Crisi della Crimea del 2014

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Crisi della Crimea,
parte dell'Euromaidan
Location UK-Crimea-RU.PNG

Data 23 febbraio 2014-in corso
Luogo penisola di Crimea
Esito
  • Indipendenza della Crimea, riconosciuta dalla Russia
  • Adesione alla Federazione Russa da parte della neonata Repubblica di Crimea
Schieramenti
Comandanti
Perdite
Totale: 2
Voci di crisi presenti su Wikipedia

La crisi della Crimea del 2014 è una crisi politica scoppiata nella penisola della Crimea, la cui popolazione è per maggioranza di etnia russa. I disordini sono iniziati nel febbraio 2014, quando il presidente e il governo ucraino regolarmente in carica furono esautorati dal parlamento ucraino in seguito ai fatti dell'Euromaj­dan.

Il governo locale della Crimea ha rifiutato di riconoscere il nuovo governo e il nuovo presidente ucraino, sostenendo che il cambiamento sarebbe avvenuto in violazione della costituzione ucraina vigente, mentre la legittimità del nuovo governo è stata riconosciuta dalla gran parte degli stati, eccetto la Russia ed alcuni altri. A fronte della nuova situazione politica delineatasi, il governo locale ha dichiarato la propria volontà di separarsi dall'Ucraina chiamando a referendum la popolazione di Crimea: l'esito della consultazione ha visto realizzarsi un'altissima maggioranza sull'opzione autonomista (con oltre il 97% di consenso sul totale dei votanti) ma la legittimità di tale referendum, tuttavia, è respinta dall'Unione europea e dagli Stati Uniti d'America, che la ritengono in violazione del diritto internazionale e della Costituzione dell'Ucraina, mentre il referendum è ritenuto valido dalla Russia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il contesto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Euromaj­dan.
Russian Black Sea Fleet in Sevastopol, Crimea, August 2007
Foto satellitare della zona di Sebastopoli; al centro la baia e la città, a destra l'aeroporto militare di Sebastopoli-Belbek

Secondo il gruppo di esperti del "Centro Internazionale di Studi per la Difesa" di Tallinn, dalla rivoluzione arancione del 2004, la Russia fece pressione contro l'Ucraina associandosi a stretto contatto con l'Occidente.[6] È stato affermato che la campagna d'informazione in Crimea è diventata particolarmente abile e sistematica, diventando particolarmente intenso durante l'offerta all'Ucraina per l'adesione alla NATO tra il 2006 ed il 2008. Ognuno dei tentativi dell'Ucraina per raggiungere l'integrazione europea portò ad una maggiore ostilità russa all'idea tramite l'uso della campagna di informazione.[6][7] La Russia si oppone all'integrazione ucraina con l'Occidente per vari motivi, tra cui la paura dell'espansione della NATO ai confini occidentali della Russia,[8] e il desiderio affermato della Russia d'includere l'Ucraina in un'Unione Eurasiatica.[9]

Secondo Taras Kuzio, durante la presidenza Yushchenko (2005-2010), le relazioni della Russia con l'Ucraina si deteriorarono, spingendo il servizio di sicurezza russo (FSB) e quello d'intelligence militare(GRU) ad espandere il loro sostegno segreto alle forze filorusse nel sud dell'Ucraina e ai separatisti russi in Crimea.[10] Dopo la rivoluzione arancione e la guerra Russo-georgiana del 2008, i dispacci diplomatici americani vennero trapelati al pubblico notando che l'azione militare russa contro l'Ucraina "non è più impensabile."[11] Nel 2008, alcuni analisti suggerirono anche che l'attacco della Russia alla Georgia era un avvertimento per l'Ucraina e la Moldavia, e il rifiuto della NATO di fermare ulteriori espansioni orientali potrebbe costringere Mosca a promuovere la secessione nelle due aree.[12] La Russia negoziò il 21 aprile 2010 con l'allora presidente dell'Ucraina Viktor Janukovyč un accordo per la concessione prolungata di basi russe in territorio ucraino. Nel trattato, noto come accordi di Charkiv, venne concordata un'estensione di 25 anni (dal 2017 al 2042 con ulteriore opzione fino al 2047) del precedente contratto ventennale negoziato nel 1997 di affitto delle infrastrutture portuali nella città di Sebastopoli, base storica della Flotta russa del Mar Nero in cambio della riduzione per 10 anni del prezzo del gas russo all'Ucraina e di un aumento dell'affitto della base navale.[13] Il negoziato estese la durata di un accordo già esistente e negoziato nel maggio 1997 tra l'allora presidente russo Boris El'cin e Leonid Kučma, secondo presidente dell'Ucraina indipendente, per terminare il contenzioso intorno al futuro della flotta ex sovietica del Mar Nero, ancorata a Sebastopoli e numericamente molto consistente con circa 835 navi tra quelle da guerra e quelle ausiliarie.[13]

