Bandiera d'Italia

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Tricolore italiano

Bandiera d'Italia

FIAV FIAV 111000.svg
Proporzioni 2:3
Colori Pantone

██  (17-6153)

██  (11-0601)

██  (18-1662)

CMYK

██  (C:100 M:0 Y:100 K:00)

██  (C:0 M:0 Y:0 K:0)

██  (C:0 M:100 Y:100 K:00)

RGB

██  (R:0 G:146 B:70)

██  (R:255 G:255 B:255)

██  (R:206 G:43 B:55)

Tipologia Bandiera nazionale
Data di adozione {{{adozione}}}
Cessazione {{{cessazione}}}
Nazione Italia
Ente {{{ente}}}
Soprannome: {{{soprannome}}}
Altre bandiere ufficiali
Insegna navale militare Naval Ensign of Italy.svg
Insegna navale civile Civil Ensign of Italy.svg
Bompresso Naval Jack of Italy.svg
Insegna presidenziale Presidential flag of Italy.svg
Stendardo reale [[Image:{{{reale}}}|55px|border|]]
Insegna governativa [[Image:|55px|border|]]
Bandiera civile [[Image:{{{bandiera civile}}}|55px|border|]]
Aeronautica [[Image:{{{aeronautica}}}|55px|border]]
Bompresso (verso) Naval Jack of Italy (verso).svg
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Foto
Piazza Venezia dal Vittoriano.jpg
Il Tricolore italiano sventola su Piazza Venezia a Roma
« Non è un caso che i Padri Costituenti, come simbolo di questo insieme di valori fondamentali, all'articolo 12, indicarono il tricolore italiano.

Il tricolore non è semplice insegna di Stato. È un vessillo di libertà, di una libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di uguaglianza, di giustizia nei valori della propria storia e della propria civiltà.

Per questo, adoperiamoci perché in ogni famiglia, in ogni casa ci sia un tricolore a testimoniare i sentimenti che ci uniscono fin dai giorni del glorioso Risorgimento. »
(Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica Italiana, Intervento alla cerimonia ai Complessi Monumentali di San Martino della Battaglia e di Solferino in occasione del Giorno dell'Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate, il 4 novembre 2001)

La bandiera italiana è il Tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni, così come è definita dall'articolo nº 12 della Costituzione della Repubblica Italiana del 27 dicembre 1947, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana nº 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947.

Il 7 gennaio la stessa bandiera è protagonista della giornata nazionale della bandiera, istituita dalla legge nº 671 del 31 dicembre 1996.

L'articolo nº 292 «Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato» del codice penale tutela la bandiera italiana così:

« 
  1. Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1 000 a euro 5 000. La pena è aumentata da euro 5 000 a euro 10 000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale.
  2. Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni.
  3. Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali.
 »

Indice

[modifica] Origine guelfa

Il tricolore italiano deriva dallo stendardo dei guelfi, che era una bandiera bianca con l'aquila rossa che aggriffava il drago verde, fu infatti la vittoria definitiva dello schieramento guelfo sui ghibellini a dare origine al tricolore bianco,rosso e verde, segno di appartenenza alla tradizione cattolica italiana, nel corso degli anni subirà molti cambiamenti ma le origini e i tre colori rimarranno immutati.[senza fonte]

[modifica] La nascita della bandiera

I primi a ideare la bandiera nazionale erano stati due patrioti e studenti dell'Università di Bologna, Luigi Zamboni, natio del capoluogo emiliano, e Giovanni Battista de Rolandis, originario di Castell'Alfero (Asti), che nell'autunno del 1794 unirono il bianco e il rosso delle rispettive città al verde, colore della speranza. Si erano prefissi di organizzare una rivoluzione per ridare al Comune di Bologna l'antica indipendenza perduta con la sudditanza agli Stati della Chiesa. La sommossa, nella notte del 13 dicembre, fallì e i due studenti furono scoperti e catturati dalla polizia pontificia, insieme ad altri cittadini.

[modifica] Le repubbliche giacobine

Come altre bandiere, anche l'italiana si ispira alla bandiera francese introdotta con la rivoluzione del 1789. Quando l'armata di Napoleone attraversò l'Italia, a partire dal marzo 1796, bandiere di foggia tricolore vennero adottate tanto dalle varie neonate repubbliche giacobine, quanto dai reparti militari che affiancavano l'esercito francese.

[modifica] La Legione Lombarda

Il primo esempio di tricolore italiano fu adottato l'8 ottobre 1796 come distintivo della guardia civile milanese, la Legione Lombarda, e subito dopo dalla Legione Italiana composta da soldati provenienti dall'Emilia e dalla Romagna.

Il bianco e rosso dall'antico stemma comunale di Milano (il vessillo crociato rosso su campo bianco, poi diffusosi in tutta la Pianura Padana) furono abbinati al verde che già a partire dal 1782 costituiva la tonalità delle uniformi della Guardia Civile milanese: il verde era infatti il colore di Milano fin dai tempi dei Visconti, dinastia che si fregiava di tale cromatismo nel proprio stemma araldico.

Le prime bandiere militari furono certamente composte ad imitazione della forma del tricolore francese, tanto che una piccola leggenda di parte francese volle che essa comparve la prima volta quando un soldato portò in battaglia contro gli austriaci una bandiera francese in cui il blu era stato sostituito dal verde per errore o per mancanza della tintura necessaria.

