Italia dei Valori

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Italia dei Valori - Lista Di Pietro
IdV
Presidente sede vacante
Coordinatore Leoluca Orlando
Stato Italia Italia
Fondazione 21 marzo 1998
Sede Via Santa Maria in Via, 12 - 00187 Roma
Ideologia Centrismo[1][2]
Anti-corruzione[1][3]
Collocazione Centro-sinistra
Coalizione L'Unione
(2005 - 2008)
Centrosinistra
(2008 - 2012)
Rivoluzione Civile
(2013)
Partito europeo ALDE
Gruppo parlamentare europeo ALDE
Seggi Camera
0 / 630
 (2013)
Seggi Senato
0 / 315
 (2013)
Seggi Europarlamento
4 / 73
 (2009)
Seggi Consiglio regionale
29 / 1078
 (2013)
Testata Orizzonti Nuovi
Iscritti 95 626
Sito web italiadeivalori.it

Italia dei Valori - Lista Di Pietro, conosciuto semplicemente come Italia dei Valori o con l'acronimo IdV[4], è un partito politico italiano fondato a Sansepolcro il 21 marzo 1998 da Antonio Di Pietro[5][6][7], ex magistrato fra i protagonisti dell'indagine che nei primi anni novanta portò alla luce un sistema di potere politico nazionale fondato sulla corruzione denominata Mani pulite. Il 28 marzo 2013 il partito ha annunciato il suo scioglimento[8].

Il partito si propone di raccogliere e dar voce a settori della società italiana di diversa matrice politica e ideologica uniti dalla riproposizione della cosiddetta questione morale. Lo statuto del partito recita:

« Il partito si riconosce nell'insieme delle grandi culture riformiste del Novecento: la cultura cattolica della solidarietà sociale e familiare, la cultura socialista del lavoro e della giustizia sociale, la cultura liberale dell'economia di mercato, della libertà individuale e del buon governo, attraversate dalle grandi tematiche dei diritti civili, della questione morale e dei nuovi diritti di cittadinanza alle quali i grandi movimenti ambientalisti, delle donne e dei giovani hanno dato un contributo essenziale.

L'Italia dei Valori vuole integrare i tradizionali valori di libertà, uguaglianza, legalità e giustizia con i valori nuovi del tempo: pari opportunità, sviluppo sostenibile, autogoverno, solidarietà e sussidiarietà, responsabilità, iniziativa, partecipazione ed europeismo, nel quadro di un sempre più avanzato federalismo europeo. »

Alle battaglie legalitarie del movimento si affiancano una serie di altre istanze programmatiche non riconducibili, almeno univocamente, alle tradizionali aree politiche, a testimonianza della natura "composita" delle anime che ne fa parte: affrancamento dell'informazione pubblica dai partiti politici al fine di garantire al cittadino un'informazione completa e adeguata; sviluppo di fonti di energia rinnovabile e di un ciclo dei rifiuti ecosostenibile incentrato sulla differenziazione; razionalizzazione della struttura statale, a partire dall'abolizione delle province a favore delle aree metropolitane; riconoscimento di un sistema di diritti e doveri per le coppie di fatto; previsione di un salario minimo di 1000-1100 € mensili a favore dei lavoratori precari affiancato ad un sistema di agevolazioni fiscali[9].

Dopo l'esperienza all'interno de I Democratici, si ricostituì come partito autonomo il 27 aprile 2000. A seguito della partecipazione solitaria alle Elezioni politiche del 2001, aderì alleanza di centro-sinistra, partecipando alle elezioni all'interno della coalizione dell'Unione di Romano Prodi nel 2005 e nel 2006 ed alle elezioni del 2008 in coalizione col Partito Democratico.

Al livello europeo aderisce al Partito dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa[10], che nell'ultimo decennio si è aperto a partiti di centro di diversa estrazione, ed i suoi europarlamentari siedono nel Gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa.

Indice

Storia [modifica]

La nascita [modifica]

Antonio Di Pietro era già entrato in politica nel 1996 in una breve apparizione come Ministro dei Lavori Pubblici nel Governo dell'Ulivo guidato da Romano Prodi e come senatore, dal 1997, eletto in un'elezione suppletiva.

Insieme ad altre formazioni politiche, Di Pietro agli inizi del 1998 promosse un referendum per l'abolizione del 25% della quota proporzionale per l'elezione della Camera dei deputati, al fine di conseguire un'ulteriore affermazione del sistema maggioritario a cui si è arrivati nel 1993 dopo un altro referendum. L'esito non fu favorevole per il mancato raggiungimento del quorum per poche decine di migliaia di voti e dopo tale consultazione, Di Pietro decise di dare vita ad un suo movimento, denominato Italia dei Valori, che trovò subito l'adesione di alcuni parlamentari, permettendo così la costituzione di una componente autonoma all'interno del gruppo misto. I colori ufficiali di IdV sono quelli dell'arcobaleno.

Il movimento è stato fondato a Sansepolcro all'interno di un hotel di proprietà del gruppo CEPU, azienda per la quale Di Pietro lavorava sia come testimonial che come docente di Tecniche processuali[7].

L'adesione ai Democratici [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi I Democratici.

Dopo un primo esordio elettorale alle amministrative del 1998, Italia dei Valori decide di raccogliere l'appello di Romano Prodi per la formazione de I Democratici, un movimento che ha per obiettivo la realizzazione di un unico Partito Democratico che raccolga in sé tutti i partiti che si riconoscano nell'area dell'Ulivo. La nuova formazione politica partecipa alle elezioni europee del 1999, ottenendo il 7,7% e 7 seggi all'europarlamento, compresa l'elezione dello stesso Di Pietro, che viene inoltre nominato responsabile per l'organizzazione del costituente partito di Prodi[11].

Con l'avvicinarsi dell'Assemblea nazionale dei Democratici del gennaio 2000, Di Pietro presenta un proprio documento congressuale che, tuttavia, si rivela minoritario. In questa fase ci sono roventi scontri all'interno del partito, in parte suscitati dallo stesso Di Pietro che avanza accuse di tatticismo[12].

La rottura definitiva si consuma in seguito alle elezioni regionali del 2000 ed alle dimissioni del secondo Governo D'Alema, quando Di Pietro, in contrasto con la linea del partito, annuncia che non avrebbe sostenuto la candidatura di Giuliano Amato a Presidente del Consiglio, perché, sosteneva Di Pietro, Amato in passato avrebbe partecipato ad una riunione con lo scopo di delegittimare l'operato del pool Mani pulite[13]. Il 27 aprile 2000 Di Pietro lascia i Democratici, pronunciando questa frase: Non perdano tempo né a minacciare né a procedere ad espulsioni perché me ne vado via da solo e invito a seguirmi tutti i democratici veri, quelli cioè che finora hanno fatto i veri asinelli, portatori di voti, consensi, lavoro e idee.[14][15]

La ricostituzione del partito [modifica]

Il 3 giugno 2000 viene presentata la Lista Di Pietro - Italia dei Valori, che nasce con l'obiettivo di una sua presentazione alle future elezioni politiche del 2001. Di Pietro presenta la sua Carta dei Valori e proclama il suo essere alternativo a Silvio Berlusconi, ma puntando a raccogliere il consenso in ogni strato dell'elettorato.

Privo ancora di un'organizzazione stabile sul territorio nazionale, il movimento riesce a presentare candidati in quasi tutti i collegi uninominali per l'elezione di Camera e Senato, presentando la propria lista al di fuori di entrambi gli schieramenti della politica italiana. Il risultato elettorale è sconfortante, in quanto per pochissimi voti IdV non riesce a superare la quota di sbarramento del 4% per accedere al riparto dei seggi in sede proporzionale: i voti raccolti sono 1,5 milioni per una percentuale del 3,9.

Viene eletto un solo senatore in un collegio della Lombardia, Valerio Carrara, che, immediatamente lascia tuttavia l'IdV per aderire al Gruppo Misto e poi a Forza Italia[16].

