Domodossola

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Domodossola
comune
Domodossola – Stemma Domodossola – Bandiera
Panorama della città dal Sacro Monte Calvario
Panorama della città dal Sacro Monte Calvario
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia del Verbano-Cusio-Ossola-Stemma.png Verbano-Cusio-Ossola
Sindaco Mariano Cattrini (Lista Civica di Centrosinistra "Mariano Cattrini Sindaco") dal 30/05/2011
Territorio
Coordinate 46°06′00″N 8°18′00″E / 46.1°N 8.3°E46.1; 8.3 (Domodossola)Coordinate: 46°06′00″N 8°18′00″E / 46.1°N 8.3°E46.1; 8.3 (Domodossola)
Altitudine 272 m s.l.m.
Superficie 36,9 km²
Abitanti 18 449[1] (31-12-2012)
Densità 499,97 ab./km²
Frazioni Vedi elenco
Comuni confinanti Beura-Cardezza, Bognanco, Crevoladossola, Masera, Montescheno, Trasquera, Trontano, Villadossola
Altre informazioni
Cod. postale I-28845
CH-3907 (ufficio postale svizzero)
Prefisso 0324
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 103028
Cod. catastale D332
Targa VB
Cl. sismica zona 3A (sismicità bassa)
Nome abitanti domesi
Patrono santi Gervasio e Protasio
Giorno festivo 19 giugno
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Domodossola
Sito istituzionale
(FR)
« En arrivant à Domo-Dossola, l'admiration me ferma la bouche; je ne vis que ce paradis qui se déployait devant moi. »
(IT)
« Arrivando a Domodossola, l'ammirazione mi chiuse la bocca; non vidi altro che quel paradiso dispiegato davanti a me. »
(Duchesse d’Abrantes, Mémoires historiques, 1831)

Domodossola (Domo in tedesco, Döm in walser, Dòm in lombardo e dialetto ossolano) è un comune italiano di 18.449 abitanti[1] della provincia del Verbano-Cusio-Ossola.

La città è il centro principale della Val d'Ossola e si trova nella piana del fiume Toce, alla confluenza di Val Bognanco, Val Divedro, Valle Antigorio-Formazza, Valle Isorno e Val Vigezzo.

L'espressione «D come Domodossola» è adottata nell'alfabeto fonetico italiano.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

La città si adagia sul conoide di deiezione del torrente Bogna, che si allarga tra la frazione Caddo di Crevoladossola e il Sacro Monte Calvario, occupando la porzione media del bacino del fiume Toce. Il territorio comunale si estende tra i 238 m s.l.m. e i 2635 m s.l.m., per un totale di 36,9 km².

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Domodossola.

Il clima è alpino con inverni freddi ed estati miti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini del nome

Il geografo greco Claudio Tolomeo (II secolo d.C.) è il primo a citare la città quale probabile capitale dei Leponzi, chiamandola Oscella e Oscela dei Leponzi. Joannes Georgius Graevius, nel Thesaurus antiquitatum et historiarum Italiae: Ligurum et Insubrum, seu Genuensium et Mediolanensium pubblicato nel 1704, identifica Domodossola come Ocella. Nel VII secolo l’Anonimo Ravennate la definisce come civitas e la chiama Oxilla. Intorno al XI secolo la città assume il nome di Domus Oxile, in riferimento alla presenza della chiesa collegiata. Nel XII secolo compaiono Burgus Domi e Burgus Domi Ossule: la dicitura borgo deriva dalla presenza oltre che della chiesa collegiata, anche del castello e del mercato. Il nome successivamente si trasforma in Domiossola, Duomo d'Ossola (Giovanni Capis), Domo d'Ossola nell'ottocento e infine l'attuale Domodossola[2][3].

