Giornalismo partecipativo

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Giornalismo








Il giornalismo partecipativo (detto anche giornalismo collaborativo o, in inglese, citizen journalism, open source journalism o street journalism) è il termine con cui si indica la forma di giornalismo che vede la "partecipazione attiva" dei lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla possibilità di collaborazione tra moltitudini offerta da Internet.

Chi pratica giornalismo partecipativo è detto giornalista partecipativo o, in inglese, citizen journalist.

Negli Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

Tom Curley, il direttore dell’Associated Press, nel discorso di apertura della conferenza dell’Online News Association del 2004 ha detto:

« come abbiamo potuto vedere chiaramente nell’ultimo anno, i consumatori vorranno utilizzare la natura interattiva di internet per partecipare direttamente allo scambio delle notizie e delle idee. L’informazione come lezione sta lasciando spazio all’informazione come conversazione »

Alla base dell'osservazione del direttore dell'Associated Press vi è un fenomeno sempre più evidente che si manifesta sotto vari aspetti.

Esistono oltre 14 milioni di blog e il numero è sempre crescente.

Mark Potts, co-fondatore dell’edizione online del Washington Post, ha lasciato il suo posto al sito di uno dei più prestigiosi quotidiani al mondo per creare BackFence.com, un’impresa che promuove una serie di innovativi portali di informazione e servizi a carattere locale, i cui contenuti sono interamente prodotti dagli utenti.

Rupert Murdoch, nel suo discorso all’American Society of Newspaper Editors dell’aprile 2005, ha ammonito i direttori delle testate:

« Dobbiamo incoraggiare i lettori a pensare al web come il luogo in cui coinvolgere i nostri inviati e redattori in discussioni più estese sul modo in cui una particolare notizia è stata riportata o costruita o presentata. Allo stesso tempo dovremmo sperimentare l’uso dei blogger per integrare la nostra copertura quotidiana delle notizie su internet »

Current TV, la televisione via cavo creata da Al Gore (ex vicepresidente degli Stati Uniti) è basata su filmati della durata massima di 5 minuti, denominati pods, quella che è stata lanciata come la MTV dell'informazione si basa per il 25% della sua programmazione su video prodotti dai telespettatori e inviati alla redazione tramite il sito internet dell’emittente. L’obiettivo di Current, che ha iniziato le sue trasmissioni il 1º agosto, secondo Al Gore, è quello di connettere "la generazione di internet con la televisione in modo completamente nuovo".

In Corea[modifica | modifica sorgente]

OhmyNews è il sito di informazione sud coreano più visitato (oltre un milione di utenti al giorno). Il 70% dei suoi contenuti sono prodotti da circa 35 000 cittadini-reporter, utenti comuni che decidono di dare il proprio contributo inviando un articolo. La redazione è composta di sole 47 persone.

In Europa[modifica | modifica sorgente]

L'evento che ha fatto scoprire ai grandi giornali il giornalismo partecipativo fu l'attentato terroristico nella metropolitana di Londra avvenuto nel 2005. La BBC trasmise nei suoi notiziari un'immagine ripresa con un cellulare da un non professionista che si trovava dentro la metro. Lo scatto divenne l'immagine-simbolo del drammatico evento.[1]. Da allora il giornalismo partecipativo è, anche in Europa, una delle fonti di cui si avvalgono i grandi giornali.

Nello stesso anno, il 2005, nasce in Francia AgoraVox[2], che diventa in breve tempo il primo sito di giornalismo pertecipativo in Europa. È letto da un milione di visitatori ed è la seconda fonte di notizie dopo Le Figaro, il maggiore quotidiano nazionale. La versione italiana, AgoraVox Italia[3], è stata aperta nel settembre 2008 e conta un'équipe di 450 giornalisti[4].

Nel 2009 una troupe di Neapolis, il programma di Rai 3, entra nella stanza di un appartamento napoletano dove viene gestito www.kappaelle.net dedicandogli un ampio servizio.[5] Proprietaria e ideatrice del primo sito che permette la pubblicazione degli articoli e dei video senza l'obbligo di registrasi, è la giornalista free lance Katiuscia Laneri, prima videoreporter completa, nonché autrice di format tv auto prodotti con il sistema del citizen journalism e pioniera dei video on demand sin dal 2004.