Il radicamento e la svolta del Palavobis [modifica]

Il dopo-elezioni costituisce la fase di radicamento sul territorio: IdV, priva di rappresentanze istituzionali e parlamentari, ma con un discreto consenso elettorale, comincia ad organizzare i suoi coordinamenti politici nelle principali città e nelle province italiane. Tra l'altro, IdV (insieme a Rifondazione Comunista, che hanno deciso di competere solitariamente), viene accusata di essere tra le ragioni della sconfitta dell'Ulivo.

I movimenti e i partiti anti-berlusconiani si ricompattano: il gelo tra IdV e la coalizione di centrosinistra comincia a venir meno a partire dal 2002 e, intanto, il 23 febbraio, insieme ad altri movimenti e alla rivista "Micromega", nel decimo anniversario di "Mani Pulite", IdV organizza al Palavobis di Milano un incontro per criticare le prime leggi del governo di centrodestra. Antonio Di Pietro urla con un megafono: "Abbiamo formato una nuova casa dei diritti e della solidarietà. Chi ci sta alle nostre proposte può venire con noi". E lancia l'invito a "resistere, resistere, resistere", citando le parole di Francesco Saverio Borrelli.

Il 21 e 22 giugno 2002 si svolgono gli stati generali del partito e viene fondato il giornale ufficiale, dal titolo Orizzonti Nuovi. La manifestazione si svolge a Bellaria (RN). Intanto il partito si impegna nella raccolta delle firme per il referendum sull'abolizione del cosiddetto "Lodo Schifani" (definita anche legge "blocca-processi"), additato quale artificio per impedire lo svolgimento dei processi in corso a carico di Silvio Berlusconi da parte dei giudici della Procura di Milano. Il referendum, comunque, non avrà luogo a seguito dell'intervento della Corte Costituzionale che il 13 gennaio 2004 caducherà la norma per vizio di costituzionalità.

I girotondi e la "nuova" lista unitaria [modifica]

Il 10 e 11 gennaio 2003 si svolge l'assemblea generale dei "girotondi", la pratica lanciata dal regista Nanni Moretti per sollecitare la sinistra a tornare ad essere competitiva. IdV vi partecipa convintamente, facendosi spazio nella coalizione e cominciando a partecipare in via ufficiale agli incontri di schieramento.

Di Pietro è favorevole alla proposta di Prodi (simile a quanto accaduto nel '99) di presentare una lista unitaria nel segno dell'Ulivo per le elezioni europee del 2004. IdV è pronta per l'adesione alla lista Uniti nell'Ulivo, ma al suo ingresso si oppongono i socialisti dello SDI con il loro Segretario Enrico Boselli, che non giudica IdV un soggetto riformista, tale da poter entrare nella federazione. Secondo Di Pietro, in realtà, alla base c'è ancora un risentimento per l'azione sgominatrice che ebbe, all'epoca, Mani pulite nei confronti dei socialisti.

Chiuso il capitolo unitario, IdV tiene aperto il dialogo con la società civile e raggiunge un'intesa con Achille Occhetto, dando vita alla Lista Di Pietro - Occhetto - Società Civile[17] (che inizialmente conteneva anche l'iscrizione «per il nuovo Ulivo»[18], bloccata due mesi dopo circa dai partiti di Uniti nell'Ulivo[19][20]). Occhetto, infatti, aveva abbandonato i Democratici di Sinistra non condividendo l'impostazione della lista unitaria e il progetto del grande partito riformista.

La lista raccoglie il 2,1% dei voti con l'elezione di due deputati europei, Di Pietro e Occhetto. Quest'ultimo, però, decide di lasciare il seggio in favore di Giulietto Chiesa, abbandonando definitivamente il progetto e sciogliendo, così, l'intesa. Occhetto torna però a sedere nell'europarlamento all'indomani delle elezioni politiche del 2006 in seguito alle quali Di Pietro entra nel Parlamento italiano e si dimette da Strasburgo. I due europarlamentari eletti (Chiesa e Occhetto) non appartengono a IdV e sono iscritti al gruppo socialista europeo.

Le primarie del centrosinistra [modifica]

IdV torna quella di sempre, con il suo unico leader storico, che, tuttavia, elimina dal simbolo la denominazione predominante di Lista Di Pietro e mette in risalto il titolo Italia dei Valori, lasciando al nome del suo fondatore un riferimento meno marcato.

Alle elezioni regionali del 2005 IdV è parte integrante della nuova coalizione dell'Unione e si aggira sulla media nazionale dell'1,4%, superando il 2% soltanto in Abruzzo e Basilicata. Fra tutte le 14 regioni chiamate al voto (in 12 delle quali l'Unione è risultata vittoriosa), le viene concesso soltanto un assessorato regionale, in Calabria, occupato da Beniamino Donnici, che presto fonderà una corrente interna in aperta polemica con Di Pietro e, più tardi, verrà espulso dal partito, dando vita ad un nuovo movimento denominato Partecipazione.

Romano Prodi, leader della coalizione, rilancia, nel frattempo, l'organizzazione di elezioni primarie per scegliere il candidato premier dell'Unione. Di Pietro raccoglie la proposta e si presenta all'appuntamento del 16 ottobre 2005, nel quale deve confrontarsi con altri sei candidati: il risultato raggiunto è del 3,3%, alle spalle di Romano Prodi, Fausto Bertinotti e Clemente Mastella.

Politiche 2006 nell'Unione: Di Pietro Ministro [modifica]

Negli ultimi tre anni vi è un intensificarsi dell'attività dei dipartimenti tematici di IdV, guidati da Giorgio Calò. In questa ottica emerge anche una nuova vocazione di IdV nel campo dell'energia e dell'ambiente, settore guidato da Giuseppe Vatinno.

In vista delle elezioni politiche del 2006 e in seguito all'approvazione della nuova legge elettorale proporzionale, IdV modifica il suo simbolo, ora composto dall'epigrafe Di Pietro in rilievo. Il partito si impegna a correre con il proprio simbolo sia alla Camera che al Senato, collegato all'alleanza di centrosinistra dell'Unione guidata da Romano Prodi. Con lo sbarramento al 2% alla Camera e al 3% al Senato Di Pietro cerca di stringere alleanze con piccoli movimenti, partiti e personalità presenti a livello locale, ma capaci di raccogliere consensi utili.

Viene offerta anche la candidatura a Beppe Grillo, legato a Di Pietro da amicizia e da un comune sentire. Grillo però declina l'offerta. Durante la campagna elettorale Di Pietro partecipa e aderisce ad alcune iniziative come Parlamento pulito[23] e Le Primarie dei Cittadini[24], dove testimonia simpatia per lo strumento del Blog e della democrazia diretta. In seguito decide di aprire un suo blog dove esprimere le proprie idee e i valori che il partito intende trasmettere con la partecipazione del pubblico.

Alle elezioni il centrosinistra vince per poche decine di migliaia di voti alla Camera dei deputati, dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL. Al Senato, si rivela determinante il voto della circoscrizione Estero, che consente all'Unione - pur avendo conseguito meno voti della CdL - di ottenere due seggi in più.

La lista di Italia dei Valori raccoglie 877 000 voti (il 2,3%) alla Camera e un risultato ancora maggiore (986 000 voti - 2,9%) al Senato, eleggendo così 17 deputati (a cui se ne aggiungono 3 eletti per un accordo nelle liste dell'Ulivo) e 5 senatori. Quest'ultimi aderiscono al Gruppo Misto, alla cui presidenza viene eletto Aniello Formisano; alla Camera invece l'IdV forma un gruppo autonomo con Massimo Donadi come presidente.

Antonio Di Pietro è nominato Ministro delle Infrastrutture nel Governo Prodi II; Luigi Li Gotti e Giorgio Calò entrano nella squadra di governo, in qualità di sottosegretari alla giustizia e alle comunicazioni. Leoluca Orlando diviene il nuovo portavoce del partito.