Italia settentrionale secondo l'Historical Atlas: l'Oscela Lepontiorum nell'area settentrionale della Gallia Transpadana
Resti del castello di Mattarella
La Torretta
(GR)
« Ἑν ταῖς Κοττίαις Ἅλπεσιν Ληποντίων Ὄσκελ(λ)α »
(IT)
« Nelle Alpi Cozie è situata l'Oscel(l)a dei Leponzi »
(Tolomeo, Geografia, 100 d.C. circa)

Dalla Preistoria al Novecento[modifica | modifica sorgente]

Il masso coppellonato nei giardini dei Padri Rosminiani presso il Sacro Monte Calvario, insieme ad altri reperti rinvenuti nell’intera Val d'Ossola fa presumere la presenza di abitanti nella vallata fin dall’epoca preistorica. Tolomeo è tuttavia il primo a fare riferimento all'Oscella, città abitata dai Leponzi, popolazione di origine poco conosciuta: secondo alcuni ramo dei Liguri, secondo altri di derivazione celto-gallica[4].

Con la conquista romana Oscella viene elevata al grado di municipio e diviene capoluogo della Provincia delle Alpi Atrezziane[5]. Con la caduta dell’impero romano l’Ossola subisce l’invasione dei barbari: i palazzi di Oscella vengono distrutti e gli abitanti ridotti in schiavi. È probabilmente durante il regno di Teodorico, re degli Ostrogoti, che si formano le prime opere di difesa sul colle di Mattarella[6]. Il dominio longobardo è durissimo, caratterizzato da violenze e saccheggi; a questi succedono i Franchi. Carlo Magno, generoso verso ecclesiastici e laici, rivitalizza il feudalesimo: molti territori sono in possesso del vescovo-conte di Novara, che costruisce a Oscella il suo castello (castrum novum, ricordato nel 1001). Nel 1014 il vescovo Pietro III il Prudente con solenne diploma ottiene il dominio feudale dell'Ossola.

Le periodiche incursioni dei Vallesani e le lotte accanite tra guelfi, in maggioranza nel borgo, e ghibellini costringono gli Ossolani a chiedere protezione a Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano: il 19 marzo 1381 viene firmato nell'attuale Palazzo San Francesco l'atto di dedizione. Il contratto con i Visconti prevedeva protezione e privilegi agli Ossolani, in cambio di un compenso di 750 fiorini annui[7]. Ai Visconti succedono gli Sforza (1450 - 1535). Il 9 maggio 1517 la pace e trattato di Ponte Tresa sancisce che Stabio ed altre terre del Mendrisiotto appartengano ai dodici Cantoni Elvetici in cambio di Domodossola[8]. Alla caduta di Ludovico il Moro, Domodossola subisce la dominazione spagnola che dura per due secoli, contrassegnati da lotte intestine tra le fazioni, dagli straripamenti del torrente Bogna e dalle epidemie di peste[9]. Nel 1656 sorge il Sacro Monte Calvario per opera di Andrea da Rho e Gioachino da Cassano, due frati cappuccini del convento di Domodossola. Dopo una breve dominazione austriaca, nel 1743 con il trattato di Worms l’Ossola passa interamente ai Savoia. Con Vittorio Emanuele I nel 1818 Domodossola diventa capoluogo della Provincia dell'Ossola (comprendente i mandamenti di Crodo, S. Maria Maggiore, Bannio e Domodossola), che viene abolita nel 1836, ripristinata nel 1844 e abolita definitivamente nel 1861 per unione con la provincia di Novara[10].

Il Novecento[modifica | modifica sorgente]

Tunnel del Sempione

Il 19 maggio 1906 il re Vittorio Emanuele III inaugura il traforo del Sempione: con quest'opera Domodossola e l'intera Ossola diventano una delle più importanti vie del traffico internazionale europeo. Il 23 settembre 1910 la città è teatro del tragico atterraggio di Jorge Chávez Dartnell, conosciuto come Geo Chávez, primo trasvolatore delle Alpi. L’aviatore peruviano, partito da Briga, sorvola il passo del Sempione, ma l’aereo, in fase di atterraggio a Domodossola, cede e precipita. Gravemente ferito, il pilota muore all’ospedale San Biagio pochi giorni dopo[11].

« Cade, con la sua grande anima sola

sempre salendo. Ed ora sì, che vola! »

(Giovanni Pascoli, Bologna, novembre 1910)

Gradualmente la prosperità nella vallata cresce e aumentano le industrie e le centrali idroelettriche che offrono lavoro e richiamano progressivamente migranti in particolare da Veneto, Romagna e Calabria[12]. La prima guerra mondiale richiede tuttavia sacrificio di vite umane, che costa caro anche all'Ossola.

