Gazzetta

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Giornalismo








Si intende per gazzetta un giornale di notizie. Il termine ha avuto una notevole fortuna nei primi secoli della storia del giornalismo (XVII e XVIII secolo), mentre a partire dal XX secolo ha conosciuto un regresso.

I fogli di notizie manoscritti[modifica | modifica sorgente]

I fogli di notizie manoscritti sono una delle prime esperienze del giornalismo. La loro origine è remota. Nel Medioevo circolavano in Europa, tra banchieri e commercianti, gli avvisi, sorta di bollettini scritti a mano contenenti offerte di compravendita, prezzi delle merci, date delle fiere e simili. A partire dagli ultimi anni del XV secolo apparvero i primi avvisi a stampa, che trattavano solitamente un solo argomento di carattere generale o locale. Venivano venduti dalle stesse stamperie che li producevano, ma anche nelle botteghe dei librai e nelle strade (dai venditori ambulanti). Non avevano periodicità regolare: venivano stampati quando si era accumulato sufficiente materiale per comporre 8 o 16 pagine[1] e contenevano numerose illustrazioni. Non possono essere considerati gli antenati dei giornali in quanto mancava loro il requisito fondamentale della periodicità, ma inaugurarono una stagione di fogli stampati a carattere pubblico, diversamente da quanto avveniva nelle comunicazioni private degli avvisi tra commercianti.

Nel 1563 il governo della Repubblica di Venezia decise di diffondere un foglio avvisi con notizie ufficiali sull'andamento della crisi con l'impero turco. Tali "fogli avvisi" (manoscritti di piccolo formato di 4-8 pagine) erano venduti settimanalmente a due soldi. Dal momento che la moneta da due soldi si chiamava gaxeta, i fogli assunsero il nome di tale moneta, italianizzato poi in gazzetta. Successivamente, il termine passò ad indicare qualsiasi giornale periodico recante le notizie che meritassero di essere conosciute dagli abitanti di una città (e del territorio che gravitava su di essa): dalle relazioni tra gli Stati, alle notizie riguardanti la corte, ai corsi delle valute estere.

Queste raccolte di articoli conobbero un grande sviluppo nei due secoli successivi. In Germania la banca dei Fugger pubblicava un giornale manoscritto che conteneva notizie politiche e commerciali. In Inghilterra i fogli di notizie erano chiamate Newsletters (bollettini). Circolavano all'interno di una contea; in esse l'attività della Corte veniv divulgata e commentata liberamente. Tali bollettini manoscritti sussistettero anche 50 anni dopo l'avvento del giornale stampato. Il fatto di essere clandestine costituiva esso stesso un fattore di attrattiva.

Il XVII secolo[modifica | modifica sorgente]

Durante le guerre che insanguinarono l'Europa nel XVII secolo, i fogli di notizie furono utilizzati come veri e propri strumenti di propaganda nelle mani dei partiti e i loro estensori – rigorosamente anonimi – furono perseguiti senza sosta. I re emisero le ordinanze più restrittive nei loro confronti, minacciando le sanzioni più gravi.

In Francia, dove la lettura dei fogli di notizie era diventata uno dei passatempi preferiti della Corte reale, ciascuna famiglia nobile aveva un gazzettiere (o novellista) a libro paga, incaricato di segnalare tutti gli scandali e tutte le avventure piccanti che accadevano in città. Ad esempio, il cardinale Mazzarino pagava dieci franchi al mese un estensore di nome Portal affinché “gli fornisse notizie fresche ogni settimana”. Essendo un lavoro non regolato dalla legge, per un gazzettiere era essenziale ottenere la protezione, o almeno la benevolenza, delle autorità. I gazzettieri erano anche esposti alle ritorsioni delle persone che prendevano di mira, che talvolta non esitavano a vendicarsi personalmente per essere stati messi alla berlina.

