Il Telegrafo

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Il Telegrafo
Stato Italia Italia
Lingua Italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa locale
Fondatore Chiellini, Mostardi Fioretti
Fondazione 1877
Chiusura 1977
Sede Livorno
Direttore Giuseppe Bandi
 

Il Telegrafo è stato una testata giornalistica edita a Livorno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prima pagina del primo numero de Il Telegrafo

La Gazzetta Livornese[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo l'Unità d'Italia, 168 "amici politici" livornesi capitanati dal cav. Chiellini e dall'avv. Mostardi Fioretti sentirono la necessità di fondare un nuovo quotidiano, che si facesse portavoce di una linea moderata, per contrastare da un lato i "nostalgici" del Granducato di Toscana e dall'altro i mazziniani più radicali. Nacque così la Gazzetta Livornese, la cui direzione venne affidata al fervente garibaldino Giuseppe Bandi. Il quotidiano usciva al mattino ed era composto di un singolo foglio, con gli articoli disposti su 5 colonne. A testimonianza della linea editoriale della nuova testata, il direttore si presentò così in un articolo:

« La Gazzetta Livornese è destinata a propugnare la libertà in tutto e per tutto e per tutti, l'impero della legge e il rispetto alle opinioni oneste. Chiunque sperasse adoperarci a sfogo di passioni private e di gretterie meschine di setta, sbaglierebbe il conto all'ingrosso... »
(Giuseppe Bandi)

La direzione del Bandi venne subito attaccata da molti benpensanti livornesi dell'epoca, che lo accusarono anche di "eccessive spese di gestione". Per tutta risposta il direttore si sobbarcò le spese del giornale, diventandone il padrone e provvedendo personalmente al pagamento, tramite cambiali, dell'impianto tipografico.

La nascita de Il Telegrafo[modifica | modifica wikitesto]

In occasione dello scoppio della guerra russo-turca nel 1877, Giuseppe Bandi riunì la redazione con l'idea di realizzare una sorta di "bollettino di guerra" pomeridiano. Il nome della nuova testata fu scelto dal capo-tipografia Fabbreschi: Il Telegrafo, a memoria del fatto che Livorno fu la prima città italiana a dotarsi di linea telegrafica, nel 1847. Il nuovo quotidiano mandò alle stampe la sua prima copia il 29 aprile di quell'anno, con propositi ben chiari che esulavano dal mero racconto delle vicende della guerra in atto:

« ... Discutere delle cose di Roma ... Raccogliere qualche granciporro livornese, mettendo con esso in bernesco la vanità spropositata di alcuni cittadini. »

Il primo "scandalo" degno di nota avvenne in occasione del ritrovamento, nella zona di San Jacopo, dei corpi di otto livornesi fucilati dagli austriaci nel 1849. Il giornale si fece portavoce di un'iniziativa popolare volta all'esumazione delle salme e alla celebrazione di un funerale solenne:

« Odio a te, vecchia e spietata Austria e maledizione di Dio su quanti dè carnefici sopravvivono ancora a vergogna dell'umanità. Fratelli, in questo sepolcro, dinanzi al quale mi prostro, giacciono, frammiste alle altre le ossa di due giovanetti d'Antignano, poco più che quattordicenni. Gli sgherri di Casa Asburgo, bastonatori di donne e di vecchi, non piegarono a compassione dinanzi alla tenera età degli infelici, non pensarono alle loro madri... non si intenerirono ai loro pianti... Viva l'Italia. »

L'articolo suscitò molte preoccupazioni nelle autorità cittadine e nazionali, con il direttore Bandi convocato dal Prefetto cittadino e dal Ministro dell'Interno Giovanni Nicotera. Il timore di turbare le relazioni diplomatiche con lo Stato asburgico, espresso dall'ambasciatore austriaco, non convinsero comunque il livornese a moderare i toni; alla fine, Giuseppe Bandi promise di coordinare i funerali delle vittime dell'eccidio invitando i concittadini a non creare disordini pubblici, come effettivamente accadde.

Giuseppe Bandi diresse il giornale fino al 1894, quando fu assassinato dall'anarchico Oreste Lucchesi.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Durante il fascismo, Il Telegrafo divenne di proprietà della famiglia di Costanzo Ciano e fu diretto, dal 1937 al 1943, da Giovanni Ansaldo.

Dopo la liberazione di Firenze fu chiuso per i suoi trascorsi con la Repubblica Sociale Italiana. Il 28 gennaio 1945 fu sostituito da Il Tirreno, giornale di orientamento progressista. Queste le parole scritte da Athos Gastone Banti per presentare il nuovo quotidiano:

« Questo che si pubblica oggi per la prima volta a Livorno non è il giornale di un partito, e neanche l'espressione di qualche interesse privato, o di categorie: è soltanto un atto di fede, e di amore. »

Nel 1961 riprese la denominazione Il Telegrafo e nel 1969 divenne proprietà del gruppo editoriale di Attilio Monti, fino al 1977, quando in seguito alla cessione della testata tornò ad essere Il Tirreno.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Lulli, L'anno del centenario, articolo tratto da "Il Tirreno" del 29 aprile 1976.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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