Bandiera della Repubblica dell'Ossola

Durante la seconda guerra mondiale la valle non resta indifferente alla dittatura fascista. I movimenti di liberazione fanno sì che dal 10 settembre al 23 ottobre 1944 Domodossola diventi capitale della Repubblica partigiana dell'Ossola, proclamatasi indipendente dal dominio dittatoriale nel corso della Resistenza. Durante i 43 giorni, il territorio liberato viene gestito democraticamente da una giunta governativa provvisoria che si riunisce presso il Palazzo di Città. La giunta è presieduta da Ettore Tibaldi e annovera, tra gli altri, anche la milanese Gisella Floreanini, nelle vesti di Ministro all'Assistenza. La Floreanini è così la prima donna a ricoprire incarichi governativi in Italia[13].

Negli anni 1950 - 1960 la città è segnata da un costante flusso migratorio. I migranti, provenienti in gran parte dalla Calabria, si stanziano in un quartiere, denominato con il toponimo di Abissinia. Il quartiere poi, con l'arrivo dei frati Cappuccini, in particolare di padre Michelangelo Falcioni, padre spirituale del rione, si trasforma in Cappuccina.

Nel 1992 Domodossola e l’Ossola si uniscono al Cusio e al Verbano formando la provincia del Verbano-Cusio-Ossola, nata per scorporo dalla provincia di Novara.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Domodossola è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare il 21 settembre 1945 per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale[14]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Mentre più spietata infieriva l’oppressione germanica e fascista con il valore e con il cruento sacrificio delle formazioni partigiane e con l’entusiastico concorso delle popolazioni, insorgeva animosamente. Liberato il primo lembo di territorio alle frontiere, costituitasi in libero reggimento di popolo, l’uno e l’altro difendeva contro un nemico inferocito e preponderante per numero e per mezzi. Ravvivava così negli infedeli dell’avvento della democrazia e additava la via alla insurrezione nazionale liberatrice.»
— Valle dell’Ossola, 9 settembre - 15 ottobre 1944

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Piazza Mercato

Piazza Mercato e il centro storico[modifica | modifica sorgente]

(EN)
« The square market-place of Domo d'Ossola is quite picturesque with its arcade supported by columns, its jutting balconies and overhanging roofs, its pillared galleries, and its pavilions surmounted by weather vanes »
(IT)
« Disposta in forma di trapezio, la Piazza del Mercato di Domodossola è piuttosto pittoresca, con le sue arcate sostenute da colonne, i suoi balconi protesi in avanti, i suoi tetti sporgenti, i suoi colonnati e i suoi padiglioni ornati di banderuole »
(Théophile Gautier, Journeys in Italy, 1902)

Simbolo della città, Piazza Mercato è caratteristica per i portici quattrocenteschi a sostegno delle case padronali a balconate e loggette del XV e XVI secolo. I capitelli delle colonne, che sostengono archi romanici e gotici scompagnati, sono finemente scolpiti i e nelle testate recano stemmi delle casate ossolane, tra le quali figurano i De Rodis, i Silva, i Da Ponte e i Ferrari. Nel centro della piazza si ergeva l'antico palazzo trecentesco del Comune, demolito nel 1805 per aprire la strada napoleonica del Sempione[15]. Sul lato settentrionale era localizzato anche il palazzo del vescovo-conte con la relativa torre, mentre a sud si impone ancor oggi il Teatro Galletti. La concessione del mercato settimanale al borgo di Domodossola, secondo la targa posta nel 1891 in piazza, sarebbe stata fatta da Berengario I il 19 dicembre 917. In realtà il diploma originale è stato alterato: certo è che tuttavia il mercato sia assai antico, probabilmente presente già all’epoca dei Leponzi[16].