Sebastopoli è anche la principale base navale della marina militare ucraina, numericamente molto inferiore rispetto alla Flotta russa del Mar Nero. Altra città strategicamente importante è Kerč', situata all'imboccatura del Mar d'Azov, porto ampio anche se non militarizzato e con un vicino aeroporto militare dismesso, Baherovo (Багерове авіабаза)[14], con pista in cemento di 3 500 m da cui possono operare anche trasporti pesanti. Per la Russia la Crimea è importantissima per il controllo del Mar Nero, nel quale altrimenti potrebbe operare solo dal porto di Novorossijsk.

Mappa della penisola di Crimea. La Repubblica autonoma di Crimea è colorata in giallo chiaro.
Distribuzione dei gruppi etnici nella penisola di Crimea secondo il censimento ucraino del 2001. L'etnia russa ne compone la maggioranza con il 58%.

La composizione etnica della repubblica autonoma di Crimea è a maggioranza russa, circa il 58%, secondo gruppo etnico è quello ucraino (24%); nella penisola è presente anche una forte minoranza tatara (12%). Inoltre, il russo è considerato la lingua madre da tre quarti dei suoi abitanti, mentre l’ucraino solo da un decimo. Secondo le stime ufficiali dell’Istituto internazionale di sociologia di Kiev, il 97% degli abitanti usa la lingua russa per comunicare.

La rivoluzione a Kiev[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Euromaidan e Rivoluzione ucraina del 2014.

Alla fine del 2013, i manifestanti dell'Euromaidan (circa 400.000 - 800.000 persone a Kiev, secondo il politico dell'opposizione della Russia Boris Nemtsov, e centinaia di migliaia in altre città ucraine e all'estero)[15] iniziò dopo che il presidente Viktor Yanukovich aveva rinviato la firma dell'Accordo di associazione tra Ucraina ed Unione europea sotto forte pressione economica della Russia, anche se in precedenza aveva considerato questo accordo uno dei suoi obiettivi fondamentali e lo aveva dichiarato in più occasioni.[16][17] Invece, Yanukovich raggiunse un accordo con Putin che significò, tra l'altro, che la Russia avrebbe comprato 15 miliardi di dollari di obbligazioni ucraine, e scontato i prezzi del gas in Ucraina di un terzo.[18] Opposition leaders were suspicious of the true cost to Ukraine for Russian support.[19][20]La maggior parte dei manifestanti teneva valori pro-europei liberali (Batkivshchyna, Alleanza Democratica Ucraina per la Riforma, e altre forze). Molto meno popolari, ma ancora influenti, vennero rappresentati anche partiti e movimenti nazionalisti che, in una certa misura, sostennero l'idea di integrazione europea.

