Battaglia di Gamenario

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Battaglia di Gamenario
parte delle battaglie tra Guelfi e Ghibellini
Castel Gamenario in un disegno di Clemente Rovere del XIX secolo.
Castel Gamenario in un disegno di Clemente Rovere del XIX secolo.
Data 22 aprile 1345
Luogo forte di Gamenario, Santena
Esito Vittoria monferrina
Schieramenti
Armoiries Anjou Jérusalem.svg Regno di Napoli
Chieri-Stemma.png Chieri (Guelfi)
Armoiries Montferrat.png Monferrato
Blason73.PNG Asti (Ghibellini)
Blason73.PNG Pavia
Comandanti
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La Battaglia di Gamenario si svolse il 22 aprile 1345 presso Gamenario una località fra Santena e Rivera tra le forze guelfe degli Angiò e quelle ghibelline facenti capo al marchese Giovanni II del Monferrato.

Nella battaglia che fa parte degli scontri tra guelfi e ghibellini piemontesi, il Paleologo riportò un esaltante vittoria e parecchi cronisti piemontesi dal XIV secolo al XVI secolo ne ricordarono le gesta.[1]

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Nel 1339, Giovanni II Paleologo dopo alcuni tentativi, con l'aiuto delle famiglie astigiane Guttuari e Turco era riuscito a farsi proclamare governatore della repubblica astese, cacciando la fazione guelfa capeggiata dai Solaro.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica Astese (1095).

In quel tempo era imperatore del Sacro romano impero Enrico VII di Lussemburgo[non chiaro] e sul trono di Napoli la regina Giovanna d'Angiò. Il Paleologo che era riuscito a soggiogare Mondovì, Cherasco, Savigliano, per aumentare la propria influenza territoriale scacciò prima i Falletti da Alba ed in seguito mosse verso il territorio di Chieri, baluardo del potere angioino in Piemonte.[2]

Giovanna, salita al trono di Napoli nel 1343, per arginare le mire monferrine inviò il proprio siniscalco Rinforzato o Reforza d'Agoult che nel maggio del 1344 riconquistò Verzuolo e nel 1345 liberò Alba con l'aiuto dei guelfi chieresi e dei Falletti.

Reforza si diresse verso il castello di Gamenario dove si erano rifugiati i ghibellini chieresi.

Lo scontro[modifica | modifica sorgente]

Reforza pose l'assedio alla fortezza di Gamenario, ma gli occupanti concordarono con gli avversari che se gli aiuti del Marchese del Monferrato non fossero giunti entro venerdì 22 aprile (vigilia di San Giorgio) essi si sarebbero arresi.

A suggellare il patto si offrirono come ostaggi al siniscalco Reforza un gruppo di personaggi tra cui un nobile che si chiamava Ravaglioso.

Giovanni II del Monferrato, che era stato posto a capo di una lega anti-angioina che comprendeva i ghibellini piemontesi e pavesi, sopraggiunse la mattina del 22 aprile sul campo d'assedio ed inviò il proprio araldo a sfidare i francesi e dare inizio alla battaglia.

Reforza, consigliato dal nobile provenzale Basteto del Podio, fece suonare le campane del vespro alle ore 15, forzando la resa degli assedianti e proprio mentre questi discutevano ancora con i francesi, fece gettare un ponte sul fossato e con le sue truppe si diresse alle porte della città piantandone le insegne angioine.

Ma Giovanni che stava sopraggiungendo con il duca di Brunswick (suo parente) raggiunse alle spalle lo schieramento nemico.

Lo scontro fu breve ed incerto. Al grido di «Rommen Rheiter, sus Romme Rheiter» («cavalieri latini, orsù cavalieri latini») la vittoria arrise ai ghibellini, che recuperarono la fortezza e assestarono un duro colpo al potere di Roberto e Giovanna d'Angiò in Piemonte. Nello scontro perse la vita il d'Agoult anche se al marchese dispiacque non avergli potuto evitare la morte.

Per celebrare la vittoria, Giovanni fece erigere ad Asti una chiesa in onore di San Giorgio, poiché la battaglia accadde in prossimità della festa di questo santo, particolarmente sentito nella cultura cavalleresca.

[modifica | modifica sorgente]

Giovanni II, sconfitti i francesi, ottenne Alba, Acqui Terme, Ivrea e Valenza; Luchino Visconti, anch'egli partecipante alla lega contro gli Angiò, ottenne Alessandria, mentre i Savoia ebbero Chieri.