I gradi del giornalismo partecipativo[modifica | modifica sorgente]

Le forme del giornalismo partecipativo sono variegate e si possono distinguere anche per il grado di coinvolgimento dei lettori. Steve Outing, senior editor del Poynter Institute for Media Studies, ha proposto una classificazione basata su 11 livelli di profondità. Si va dal livello più superficiale, la possibilità per gli utenti di inserire commenti agli articoli, alla sollecitazione dei racconti degli utenti su determinati argomenti, dalla consultazione durante la creazione dei contenuti ai blog ospitati o aggregati sul sito, fino ai siti interamente costruiti grazie ai contributi degli utenti, che possono essere a loro volta sottoposti a controllo editoriale o completamente liberi.

Il rapporto tra giornalisti e lettori[modifica | modifica sorgente]

Come ha scritto Ugo Vallauri su Problemi dell’informazione a proposito dell'impatto sulla qualità dell'informazione dei contenuti prodotti da non professionisti:

« il giornalista non esce "distrutto" da questo modello di lavoro, soltanto rinnovato. Il suo ruolo rimane centrale nel saper mettere insieme i diversi aspetti, fare le adeguate verifiche, scrivere in modo chiaro, accattivante i propri articoli, ponderare i punti di vista. Ciò che cambia radicalmente è il riconoscere le rinnovate dimensioni dell’arena in cui il processo si compie, e adattarvisi. (…) Il cambio di "paradigma" richiesto è piuttosto l'apertura alla possibilità di un'interazione vera, influente tra chi scrive e chi abitualmente legge »

La creazione di nuovi canali fiduciari tra giornalisti e lettori non è l’unica funzione positiva che può derivare da una maggiore apertura dei mezzi di comunicazione alla partecipazione attiva del pubblico. Il libro bianco dell’American Press Institute intitolato "We Media", ne elenca molte altre. La possibilità per i lettori di esprimere commenti, la funzione di filtro delle notizie presenti in rete attraverso i link, il controllo dell’accuratezza delle informazioni pubblicate, l’arricchimento delle fonti e degli spunti a disposizione dei giornalisti grazie alle proposte e ai racconti degli utenti, la possibilità per i giornalisti di chiedere suggerimenti e correzioni al pubblico. Inoltre, la partecipazione modifica il ruolo dell’informazione: il lettori si trasformano da consumatori passivi a protagonisti del processo informativo. Come scrive Rebecca MacKinnon [1]:

« una persona assorbe e rielabora l’informazione a un livello assai più profondo se può anche essere coinvolta in una discussione su di essa, e anche di più se fa il passo successivo di articolare il proprio pensiero scrivendo in uno spazio pubblico »

Le polemiche[modifica | modifica sorgente]

In Italia sono sorte polemiche se il mondo dei siti web debba rimanere senza vincoli legislativi e soggetta solo ad una autoregolamentazione, oppure in alternativa se debbano essere applicate le norme sulla stampa.

Nell'ottobre del 2007 il governo ha presentato un disegno di legge sulla riforma dell'editoria in cui aveva stabilito per i siti l'obbligo della registrazione. La dura replica del mondo web ha portato alla precisazione da parte del sottosegretario Levi che la norma non avrebbe trovato applicazione ai blog.[6]

La disputa si è trasferita sul piano giudiziario quando il tribunale di Modica ha condannato lo storico Carlo Ruta per il reato di stampa clandestina[7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Paolo Campo, La libertà (di stampa) è partecipazione in Europa, 25 aprile 2012, p. 8.
  2. ^ AgoraVox: Le média citoyen
  3. ^ AgoraVox Il cittadino fa notizia
  4. ^ Dato aggiornato a novembre 2008.
  5. ^ Kappaelle su Neapolis RAI 3 - YouTube
  6. ^ Levi
  7. ^ Sicily News

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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