Dopo la dispersione violenta dei manifestanti il 30] novembre e l'adozione di leggi anti-protesta, le proteste presero una direzione anti-governativa e anti-corruzione, intensificandosi nei primi mesi del 2014 e alla fine portarono alla morte di due manifestanti e poliziotti il 22 gennaio[21] e tra il 18 febbraio e il 20, 103 persone vennero uccise e 1.419 ferite.[22] Secondo la maggior parte dei rapporti in Ucraina, la violenza venne usata per lo più dalla polizia.[23] Numerosi cecchini uccisero decine di manifestanti. L'identità dei cecchini è ancora in discussione. Secondo l'indagine ufficiale,[24][25][26] dell'opposizione filoeuropea e della maggior parte degli ucraini e dei media occidentali, vennero assunti da Yanukovich e dalla sua cerchia e/o dei servizi segreti russi,[27] che avevano anche programmato una grande operazione militare per "mondare" i manifestanti.[28][29][30] Il 20 febbraio, in qualità di ministro degli Interni, Vitaliy Zakharchenko annunciò in un discorso video alla nazione che armi da combattimento erano state fornite alla polizia e annunciò l'inizio di un'operazione per disperdere i manifestanti.[31] Radio Liberty pubblicò riprese video delle forze speciali della polizia che sparavano sui manifestanti con Kalashnikov e fucili da cecchino.[32] Diversi politici pro-Yanukovich chiesero apertamente la "pulizia" dei manifestanti.[33] Nonostante questi fatti, Yanukovich negò il coinvolgimento del suo regime nel massacro.[34] Apparvero alcune accuse che i cecchini fossero stati assunti dai rivoluzionari.[35] Il 21 febbraio, il presidente Yanukovich e il leader dell'opposizione firmarono un accordo di compromesso che venne mediato dai Ministri degli Esteri di Francia, Polonia e Germania,[36][37] ma quando divenne chiaro come Yanukovych avesse lasciato la capitale,la Verkhovna Rada deliberò di ritirare la polizia e l'esercito da Kiev,[38] e i manifestanti presero il controllo della città senza incontrare resistenza.[39] Secondo l'accordo, la Verkhovna Rada venne costretta ad adottare un disegno di legge sulla riforma costituzionale e Yanukovich venne costretto a firmare entro 48 ore.[37] Il disegno di legge venne adottato, ma Yanukovich non lo firmò.[40]

Il 22 febbraio, Yanukovich fuggì da Kiev.[41] L'evidenza mostra che Yanukovich aveva cominciato a preparare il suo congedo, il 19 febbraio, con la rimozione di beni e oggetti di valore. Le guardie della residenza di Yanukovich aprirono ai manifestanti, che trovarono ampia evidenza della corruzione senza precedenti di Yanukovich.[42][43] La Rada mise sotto accusa Yanukovich,[44] ma non secondo la procedura costituzionale. L'azione non seguì il processo di accusa come specificato dalla Costituzione dell'Ucraina (che avrebbe comportato formalmente l'accusa del presidente di un crimine, una revisione della carica dalla Corte Costituzionale dell'Ucraina, ed a maggioranza di tre quarti - cioè almeno 338 voti favorevoli - dalla Rada); invece, la Verkhovna Rada dichiarò che Yanukovich "si è ritirato dalle sue funzioni in maniera incostituzionale" e citò "circostanze di estrema urgenza", come ragione delle elezioni anticipate.[45][46][47] La votazione venne sostenuta da tutti i presenti[48] nel parlamento ucraino, 328: 0 (dei 447 deputati). La Rada fissò il 25 maggio per le nuove elezioni presidenziali.[49][50] Secondo i leader dell'opposizione, non avevano altra scelta, perché, come visto, Yanukovich era stato coinvolto in un omicidio di massa e in corruzione su vasta scala,[30] aveva usurpato il potere, compreso il sistema giudiziario, e ignorato e violato la Costituzione e altre leggi molte volte.[51] I membri dell'opposizione nominò Oleksandr Turchinov come nuovo presidente del Parlamento e anche come presidente ad interim. Un nuovo Consiglio dei Ministri, noto come governo Yatsenyuk, venne eletto dal Parlamento il 27 febbraio.[52] La Russia rifiutò di riconoscere le nuove autorità di Kiev, dicendo che erano venuti al potere con un'insurrezione armata da parte delle forze politiche di estrema destra e metodi incostituzionali. Gli Stati Uniti e l'Unione Europea riconobbero subito il governo di Kiev.[53][54][55][56]

Alcuni residenti delle parti meridionali ed orientali del paese, che erano prevalentemente di lingua russa e in precedenza costituivano la base di sostegno del presidente Yanukovich, si sentivano senza diritti per questi sviluppi e protestarono contro il governo di Kiev.[57] Il Parlamento di Crimea chiese una sessione straordinaria il 21 febbraio. Il leader dei Tartari di Crimea Refat Chubarov dichiarò che sospettava che la sessione avrebbe potuto chiedere l'intervento militare russo.[58]