Piazza Fontana

Di particolare interesse anche la Via Briona, sovrastata dalla torre trecentesca del palazzo vescovile, che, partendo dalla Piazza Mercato, fungeva da via d'accesso per i principali passi transalpini. Racchiusa fra case con tetti in piode e apprezzata per i balconcini sostenuti da cariatidi, era la strada dei mercanti, ove vi transitava anche la diligenza svizzera del Sempione[17].

Restano ormai poche tracce delle antiche mura pentagonali, che già dai primi del 1300 cingevano il borgo di Domodossola. Nucleo principale della cinta muraria era il castello (sito nei pressi dell'attuale piazza Tibaldi), il Castrum novum già citato in pergamene del 1001 e il 1007, che venne abbattuto nel 1804 per aprire la strada napoleonica del Sempione[18]. Oggi sono ancora visibili i resti di una torre angolare unita alle mura su via Facchinetti e la Torretta, bell'esempio di torre in beola locale, cui fu aggiunto il portico e il tetto a metà Ottocento.

Tra i quartieri più antichi del borgo è La Motta (ossia: monticello, cumulo), probabilmente così chiamata per i depositi di detriti dovuti alle inondazioni del torrente Bogna[19]. In via Carina è possibile ammirare abitazioni con balconate in larice, testimonianza dell'influenza walser, mentre fulcro del quartiere è la Piazza Fontana, con al centro la fontana ottagonale e un piccolo obelisco. Obelisco di dimensioni maggiori, proveniente da un antico cimitero, occupa la posizione centrale in Piazza Chiossi. Infine è caratteristico l'arco a sesto acuto a strisce bianche e scure di Vicolo Andromia.

Architettura religiosa[modifica | modifica sorgente]

Collegiata Ss. Gervasio e Protasio
San Carlo che comunica gli appestati

Chiesa Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio[modifica | modifica sorgente]

Monumento nazionale, è stata ricostruita tra il 1792 e il 1798 su disegno dell'architetto regio Matteo Zucchi, a partire da una chiesa preesistente risalente al XV secolo[20]. La collegiata, ricca di stucchi e dorature, è a tre navate con sei cappelle oltre all’altar maggiore. A causa di mancanza fondi, rimase senza facciata fino al 1954, quando, approvato il progetto dell'architetto Giovanni Greppi, con l'aiuto dell'arciprete Monsignor Luigi Pellanda fu completata la nuova facciata[20]. Quest’ultima fa spiccare il portichetto barocco e dà risalto al portale romanico (scoperto durante i lavori), proveniente dalla prima collegiata domese situata nei pressi del castello e demolita a metà Quattrocento per ragioni militari[17]. Nella navata sinistra è visibile un architrave in serpentina (presumibilmente appartenente all’antico portale), donato nel 1954 dalla Fondazione Galletti, raffigurante Carlo Magno nell'atto di ricevere l'orifiamma e una scena della battaglia di Roncisvalle. Tutti gli affreschi interni e i tre grandi catini della navata centrale sono opera di Lorenzo Peretti, mentre il Crocefisso sull’altar maggiore è opera del maestro intagliatore Giorgio de Bernardis. Una pala d’altare di valore, attribuita ad Antonio d’Enrico detto il Tanzio, raffigurante San Carlo che comunica gli appestati è situato nella cappella di San Carlo.

Santuario della Madonna della Neve[modifica | modifica sorgente]

Il Santuario risale al XVII secolo e nell'atrio si presenta con un affresco, dipinto da Carlo Mellerio nel 1674, dedicato proprio al miracolo della nevicata estiva sul colle Esquilino di Roma. La Chiesa, in passato più volte danneggiata dal torrente Bogna, conserva al suo interno numerosi affreschi di pregio. Tra questi il dipinto Matrimonio della Vergine attribuito al pittore fiorentino Luigi Reali e l'ancona di legno dorato e dipinto (che racchiude l’affresco trecentesco della Madonna e del Bambino), opera di Francesco de Tatti.

Architettura civile[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Silva e l'obelisco di Piazza Chiossi
(LA)
« Humilitas alta petit »
(IT)
« L'umiltà aspira a cose eccelse »
(Motto della famiglia Silva, XVI sec.)

Palazzo Silva[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo Silva (Domodossola).

