Partito pigliatutto

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Il partito pigliatutto (o catch-all party, definizione di Otto Kirchheimer del 1966) nasce nel secondo dopoguerra per l'esigenza da parte dei partiti di massa di attrarre il massimo numero di elettori e di trascendere dunque gli interessi di gruppo al fine di conquistare una fiducia generale.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Proprio per tale definizione, dunque, il politologo Gianfranco Pasquino tende a preferire la traduzione di partito "pigliatutti" piuttosto che "pigliatutto" poiché il termine inglese "all" segnala l'obiettivo perseguito della conquista di tutti gli elettori disponibili per tutte le cariche acquisibili e non di tutto il potere o di tutte le risorse; in questo senso difatti, per Pasquino, tutto in inglese, sarebbe "whole" o "everything". Ma l'abbondante letteratura in materia continua ad usare l'espressione "pigliatutto".

Alcune caratteristiche che contraddistinguono questa nuova forma partito e che le consentono di saper parlare a tutto l'elettorato e non a specifici gruppi sociali:

  1. Una drastica riduzione del bagaglio ideologico;
  2. Una minor accentuazione del riferimento a una specifica classe sociale per reclutare elettori tra la popolazione in genere;
  3. Assicurare l'accesso a diversi gruppi di interesse.

Ad ogni modo la principale caratteristica di tale partito, secondo Kirchheimer, è il concentrare tutte le sue energie nella competizione elettorale attraverso la scelta di temi consensuali che trovano ampio consenso nella popolazione (si pensi per esempio, in questi ultimi anni, al tema della sicurezza, ormai divenuto seppur con accenti diversi, patrimonio di tutte le maggiori forze politiche che aspirano al governo).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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