Il 21 febbraio, il Servizio di Sicurezza dell'Ucraina (SBU) rilasciò una dichiarazione che promise che [lower-alpha 1]

Lo stesso giorno, il filorusso Partito delle Regioni che teneva 80 dei 100 seggi del Parlamento di Crimea,[60] non discuteva le questioni relative alla separazione della Crimea dall'Ucraina e sembrava sostenere l'accordo raggiunto tra il presidente Yanukovich e l'opposizione per porre fine alla crisi firmato lo stesso giorno.[61]

Il 23 febbraio 2014, il secondo giorno dopo la fuga di Viktor Yanukovich, durante la sessione del parlamento ucraino un deputato del partito "Batkivshchina", Vyacheslav Kyrylenko, chiedeva d'inserire nell'ordine del giorno un progetto che avrebbe abrogato la legge del 2012 "Sui principi della politica linguistica di stato". Condotta la mozione con 232 deputati votanti a favore, il progetto venne inserito nell'ordine del giorno, subito messo ai voti senza discussione e approvato con gli stessi 232 voti a favore, rendendo solo l'ucraino lingua di Stato a tutti i livelli.[62][63] L'abrogazione della legge del 2012 "Sui principi della politica linguistica di stato" venne accolta con grande disprezzo in Crimea, popolata da una maggioranza di lingua russa[64] e in Ucraina orientale e meridionale, provocando ondate di proteste anti-governative,[65] culminati alla fine nella crisi di Crimea. The Christian Science Monitor riferì: "[L'adozione di questo disegno di legge] serve solo a far infuriare le regioni di lingua russa, [che] vedono la mossa come un'ulteriore prova che le proteste antigovernative a Kiev che hanno rovesciato il governo di Yanukovich erano intenti a premere per un ordine del giorno nazionalista. "[66]

Pochi giorni dopo, il 1° marzo 2014, il Presidente in carica dell'Ucraina, Oleksandr Turchynov, pose il veto al disegno di legge arrestandone efficacemente l'attuazione.[67] The veto did little to address the unfolding crisis, perhaps because it came too late.

Il Gruppo di protezione dei diritti umani di Kharkiv e l'Unione ucraina per i diritti umani di Helsinki hanno entrambi negato ogni violazione dei diritti umani contro abitanti di lingua russa in Ucraina che giustifichino le azioni della Russia.[68][69]

Aspetti legali[modifica | modifica wikitesto]

Il Trattato di partizione sullo statuto e le condizioni della Flotta del Mar Nero tra Russia e Ucraina[lower-alpha 2]

firmato nel 1997 e prolungato nel 2010, determinava lo status delle basi militari e le navi in Crimea prima della crisi attuale. La Russia aveva il permesso di mantenere fino a 25.000 uomini, 24 batterie di artiglieria (di calibro inferiore a 100 mm), 132 veicoli blindati, e 22 aerei militari, nella penisola di Crimea e a Sebastopoli. La flotta del Mar Nero russa aveva diritti di stanziamento in Crimea fino al 2042. Tuttavia, è controverso se i recenti movimenti di truppe fossero coperti dal trattato.[71]

Sia la Russia che l'Ucraina sono firmatari della Carta delle Nazioni Unite. La ratifica di tale Carta ha diverse ramificazioni in termini di diritto internazionale, in particolare quelle che coprono i soggetti delle dichiarazioni di indipendenza, di sovranità , autodeterminazione, di atti di aggressione e di emergenze umanitarie. Vladimir Putin affermò che le truppe russe nella penisola di Crimea avevano lo scopo "di garantire condizioni adeguate per il popolo di Crimea di essere in grado di esprimere liberamente la propria volontà",[72] whilst Ukraine and other nations argue that such intervention is a violation of Ukraine's sovereignty.[73] Il presidente russo ha anche osservato che la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite tramandò un parere consultivo nel 2010 dicendo senza ambiguità che la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo (per i quali non vi era alcun referendum né accordo con Belgrado) non era vietata dal diritto internazionale.[74] D'altra parte, Stati Uniti e Ucraina sottolineano che nell'annessione<! - come nella dichiarazione congiunta ->della Crimea la Russia ha violato i termini del Memorandum di Budapest sulle garanzie di sicurezza, con la quale la Russia, gli Stati Uniti e il Regno Unito riaffermarono il loro obbligo di rispettare l'integrità territoriale dell'Ucraina (compresa la Crimea) e di astenersi dalla minaccia o dall'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica dell'Ucraina.[75] Gli Stati Uniti non considerano il Memorandum vincolante.[76]

