Gazzetta
La Gazzetta è il nome generico per indicare un mezzo d'informazione cartaceo.
Il nome è attestato almeno dal 1563, quando nella Serenissima Repubblica di Venezia venivano diramati i "fogli avvisi" per mettere i cittadini a conoscenza dei fatti notevoli recentemente accaduti.
I "fogli avvisi" erano venduti a 2 soldi. Dal momento che la moneta da due soldi si chiamava gaxeta, i fogli avvisi assunsero il nome di tale moneta, italianizzato poi in gazzetta. Le prime gazzette a stampa coabitano con avvisi e fogli di notizie manoscritti, diffondendosi dapprima nelle città dell'Europa centrale (Anversa, Strasburgo), per poi diramarsi, nell'arco del VII secolo, nel resto del continente (Vienna, Londra). In Italia, sebbene esistano fonti che attribuiscono a Firenze il primato della comparsa di tale medium, l'avvio di una gazzetta documentata si colloca a Genova nel 1639.
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Le origini dei primi periodici[modifica]
Un antecedente: Annales e Acta diurna[modifica]
Un antecedente delle gazzette può sicuramente essere riferito agli Annales una raccolta di testi contenenti la registrazione degli avvenimenti più importanti nella vita dell'Urbe (conquiste, trattati di guerra, di pace o di altra sorta, elezioni di politici, trionfi di generali, importanti fenomeni naturali, etc.) tenuta anno per anno dalla massima autorità religiosa, il Pontifex maximus. Inoltre per opera di Giulio Cesare nel 59 a.C. vennero introdotti gli Acta diurna che costituivano una sorta di gazzetta quotidiana, contenente un resoconto ufficialmente autorizzato degli eventi degni di nota accaduti a Roma. I suoi contenuti erano in parte ufficiali (notizie giudiziarie, decreti imperiali, del Senato e dei magistrati) e in parte privati (annunci di nascita, di matrimonio e di morte).
Avvisi, almanacchi, lunari e fogli di notizie[modifica]
Nel Medioevo circolavano in Europa, tra banchieri e commercianti, gli avvisi, sorta di bollettini scritti a mano contenenti offerte di compravendita, prezzi delle merci, date delle fiere e simili. A partire dagli ultimi anni del XV secolo apparvero i primi avvisi a stampa che trattano solitamente un solo argomento di carattere generale o locale. Venivano venduti dalle stesse stamperie che li producevano, ma anche nelle botteghe dei librai e nelle strade (dai venditori ambulanti). Non avevano periodicità regolare: venivano stampati quando si era accumulato sufficiente materiale per comporre 8 o 16 pagine (il numero deriva dal fatto che, nella stampa, lo standard è il "foglio". Se un foglio viene piegato due volte si ottengono quattro pagine, se viene piegato tre volte se ne ottengono otto). Contenevano numerose illustrazioni e conobbero una fortuna crescente. Non possono essere considerati gli antenati dei giornali in quanto mancava loro il requisito fondamentale della periodicità, ma inaugurarono una stagione di stampati a carattere pubblico, diversamente da quanto avveniva nelle comunicazioni private degli avvisi tra commercianti.
Ad essi si affiancarono, nel corso del XVI secolo, gli almanacchi ed i lunari, che uscivano una volta all'anno ed erano molto diffusi tra il popolo. Il testo era affiancato da simboli ed immagini che potevano essere fruite anche dagli analfabeti. I lunari erano dedicati espressamente al mondo contadino. Composti da un unico grande foglio, vi erano riportati le descrizioni delle stagioni, con dettagli riguardanti il tempo della semina nei campi e del raccolto. Uscivano solitamente in novembre, mese di passaggio da un'annata agricola all'altra. Riportavano anche le feste del calendario ed alcuni proverbi.
A Venezia si sviluppò l'usanza dei fogli di notizie: manoscritti di piccolo formato di 4-8 pagine con cadenza settimanale. Venduti al prezzo di 2 soldi (una gaxeta), contenevano notizie commerciali, politiche e finanziarie.
A Colonia, in Germania, si stampò la Postrema Relatio Historica a cadenza semestrale, una raccolta degli avvenimenti più importanti del periodo appena trascorso. Su questo modello, in Inghilterra circola il Mercurius Gallobelgicus, che presenta notizie di tipo politico-istituzionale e può contare fino a 100 pagine.
La nascita dei giornali a periodicità fissa[modifica]
| Per approfondire, vedi Giornale. |
Le prime gazzette a stampa, che coabitano con i fogli manoscritti, si diffondono all'inizio del XVII secolo.
In Svizzera compare il Rorschacher Monatsschrift, un periodico mensile composto da 6 a 12 pagine, il cui contenuto rimane essenzialmente legato ad un riassunto degli avvenimenti più importanti del mese. Il mestiere di giornalista inizia ad acquisire una primordiale autonomia: per stampare il mensile, lo stampatore Leonard Straub si avvale dell'aiuto di Samuel Dilbaum, che raccoglie e compila le varie notizie.
