ (EN) Jessica Elgot, Reshat Ametov, Crimean Tatar, Found Dead With 'Signs Of Torture', Human Rights Watch Says in The Huffington Post, 18 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  6. ^ a b Alessio Bini, Il nuovo accordo russo-ucraino: un’interpretazione geopolitica, Eurasia, 14 maggio 2010. URL consultato il 22 marzo 2014.
  7. ^ (RU) Главная | Багерово. URL consultato il 22 marzo 2014.
  8. ^ Yuri Girenko, L'incognita della Crimea in Russia Oggi, 22 febbraio 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  9. ^ (EN) Henry Meyer, Kateryna Choursina, Crimean Tatars Deported by Stalin Oppose Putin in Ukraine in Bloomberg Businessweek, 28 febbraio 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  10. ^ (EN) Shaun Walker, Harriet Salem, Russian parliament approves troop deployment in Ukraine in The Observer (Kiev, Simferopol), 1º marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  11. ^ a b c d e (EN) Sam Webb, Damien Gayle, Vladimir Putin scuttles his own navy warship in Black Sea to BLOCK Ukrainian vessels from leaving port as Crimeans face referendum on whether to join Russia in Daily Mail, 6 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  12. ^ (EN) Russia sinks ship to block Ukrainian Navy ships, navaltoday.com, 6 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  13. ^ (EN) Sergei L. Loiko, Russia sinks ship to block Urkrainian naval vessels from entering Black Sea in The Sydney Morning Herald, 7 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  14. ^ (EN) Jim Hoft, Russia Sinks Cruiser to Block Ukrainian Ships in Novoozerne, The Gateway Pundit, 6 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  15. ^ Defence Express 05.03.2014 [non chiaro]
  16. ^ (EN) Military airport in Ukraine's Crimea taken over by Russian soldiers-Interfax in Reuters (Kiev), 28 febbraio 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  17. ^ (EN) Ukraine accuses Russia of 'armed invasion' after Crimea airports blockaded in The Daily Telegraph, 28 febbraio 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  18. ^ Ucraina accusa: "Invasione russa, reagiremo" in la Repubblica (Kiev), 15 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  19. ^ (EN) 96.77 percent Crimeans vote to join Russia - 100 percent ballots processing data in Russia Beyond the Headlines, 17 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  20. ^ North Atlantic Council statement on the situation in Ukraine
  21. ^ Dopo Kharkov e Donetsk anche Lugansk proclama la Repubblica Popolare - Notizie - Attualità - La Voce della Russia
  22. ^ Yanukovich: “Io presidente legittimo”. E Crimea proclama l’indipendenza
  23. ^ Ucraina, la Crimea fissa il referendum Usa e Unione europea: «Illegale»
  24. ^ Crimea, il G-7 avverte: Mosca agisce contro principi Onu
  25. ^ Venice commission believes referendum in Crimea is illegal

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]