Il dopo-elezioni: alcune defezioni [modifica]

Dopo le elezioni IdV si trova al centro dell'attenzione.

  • Pochi giorni dopo l'insediamento del Senato, dove la maggioranza può contare su due seggi di vantaggio sul centrodestra, in occasione dell'elezione dei presidenti di commissione l'Unione va sotto nella commissione Difesa: al posto della candidata ufficiale Lidia Menapace del PRC viene eletto con il sostegno del centrodestra l'esponente del partito di Di Pietro Sergio De Gregorio (ex esponente campano di Forza Italia). Nasce una polemica dentro il centrosinistra. De Gregorio accetta l'incarico contro le indicazioni del suo stesso partito. In seguito a questo fatto De Gregorio viene sospeso dall'incarico di direttore del giornale di IdV "Italia Dei Valori".
  • A luglio del 2006 scoppia una polemica all'interno della coalizione di governo che vede protagonista l'Italia dei Valori e il suo leader Di Pietro, contrari all'approvazione di un provvedimento di indulto, sostenuto, invece, in maniera trasversale da esponenti e partiti di entrambi gli schieramenti. Tale indulto avrebbe effetti su circa 12 000 carcerati. Di Pietro manifesta davanti a Palazzo Madama prima dell'approvazione del provvedimento al Senato, insieme alla Lega Nord, anch'essa contraria. Di Pietro pubblica sul suo sito web personale i nomi dei deputati che hanno votato a favore dell'indulto.

Sostiene Di Pietro:

« È sconcertante, davvero sconcertante, vedere l'Unione rinnegare nei fatti, con questo indulto, il programma che ha presentato ai cittadini e per cui è stata eletta. Il cittadino conta meno di zero, non può scegliere i suoi rappresentanti (con riferimento alla legge elettorale senza preferenze, ndr) e neppure vedere rispettato il programma di governo. A cosa serve l'istituzione parlamentare oggi? Quanto è lontana dagli elettori? È una domanda che noi politici dobbiamo farci e alla quale è necessario dare presto delle risposte. »

La richiesta avanzata da Di Pietro, ma non accolta, era quella di escludere dall'indulto i reati finanziari, societari e di corruzione. Ha votato a favore dell'indulto, però, anche la deputata di IdV Federica Rossi Gasparrini, esponente di Federcasalinghe. Al Senato si è distinto ancora il senatore Sergio De Gregorio che si è astenuto anziché votare contro.

  • Il 7 settembre 2006 il senatore Sergio De Gregorio annuncia ufficialmente di abbandonare il movimento e di voler costituire una componente autonoma nel gruppo misto del Senato senza passare al centrodestra, ma favorevole a una "grande coalizione" tra i due poli. Pochi giorni dopo, il 14 settembre anche Federica Rossi Gasparrini deputata alla Camera dichiara di non riconoscersi più nel movimento. De Gregorio e Rossi Gasparrini costituiscono nel settembre 2006 il movimento politico Italiani nel Mondo (InM). Successivamente Rossi Gasparrini aderisce all'UDEUR.
  • Nell'ottobre 2007 la senatrice Franca Rame si dimette dalla componente IdV al Senato in quanto non condivide alcune scelte del suo gruppo, in particolare quella di non votare a favore dello scioglimento della società per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina.

Sempre nell'ottobre 2007, l'IdV prende un'altra decisione in contrasto con il governo Prodi: insieme all'opposizione e all'UDEUR di Mastella, vota contro l'istituzione di una commissione d'inchiesta parlamentare che indaghi sui crimini commessi dalla polizia durante il G8 di Genova[25]; a giudizio di Di Pietro, sarebbe stato altrettanto importante indagare sui manifestanti, ed era quindi a suo avviso un errore istituire una commissione che avesse indagato soltanto sulle atrocità commesse dalle forze dell'ordine[25]. L'opposizione, per bocca di Maurizio Ronconi (UDC), sosterrà che con questo voto «viene certificata la crisi della maggioranza, contraddicendo un punto importante del programma dell'Ulivo»[25]. In seguito, dopo le critiche a tale decisione, tra cui quella di Marco Travaglio[26], Di Pietro ammetterà di avere «sbagliato nel comunicare male e tardi» quelle che ritiene essere «buone ragioni di merito»[27].

Politiche 2008 col PD: all'opposizione di Berlusconi [modifica]

Da sinistra: Donadi, Di Pietro e Belisario al Quirinale al termine delle consultazioni (7 maggio 2008)

Subito dopo la caduta dell'ultimo governo Prodi, e la decisione da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di indire le elezioni anticipate dopo il fallimento dell'incarico esplorativo offerto al Presidente del Senato uscente, Franco Marini, Di Pietro decide di accettare l'alleanza col Partito Democratico di Veltroni; con esso infatti, l'IdV in campagna elettorale dichiarò la propria intenzione di costituire un gruppo unico in Parlamento[28], impegno che dopo il voto viene però ritrattato[29]. In tali elezioni, celebrate il 13-14 aprile, il partito di Di Pietro ha ottenuto il 4,37%[30] alla Camera e il 4,31%[31] al Senato, con l'elezione di 28 deputati (più 1 deputato eletto all'estero) e 14 senatori candidati nelle liste del partito, miglior risultato di sempre. Fra i nuovi eletti spicca la presenza di Jean-Léonard Touadì, ex giornalista RAI (nato in Congo-Brazzaville), che a seguito della contestata manifestazione di Piazza Navona dell'8 luglio 2008, abbandonerà l'IdV, per ritornare al Partito Democratico.

Il risultato è stato particolarmente positivo in Molise (la regione natale di Di Pietro, che qui sceglie di essere eletto come deputato): infatti il partito ha raggiunto, sia alla camera che al senato circa il 27% delle preferenze.

I deputati e i senatori dell'Italia dei Valori risultano attualmente i più presenti e impegnati nell'attività parlamentare se si considerano i parametri delle iniziative legislative e ispettive, delle relazioni ai progetti di legge, degli interventi in aula o in commissione e delle presenze alle votazioni[32]; il dato risulta invece invertito se si considera il solo parametro delle presenze alle votazioni[33], e la ragione di ciò è da ricercarsi nel fatto che nel corso dell'attuale legislatura il Parlamento risulta chiamato quasi esclusivamente a ratificare iniziative o decreti di provenienza governativa[32].

Le elezioni regionali invernali, le elezioni europee 2009 e nuove defezioni [modifica]

Dopo le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il presidente della regione Abruzzo Ottaviano Del Turco (PD), il 14 e 15 dicembre 2008 si è svolta una tornata elettorale per votare la nuova presidenza. Per sfidare il dimissionario sindaco di Teramo Giovanni Chiodi (PdL), l'Italia dei Valori durante la Festa nazionale del partito propose il nome di Carlo Costantini, deputato dell'attuale legislatura, poi appoggiato inoltre dal PD e da tutti i partiti della vecchia Unione. L'Italia dei Valori ha raggiunto il suo massimo storico nella Regione con il 15,0% delle preferenze, sei volte in più delle precedenti elezioni regionali, pur tuttavia Costantini è stato battuto da Chiodi in un'elezione caratterizzata da una bassa affluenza (53,1%).

In occasione del rinnovo delle cariche politiche nel Trentino - Alto Adige, il partito è entrato in Consiglio con un eletto.

Anche in Sardegna, dove il candidato del centrosinistra Renato Soru non è stato rieletto, l'Italia dei Valori ha quadruplicato il proprio consenso di voti e quintuplicato quello percentuale, passando dalle 8.558 preferenze del 2004 (1,0%)[34] alle 34.277 del 2009 (5,2%)[35].