Monumento nazionale, Palazzo Silva fu ristrutturato, a partire da una dimora gentilizia trecentesca preesistente, intorno al 1519 dal condottiero Paolo della Silva, nobile al servizio di Francesco I di Francia[21]. È uno dei migliori esempi di casa patrizia rinascimentale della regione subalpina. Nell'anno 1882 l'edificio venne acquistato dalla Fondazione Galletti e successivamente ceduto al Comune. È ora sede del Museo di Palazzo Silva: in grandi sale gentilizie arredate ospita opere scultoree lignee, stemmi in marmo, reperti etruschi e romani, incisioni, frammenti di mummie egiziane, quadri dal Cinquecento al Settecento, costumi ossolani e armature.

Palazzo Mellerio

Palazzo Mellerio[modifica | modifica sorgente]

Deve il suo nome al Conte Giacomo Mellerio (1777-1847), Gran Cancelliere del Regno Lombardo-Veneto . Il conte, grande benefattore, affidò nel 1816 la costruzione del palazzo al cognato, l’architetto Gian Luca della Somaglia, con l'intento di renderlo un complesso di scuole superiori. Inaugurato il 5 novembre 1818, in questo palazzo il Mellerio fondò il primo ginnasio dell'Ossola[15]. Nel 1837 il conte cedette il palazzo e la direzione del ginnasio all'abate Antonio Rosmini, che vi aggiunse un convitto. Nel 1874, quando scuole e convitto passarono nel nuovo collegio Mellerio-Rosmini, di fronte al Santuario della Madonna della Neve, il palazzo fu ceduto al Comune. Sulla facciata si trovano ancora il medaglione del Mellerio e un bassorilievo di Rosmini. Il palazzo, che ospitò anche la Pretura, è ora sede della Polizia Municipale e di uffici comunali.

Palazzo San Francesco

Palazzo San Francesco[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo San Francesco (Domodossola).

Costruito sulla pianta di una chiesa antecedente (risalente alla fine del XIII secolo), fu acquistato nel 1884 dalla Fondazione Galletti, che vi raccolse le proprie collezioni. Nacque così la prima parte di quello che sarebbe diventato il Museo di Palazzo San Francesco. Successivamente ceduto al Comune, sono in via di completamento i lavori di restauro. È ora visitabile solamente il piano terreno con una raccolta di quadri di pittori vigezzini.

Collegio Mellerio-Rosmini[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo di scienze naturali del Collegio Mellerio Rosmini.

Dedicato al beato Antonio Rosmini, sorge di fronte al Santuario della Madonna della Neve. Il collegio, progettato dall’architetto ticinese Ghezzi, venne inaugurato il 29 settembre 1874. Contiene una ricchissima biblioteca (circa 60.000 volumi) ed è sede del Museo di Scienze Naturali, visitabile su richiesta. È annesso al collegio l’Osservatorio geofisico eretto nel 1876[22].

Palazzo di Città

Palazzo di Città[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sala storica della Resistenza (Domodossola).

Progettato dall’architetto Giovanni Leoni di Torino e recentemente restaurato, è stato edificato nel 1847. Nel 1944 fu sede della Giunta Provvisoria di Governo della Repubblica partigiana dell'Ossola: ai nostri giorni il consiglio comunale si riunisce proprio nella Sala Storica della Resistenza. Nel cortiletto interno del palazzo è presente una lapide, che ricorda il conferimento della medaglia d'oro al valor militare, conferita alla Val d'Ossola nel settembre 1945, per i fatti resistenziali culminanti nel significativo episodio della zona liberata. Antistante il palazzo nel 1899 venne posto il monumento, opera di Francesco Ricci (scultore vigezzino) dedicato a Gian Giacomo Galletti, benefattore cittadino, il cui lascito diede vita alla Fondazione Galletti.

Stazione Internazionale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Domodossola.

La stazione fu edificata quando Domodossola entrò in collegamento ferroviario con Novara nel 1888. Il maggior ampliamento, su progetto dell'architetto Luigi Boffi di Milano, avvenne nel 1906, con l'apertura del traforo del Sempione. La cornice marcapiano in granito di Baveno e le tre cimase sormontate da pennoni danno notevole risalto all'imponente struttura.