Il giovane duca Ottone di Brunswick-Grubenhagen, al suo "battesimo del fuoco", in seguito soggiornerà a lungo in Asti e più tardi impalmerà Giovanna di Napoli, la sfortunata regina guelfa che in seguito alla sconfitta di Gamenario fu costretta al ritiro angioino dallo scacchiere piemontese essendo la propria influenza minata alle fondamenta.Infatti, a seguito della sconfitta, molte città piemontesi, si dichiararono indipendenti cacciando i podestà angioini.

Il poemetto sulla Battaglia di Gamenario[modifica | modifica sorgente]

Una curiosa Romanza, in lingua francese (senza mescolanze provenzali)[3], venne composta alla corte del marchese Giovanni II per celebrare la vittoria di Gamenario.

Si sono fatte alcune supposizioni sull'identità e la provenienza dell'autore. Forse fu cortigiano alla corte del Paleologo anche se i versi non sono quelli di un adulatore a senso unico, ma egli dispensa anche parole di gloria agli angioini.

Secondo Ricaldone è probabile che possa essere stato un astigiano, dato che nel poema si citano ben 34 personaggi astesi. Se l'autore fu italiano, conosceva comunque molto bene il francese del tempo (lingua d'oïl) dato che la romanza contiene pochissimi italianismi.

Alcune famiglie ghibelline astigiane (Alfieri, Guttuari, Isnardi) presentano motti francesi sui propri blasoni a conferma di una certa affinità con quella lingua.

Il poemetto consta di 692 versi quaternari accoppiati a rima baciata, non sempre perfetta. Ecco come esso esordisce:

« Sur le doulx temps que reverdissent
Toutes choses et bois fuerlissent
Et oyseaulx a chanter se mettent
Sur les arbres que leurs fleurs jettent
En l'année de deux foix vint
Mil et trois cent et cinq advint
Qu'en Sicille eut une royne
Que haioit la part Gibeline
Et avoit Guelphez en chierté... »
(Cronica del Monferrato di Benvenuto di San Giorgio)

Gamenario oggi[modifica | modifica sorgente]

La fortezza chierese che oggi sarebbe situata a circa 1 chilometro ad ovest dell'abitato di Santena, esisteva ancora verso la metà del XIX secolo, ne è prova il disegno di Clemente Rovere pubblicato nel Piemonte antico e moderno delineato e descritto[4]. Secondo l'illustrazione, la costruzione era situata sopra una collinetta e dominava la pianura chierese. In seguito, il Casalis la identificò come la Domus Gamenaria, presente in una carta topografica del comune di Chieri del 26 ottobre 1366. Questa località è presente anche nella carta Theatrum Pedemontii et Sabaudiae stampata a L'Aia nel 1726.

La carta d'Italia dell'Istituto Geografico Militare al foglio 68 riporta ancora oggi un loco identificato come cascina Gamenario, senza però alcuna traccia delle vestigia di un tempo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Natale Ferro, Gli Astesi alla Battaglia di Gamenario (1345), Il Platano, Anno XIV, pg.74
  2. ^ Augusto Cavallari Murat, Antologia Monumentale di Chieri, 1969, Torino p. 44
  3. ^ Natale Ferro, Gli Astesi alla Battaglia di Gamenario (1345), Il Platano, Anno XIV, pag. 77
  4. ^ Natale Ferro, Gli Astesi alla Battaglia di Gamenario (1345), Il Platano, Anno XIV, pg.76

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Goffredo Casalis, Dizionario Storico Geografico degli Statuti di Sua Maestà, Torino, 1833.
  • Augusto Cavallari Murat, Antologia Monumentale di Chieri, 1969, Torino.
  • Giuseppe Cerrato, La battaglia di Gamenario, Atti della Società Ligure di Storia Patria, ser. II, vol. XVII, Genova 1885.
  • Natale Ferro, Gli Astesi alla Battaglia di Gamenario (1345), Il Platano, Anno XIV.
  • Luciano Formisano, Per il testo della battaglia di Gamenario, Studi Piemontesi, VII (1978).
  • Antonio Gallenga. Storia del Piemonte dai Primi Tempi alla Pace di Parigi del 30 marzo 1856. Torino, 1856.
  • Serafino Grassi, Storia della città di Asti, Asti 1891 (II ediz.) II.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]