Giornale on-line

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Giornalismo








Un giornale on-line è una testata giornalistica, regolarmente registrata presso il tribunale, che viene pubblicata tramite internet.

Tipologie[modifica | modifica wikitesto]

Come nella stampa cartacea, un giornale online può essere di informazione o un periodico dedicato ad un settore specifico (letteratura, arte, sport, società, politica) o anche un progetto di giornalismo partecipativo.

La scrittura per il web è di tipo diverso da quella per la carta stampata: deve essere sintetica, rapida, chiara e, per il tipo di supporto usato (il video), non si presta alla prolissità. Un giornale online condivide con i blog alcune caratteristiche come, appunto, la modalità di scrittura ma si distingue per la presenza di una redazione e per il controllo editoriale e professionale sui contenuti.

Tutte le testate giornalistiche cartacee più importanti hanno una versione online, con redazioni dedicate che hanno il compito di integrare con approfondimenti le inchieste sviluppate sfruttando tutti i media che il web mette a disposizione (video, audio, foto).

Periodicità[modifica | modifica wikitesto]

Come le testate cartacee, può essere di diversa periodicità: quotidiana, settimanale, mensile o anche oltre (bimestrale, trimestrale, quadrimestrale). Le testate quotidiane hanno il vantaggio di poter aggiornare il contenuto in tempo reale.

Normativa[modifica | modifica wikitesto]

Normativa italiana[modifica | modifica wikitesto]

In Italia, la testata giornalistica online - in quanto prodotto editoriale - risponde alle leggi sulla stampa e deve essere registrata in tribunale e avere un direttore responsabile, un editore e uno stampatore. La legge 7 marzo 2001, n. 62, stabilisce che «Per "prodotto editoriale" si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici» (art. 1).

Negli anni ’90 in Italia la comunicazione era entrata in recessione e la carta stampata procedeva a licenziamenti collettivi di intere redazioni. Fu allora che nacque in Carlo Alvano, un giornalista pubblicista dell’Ordine Regionale della Campania l’intuizione. Di sostituire carta, inchiostro e tipografie, che determinavano gli alti costi responsabili dei licenziamenti con la comunicazione telematica, mezzo diverso e più economico. Aprì negli U.S.A. uno spazio gratuito su di un server che si trovava a Washington all’indirizzo informatico http://www.geocities.com/CapitolHill/5728/NS/htm sul quale costruì il primo sito di un giornale on line denominato “INTERNET GLOBAL REPORT” ed il  22 febbraio 1997 chiese al Tribunale di Napoli di poter registrare la testata in qualità di “proprietario, editore e direttore responsabile” con sede in Napoli alla via Fragnito 60. Cinque giorni dopo il Sostituto Procuratore della Repubblica esprimeva parere contrario, sostenendo che «non appare sussistere alcuna norma espressa che consenta la registrazione di un giornale on line sulla rete internet», aggiungendo «che per aversi tale eventuale norma bisognerebbe fare esclusivo ricorso all’analogia ed alle norme che prevedono la registrazione di testate giornalistiche o radiotelevisive, ma non pare probabile tale analogia atteso anche il modo del tutto diverso di divulgazione delle notizie il cui accesso e diffusione è estremamente arduo e complesso».