Il Sacro Monte Calvario[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sacro Monte di Domodossola.

Il Sacro Monte di Domodossola venne edificato nel 1657 per volontà dei frati Cappuccini Gioacchino da Cassano e Andrea da Rho. Nel 2003 questo straordinario complesso monumentale è stato inserito dall'UNESCO nella Lista del Patrimonio dell'Umanità insieme ad altri sei Sacri Monti piemontesi. Il Sacro Monte di Domodossola è curato dai padri Rosminiani.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[23]

Stranieri[modifica | modifica sorgente]

Strutture sanitarie[modifica | modifica sorgente]

L'entrata vecchia dell'Ospedale San Biagio
Pos. Cittadinanza Popolazione
1 Ucraina Ucraina 270
2 Cina Cina 135
3 Romania Romania 97
3 Marocco Marocco 83
5 Moldavia Moldavia 49
6 Albania Albania 43
7 Svizzera Svizzera 25
8 Serbia Serbia 22
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ospedale San Biagio.

L'unico ospedale cittadino è l'Ospedale San Biagio, risalente a prima del 1245.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

Domodossola è sede:

Alpini[modifica | modifica sorgente]

Dal 1923 è attiva la Sezione di Domodossola degli Alpini. Due sono le Medaglie d'Oro: Silvestro Curotti (Artigliere Alpino Partigiano Caduto durante la guerra di Liberazione a Oira di Nonio sul lago d’Orta il 3 giugno 1944) ed Attilio Bagnolini (Caduto a Passo Mecan (Mai Ceu) il 31 marzo 1936 nel corso della guerra d’Etiopia).

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Università[modifica | modifica sorgente]

L'ARS.UNI.VCO (Associazione per lo sviluppo della cultura, degli studi universitari e della ricerca nel Verbano Cusio Ossola) offre corsi di Ingegneria Informatica, Ingegneria Elettronica, Infermieristica, Fisioterapia, Turismo e Chimica. La sede di Domodossola è presso il "Collegio Mellerio Rosmini".

Scuole superiori[modifica | modifica sorgente]

Scuole private[modifica | modifica sorgente]

Scuole medie[modifica | modifica sorgente]

Musei[modifica | modifica sorgente]

Biblioteca[modifica | modifica sorgente]

Biblioteca Civica "G. Contini"

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Principale teatro cittadino è il "Teatro Galletti" situato in Piazza Mercato.

Media[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Il film-tv della RAI "Quaranta giorni di libertà", regia di Leandro Castellani, narra la storia della breve Repubblica partigiana dell'Ossola. Inoltre nel 2005 a Domodossola è stato girato il film "Buss till Italien" del regista svedese Daniel Lind Lagerlöf. L'unico cinema ancora attivo in città è il Cinema Corso Multisala.

Media locali[modifica | modifica sorgente]

A Domodossola operarono negli anni '70 e '80 numerose emittenti radiotelevisive locali: Tele VCO 2000 (poi trasferitasi a Verbania, dove opera ancora come Tele VCO Azzurra TV); Nuova Radio Ossola FM 94,7; Radio RTO (ora a Ghiffa) FM 94,5,; Radio Domo International FM 102,5 (sulle cui frequenze è ora veicolata Radio Deejay); Radio Studio 103 FM 103 (inizialmente con sede a Caddo e poi a Domodossola in Via Briona); Radio Stereo 2000 FM 101; Radio T. Ossola In (poi Studio 103) FM 92,5, 100,0 e 103,0; Tuttoradio, FM 97,3, 100,200, 102,300, 102,500. Attualmente trasmettono:

I quotidiani d'informazione locali con redazione a Domodossola sono:

Notizie locali sono riportate anche nelle pagine della sezione "Verbano-Cusio-Ossola" de La Stampa.