In seguito a questi risultati e nell'avvicinarsi del voto delle Europee del 2009, Di Pietro ha dichiarato che in caso di una buona affermazione dell'IdV avrebbe cancellato il suo cognome dal simbolo del partito, per «costruire una cosa più larga, più utile, che prescinda dall'identità di una sola persona, e che serve a rappresentare qualcosa di più importante», aggiungendo che «serve un grande partito progressista che sostenga una proposta di governo credibile», «il grande partito che al Pd non è riuscito»[36]. Anche durante le elezioni europee il partito conferma il progresso elettorale iniziato con le elezioni politiche dell'anno precedente: infatti, si registra un sostanziale raddoppio di voti su base nazionale rispetto al 4,37% ottenuto alla Camera dei deputati alle Elezioni politiche italiane del 2008; per la precisione ottiene il 7,98%, che diventa 8% pieno considerando anche i voti dei cittadini italiani residenti all'estero. Tale risultato, che è di quattro volte superiore rispetto ai voti delle Europee 2004, permette l'elezione di 7 europarlamentari, precisamente due nella circoscrizione Italia Nord-Occidentale, uno nella circoscrizione Italia Nord-Orientale, uno nella cicoscrizione Italia Centrale, due nella circoscrizione Italia Meridionale e uno nella circoscrizione Italia Insulare. Luigi De Magistris, che insieme ad Antonio Di Pietro e a Sonia Alfano era candidato in tutte le circoscrizioni, risulta eletto in quattro delle 5 circoscrizioni, seguito dallo stesso Di Pietro eletto in tre. Di Pietro decide di mantenere l'incarico di deputato e alla fine i deputati eletti, oltre a De Magistris, che opta per il seggio dell'Italia Orientale, sono Sonia Alfano, che opta per il seggio dell'Italia Nord-Occidentale, e il filosofo Gianni Vattimo eletti nella circoscrizione dell'Italia Nord-Occidentale, Niccolò Rinaldi nell'Italia Centrale, Vincenzo Iovine e Giuseppe Arlacchi nell'Italia Meridionale e Giommaria Uggias nella circoscrizione dell'Italia Insulare[37].

All'indomani dei risultati del voto delle Europee, il leader dell'Italia dei Valori ha annunciato che nell'esecutivo nazionale convocato per il successivo 22 giugno «spersonalizzeremo totalmente il partito togliendo il nome del suo fondatore dal simbolo»[38]. Tale intento dichiarato non si è tuttavia concretizzato nei tempi annunciati.

Il 2009 per il partito è però anche l'anno di numerose defezioni, soprattutto alla Camera dei deputati, dopo l'abbandono del deputato Jean-Léonard Touadì avvenuto l'anno precedente. Infatti, il 7 gennaio 2009 il deputato Americo Porfidia, dopo aver appreso di essere coinvolto in un'inchiesta sulla criminalità organizzata ed essersi autosospeso dal partito il 30 dicembre 2008, lascia ufficialmente il gruppo alla Camera, passando al Gruppo Misto e successivamente a Noi Sud[39][40]. Il 29 luglio dello stesso anno è poi la volta di Giuseppe Giulietti[41] e il 9 novembre di Pino Pisicchio e Aurelio Salvatore Misiti; il primo abbandona perché a suo giudizio il partito aveva inaugurato una politica troppo spostata verso l'antagonismo radicale. Anche al Senato il partito perde due parlamentari: sempre il 9 novembre abbandona il gruppo Giuseppe Astore, non condividendo il fatto che Di Pietro, a suo dire, abbia accolto nel movimento vari avversari politici alle ultime consultazioni che hanno avversato il partito e sono stati anche sonoramente bocciati dall'elettorato[42], mentre il 23 novembre lascia Giacinto Russo.

Il congresso del 2010 [modifica]

Dal 5 al 7 febbraio 2010 viene celebrato il primo congresso nazionale del partito.

Di Pietro propone una nuova struttura del partito, dato che l'allora Statuto era stato votato e pensato per una piccola formazione politica e inadeguato per le dimensioni elettorali raggiunte.

Vengono presentate due candidature alla presidenza del partito: lo stesso Antonio Di Pietro e il parlamentare campano Francesco Barbato[43]. Quest'ultimo però dopo aver raccolto le firme dei nominativi a supporto della sua candidatura "alternativa", rinuncia inaspettatamente alla corsa e Antonio Di Pietro viene confermato presidente.

Elezioni regionali 2010 [modifica]

In occasione delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010, il partito decide di appoggiare i candidati di centrosinistra in tutte le regioni italiane chiamate al voto, ad eccezione della Calabria, dove, insieme alla Lista Bonino Pannella, decide di appoggiare l'imprenditore Pippo Callipo[44]. In tali elezioni il partito ottiene la percentuale migliore in Basilicata, con il 9,93% e l'elezione di tre consiglieri. Nel complesso il partito registra una leggerissima flessione rispetto alle elezioni europee dell'anno precedente, ottenendo complessivamente 1.626.416 voti corrispondenti al 7,27%.

Nuovi abbandoni [modifica]

Sempre nel 2010, dopo che il Governo Berlusconi IV si era ridotto con i numeri, soprattutto alla Camera dei deputati dopo aver consumato la scissione con il cofondatore del Popolo della Libertà e Presidente della Camera Gianfranco Fini, rischiando di conseguenza di andare sotto in occasione della mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni il 14 dicembre, il partito subisce altri due abbandoni, questa volta dei deputati Antonio Razzi e Domenico Scilipoti[45]; Razzi aderisce a Noi Sud, mentre Scilipoti, insieme ai due ex del Partito Democratico e di Alleanza per l'Italia Massimo Calearo Ciman e Bruno Cesario, dà vita ad un proprio movimento denominato Movimento di Responsabilità Nazionale. Entrambi votano a favore della fiducia al Governo Berlusconi, risultando anche determinanti. Tali abbandoni, anche alla luce dell'influenza sul risultato della mozione del 14 dicembre, sono stati molto criticati da Antonio Di Pietro, il quale ha denunciato una presunta compravendita e corruzione di parlamentari da parte di Silvio Berlusconi e del suo governo, chiedendo l'intervento della magistratura[46]. Sull'onda dello scalpore suscitato dal fatto, all'interno del partito si sviluppa un dibattito sui metodi seguiti da Di Pietro per la scelta dei candidati alle elezioni: importanti personalità dell'Idv come Sonia Alfano e Luigi De Magistris scrivono una lettera pubblica per affrontare la questione morale all'interno del partito guidato da Di Pietro[47]. Alcuni mesi dopo, la stessa Alfano denuncia l'avvenuta espulsione dal partito decretata a suo danno[48]. Il 10 luglio del 2012 Giuseppe Vatinno è eletto alla Camera in sostituzione di Leoluca Orlando, ma si iscrive direttamente alla componente politica dell'ApI del Gruppo Misto dopo aver lasciato il partito di Di Pietro già nel 2010.

Le elezioni amministrative 2011 e i referendum del 12 e 13 giugno [modifica]

In occasione delle elezioni amministrative italiane del 2011, in cui il centrosinistra si aggiudica tutti i comuni capoluogo più importanti, insieme a sette province su dodici, il partito consegue un'altra importantissima affermazione elettorale: infatti, al comune di Napoli, dopo che il centrosinistra si era presentato diviso con il Partito Democratico che aveva deciso di candidare il prefetto Mario Morcone, appoggiato anche da Sinistra Ecologia Libertà, e l'Italia dei Valori che aveva presentato l'europarlamentare ed ex magistrato Luigi De Magistris appoggiato anche dalla Federazione della Sinistra, lo stesso De Magistris diventa sindaco di Napoli sconfiggendo al ballottaggio del 29 e 30 maggio 2011 il candidato del Popolo della Libertà Gianni Lettieri, con il 65,4% dei consensi. Dopo la vittoria De Magistris decide di optare per la carica di primo cittadino del comune partenopeo, dimettendosi da eurodeputato.