La crisi[modifica | modifica wikitesto]

In questa foto del 2007 la flotta russa del Mar Nero all'ancora a Sebastopoli; la prima a sinistra col numerale 121 è l'incrociatore Moskva; la base navale è quella occupata a tutt'oggi.

La Russia è intervenuta nei primi giorni del marzo 2014 spostando truppe regolari, spesso con uniformi prive di contrassegni, nella penisola di Crimea e bloccando con le sue navi da guerra il porto di Sebastopoli ai movimenti delle navi ucraine; il dispiegamento di truppe è stato comunque approvato dal parlamento russo con lo scopo "di proteggere la popolazione di etnia russa in Crimea".[77] L'Ucraina ha risposto mettendo in mobilitazione le sue forze armate, anche se l'obiettivo principale è quello di risolvere la questione per via diplomatica in quanto le forze armate ucraine in nessun caso sarebbero in grado di confrontarsi con quelle russe sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. La Russia ha risposto affermando che le sue truppe non lasceranno il territorio della Crimea finché la situazione non si sarà stabilizzata. Alcuni stati tra cui gli Stati Uniti d'America, il Canada, la Francia, la Germania, l'Italia, la Polonia, il Regno Unito e l'organo dell'Unione europea hanno accusato la Russia di aver violato le leggi internazionali e di aver destabilizzato la sovranità ucraina.

Soldati senza contrassegni a Simferopoli, 2 marzo 2014

Il 4 marzo unità paramilitari armate, ma senza contrassegni, hanno iniziato a presidiare il locale parlamento che ha rifiutato il governatore nominato dal governo centrale; tali unità sono state sostituite il 6 marzo da paramilitari con segni distintivi cosacchi e disarmati.[78] Contemporaneamente sono state formate milizie di autodifesa dalla locale popolazione russa. Sempre il 6 marzo, i russi hanno affondato un incrociatore antisommergibili in disarmo, lo Ochakov della classe Kara inoperativo dal 2000[79], all'imbocco del porto di Donuzlav, base navale e quartier generale della marina ucraina per la zona sud (Південна військово-морська база, base navale Sud), bloccandovi cinque unità da guerra ucraine[78]; l'operazione è stata compiuta da un rimorchiatore, scortato da unità da guerra guidate dall'incrociatore lanciamissili Moskva, che ha posizionato la nave, affondata poi da cariche di demolizione[78][80][81]; vicino alla base, nella città di Myrnyi, sono dislocati reparti della 15ª brigata motorizzata indipendente russa[82]; affacciato sulla baia esiste un grosso campo di aviazione dismesso. Anche l'aeroporto militare di Belbek è stato occupato da militari russi che ne hanno estromesso i militari ucraini approfittando del vuoto di potere a Kiev durante la fuga di Janukovyč, rifiutando di restituirne il controllo; il ministro ucraino Arsen Avakov ha dichiarato su Twitter "Posso solo descrivere il fatto come una invasione ed occupazione militare".[83][84] Anche la base dell'esercito ucraino nel villaggio di Pereval'noe è stata circondata e bloccata da militari, presumibilmente russi, mentre proteste di attiviste del movimento FEMEN sono state represse a Sebastopoli.[78]

