Compagnia della Morte

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La Compagnia della Morte è un'associazione militare medioevale di cavalieri che, secondo la tradizione, sarebbe stata organizzata ed equipaggiata da Alberto da Giussano. Avrebbe avuto una grande importanza durante la battaglia di Legnano (29 maggio 1176), in quanto, sotto il comando proprio di Alberto da Giussano, avrebbe difeso fino allo stremo il Carroccio della Lega Lombarda contro l'esercito imperiale di Federico I Barbarossa. Da Chronica Galvanica di Galvano Fiamma possiamo leggere:

« Saputo dell’arrivo dell’imperatore, i Milanesi ordinarono di preparare le armi per poter resistere. E viene fatta una società di novecento uomini eletti che combattevano su grandi cavalli i quali giurano che nessuno sarebbe fuggito dal campo di battaglia per paura della morte e non avrebbero permesso che nessuno tradisse il comune di Milano; e inoltre giurarono che sarebbero scesi in campo a combattere contro l’imperatore ogni giorno. A quel punto la comunità scelse le armi e il vessillo e ad ognuno venne dato un anello in mano; e vennero reclutati come cavalieri al soldo del comune così che, se qualcuno fosse fuggito, sarebbe stato ucciso. Capo di questa società era Alberto da Giussano che aveva il vessillo del comune. Poi venne fatta un’altra società di fanti scelti per la custodia del carroccio, i quali tutti giurarono di preferire morire che fuggire dal campo di battaglia. E vengono fatte trecento navi a forma di triangolo e sotto ad ognuna c’erano sei cavalli coperti, così da non essere visti, che trascinavano le navi. In ogni nave vi erano dieci uomini che muovevano falci per tagliare l’erba dei prati come i marinai muovono i remi: era una costruzione terribile contro i nemici »
(Galvano Fiamma, Chronica Galvanica cap. 291 f. 81v)

Tale compagnia sarebbe stata assemblata per la verità alla svelta, mancando la fanteria di un valido supporto a cavallo ed arruolata da Alberto da Giussano nel bresciano o comunque nelle zone orientali che meno avevano contribuito con fanterie e salmerie. I cavalieri sarebbero da intendersi non in senso medievale e romantico, ma come semplici "montati a cavallo", particolarmente cruenti e agguerriti, destinati a portare scompiglio nelle file nemiche (ossia nel senso militare e tattico del termine "cavalleria").

Secondo la tradizione vestivano una sorta di veste scura (nera e grigia, tagliata verticalmente) allacciata ai fianchi, a coprire le protezioni, con probabilmente il simbolo del teschio sui tradizionali piccoli scudi ogivali di legno.

Il motto o grido di battaglia potrebbe essere secondo fonti scarsamente documentate e attendibili "Sant'Ambrogio!" (il che sarebbe però in aperto contrasto con l'origine di molti di essi, presunta bresciana).

Di tale corpo, a dimostrazione della rapida formazione e dell'uso particolare che ne venne fatto (supporto durante la Battaglia di Legnano, in cui i soldati dell'esercito della Lega Lombarda erano appiedati e privi di supporto), si perse successivamente ogni informazione.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Grillo, "Legnano 1176. Una battaglia per la libertà", Laterza, 2010 - ISBN 9788842092438
  • Alberto Peruffo, Alberto da Giussano tra realtà e mito
  • Federico A. Rossi Di Marignano: "Federico Barbarossa e Beatrice di Borgogna. Re e regina d'Italia", Mondadori, 2009, ISBN 8804586761 ISBN 9788804586760
  • Don Rinaldo Beretta - 1914 - Della compagnia della Morte e della compagnia del Carroccio alla battaglia di Legnano, A.S.L., a. XLI, fasc. 1-2, pp. 240–256 [Ripubblicato, con ampi rimaneggiamenti e aggiunte, quale seconda parte de Il giuramento di Pontida e la Società della Morte nella battaglia di Legnano: Storia o leggenda?, Como 1970, pp. 41–82. Ripreso poi da Grado Giovanni Merlo nella silloge Alberto da Giussano: una leggenda nella storia, Giussano, 2001, pp. 77–97].[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il giuramento di Pontida, storia o leggenda?

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]