Il XVIII secolo[modifica | modifica sorgente]

I fogli di notizie conobbero una nuova stagione di popolarità durante le dispute religiose e teologiche nel XVIII secolo. In Francia le «Nouvelles ecclésiastiques» svolsero un ruolo importante nella guerra dei giansenisti contro i gesuiti. Manoscritte fino al 1728, furono poi stampate clandestinamente, incorrendo più volte nella condanna del Parlamento.[2] Durante il regno di Luigi XV si ebbe il maggior esempio di gazzetta manoscritta, le «Mémoires secrets pour servir à l'histoire de la République des Lettres» di Louis Petit de Bachaumont (1690-1771), foglio satirico e clandestino che godette di una solida reputazione per lungo tempo.

Il Settecento vide anche l'ascesa delle gazzette a stampa, che raggiunsero in questo secolo un ampio livello di diffusione. Le gazzette scritte a mano scomparvero gradualmente.

La produzione delle notizie[modifica | modifica sorgente]

Tutte le pubblicazioni erano anonime; gli estensori potevano incorrere in qualsiasi momento nella censura dell'autorità giudiziaria. Nonostante ciò i fogli di notizie ebbero una larga diffusione.

A Parigi, i gazzettieri di professione avevano creato una rete di raccolta delle notizie che copriva tutti i luoghi “sensibili” della capitale: i Giardini del Lussemburgo, la sala del palazzo, il Giardino delle Tuileries, il giardino del Palazzo Reale, ecc.

Dapprima le notizie venivano raccolte e lavorate, poi venivano vendute ai clienti (le famiglie nobili e, in generale, le persone facoltose). Nel tempo i rapporti divennero consolidati assumendo le caratteristiche di qualsiasi relazione tra cliente e fornitore. I gazzettieri più organizzati avevano alle proprie dipendenze dei copisti che s'incaricavano di moltiplicare le gazzette per i numerosi clienti. Alcuni avevano anche dei corrispondenti dai villaggi. Nei principali Paesi europei i fogli di notizie giunsero ad avere un elevato numero di abbonati.

Sulla pagina, gli articoli apparivano senza titolo ed erano ordinati semplicemente in base alla data. Il numero delle pagine era stabile (otto, con i suoi multipli e sottomultipli); un abile gazzettiere era in grado di spuntare un prezzo più alto nel caso in cui le pagine fossero più di otto. Gli argomenti trattati erano i più diversi: dalle questioni diplomatiche alle novità della moda, dai dibatti letterari alla cronaca scandalistica.

Dal punto di vista dello stile di scrittura prevaleva la forma epistolare. Tra le pagine interne vi era però la possibilità di trovare articoli scritti con altri stili: quello polemico del pamphlet o quello satirico. Con l'avvento delle gazzette a stampa (rigorosamente controllate dalla pubblica autorità, che rilasciava il “privilegio di stampa”) i fogli di notizie non scomparvero, anzi continuarono per svariati decenni. A differenza della gazzette a stampa, che erano costrette ad utilizzare un linguaggio molto controllato e “paludato”, i fogli di notizie avevano un ritmo più brillante e un linguaggio più aperto.

Nascita e diffusione delle gazzette a stampa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giornale.

A partire dal 1588 l'erudito austriaco Michel Eyzinger stampò a Colonia, in Germania, la Postrema Relatio Historica, una pubblicazione a cadenza semestrale che raccoglieva gli avvenimenti più importanti del periodo appena trascorso. Su questo modello, sempre nella città tedesca, uscì a partire dal 1594 il Mercurius Gallobelgicus, che presentava notizie di tipo politico-istituzionale e poteva contare fino a 100 pagine.

Le prime gazzette a stampa coabitarono a lungo con avvisi e fogli di notizie manoscritti, diffondendosi dapprima nelle città dell'Europa centrale (Anversa, Strasburgo), per poi diramarsi, nell'arco del XVII secolo, nel resto del continente (Vienna, Londra).
L'esperienza della gaxeta fu circoscritta alla Venezia del XVI secolo e alla forma manoscritta. Per vedere sul suolo italiano una gazzetta stampata si dovette attendere il secolo successivo. Nel 1636 il granduca di Toscana, Ferdinando II, concesse a Lorenzo Landi e Amatore Massi il privilegio di stampare una gazzetta a Firenze. Seguirono Milano l'anno seguente[3] e Genova nel 1639.