In merito ai Referendum abrogativi del 2011 in Italia, il partito, diretto organizzatore del terzo quesito sull'energia nucleare e del quarto quesito sul legittimo impedimento, si schiera per il sì a tutti e quattro i quesiti, e quindi per l'abolizione totale di tutte le norme sottoposte ai quesiti referendari[49].

Caduta di Berlusconi, iniziale appoggio a Monti e poi all'opposizione [modifica]

L'8 novembre 2011, dopo che la Camera aveva approvato con 308 voti a favore il Rendiconto generale dello Stato, Silvio Berlusconi annuncia di rimettere il mandato al Capo dello Stato dopo l'approvazione della legge di stabilità[50]. Le dimissioni vengono formalizzate il 12 novembre e il 13 novembre Di Pietro, dopo che per mesi il partito aveva invocato le elezioni anticipate come unica strada successiva al Governo Berlusconi IV, anche a causa della crisi economica, si dimostra disponibile ad un nuovo governo, purché esso sia nei fatti un governo tecnico, si faccia in tempi rapidi una nuova legge elettorale e si torni al più presto a votare, non appena superata l'emergenza[51]. Nella serata del 13 novembre Giorgio Napolitano conferisce l'incarico di formare il nuovo governo a Mario Monti, il quale quattro giorni prima, il 9 novembre, era stato nominato senatore a vita dallo stesso Napolitano[52]. Il 17 e il 18 novembre 2011 l'Italia dei Valori, insieme a tutti gli altri partiti presenti in Parlamento, ad eccezione della Lega Nord, schierata fin dall'inizio all'opposizione del nuovo governo, vota la fiducia al nuovo governo, prima al Senato e poi alla Camera.

Successivamente, in occasione dell'approvazione della nuova manovra varata dal governo, l'Italia dei Valori, insieme alle minoranze linguistiche, a Noi Sud e ad alcuni dissidenti del Popolo della Libertà, affianca la Lega Nord all'opposizione, in quanto secondo il partito la manovra è profondamente iniqua e fa pagare i pensionati e non le lobby finanziarie[53]. Tale decisione provoca l'abbandono del deputato Renato Cambursano, il quale, in dissenso dal suo gruppo, vota invece sì alla manovra, in quanto al momento non vedeva altre alternative per salvare l'Italia[54]. La scelta di votare no è confermata anche al Senato il 22 dicembre 2011.

Le elezioni amministrative del 2012 [modifica]

Nelle elezioni amministrative italiane del 2012 l'IdV conferma il suo bacino elettorale. Il partito nonostante fortemente critico con il Governo Monti e la maggioranza a suo sostegno composta da PdL, PD e UdC decide di appoggiare i candidati del Partito Democratico costruendo insieme a Sinistra Ecologia Libertà di Nichi Vendola e a Rifondazione Comunista di Paolo Ferrero coalizioni di centrosinistra che risultano vincenti nelle grandi città al voto. In alcuni centri oltre alle forze della sinistra la coalizione si allarga inglobando anche partiti moderati e centristi come l'Unione di Centro e Futuro e Libertà per l'Italia.

Successo dell'IdV invece a Palermo. Il centrosinistra trovata una convergenza sul nome di Rita Borsellino, europarlamentare Pd e sorella del giudice ucciso dalla mafia, decide di sostenerla alle primarie per designare il candidato alla carica di Sindaco di Palermo. Tuttavia nonostante la Borsellino fosse data favorita le primarie sono vinte per un soffio da Fabrizio Ferrandelli ex IdV. Di fronte a questo risultato l'IdV decide di non appoggiare Ferrandelli e di candidare il coordinatore nazionale dell'IdV Leoluca Orlando, già Sindaco di Palermo per tre mandati nei primi anni novanta, che aveva rinunciato a candidarsi in sostegno della Borsellino.

Il 7 maggio 2012 Orlando sostenuto solo da IdV e dalla lista "La Sinistra e gli ecologisti per Palermo" che ingloba la Federazione della Sinistra e i Verdi, arriva primo al ballottaggio con il 47,4% contro Ferrandelli sostenuto da Pd e Sel fermo al 17,3% mentre il centrodestra che nel 2007 vinse al primo turno con Diego Cammarata al 53,5% proprio contro Orlando al 45,2% arriva terzo con il 12,6%[55]. .

Al ballottaggio Orlando è rieletto per la quarta volta Sindaco di Palermo con il 72,43% dei consensi strappando dopo dieci anni la città al centrodestra mentre l'IdV riesce ad ottenere 30 consiglieri comunali su 50.

La sconfitta elettorale alle regionali siciliane del 2012 [modifica]

Alle elezioni regionali siciliane del 2012 l'IdV si presenta assieme a SEL, Federazione dei Verdi e Federazione della Sinistra, ma senza allearsi col PD, che preferisce l'appoggio dell'UdC. I dipietristi sostengono così la sindacalista CGIL Giovanna Marano in una coalizione di sinistra, ma l'alleanza non trae alcun beneficio: anche a causa anche dall'alto astensionismo nell'isola, dove ha votato solo il 47,44% degli elettori, la candidata ottiene appena il 6% dei consensi e l'IdV resta fuori dall'Assemblea Regionale Siciliana.

A differenza delle elezioni della primavera precedente, il partito ottiene un risultato molto inferiore, il 3%, che il sindaco di Palermo Leoluca Orlando definirà come il segnale della morte dell'Italia dei Valori[56].

Gli scontri interni e la scissione di Diritti e Libertà [modifica]

Ad ottobre 2012 all'interno dell'IdV si inaspriscono forti polemiche sulla nuova linea politica del partito e sul ruolo del leader e presidente dell'IdV Antonio Di Pietro. A capo della dissidenza interna si posiziona Massimo Donadi, capogruppo del partito alla Camera, il quale critica duramente Di Pietro per aver dato una linea politica al partito spostata verso il MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo: egli paventa l'ipotesi di scioglimento del partito al fine di creare una nuova lista alleata dei grillini con la conseguente e definitiva rimozione di IdV dall'alveo del centro-sinistra ed il rischio di ridurre il partito all'irrilevanza nel quadro politico nazionale. Inoltre Donadi critica una gestione troppo personalistica e padronale da parte del leader nella linea politica volta ad attacchi continui contro il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio Mario Monti e gli alleati del Partito Democratico, nonché nella gestione economica e finanziaria dei beni del partito[57].

Il 5 novembre Donadi rassegna le sue dimissioni da Capogruppo dell'IdV alla Camera dopo che la notizia che la maggioranza del gruppo alla Camera vicino al leader Di Pietro era pronto a sfiduciarlo a causa delle sue critiche[58][59]. L'8 novembre, dopo una riunione dei gruppi congiunti IdV di Camera e Senato, che ha ribadito pieno sostegno alla linea politica del leader del partito Antonio Di Pietro messa duramente in discussione dallo stesso ex capogruppo Donadi, il Deputato e Coordinatore regionale dell'IdV in Campania Aniello Formisano rassegna le sue dimissioni da tutti gli incarichi del partito e del gruppo parlamentare per formare un nuovo soggetto politico che avrà come interlocutore un centrosinistra moderato[60][61]. Il 21 novembre lasciano il partito anche i deputati Gaetano Porcino e Giovanni Paladini, che è anche coordinatore regionale ligure, ed il senatore Stefano Pedica[62]. Il 22 novembre i cinque parlamentari fuoriusciti presentano un nuovo soggetto politico: Diritti e Libertà[63].

Politiche 2013 con Rivoluzione Civile: fuori dal Parlamento [modifica]

Il 29 dicembre 2012 Antonio Ingroia, pubblico ministero anti-mafia di Palermo dal 1992 al 2012 e direttore in Guatemala di un'unità di investigazione per la lotta al narcotraffico su incarico dell'ONU, annuncia la sua candidatura a Premier per le Elezioni politiche italiane del 2013 a capo di una coalizione di sinistra denominata Rivoluzione Civile e comprendente: l'Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani, la Federazione dei Verdi ed il Movimento Arancione.