Nel 1609 compare nei pressi di Augusta il primo periodico settimanale, l'Avisa Relation oder Zeitung, di cui ci rimangono le copie dei primi due anni di pubblicazione, oggi conservate presso la biblioteca provinciale di Hannover.
Accanto a questi giornali in livrea, sottomessi al controllo del sovrano e degli organi governativi, si sviluppano forme di giornalismo clandestino, in particolare in Olanda, dove la supremazia tecnologica degli stampatori è altresì sostenuta da una forte libertà di espressione. Si diffondono i cosiddetti corantos (dall'olandese krant,"giornale"), fogli di notizie che sfuggono al controllo e al visto ufficiale delle autorità. Il loro capostipite esce ad Amsterdam nel 1618, con il prolisso titolo Courante uyt Italien, Duytsland &C., e verrà poi tradotto nel 1621 in lingua inglese dallo stampatore Nathaniel Butter (Corante or Newes from Italy, Germany, Hungary, Spain and France). La diffusione dei corantos nel resto dell'Europa sfugge ai controlli della censura e degli organi governativi, anche grazie alla potente rete commerciale olandese, collegata con i principali porti dell'epoca. Se viene ancora trascurata l'importanza del titolo, che rimane descrittivo e non di facile memorizzazione, rilievo maggiore assume l'impaginazione: l'ordine delle notizie risponde a un criterio di importanza, a testimonianza di un primo tentativo di selezione e gerarchizzazione del materiale informativo.
Sull'esempio olandese nasce nel 1625 in Inghilterra il settimanale Mercurius Britannicus, che potrà contare su una tiratura stimata attorno alle 500 copie.
Caratteristiche delle prime gazzette[modifica]
In tutta l'Europa l'attività giornalistica e di stampa è sottoposta al regime di esclusiva concesso dal principe (di qui la definizione di "gazzetta privilegiata"), che limita non di poco la libertà di compilatori e stampatori, che devono fare i conti anche con la censura preventiva.
Le prime gazzette non recavano titolo, uscivano con periodicità settimanale o quindicinale ed erano composte da 2-4 pagine in formato 15 x 23 cm (corrispondenti al formato in ottavo[1]. Tra un evento e la rispettiva comparsa della notizia scritta, potevano passare anche 20 giorni. Presentavano un minuto notiziario locale, accompagnato talvolta da notizie riguardanti le Corti estere. Dalla metà del secolo, le gazzette si ampliano: vengono raddoppiate le pagine e la periodicità diviene bisettimanale. Vengono vendute nelle stesse stamperie che le producono, oppure nelle botteghe librarie. Pur avendo durata breve, la tiratura media si attesta sulle 200 copie, arrivando nei casi più fortunati alle 1000.
La figura del gazzettiere seicentesco[modifica]
Mentre oggi i professionisti della scrittura giornalistica si definiscono "giornalista" e "cronista", nel Seicento-Settecento furono usate altre denominazioni. Alcune erano neutre:
- novellista (scrittore di rapporti delle cose del mondo, persona che raccoglie le notizie di pubblico dominio)
- novellante (scrittore incaricato da mercanti, banchieri e diplomatici di procurare loro notizie, specialmente in forma di fogli avvisi)
- gazzettiere (scrittore di notizie pubblicate su gazzette)
Altre avevano una connotazione negativa:
- gazzettante: mentre il gazzettiere era puramente l'estensore di notizie pubblicate su una gazzetta, il termine “gazzettante” indicava colui che, per ragione di guadagno, era pronto a pubblicare qualsiasi cosa che eccitasse la curiosità del pubblico. La parola entrò nell'uso comune: quando si voleva accusare una persona di diffondere maldicenze, lo si apostrofava come gazzettante;
- fogliettante: scrittore di fogli avvisi, termine che per la sua desinenza in -ante è denigratorio;
- menante: autore di fogli manoscritti di notizie, che cedeva al miglior offerente. Termine usato soprattutto a Roma.
I resoconti dei menanti circolavano per mezzo della posta, un complesso sistema di corrieri e stazioni che da Roma si diramava verso le altre regioni d'Italia e l'Europa. Roma nel XVI secolo era il centro postale più importante d'Italia e forse d'Europa.[2]
Bando generale concernente il Governo di Roma e suo distretto (1648)
§ 29. Che nessuno ardisca o presuma scrivere, far scrivere o copiare o ritenere lettere d' avvisi e Gazzette o trasmettere a qualsivoglia persona, sotto alcun pretesto, senza licenza in scripti e di Sua Signoria Illustriss. sotto pena di tre tratti di corda e cento scudi, o della galera per sett' anni e altre pene contenute nella Bolla di Pio V fel. regn. la cui osservanza si riduce a memoria.