Sulla scorta di tale parere il Giudice Delegato Dott. Lucio Capasso negò la registrazione poiché l’iniziativa non rientrava nel concetto di stampa della legge del 1948 n. 47, mancando il requisito ontologico  delle riproduzioni  tipografiche con l’inchiostro e dell’assenza di mezzi meccanici o fisico-chimici, nonché del requisito teleologico della destinazione alla pubblicazione. Oltretutto sollevò problemi in ordine alla competenza del Tribunale di Napoli a registrare un giornale edito a Washington. Con nota del 4 marzo 1997 l’editore insistette nelle domanda dichiarando che era rinvenibile il requisito dell’“inchiostro” poiché sarebbe stato sufficiente accendere una stampante precisando che volendo il giornale sarebbe stato stampato «anche su supporto cartaceo». Ma ciò non fu sufficiente e l’11 successivo il Giudice rigettò per la seconda volta la richiesta rilevando che un pubblicista non poteva assumere la carica di direttore di un quotidiano. Per superare tale difficoltà, il giorno dopo l’editore dichiarò che avrebbe limitata la pubblicazione a carattere periodico. Fu così che il 18 marzo 1997 la burocrazia si arrese ed ordinò la registrazione della prima testata on line “INTERNET GLOBAL REPORT” motivando che la competenza per territorio era determinata dalla località in cui si trovavano gli organi redazionali e non dal luogo in cui poteva avvenire materialmente la stampa e che la contemporanea presenza dei criteri ontologico e teleologico prevista dall’art. 1 delle legge 47/1948 è esclusa per le pubblicazioni realizzabili «mediante l’impiego delle moderne tecniche telematiche», sottolinenando che non esisteva un’espressa previsione nella disciplina del Registro Nazionale della Stampa (art.11 legge 416/1981) Riguardo invece alle finalità di diffusione di notizie piuttosto che riferirsi al sistema di veicolazione delle stesse e cioè allo strumento telematico, si sarebbe dovuto far ricorso all’applicazione analogica, così come già fatto per le testate giornalistiche televisive, ed in tal caso non sarebbe stata nemmeno ravvisabile la responsabilità penale ex art. 57 c.p., del Direttore della testata. Il Giudice concludeva rilevando una carenza di specifici referenti normativi nazionali e comunitari relativi ad internet, intesa quest’ultima come sistema internazionale che mette in relazione tra loro piccole e grandi rete telematiche, auspicando un intervento legislativo.  La questione trovò larga eco su stampa e televisione, ed il dibattito fu molto ampio con l’intervento di Umberto Eco che tuonava “Giudici siamo all’anno 2000” e Repubblica che titolava “Caso giudiziario on line”. In un comunicato l’editore rappresentò che l'iniziativa nasceva dall'idea di fare informazione in maniera diversa per attuare una forma di contrasto all'editoria tradizionale concentrata in mano a gruppi di potere, dichiarando: «la polemica sulle spartizioni delle reti TV non si è ancora sopita che è già iniziata la corsa ai satelliti.  Informazione è la forza del potere, il modo di indirizzare le masse, di costruire opinioni e se non corretta si presta a storture.  La prima cosa che si è messa a tacere in Albania.  Il primo obiettivo militare in caso di sommosse.  Ma cosa succede se il rapporto si capovolge?  In un mondo in cui è sempre più vicina la globalizzazione del mondo virtuale, i mezzi di comunicazione sono ormai alla portata di tutti.  Giornalisti esclusi dalle redazioni per le loro idee politiche, disoccupati dell'editoria, giovani con idee buone ma senza mezzi né opportunità, è il loro momento, basta andare in Internet e diffonderle, la spesa è minima e non occorrono spazi, tipografie, complesse reti telefoniche.  L'hard disk anche di un minicomputer sfocia notizie a 28.800 bit per secondo: ci vuole più tempo per leggere che per costruire la notizia». Fu così che il 18 marzo si festeggia la nascita dell’editoria on line in Italia che nel 2015 è divenuta maggiorenne.

Negli anni sono sorte varie controversie riguardo alla registrazione ufficiale, viste le reiterate confusioni del legislatore tra testata giornalistica e mero sito internet. La disputa è arrivata nelle corti di giustizia nel 2004: in quell'anno il tribunale di Modica ha condannato lo storico Carlo Ruta riconoscendolo colpevole del reato di stampa clandestina, per non aver registrato come testata giornalistica il suo sito web di documentazione storica e sociale.[1] La violazione è quella dell'art. 16 della legge 47 del 1948 che riguarda principalmente i giornali cartacei ma che è stata in questo caso applicata al web e ai blog.[2]Nel maggio 2011 la condanna è stata confermata dalla Corte d'Appello di Catania [3][4][5][6]. Il 10 maggio 2012 Ruta viene assolto dalla Corte suprema di cassazione[7]. Le motivazioni della sentenza, pubblicate il 16 settembre 2012[8], spiegano che il reato di stampa clandestina non è applicabile ad un blog su Internet.[9]

Dopo un tentativo di riforma governativo andato a vuoto[10], nel 2009 è giunta la prima sentenza della Corte di Cassazione (sent. n. 10535/2009), con la quale la Suprema Corte ha stabilito che le aree di discussione su internet, come blog e forum, non possono avere la stessa tutela costituzionale riservata alle testate giornalistiche regolarmente registrate.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carlo Ruta condannato per stampa clandestina. URL consultato il 22/11/2013.
  2. ^ notizia su ilsole24ore.com. URL consultato il 26 ottobre 2008.
  3. ^ La notizia su ilfattoquodiano.it
  4. ^ Il commento de "La stampa" http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=9089&ID_sezione=38&sezione
  5. ^ Il commento di Daniele Minotti http://www.minotti.net/tag/carlo-ruta/
  6. ^ Punto Informatico. Il commento di Guido Scorza http://punto-informatico.it/2391903/PI/Commenti/rete-clandestina.aspx
  7. ^ Carlo Ruta assolto, il web italiano ha vinto
  8. ^ Mauro Vecchio, Cassazione: il giornale telematico non è stampa, Punto Informatico, 17 settembre 2012. URL consultato il 17 settembre 2012.
  9. ^ avv.Francesco Paolo Micozzi, Cassazione: il reato di pubblicazione clandestina non si applica ai blog: Il testo della sentenza 10 maggio 2012 n. 23230, leggioggi.it, 16 settembre 2012. URL consultato il 17 settembre 2012.
  10. ^ Nell'ottobre del 2007 e nel 2008 il governo aveva presentato un Disegno di legge sulla riforma dell'editoria in cui stabiliva un obbligo di registrazione indiscriminato, suscitando dure reazioni e il successivo ritiro della proposta.
  11. ^ Marco Marsili, La rivoluzione dell'informazione digitale in rete, Bologna, 2009, pag. 337.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]