Il 30 dicembre 2012 tuttavia il deputato David Favia, non condividendo l'idea della creazione della lista unica di sinistra, lascia il partito ed insieme a vari esponenti dell'IdV marchigiano aderisce al nuovo partito di Donadi[64].

Alle elezioni nazionali Rivoluzione civile raccoglie il 2,2% di voti alla Camera e l'1,8% al Senato: non riesce ad eleggere nessun parlamentare e lo stesso Antonio Di Pietro resta quindi fuori dal Parlamento. Lo stesso giorno delle politiche si svolgono anche le elezioni regionali in tre regioni: nel Lazio l'IdV appoggia il candidato di Rivoluzione Civile Sandro Ruotolo, ma non viene eletto nessun consigliere regionale; in Lombardia aderisce alla coalizione di centro-sinistra a sostegno di Umberto Ambrosoli, ma anche in queste elezioni non elegge nessuno; in Molise invece elegge un consigliere regionale.

Il 26 febbraio 2013 Di Pietro, visti i risultati deludenti della lista di sinistra a sostegno della candidatura di Ingroia, rassegna dimissioni irrevocabili dalla presidenza del partito[65].

Il 26 marzo 2013 l'Ufficio di presidenza del partito propone lo scioglimento dello stesso, dichiarando l'intenzione di dar vita a un nuovo soggetto ispirato alla liberaldemocrazia i cui dirigenti verranno scelti tramite elezioni primarie[8]. Il documento che prevede lo scioglimento è approvato col sostegno della componente del sindaco di Palermo Leoluca Orlando insieme a Felice Belisario e Carlo Costantini e con l'astensione di Antonio Di Pietro insieme a Ignazio Messina e Ivan Rota[8][66][67].

Il 6 aprile 2013 però l'Esecutivo nazionale del partito ribalta la decisione dell'Ufficio di presidenza e passa la linea di Di Pietro: vota contro lo scioglimento del partito, conferma il congresso straordinario del 28-30 giugno e dichiara illegittimo il documento del 26 marzo. Con una mozione approvata all'unanimità è stata confermata la linea deliberata a Vasto[non chiaro] per una alleanza col Partito Democratico. Di Pietro annuncia che al prossimo congresso straordinario si presenterà da dimissionario, auspicando un cambiamento generazionale[66][67].

Ideologia [modifica]

Diritti delle persone omosessuali [modifica]

L'Idv era favorevole al riconoscimento del matrimonio fra persone dello stesso sesso. A tal proposito, il 3 luglio 2012, ha depositato alla Camera dei Deputati una proposta di legge per l'introduzione del matrimonio egualitario sul presupposto che l’estensione del matrimonio alle famiglie formate da due donne o due uomini rafforza l’istituto matrimoniale, rendendolo sempre più strumento di uguaglianza e di valorizzazione della persona[68] per il loro riconoscimento[69].

In tema di omogenitorialità, il partito si era espresso a favore del diritto delle coppie omosessuali sposate di ricorrere alle tecniche di riproduzione medicalmente assistita, nonché del diritto al riconoscimento reciproco del rapporto di filiazione, facendo proprio il principio secondo cui il coniuge dello stesso sesso è considerato genitore del figlio dell’altro coniuge fin dal momento del concepimento in costanza di matrimonio[68]. Lo stesso dicasi per l'adozione da parte di coppie dello stesso sesso[68].

Spese della politica [modifica]

L'Idv ha sempre ritenuto eccessivi gli stipendi e i benefici di cui godono i parlamentari; per questo motivo ha spesso proposto la riduzione degli stipendi dei politici, l'abolizione del legittimo impedimento (a tal proposito è stata molto attiva nella promozione del referendum del 12-13 giugno 2011) e del vitalizio dopo 5 anni di legislatura, la trasparenza dei conti dei partiti e l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

Altre idee e votazioni [modifica]

L'Idv si era dichiarata contraria alla modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, poiché tale modifica, facilitando il licenziamento dei dipendenti, favorirebbe la precarietà del lavoro e negherebbe il diritto di lavoro ai cittadini; al fine di annullare la modifica ha più volte proposto dei referendum[70]. Sì è invece dichiarata favorevole alla stesura di una legge anti-corruzione, tema caro al partito (e in particolar modo ad Di Pietro, visto il suo passato da magistrato) e all'abolizione della legge elettorale cosiddetta porcellum.

Correnti [modifica]

All'interno del partito non sono particolarmente visibili correnti formalmente costituite.

Un'importante manifestazione di dissenso interno, nei confronti della linea di Di Pietro, è stata manifestata in Calabria nel 2005, all'indomani delle elezioni regionali, quando un assessore regionale di IdV, Beniamino Donnici, si schierò contro la decisione di Di Pietro di candidarsi alle primarie, dicendo che il movimento avrebbe dovuto sostenere la candidatura di Romano Prodi, in previsione di un futuro ingresso nel Partito Democratico dell'Ulivo. Questa manifestazione, però, portò alla scissione da IdV e alla fondazione di un nuovo movimento regionale, PartecipAzione - Verso il Partito Democratico, che poi entrerà a far parte del Partito Democratico Meridionale fondato dal presidente della Regione Agazio Loiero.

Per le elezioni del 2006 nell'IdV sono confluiti i Cristiano Democratici Europei di Stefano Pedica, poi creatore del gruppo interno dei cosiddetti Teoleg, che sotto il motto Un'Italia dei valori... cristiani riunisce molti cattolici presenti nel partito[71].

Dal 7 settembre 2006 ha ripreso la propria autonomia distaccandosi dal partito il movimento Italiani nel Mondo di Sergio De Gregorio. Dal 14 settembre anche Federcasalinghe ha rescisso l'accordo federale. Nel settembre 2007 anche il movimento Repubblicani Democratici ha rescisso il suo patto federale con l'Italia dei Valori per aderire al Partito Democratico[72].

Il 1º novembre 2009, a Bologna, si è tenuta la prima riunione degli autoconvocati per chiedere più trasparenza e democrazia ed il successivo 15 novembre, a Roma, si è costituito il coordinamento nazionale de La base IdV, formata da Domenico Morace, Alessandra Piva e Giuseppe Vatinno per creare un'area riformista all'interno del partito stesso, annunciando anche una propria mozione congressuale[73].

Struttura [modifica]

Presidente [modifica]

Congressi [modifica]

Per statuto l'IdV svolgeva periodicamente (ordinariamente ogni 2 anni, art. 8) delle Assemblee Nazionali dei Delegati che equivalgono ai congressi degli altri partiti.

Risultati elettorali [modifica]

Simbolo IdV.png
Voti % Seggi
Politiche 2001 Camera 1.443.725 3,9 0
Senato 1.140.489 3,4 1
Europee 2004 694.963 2,1 2
Politiche 2006 Camera 877.159 2,3 20
Senato 986.046 2,9 5
Politiche 2008 Camera 1.593.675 4,4 29
Senato 1.414.118 4,3 14
Europee 2009 2.452.569 8,0 7
Regionali 2010 1.626.416[74] 7,3 46
Politiche 2013 Camera (Lista Rivoluzione Civile) 765.188 2,25 0
Senato (Lista Rivoluzione Civile) 549.995 1,79 0

Statuto [modifica]

Lo statuto nella sua versione del 2004 definiva l'Associazione Politica e Culturale "Italia dei Valori" come un movimento politico nazionale organizzato in forma federale. Lo statuto prevedeva (e tuttora prevede) vari livelli territoriali e alcuni organi nazionali: l'Assemblea Nazionale - o Congresso, l'Esecutivo Nazionale, il Presidente e l'Ufficio di Presidenza, l'Assemblea Nazionale degli Eletti, il Coordinamento dei Dipartimenti Tematici, il Tesoriere Nazionale e il Collegio dei Revisori Contabili, Il Collegio Nazionale di Garanzia.