Le prime gazzette a stampa non recavano titolo, uscivano con periodicità settimanale o quindicinale ed erano composte da 2-4 pagine in formato 15 x 23 cm (corrispondenti al formato in ottavo)[4]. Presentavano un minuto notiziario locale, accompagnato talvolta da notizie riguardanti le Corti estere. L'approvvigionamento delle notizie dai quattro angoli della nazione era molto lento: tra l'evento e la rispettiva comparsa della notizia scritta potevano passare anche venti giorni. In tutta Europa l'attività giornalistica e di stampa era sottoposta al regime di esclusiva concesso dal monarca (di qui la definizione di "gazzetta privilegiata"), che limitava non di poco la libertà di compilatori e stampatori, i quali dovevano fare i conti anche con la censura preventiva.

In Svizzera è documentato il Rorschacher Monatsschrift, un periodico composto da 6 a 12 pagine, il cui contenuto rimane essenzialmente legato ad un riassunto degli avvenimenti più importanti del mese. Per stampare il periodico, lo stampatore Leonard Strauss si avvale dell'aiuto di Samuel Dilbaum, che raccoglie e compila le varie notizie.

Il mestiere di giornalista inizia ad acquisire una sua autonomia. Nel 1609 compare nei pressi di Augusta (Germania) il primo periodico settimanale, l'Avisa Relation oder Zeitung.[5]

Accanto a questi giornali paludati, sottomessi al controllo del sovrano e degli organi governativi, si sviluppano forme di giornalismo clandestino, in particolare in Olanda, dove la capacità tecnica degli stampatori è altresì sostenuta da una forte libertà di espressione. Si diffondono i cosiddetti corantos (dall'olandese krant, "giornale"), fogli di notizie che sfuggono al controllo e al visto ufficiale delle autorità. Il loro capostipite esce ad Amsterdam nel 1618, con il titolo Courante uyt Italien, Duytsland & C.. La diffusione dei corantos nel resto dell'Europa sfugge ai controlli della censura e degli organi governativi, anche grazie alla potente rete commerciale olandese, collegata con i principali porti dell'epoca. Se viene ancora trascurata l'importanza del titolo, che rimane descrittivo e non di facile memorizzazione, rilievo maggiore assume l'impaginazione: l'ordine delle notizie risponde a un criterio di importanza, a testimonianza di un primo tentativo di selezione e gerarchizzazione del materiale informativo.

Sull'esempio olandese nel 1625 nasce in Inghilterra il settimanale Mercurius Britannicus, che potrà contare su una tiratura stimata attorno alle 500 copie.

Nella seconda metà del secolo, le gazzette si ampliaro: vengono raddoppiate le pagine e la periodicità diviene bisettimanale. Iniziano ad essere vendute nelle stesse stamperie che le producono, oppure nelle botteghe librarie. Pur avendo durata breve, la tiratura media si attesta sulle 200 copie, arrivando nei casi più fortunati alle 1000.

Le gazzette dei secoli XVII e XVIII[modifica | modifica sorgente]

La figura del gazzettiere seicentesco[modifica | modifica sorgente]

Mentre oggi i professionisti della scrittura giornalistica si definiscono "giornalista" e "cronista", nel Seicento-Settecento furono usate altre denominazioni. Alcune erano neutre:

  • novellista (scrittore di rapporti delle cose del mondo, persona che raccoglie le notizie di pubblico dominio)
  • novellante (scrittore incaricato da mercanti, banchieri e diplomatici di procurare loro notizie, specialmente in forma di fogli avvisi)
  • gazzettiere (scrittore di notizie pubblicate su gazzette)

Altre avevano una connotazione negativa:

  • gazzettante: mentre il gazzettiere era puramente l'estensore di notizie pubblicate su una gazzetta, il termine “gazzettante” indicava colui che, per ragione di guadagno, era pronto a pubblicare qualsiasi cosa che eccitasse la curiosità del pubblico. La parola entrò nell'uso comune: quando si voleva accusare una persona di diffondere maldicenze, lo si apostrofava come gazzettante;
  • fogliettante: scrittore di fogli avvisi, termine che per la sua desinenza in -ante è denigratorio;
  • menante: autore di fogli manoscritti di notizie, che cedeva al miglior offerente. Termine usato soprattutto a Roma.