Il 6 marzo 2014 il Supremo Consiglio della Crimea ha compilato ed inviato una richiesta al presidente russo Vladimir Putin nella quale viene esplicitamente domandato di entrare a far parte della Russia. Nella stessa data il vice primo ministro della repubblica autonoma di Crimea, Rustam Temirgaliev, ha dichiarato che le forze ucraine ancora presenti sul territorio saranno costrette ad arrendersi o andarsene e che "le uniche forze armate legali sul territorio della Crimea sono le forze armate russe".[78] L'11 marzo 2014, con 4 giorni di anticipo rispetto al referendum indetto, il Parlamento della Crimea ha votato per l'autonomia della Crimea dall'Ucraina con 78 voti favorevoli su 81 votanti. Il 15 marzo 2014, alla vigilia del Referendum, le truppe russe e quelle ucraine si sono scontrate per il controllo del villaggio di Strilkove, nell'Oblast' di Cherson, pochi chilometri a nord della Crimea.[85] L'attacco viene respinto, mentre il ministro della Difesa attiva le forze aeree. Secondo i risultati del referendum del 16 marzo 2014, il 96,77% (l'80% degli aventi diritto al voto) dei cittadini di Crimea si è espresso a favore della riunificazione con la Russia, votando sì all'annessione della penisola alla Federazione Russa. Al referendum hanno partecipato 1.274.096 persone, pari all'83,1% degli aventi diritto al voto.[86]

Sviluppi[modifica | modifica wikitesto]

Le unità militari ucraine hanno avuto ordine di lasciare le loro basi; l'ultimo reparto, una unità meccanizzata dell'esercito, ha lasciato la propria procedendo con un convoglio verso l'Ucraina; il cambio di regime nella regione e il ricongiungimento con la Russia è stato riconosciuto solo da alcuni governi. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen come anche il North Atlantic Council hanno condannato le azioni russe e ritengono nullo il referendum indetto dalla popolazione della Repubblica Autonoma di Crimea per violazione della costituzione ucraina.[87]. Le città di Charkiv, Donec'k e Luhans'k hanno proclamato delle repubbliche popolari; le forze armate ucraine continuano a tentare di reprimere con la forza le azioni intraprese dalle formazioni filo-russe nelle provincie orientali.[88]

Intervento russo del 1º marzo[modifica | modifica wikitesto]

Intervento russo in Crimea
parte Crisi della Crimea del 2014
Pattuglie nell'aeroporto di Simferopoli
Pattuglie nell'aeroporto di Simferopoli
Data 1 e 2 marzo 2014
Luogo Simferopoli, Ucraina
Esito Amministrazione de facto da parte della Russia della penisola di Crimea
Schieramenti
Effettivi
50 mila uomini (compresa la marina) 14.500 uomini
Perdite
nave Cruise Ochakov Russia affondata dalla Russia per creare un blocco navale
  • 50+ guardie frontaliere Ucraina catturate
  • 8 Feriti
  • Perdita della flotta ucraina tra cui l'ammiraglia Slavútich Ucraina
  • Cattura di un UAV Stati Uniti
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Il 1º marzo le manifestazioni contro il nuovo governo ucraino sono state estese alla regione industriale del Donbass, nel sud-est dell'Ucraina, dove quasi il 50% della popolazione è di etnia russa e il russo è parlato da almeno tre quarti della popolazione. Lo stesso giorno, dopo i tentativi di assalto agli edifici del Consiglio dei Ministri e del Consiglio Supremo della Repubblica Autonoma di Crimea, l'auto-nominato Primo Ministro della Repubblica Autonoma di Crimea, Sergej Valer'evič Aksёnov, ha chiesto l'intervento della Russia; Aksionov ha anche annunciato per il 30 marzo il referendum per l'annessione alla Russia.

Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin ha detto che "la Russia non ignora la richiesta della Crimea", e ha esortato il Consiglio della Federazione ad autorizzare la spedizione e l'uso delle truppe russe in Ucraina, ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione della Federazione russa, "la situazione straordinaria in Ucraina e la minaccia per la vita dei cittadini russi" e la Duma autorizza ad un intervento militare nonostante gli avvertimenti ricevuti da parte dell'Unione Europea e degli Stati Uniti d'America[senza fonte].