Le modifiche statutarie del 2009 e la nascita del Partito [modifica]

Il 9 gennaio 2009, per decisione dello stesso Di Pietro, sono state ufficializzate una serie di modifiche statutarie volte a garantire un'opportuna collegialità agli assetti decisionali e alla gestione delle risorse finanziarie, superando la precedente struttura di associazione politica e culturale dell'Italia dei Valori in favore di quella di partito propriamente inteso. In particolare[75][76]:

  • ampliamento dei poteri dell'Esecutivo Nazionale (art.8) mediante conferimento a tale organo del potere di elezione del Presidente del Partito; in precedenza la carica di Presidente spettava al Presidente dell'Associazione e la nomina competeva all'Esecutivo Nazionale solo in caso di rinuncia.
  • durata triennale della carica di Presidente del Partito (art.9) e restrizione dei suoi poteri in favore dell'Esecutivo Nazionale e dell'Ufficio di Presidenza (v.amplius, infra).
  • definizione dell'Ufficio di Presidenza (art.10) - prima semplice comitato di coadiuvazione del Presidente - quale organo collegiale composto da sette membri:
- Presidente del Partito
- Capogruppo al Senato della Repubblica
- Capogruppo alla Camera dei deputati
- Portavoce nazionale del Partito
- Tesoriere del Partito
- Rappresentante degli eletti nei Consigli Regionali e degli amministratori dei Governi Regionali (eletto annualmente dagli stessi)
- un esperto contabile nominato dai componenti dell'Ufficio di Presidenza
Con l'abrogazione delle Disposizioni Transitorie dello Statuto, precedentemente contenute nell'articolo 16, numerosi poteri finora accentrati nelle mani del Presidente del Partito Antonio Di Pietro risultano ora prerogativa dell'Ufficio di Presidenza. Tra questi:
- modifiche allo statuto
- nomina del Tesoriere Nazionale
- nomina del Collegio dei Revisori dei Conti
- approvazione annuale del rendiconto economico finanziario e relativi allegati sulla contabilità del partito e dei rimborsi elettorali
- destinazione del patrimonio residuo in caso di scioglimento del partito (art.12). Successivamente, nel dicembre del 2009, Di Pietro, recatosi con i membri dell'ufficio di presidenza da un notaio romano, modificava di nuovo lo statuto riattribuendo al presidente del partito, dunque a se stesso, la nomina del tesoriere.[senza fonte]

Nelle istituzioni [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Deputati della XVI Legislatura della Repubblica italiana#Italia dei Valori e Senatori della XVI Legislatura della Repubblica italiana#Italia dei Valori.

Nella XVI Legislatura il partito ha costituito propri gruppi sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica.

Controversie [modifica]

Da molti anni il partito di Antonio Di Pietro viene criticato per la presunta gestione personalistica e familistica del movimento da parte del proprio leader. Tra i più critici si registrano il sito "www.iltribuno.com"[77], fondato da Alberico Giostra, autore del libro su Antonio Di Pietro "Il Tribuno", la rivista campana Voce delle Voci, il quotidiano Il Giornale, la rivista Panorama (entrambi di proprietà di gruppi editoriali legati a Silvio Berlusconi), RadioRadicale.it, il sito web dell'emittente radiofonica Radio Radicale, gestita dai Radicali Italiani[78].

Nonostante la linea legalitaria del partito sostenga l'importanza di inserire nelle istituzioni solo cittadini incensurati, l'IdV ha candidato Pancho Pardi, già sostenitore di Potere Operaio e condannato a un mese di carcere per «manifestazione non autorizzata»[79], e Leoluca Orlando condannato nel 2005 per diffamazione aggravata nei confronti dei consiglieri comunali di Sciacca[80].

Giornale e altri mezzi di comunicazione [modifica]

Il giornale dell'Italia dei Valori è Orizzonti Nuovi. Ha cadenza quindicinale ed è l'organo ufficiale del partito. Viene spedito tramite abbonamento in formato cartaceo, via posta, o in formato elettronico (PDF). Nel giornale, oltre alle rubriche tipiche, è presente la rubrica Vita di partito dove iscritti e simpatizzanti possono dare il proprio contributo giornalistico.

Nel 2007 il sito internet è stato completamente ristrutturato, trasformandosi in un portale che mira a diventare il centro dell'informazione di partito pubblicando i comunicati di tutte le sedi di Italia dei Valori. Vengono anche pubblicate informazioni riguardo alle spedizioni dei nuovi numeri, mentre gli arretrati sono disponibili gratuitamente per il download.

Il presidente Antonio Di Pietro utilizza un blog come mezzo di comunicazione ai cittadini senza intermediari, mediante l'inserimento quasi quotidiano di propri contributi, link a contributi video o articoli informativi di cui condivide l'impostazione. È il più visitato tra quelli dei politici italiani[81].

Note [modifica]