I resoconti dei menanti circolavano per mezzo della posta, un complesso sistema di corrieri e stazioni che da Roma si diramava verso le altre regioni d'Italia e d'Europa. Roma nel XVI secolo era il centro postale più importante d'Italia e forse d'Europa.[6]

Dal Bando generale concernente il Governo di Roma e suo distretto (1648)

§ 29. Che nessuno ardisca o presuma scrivere, far scrivere o copiare o ritenere lettere d' avvisi e Gazzette o trasmettere a qualsivoglia persona, sotto alcun pretesto, senza licenza in scripti e di Sua Signoria Illustriss. sotto pena di tre tratti di corda e cento scudi, o della galera per sett' anni e altre pene contenute nella Bolla di Pio V fel. regn. la cui osservanza si riduce a memoria.

La professione di menante o gazzettante garantiva cospicui guadagni per l'elevata richiesta di notizie riservate e segrete, di cui non mancava mai la richiesta. I principali acquirenti erano duchi e principi, ma anche signorotti locali. Quando gli scrittori di avvisi, notata la predilezione dei lettori per notizie piccanti e diffamatorie, cominciarono a speculare eccitando la curiosità con la maldicenza, principi, signorotti e cortigiani aumentarono l'offerta per garantirsi l'esclusiva nella loro città. I profitti dei menanti lievitarono ulteriormente. [7]

Il 17 marzo 1572 Papa Pio V emanò la bolla Constitutio contra scribentes, exemplantes et dictantes monita, vulgo “Avvisi di Roma”. Il successore Gregorio XIII, il 1º settembre dello stesso anno, firmò una bolla analoga, Contra famigeratores et menantes. La pubblicazione di Avvisi era definita “arte nuova”, “arte ritrovata da poco”[8]. Gli Avvisi di notizie erano proibiti. I “menanti” erano puniti a pena di bollo (cioè una pesante tassa) e galera. Il Governatore dell'Urbe, chiamato ad applicare le bolle papali, poteva bandire (attraverso l'emissione di un “bando”) un novellante, precludendogli così la possibilità di diffondere notizie. Un bando del 1586 specificava che i calunniatori anonimi a mezzo stampa erano equiparati ai ladri e ai sicari, quindi erano passibili della pena di morte.[9]

Si conoscono i nomi di tre condannati a morte: don Annibale Cappello, giustiziato il 14 novembre 1587, Bernardi Stitolari, giustiziato nel 1685, don Gaetano Volpini, giustiziato nel 1720.

Le prime gazzette a titolo[modifica | modifica sorgente]

I contenuti delle gazzette erano vari: oltre alle notizie recenti, si menzionavano i libri più venduti, e che avevano portato fama ai loro autori; si parlava delle giostre, dei balli e, in generale, delle feste che si svolgevano nelle città importanti. Anche il teatro aveva il suo spazio. Inoltre, si indicavano gli andamenti delle epidemie, le disgrazie particolari e tutto ciò che viene indicato sotto la rubrica «fatti diversi» (faits divers in francese)

Francia

La Gazette, compilata dall'ex medico Théophraste Renaudot, inizia ad uscire a Parigi nel 1631 per volere del cardinale Richelieu. Presenta inizialmente 4 pagine in piccolo formato e la tiratura non arriva alle mille copie. In seguito, grazie a supplementi dedicati ad eventi particolari e all'inserimento di piccoli annunci pubblicitari, le copie vendute aumentano esponenzialmente, consentendo al compilatore di abbassare il prezzo di vendita. In quarant'anni la Gazette raggiunge la cifra record di dodicimila abbonati. Bisognerà invece attendere il 1777 per vedere la nascita del primo quotidiano francese, il Journal de Paris.