La professione di menante o gazzettante garantiva, agli scrittori di avvisi, cospicui guadagni per l'avidità di notizie dilagante a quel tempo. I profitti di questi cupidi compilatori lievitarono ulteriormente quando gli stessi, notata la predilezione dei lettori per notizie piccanti e diffamatorie, cominciarono a speculare eccitando la curiosità con la maldicenza. Fu allora che principi, signorotti e cortigiani aumentarono l'offerta per garantirsi l'esclusiva nella loro città degli fogli degli avvisatori.[3]
Il 17 marzo 1572 Papa Pio V emanò la bolla Constitutio contra scribentes, exemplantes et dictantes monita, vulgo “Avvisi di Roma”. Il successore Gregorio XIII, il 1° settembre dello stesso anno, firmò una bolla analoga, Contra famigeratores et menantes. La pubblicazione di Avvisi era definita “arte nuova”, “arte ritrovata da poco”[4]. Gli Avvisi di notizie erano proibiti. I “menanti” erano puniti a pena di bollo (cioè una pesante tassa) e galera. Il Governatore dell'Urbe, chiamato ad applicare le bolle papali, poteva bandire (attraverso l'emissione di un “bando”) un novellante, precludendogli così la possibilità di diffondere notizie. Un bando del 1586 specificava che i calunniatori anonimi a mezzo stampa erano equiparati ai ladri e ai sicari, quindi erano passibili della pena di morte.[5]
Si conoscono i nomi di tre condannati a morte: don Annibale Cappello, giustiziato il 14 novembre 1587, Bernardi Stitolari, giustiziato nel 1685, don Gaetano Volpini, giustiziato nel 1720.
Le prime gazzette a titolo[modifica]
I contenuti delle gazzette erano vari: oltre alle notizie recenti, si menzionavano i libri più venduti, e che avevano portato fama ai loro autori; si parlava delle giostre, dei balli e, in generale, delle feste che si svolgevano nelle città importanti. Anche il teatro aveva il suo spazio. Inoltre, si indicavano gli andamenti delle epidemie, le disgrazie particolari e tutto ciò che viene indicato sotto la rubrica «fatti diversi» (faits divers in francese)
Francia[modifica]
La Gazette, compilata dall'ex medico Théophraste Renaudot, inizia ad uscire a Parigi nel 1631 per volere del cardinale Richelieu. Presenta inizialmente 4 pagine in piccolo formato e la tiratura non arriva alle mille copie. In seguito, grazie a supplementi dedicati ad eventi particolari e all'inserimento di piccoli annunci pubblicitari, le copie vendute aumentano esponenzialmente, consentendo al compilatore di abbassare il prezzo di vendita. In quarant'anni la Gazette raggiunge la cifra record di dodicimila abbonati. Bisognerà invece attendere il 1777 per vedere la nascita del primo quotidiano francese, il Journal de Paris.
Germania[modifica]
La Germania è invece la patria del primo quotidiano della storia, Notizie fresche degli affari della guerra e del mondo, più tardi Leipziger Zeitung, che esce a Lipsia nel 1660.
Inghilterra[modifica]
In seguito all'abolizione del Licensing Act nel 1695, ottenuta soprattutto grazie alle pressioni degli intellettuali sulla libertà di espressione (la celebre Areopagitica di John Milton è del 1644), comincerà le sue pubblicazioni a Londra nel 1702 il primo quotidiano moderno della storia, il Daily Courant, che conterà su 33 anni consecutivi di diffusione.
Il Daily Post è invece del 1719. Sulle sue pagine compariranno a puntate numerosi romanzi di grandi scrittori quali Jonathan Swift e Daniel Defoe, il primo romanziere che apre la lunga serie dei feuilletons con l'opera Robinson Crusoe.
Italia[modifica]
Nei primi anni del XVIII secolo si amplia il numero delle gazzette privilegiate, che iniziano a uscire a Torino, Bologna, Messina, Mantova, Parma, Modena e Rimini, oltre alle città già avanzate dal punto di vista della stampa come Venezia, Roma e Genova.
Sono pervenute fino a noi copie de Il Sincero di Genova e I successi del mondo di Torino (le quali pubblicazioni dureranno circa trent'anni), oltre ad alcune copie de il Rimino di Rimini (realizzato dal tipografo Giovanni Simbeni, il primo numero uscì il 10 agosto 1660).
Note[modifica]
- ^ Da un foglio si ottengono quattro pagine in formato libro, stampabili sul recto e sul verso.
- ^ Jean Delumeau, Vita economica e sociale di Roma nel '500, Firenze, Sansoni, 1979.
- ^ Federica, Cappelli «Parnaso bipartito nella satira italiana del '600», in Cuadernos de Filología Italiana, 2001, n. 8, pagg. 133-151.
- ^ Salvatore Bongi scrive su Nuova Antologia, giugno 1869, che “Sono infatti del 1554 i fogli più antichi di nuove, che si incontrano negli archivi e che hanno l' aspetto, non d'informazioni diplomatiche o private, ma di avvisi di menanti”.
- ^ Innocenzo X Pamfili e la sua corte: storia di Roma dal 1644 al 1655 : da nuovi documenti. URL consultato in data 6/12/2012.
Voci correlate[modifica]
Bibliografia[modifica]
- Paolo Murialdi, Storia del giornalismo italiano, Bologna (Il Mulino, 2006)
- Giovanni Gozzini, Storia del giornalismo, Milano (Paravia Bruno Mondadori Editori, 2000)