Tra gennaio e febbraio 2014 circa 675 000 ucraini sono stati esiliati in Russia a causa dell'instabilità in Ucraina, secondo il servizio della Guardia di frontiera russa; 103, la maggior parte verso la città di frontiera di Belgorod. Il capo del consiglio regionale della Chernihiv Oblast ha annunciato che i russi stavano conducendo movimenti militari nella zona di confine tra i due paesi, il 2 marzo. Il Ministero degli Affari Esteri dell'Ucraina ha dichiarato che il giorno dopo la Russia aveva cominciato ad accumulare truppe in vari settori del confine orientale con l'Ucraina ( Kharkiv, Donetsk e Luhansk).

Post-attacco[modifica | modifica wikitesto]

Misure economiche e finanziarie[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 marzo, all'inizio della settimana di negoziazione, l' indice MICEX della Borsa di Mosca è sceso del 10,8% e l' indice RTS scende al 12%, questo calo è stato guidato dal crollo del 14 al 22% delle azioni della società energetica Energy Systems Uniti (21,9%), l'estrazione Raspadskaya (21,2%) e Mechel (20,1%), le banche VTB (17,5%) e Sberbank (14,9%%), e la società del gas colosso Gazprom (13,9%). Quest'ultimo ha annunciato che dal mese di aprile potrebbe sopprimere il prezzo preferenziale del gas naturale esportato in Ucraina, non escludendo la possibilità del taglio di gas per questo hanno lasciato un debito in aumento per accumulare US $ 1 550 milioni.

Misure prese dalla Federazione Russa[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso giorno, il primo ministro russo Dmitrij Medvedev, ha annunciato la costruzione di un ponte sullo Stretto di Kerch, che collegherebbe la Crimea con la Russia .

Quello stesso giorno, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, parlando ad una riunione del Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite ha dichiarato che la Russia persegue nella difesa dei diritti umani e l'invio di truppe era destinato a scoraggiare l'uso della violenza radicale in Ucraina e facilitare la riconciliazione nazionale.

Misure prese dall'Ucraina[modifica | modifica wikitesto]

Il comandante della marina ucraina Denis Berezovsky ha annunciato attraverso la televisione il giuramento alla Repubblica di Crimea. Kiev ha deciso il licenziamento di Berezovsky, oltre a condannarlo per alto tradimento. Egli è stato sostituito da Sergui Gayduk.

Indipendenza della Crimea[modifica | modifica wikitesto]

L'11 marzo, il Consiglio Nazionale della Radio e della Televisione di Ucraina ha ordinato ai fornitori ucraini a partire dalle 15:00 GMT una procedura d'arresto dai principali canali russi che ha portato al blocco di 5 canali. Questo ha provocato reazioni in Russia, dove il ministro degli Esteri ha inviato una comunicazione alla OSCE denunciando una "violazione della libertà di espressione." Lo stesso giorno la Crimea e Sebastopoli si dichiarano unilateralmente indipendenti con 78 voti favorevoli su 100 al Parlamento della Crimea. Sergej Aksënov viene nominato primo ministro e Natal'ja Poklonskaja procuratore generale.

Referendum in Crimea per l'annessione alla Russia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Referendum sull'autodeterminazione della Crimea del 2014.

Il 15 maggio si è votato il referendum per l'annessione alla Russia da parte della Repubblica autonoma di Crimea. L'affluenza è stata di 1 548 197 votanti su 1 839 466 aventi diritto, pari all'84,2%. Il quorum di validità del referendum, fissato al 50%, è stato dunque superato, ma la legittimità del referendum è contestata da parte della comunità internazionale, sia sul piano del diritto internazionale, sia sul piano del diritto costituzionale interno.