Germania

La Germania è invece la patria del primo quotidiano della storia, Notizie fresche degli affari della guerra e del mondo, più tardi Leipziger Zeitung, che esce a Lipsia nel 1660.

Inghilterra

In seguito all'abolizione nel 1695 della legge sul privilegio di stampa (Licensing Act), ottenuta soprattutto grazie alle rivendicazioni di stampatori e compilatori sulla libertà di espressione, comincerà le sue pubblicazioni a Londra nel 1702 il primo quotidiano moderno della storia, il Daily Courant, che uscirà per 33 anni consecutivi.
L'altro principale quotidiano dell'epoca, il Daily Post, è invece del 1719. Sulle sue pagine compariranno a puntate numerosi romanzi di grandi scrittori quali Jonathan Swift e Daniel Defoe; quest'ultimo apre la lunga serie dei feuilletons con Robinson Crusoe.

Italia

Nei primi anni del XVIII secolo si amplia il numero delle gazzette privilegiate, che iniziano a uscire a Torino, Bologna, Messina, Mantova, Parma, Modena e Rimini, oltre alle città già avanzate dal punto di vista della stampa come Venezia, Roma e Genova.
Sono pervenute fino a noi copie de Il Sincero di Genova e I successi del mondo di Torino (le quali pubblicazioni dureranno circa trent'anni), oltre ad alcune copie del Rimino di Rimini (realizzato dal tipografo Giovanni Simbeni, il primo numero del Rimino uscì il 10 agosto 1660).

Differenza tra gazzette e giornali[modifica | modifica sorgente]

Nell'Europa del Settecento, le pubblicazioni periodiche a stampa si dividevano in due tipi: gazzette e giornali. A differenza delle gazzette, i giornali:

  • avevano periodicità settimanale, quindicinale, mensile e oltre (mai quotidiana);
  • erano tematici: giornale letterario, giornale scientifico, ecc.;
  • gli articoli non erano scritti in forma di notizia, ma come recensioni o estratti delle novità librarie. I giornali scientifici, poi, contenevano veri e propri saggi (descrizione di esperimenti, ecc.).

Nei secoli seguenti si è assistito ad uno slittamento semantico: il termine gazzetta ha perso prestigio, per cui il giornale ha occupato il suo spazio. Oggi, ad esempio, si dice "giornale quotidiano", non più "gazzetta".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il numero deriva dal fatto che, nella stampa, il formato standard è il "foglio". Se un foglio viene piegato due volte si ottengono quattro pagine, se viene piegato tre volte se ne ottengono otto.
  2. ^ Le «Nouvelles ecclésiastiques» furono pubblicate fino al 1803. La raccolta dal 1728 al 1798 forma 71 volumi in quarto.
  3. ^ Cronologia di Milano dal 1701 al 1725, Paolo Colussi e Mariagrazia Tolfo. URL consultato il 14-06-2011.
  4. ^ Da un foglio si ottengono quattro pagine in formato libro, stampabili sul recto e sul verso.
  5. ^ Di esso ci rimangono le copie dei primi due anni di pubblicazione, oggi conservate presso la biblioteca provinciale di Hannover.
  6. ^ Jean Delumeau, Vita economica e sociale di Roma nel '500, Firenze, Sansoni, 1979.
  7. ^ Federica Cappelli, «Parnaso bipartito nella satira italiana del '600», in Cuadernos de Filología Italiana, 2001, n. 8, pagg. 133-151.
  8. ^ Salvatore Bongi scrive su Nuova Antologia, giugno 1869, che “Sono infatti del 1554 i fogli più antichi di nuove, che si incontrano negli archivi e che hanno l' aspetto, non d'informazioni diplomatiche o private, ma di avvisi di menanti”.
  9. ^ Innocenzo X Pamfili e la sua corte: storia di Roma dal 1644 al 1655 : da nuovi documenti. URL consultato il 6/12/2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Murialdi, Storia del giornalismo italiano, Bologna (Il Mulino, 2006)
  • Giovanni Gozzini, Storia del giornalismo, Milano (Paravia Bruno Mondadori Editori, 2000)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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