  1. ^ a b Parties and Elections in Europe - Italy
  2. ^ The Italian General Election of 2001: Berlusconi's Victory.
  3. ^ Resisting the Tide: Cultures of Opposition Under Berlusconi (2001-06).
  4. ^ Dall'art. 1 dello Statuto: «È costituita una libera Associazione politica e culturale denominata "ITALIA DEI VALORI – LISTA DI PIETRO”, ovvero nella forma abbreviata "ITALIA DEI VALORI” oppure solo "IDV"».
  5. ^ Di Pietro, nasce l'"Italia dei Valori"
  6. ^ Storia in .pdf dell'Italia dei Valori su italiadeivalori.antoniodipietro.com
  7. ^ a b Il prof. Di Pietro al Cepu. 8 febbraio 2010. URL consultato in data 10 febbraio 2012.
  8. ^ a b c , L'annuncio dello scioglimento sul sito dell'Ansa
  9. ^ "11 punti per cambiare l'Italia - Le Proposte de L'Italia Dei Valori."
  10. ^ ALDE Party - Members
  11. ^ Democratici, a Di Pietro il compito di costruire il partito - Corriere della Sera, 26 giugno 1999
  12. ^ Parisi batte Di Pietro e si prende l'Asinello - Quotidiano Nazionale, 7 febbraio 2000
  13. ^ Democratici, Di Pietro sbatte la porta - Corriere della Sera, 28 aprile 2000, pag. 5.
  14. ^ Di Pietro all'attacco abbandona i Democratici - la Repubblica, 28 aprile 2000
  15. ^ Tonino: "Cacciano me e poi votano Intini" - la Repubblica, 28 aprile 2000.
  16. ^ Da Di Pietro al Polo Carrara, il primo ribaltonista - la Repubblica, 30 maggio 2001
  17. ^ CARTA DI INTENTI DELLA LISTA DI PIETRO-OCCHETTO-SOCIETÀ CIVILE
  18. ^ Un gabbiano e il ramoscello d'Ulivo nel simbolo di Occhetto e Di Pietro
  19. ^ Il listone diffida Di Pietro Ci ha copiato il simbolo
  20. ^ Ulivo, stop alla lite sul simbolo
  21. ^ adnkronos - Marco Marsili, segretario nazionale della Federazione dei liberaldemocratici, candidato alla Camera in tutta la Lombardia e in Veneto nella lista dell’Italia dei valori
  22. ^ http://www.lombardia.antoniodipietro.it/AGENZIE/Agenzie_02_06.htm
  23. ^ Blog di Beppe Grillo
  24. ^ Blog di Beppe Grillo - Archivio: Primarie dei Cittadini
  25. ^ a b c No alla commissione d'inchiesta sul G8, Corriere della Sera, 31 10 2007. URL consultato in data 13 novembre 2008.
  26. ^ Quo vadis, Tonino? Lettera di Marco Travaglio ad Antonio Di Pietro, pubblicata dall'Unità.
  27. ^ Lettera all'Unità dopo no alla commissione sui fatti di genova, Corriere della Sera, 2 11 2007. URL consultato in data 13 novembre 2008.
  28. ^ Di Pietro: «Fatto l'accordo con il Pd», Corriere della Sera, 13 2 2008. URL consultato in data 13 novembre 2008.
  29. ^ Gruppo unico col Pd, Di Pietro frena, Corriere della Sera, 18 4 2008. URL consultato in data 13 novembre 2008.
  30. ^ Ministero dell'Interno - Elezione della Camera dei Deputati del 13 - 14 aprile 2008. URL consultato in data 15 aprile 2008.
  31. ^ Ministero dell'Interno - Elezione del Senato della Repubblica del 13 - 14 aprile 2008. URL consultato in data 15 aprile 2008.
  32. ^ a b Parlamento, la classifica dei fannulloni, i più inefficienti sono sui banchi della destra. La Repubblica, 16 giugno 2009
  33. ^ Fonte: Corriere della Sera
  34. ^ http://www.comunisti-italiani.it/modules/Downloads/data/elezioni/consultazione_dati/regionali/sardegna2004/sardegna.pdf
  35. ^ Speciale elezioni 2008 - Elezioni Regionali - Sardegna
  36. ^ Di Pietro: "Farò io il grande partito che sostituirà i Democratici" - Interni - ilGiornale.it del 28-04-2009
  37. ^ ::: Ministero dell'Interno ::: Archivio Storico delle Elezioni - Europee del 7 Giugno 2009
  38. ^ [1]
  39. ^ Americo Porfidia si autosospende dal partito di Di Pietro, Caserta News, 30 12 2008. URL consultato in data 13-01-2012.
  40. ^ Porfidia, l'ex Idv con il record di licenze e voti, Il Sole 24 Ore, 30 12 2008. URL consultato in data 13-01-2012.
  41. ^ Articolo21.info: Articolo 21 - News ULTIM'ORA: Giulietti lascia gruppo Idv alla Camera. "Nessuna polemica, decisione presa da tempo in completo accordo con Di Pietro"
  42. ^ Molise, esodo da Italia dei Valori - Molise - Periodico Il Grillo
  43. ^ Di Pietro: "L'Idv è diventata maggiorenne e adesso sogno la fusione col Pd" - la Repubblica, 5 febbraio 2010
  44. ^ Calabria : chi vince le Elezioni regionali 2010
  45. ^ Rissa sui transfughi.Razzi lascia l'Idv, Corriere della Sera, 10 12 2010. URL consultato in data 13-01-2012.
  46. ^ Di Pietro fa il bunga bunga al premier "Anche noi vittime di Razzi e Scilipoti, La Repubblica, 11 dicembre 2010. URL consultato in data 13 gennaio 2012.
  47. ^ Idv, De Magistris con Alfano e Cavalli scrivono a Di Pietro: “Affrontare la questione morale” – Il Fatto Quotidiano
  48. ^ Vi racconto la storia del mio “allontanamento” da Italia dei Valori | Sonia Alfano
  49. ^ Italia dei Valori - Referendum
  50. ^ Il Presidente Napolitano ha ricevuto il Presidente del Consiglio dei Ministri, Berlusconi. Presidenza della Repubblica Italiana, 8 novembre 2011. URL consultato in data 18 novembre 2011.
  51. ^ Fine dell'era Berlusconi-Mario Monti:Pronto ad adempiere al mio incarico con responsabilità. 13 novembre 2011. URL consultato in data 14 gennaio 2012.
  52. ^ Mario Monti nominato senatore a vita. La mossa del Colle, il via libera del premier. 9 novembre 2011. URL consultato in data 14 gennaio 2012.
  53. ^ Idv,manovra iniqua, costretti a no - Notizie - MSN Italia
  54. ^ Alessandro Madron. Anomalia Cambursano: via dal Parlamento per il dissenso con la 'sua' Idv sulla manovra. Il Fatto Quotidiano, 22 dicembre 2011. URL consultato in data 8 aprile 2013.
  55. ^ Emanuele Lauria, Orlando si candida a sindaco ma Sel sceglie Ferrandelli, la Repubblica, 23 marzo 2012. URL consultato in data 8 novembre 2012.
  56. ^ Orlando: "L'Idv morta come gli altri partiti". TGcom24, 1° novembre 2012. URL consultato in data 2 novembre 2012.
  57. ^ Venti di scissione, bufera nell'Idv E sul blog Di Pietro «spiega» le case dei figli - Corriere della Sera, 2 novembre 2012
  58. ^ Idv, Donadi si dimette da capogruppo. Borghesi in pole per la successione. 5 novembre 2012. URL consultato in data 8 novembre 2012.
  59. ^ Idv, Donadi si dimette da capogruppo alla Camera:"Sono sereno". 5 novembre 2012. URL consultato in data 8 novembre 2012.
  60. ^ Donadi e Formisano lasciano l'Idv"Di Pietro ha tradito il progetto". 8 novembre 2012. URL consultato in data 8 novembre 2012.
  61. ^ Idv, Donadi e Formisano lasciano. E Di Pietro rischia di perdere il gruppo alla Camera. 8 novembre 2012. URL consultato in data 8 novembre 2012.
  62. ^ Continua la fuga dall'Idv, via altri tre. E Donadi lancia un nuovo gruppo - Affari Italiani, 21 novembre 2012
  63. ^ Ex Idv fondano 'Diritti e liberta - Ansa, 22 novembre 2012
  64. ^ Marche, si sfalda l'Idv Favia: «Ingroia non ci interessa» - Il Messaggero, 30 dicembre 2012
  65. ^ Di Pietro si dimette dall'ufficio di presidenza dell'Idv - Il Sole 24 Ore, 26 febbraio 2013
  66. ^ a b Esecutivo nazionale: l'IdV non si scioglie. Congresso a giugno - Redazione Italia dei Valori, 6 aprile 2013
  67. ^ a b Di Pietro si tiene l'Idv stop alla linea Orlando - Lettera 43, 6 aprile 2013
  68. ^ a b c Proposta di legge n. 5338 in tema di "Modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell'accesso al matrimonio in favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso", presentata il 3 luglio 2012
  69. ^ Il Mattino - Grillo al Pd: negare nozze gay fa schifo. Di Pietro: appello ai laici democratici
  70. ^ [2]
  71. ^ PD: PEDICA (IDV), A TEODEM PREFERISCO TEOLEG - adnkronos, 14 ottobre 2006
  72. ^ http://ulivo.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=101607&sid=14
  73. ^ Di Pietro, la base in rivolta - la Repubblica, 02 novembre 2009
  74. ^ Riepilogo nazionale - Elezioni Regionali 28-29 marzo 2010 in La Repubblica. URL consultato in data 11 aprile 2010.
  75. ^ http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/documenti/statuto_idv_2009.pdf
  76. ^ Italiadeivalori.it - Testi dello statuto del partito nella versione 2004 e 2009
  77. ^ Il Tribuno di Alberico Giostra. 1 gennaio 2009. URL consultato in data 8 aprile 2013.
  78. ^ Radio Radicale il 9 febbraio 2008 pubblica un'inchiesta chiamata L'Italia Dei Valori Immobiliari, contenente interviste a Francesco Romano (ex segretario Idv di Catanzaro), a Elio Veltri (ex socio di Antonio Di Pietro) e a Laura Maragnani (giornalista di Panorama).
  79. ^ Enrico Caiano, "Pardi: tirai molotov, ma il passato insegna che non conviene", Corriere della Sera, 25 2 2002, p. 2. URL consultato in data 14 dicembre 2009.
  80. ^ Cass. pen. sez. V 26/01/2005 n.8330
  81. ^ Classifica dei blog politici in Wikio. URL consultato in data 29 gennaio 2009.

Bibliografia [modifica]

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]