Tra le organizzazione che l'hanno dichiarato illegittimo, vi è l'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa)[89], l'Unione europea[90][91], dagli Stati Uniti d'America e dalla Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa[92].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Spari in Crimea: ucciso un soldato ucraino in The Globalist Syndication, 18 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  2. ^ (EN) Chris Harris, Ukrainian PM accuses Russian soldiers of ‘war crime’ after serviceman killed in Crimea in Euronews, 18 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  3. ^ Raffaella Menichini, Morto attivista tataro, a centinaia al funerale in la Repubblica, 18 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  4. ^ (FR) Un opposant au rattachement de la Crimée à la Russie retrouvé mort in France 24, 18 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  5. ^ (EN) Jessica Elgot, Reshat Ametov, Crimean Tatar, Found Dead With 'Signs Of Torture', Human Rights Watch Says in The Huffington Post, 18 marzo 2014. URL consultato il 22 marzo 2014.
  6. ^ a b Crimea – The Achilles' Heel of Ukraine (PDF), International Centre for Defense Studies, November 2008.
  7. ^ Elena Mizrokhi, Russian 'separatism' in Crimea and NATO: Ukraine's big hope, Russia's grand gamble (PDF) in psi.ulaval.ca, August 2009.
  8. ^ Marina Koren, What Putin Fears Will Happen in Ukraine, March 5, 2014. URL consultato il March 6, 2014.
  9. ^ Will Englund, Despite its problems, Ukraine is a prize for Russia, Europe, March 2, 2014. URL consultato il March 3, 2014.
  10. ^ Crimea – from playground to battleground in opendemocracy.net, February 27, 2014.
  11. ^ Joshua Keating, Crimean Foreshadowing, March 1, 2014. URL consultato il March 1, 2014.
  12. ^ Analysis: After Georgia, Will There Be Other Separatist Hotspots?, Deutsche Welle, 17 August 2008.
  13. ^ a b Alessio Bini, Il nuovo accordo russo-ucraino: un’interpretazione geopolitica, Eurasia, 14 maggio 2010. URL consultato il 22 marzo 2014.
  14. ^ (RU) Главная | Багерово. URL consultato il 22 marzo 2014.
  15. ^ Brian Whitmore, Putin's Growing Threat Next Door, December 6, 2013.
  16. ^ Ukraine and the EU: Stealing their dream in economist.com.
  17. ^ https://www.kyivpost.com/content/ukraine/yanukovych-sees-association-agreement-with-eu-as-p-125325.html in kyivpost.com.
  18. ^ Ukraine Cuts a Deal It Could Soon Regret in businessweek.com.
  19. ^ Ukraine's President Viktor Yanukovych Meets With Putin in Moscow Amid Mass Protests in huffingtonpost.com.
  20. ^ Ukrainian opposition wants to know what agreements Yanukovych reached with Putin in Sochi in kyivpost.com.
  21. ^ Two protesters killed in Kiev clashes in bbc.com.
  22. ^ Death Toll From Unrest in Ukraine Rises to 103 in en.ria.ru.
  23. ^ Ukraine violence: dozens killed as protesters clash with armed police in theguardian.com.
  24. ^ "Yanukovych headed organization of killing Maidan activists – SBU"
  25. ^ "Special police shot Kiev protesters, inquiry says"
  26. ^ "New Evidence: Russian Spies Backed Kiev's Killers"
  27. ^ Yulia Tymoshenko: Putin's aggression against Ukraine isn't a local conflict – it threatens the democratic world in tymoshenko.ua.
  28. ^ Russia, Ukraine feud over sniper carnage in news.yahoo.com.
  29. ^ Documents Show Ukraine's Ousted President Planned To 'Cleanse' Protesters in businessinsider.com.
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    «Inoltre, le autorità della Crimea si riferirono alla nota precedente del Kosovo: "I nostri colleghi occidentali hanno creato con le proprie mani un precedente in una situazione molto simile, quando hanno deciso che la separazione unilaterale del Kosovo dalla Serbia, esattamente come la Crimea sta facendo ora, era legittima e non aveva bisogno di alcun permesso da parte delle autorità centrali del paese. Ai sensi dell'articolo 2, capitolo 1 della Carta delle Nazioni Unite, il Tribunale internazionale delle Nazioni Unite d'accordo con questo approccio ha così commentato nella sua sentenza del 22 luglio 2010 e cito: 'Nessun divieto generale può essere dedotta dalla pratica del Consiglio di sicurezza per quanto riguarda le dichiarazioni di indipendenza e il diritto internazionale generale non contiene alcun divieto di dichiarazioni di indipendenza'. Cristallino, come si suol dire."».
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