Musica[modifica | modifica sorgente]

  • Il Civico Corpo Musicale, istituito nel 1868, svolge la sua attività musicale guidato dal maestro Giorgio Coppi e dal presidente Arcangelo Menna.
  • La Cappella Musicale del Sacro Monte Calvario, svolge attività musicale, sia liturgica sia concertistica, nel santuario del SS. Crocifisso al S. Monte e nella Parrocchia di Calice. Istituita nel 1995 riunisce l'attività della Schola Gregoriana del S. Monte Calvario (1995), della Corale di Calice (1974), della Camerata Strumentale di S. Quirico (1989), del Convivio Rinascimentale (1997) e dell'Orchestra da camera della Cappella Musicale del S. Monte Calvario di Domodossola (2003).
  • Originari della città sono Alberto Fortis, celebre cantautore italiano, Vic Vergeat, cantautore e produttore discografico, I Domodossola, complesso musicale della metà anni '70, e Davide Scarpulla, disc-jockey, produttore musicale e artista del gruppo Paps'n'Skar.

Persone legate a Domodossola[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Badulerio, Barro, Borgata Casa Delle Rane, Boschetto, Calice, Calvario, Castanedo, Cisore, Corte, Gabi Valle, Mocogna, Monteossolano, Nosere, San Quirico, Siberia, Vagna, Vauza, Borgata Cisore

Economia[modifica | modifica sorgente]

Domodossola ha un'economia prevalentemente basata sul terziario e sull'industria lapidea sia estrattiva che di lavorazione oltre ad una sviluppata industria meccanica. Le sue vallate sono ricche di dighe e centrali idroelettriche.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Domodossola.
La stazione ferroviaria

La città è un importante snodo ferroviario per quanto riguarda sia il trasporto merci sia il trasporto passeggeri. La stazione internazionale di Domodossola venne inaugurata nel 1906 in seguito all'apertura del Traforo del Sempione e attualmente gestisce un flusso di circa 1.400.000 frequentatori all'anno[24]. La linea internazionale del Sempione collega l'Italia alla Svizzera ed a Parigi attraverso un tunnel lungo quasi 20 km. La stazione di Domodossola è capolinea delle linee:

Inoltre lo scalo merci di Domo 2, situato nel comune di Beura-Cardezza, assume rilevanza strategica nei collegamenti tra l'Italia settentrionale e le regioni dell'Europa centro-occidentale, mettendo in comunicazione i porti di Rotterdam e Genova. La linea che attraversa il Traforo del Sempione rientra infatti tra i progetti prioritari (Priority Project 24)[25] nell'ambito delle reti di trasporto trans-europee (TEN-T Trans-European Networks - Transport) definite dalla Commissione Europea[26].

Autobus[modifica | modifica sorgente]

Dal capolinea autolinee posto nei pressi della stazione internazionale partono autobus diretti ai principali comuni delle valli ossolane e tratte extraurbane dirette a Verbania, Omegna e all'Aeroporto di Malpensa.

Auto e moto[modifica | modifica sorgente]

La città è facilmente raggiungibile da Milano, da Genova e da Torino grazie all'autostrada Autostrada A26 Italia.svg Genova Voltri-Gravellona Toce. A partire da Gravellona Toce l'autostrada prosegue come superstrada Superstrada E62 e, percorrendo l'intera Val d'Ossola, raggiunge Domodossola, continuando poi fino al confine svizzero presso Iselle di Trasquera. Da qui, attraversando il Passo del Sempione, è possibile il collegamento stradale con Briga (CH) (Canton Vallese).

Domodossola è inoltre collegata con Locarno (CH) (Canton Ticino) attraverso la Strada Statale 337 Italia.svg della Val Vigezzo.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Sindaco: Mariano Cattrini

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
29 maggio 2007 29 maggio 2011 Michele Marinello centro-destra Sindaco
30 maggio 2011 in carica Mariano Cattrini centro-sinistra Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Sci[modifica | modifica sorgente]

Originario di Pallanzeno, ma nato a Domodossola è Massimiliano Blardone, salito per 20 volte sul podio in Coppa del Mondo di sci alpino. Luogo di allenamento del campione è stata anche la stazione sciistica domese di Domobianca. Essa consta di 12 piste (1 facile, 7 medie e 4 difficili), lunghe complessivamente 21 km, che si snodano sul versante nord orientale del Moncucco (1896 m s.l.m.). La località sciistica si raggiunge dal centro città, salendo con la strada carrozzabile ai 1080 m s.l.m. dell'Alpe Lusentino.

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

Per due volte Domodossola è stata sede di arrivo di una tappa del Giro d'Italia, la prima nel 1985, l'ultima nel 2006.

Tappe del Giro d'Italia con arrivo a Domodossola
Anno Tappa Partenza km Vincitore di tappa Maglia rosa
1985 18ª Monza 128 Italia Paolo Rosola Francia Bernard Hinault
2006 14ª Aosta 224 Colombia Luis Laverde Italia Ivan Basso

Calcio[modifica | modifica sorgente]

Il principale stadio cittadino, dedicato all'alpino "Silvestro Curotti", è comunale e ha capienza di 1500 posti. Comunali sono anche il campo da calcio in regione "Nosere" e molti campetti frazionali. Società calcistica domese è la Juventus Domo. Molti calciatori professionisti sono nati a Domodossola: tra questi Alessandro Bastrini, Alessandro Bernardini, Giuseppe Scienza, Lorenzo Squizzi e Giovanni Mauro (fondatore dell'Associazione Italiana Arbitri)

Skeleton[modifica | modifica sorgente]

Domesi sono Alberto Polacchi, medaglia d'argento alla Coppa Europea del 2006 e Maurizio Oioli, unico skeletonista italiano in competizione ai Giochi Olimpici di Torino 2006

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31-12-2012.
  2. ^ Capis, op. cit., 3
  3. ^ Ferrari, op. cit., 6
  4. ^ De Maurizi, op. cit., 50
  5. ^ De-Vit, op. cit.
  6. ^ Lions Club, op. cit., 19 Dalla Preistoria al traforo del Sempione, Tullio Bertamini
  7. ^ Lions Club, op. cit., 27 Dalla Preistoria al traforo del Sempione, Tullio Bertamini
  8. ^ Motta, op. cit., 42.
  9. ^ Ferrari, op. cit., 7
  10. ^ De Gaudenzi, op. cit., 54
  11. ^ Carlo Grande, Geo Chávez, dove osò la libellula in La Stampa, 19 luglio 2010. URL consultato il 6 agosto 2011.
  12. ^ Lions Club, op. cit., 56 Dalla Preistoria al traforo del Sempione, Tullio Bertamini
  13. ^ Lions Club, op. cit., 67 La "repubblica" dell'Ossola, Paolo Bologna
  14. ^ Info su www.quirinale.it
  15. ^ a b De Maurizi, op. cit., 62
  16. ^ Ferrari, op. cit., 19.
  17. ^ a b Ferrari, op. cit., 21
  18. ^ De Maurizi, op. cit., 64
  19. ^ Veschambre, op. cit., 89
  20. ^ a b De Maurizi, op. cit., 66
  21. ^ Veschambre, op. cit., 88
  22. ^ Ferrari, op. cit.
  23. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  24. ^ Centostazioni, sito ufficiale.
  25. ^ Priority Project 24 - Mappa in formato PDF.
  26. ^ Priority Project 24 - TEN-T (lingua inglese).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, Giubiasco, Edizioni Metà Luna, 1991.
  • Luciano Vaccaro, Giuseppe Chiesi; Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, Brescia, Editrice La Scuola, 2003.
  • Anni Veschambre, L'Ossola e le sue meraviglie, Varese, Macchione Editore, 2003.
  • Giovanni De Maurizi, L'Ossola e le sue valli, Verbania, Edizioni Grossi, 1977.
  • Edgardo Ferrari, Le guide: Domodossola, Domodossola, Edizioni Grossi, 1998.
  • Paolo Bossi, Teresio Valsesia, Scoprire l'Ossola e le sue valli, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1988.
  • Giovanni Capis, Memorie della corte di Mattarella o sia del Borgo di Duomo d'Ossola, Domodossola, Edizioni Grossi, 2002.
  • Lions Club Domodossola, Terra d'Ossola, Domodossola, Edizioni Grossi, 2005.
  • Vincenzo De-Vit, La Provincia Romana dell'Ossola, Domodossola, Libreria Rizzardi, 1979.

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