[modifica] La Repubblica Cispadana, Reggio Emilia e la nascita del tricolore italiano

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Repubblica Cispadana e Reggio Emilia.
La settecentesca Sala del Tricolore, oggi sala consiliare del comune di Reggio Emilia. Qui nasce la bandiera italiana.

Il tricolore italiano è decretato il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia come bandiera della Repubblica Cispadana, proposto da Giuseppe Compagnoni.

Il 27 dicembre 1796, si riunì, a Reggio nell'Emilia, il Congresso Cispadano, riunito per decretare la nascita della Repubblica Cispadana, che comprendeva i territori di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio. L'assemblea si componeva di 110 delegati, sotto la presidenza del ferrarese Carlo Facci. Nella riunione del 7 gennaio 1797 il sacerdote Giuseppe Compagnoni fece decretare «che lo stemma della Repubblica Cispadana sia innalzato in tutti quei luoghi ne' quali è solito che si tenga lo stemma della sovranità» e che «l'era della Repubblica Cispadana incominci dal primo giorno di gennaio del corrente anno del 1797». Egli, inoltre, propose che lo stendardo o bandiera Cispadana, formato dai colori verde, bianco e rosso, fosse «reso universale». La proposta venne approvata nella seduta del 21 gennaio, tenutasi a Modena dove, nel frattempo, erano stati spostati i lavori del congresso.

[modifica] I tricolori precedenti al 7 gennaio 1797

Ci sono una serie di precedenti fatti storici che indicano che la nascita del Tricolore è precedente alla data ufficiale del 7 gennaio 1797 in Reggio nell'Emilia. Qui di seguito vengono riporati i principali:

[modifica] Il precedente tricolore di Felina

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Felina.

Una origine di circa ottanta giorni più remota, rispetto a Reggio nell'Emilia, è stata ipotizzata dal professor Giuseppe Giovanelli. Egli faceva riferimento alla seduta comunale del 22 ottobre 1796, tenuta presso il palazzo comunale del Fariolo, allora ancora sede del Comune di Felina, in cui si trattava l'unione dei paesi di Felina e Braglia alla Repubblica Reggiana.

L'ordine del giorno venne discusso alla presenza dell'avvocato Antonio Francesco Rondoni, rappresentante plenipotenziario reggiano, ed era composto da dodici punti ed il settimo di questi era così formulato:

« Potrà il Popolo suddetto distruggere la bandiera dell'ex feudatario e farne una tricolorata colle parole: Libertà, Egualianza. »

L'ordine del giorno di quella seduta è conservato presso gli archivi comunali di Reggio nell'Emilia, fra i fascicoli dell'anno 1796 che riguardano la richiesta dei diversi comuni per riunirsi alla città. Che esso sia stato anche approvato proprio il 22 ottobre 1796, Giuseppe Giovanelli lo desumeva dal fatto che tra i punti discussi e riportati mancano il quinto e il sesto. Ciò fa supporre che siano stati trascritti solo gli argomenti discussi ed approvati.[1] [2]

[modifica] Il precedente tricolore di Novellara

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Novellara.

Bisogna da ultimo aggiungere che abbiamo altre testimonianze, precedenti il 22 ottobre 1796, che attestano come vi fosse già una diffusa sensibilità nell'identificare i colori bianco, rosso e verde come simbolo della libertà e della nazione italiana.

Infatti, il 19 ottobre 1796 venne dato a Novellara un pranzo in onore del generale Napoleone Bonaparte. Nei documenti che testimoniano quest'avvenimento si legge:[3][1][2]

« I Quattordici, con i cingoli a tre colori, si recavano festanti ad incontrare il generale. »

Più avanti, nello stesso documento si dice che alle domande del generale Napoleone Bonaparte riguardanti il motivo della carcerazione dell'avvocato Giuseppe Cuoghi, giudice di Novellara e consigliere al Ministero degli Affari Esteri degli Stati Estensi, gli fu risposto che:[4]

« ... fece atterrare l'albero della libertà a Bagnolo, secondo paese degli ex conti Gonzaghi, dipinto a tre colori, coccarda italiana nazionale rosso, verde, bianca. »

[modifica] Il precedente Tricolore di Bologna

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Bologna.

Un'altra attestazione di un precedente Tricolore, l'abbiamo il 18 ottobre 1796 (27 vendemmiaio anno V) a Bologna.

Nell'Archivio di Stato di Bologna è conservato un atto (faldone napoleonico I/5: Senato Provvisorio - Atti della Assunteria di magistrati, 10 maggio 1796 - 30 ottobre 1796 foglio 542) La congregazione dei magistrati e deputati aggiunti di Bologna: davanti al cittadino De Bianchi: cittadini senatori Segni, Malvezzi, Isolani, Angeletti, Bargellini, Cospi, Marescalchi, Bentivoglio, con i cittadini legali consigliere Gavazzi, il sindaco Tacconi ed l'avvocato Antonio Aldini, deliberano cinque punti, nel terzo è scritto chiaramente: Bandiera coi colori Nazionali [5]

« Richiesto quali siano i colori Nazionali per formarne una Bandiera, si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso. »

[modifica] Il precedente tricolore Cispadano

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Repubblica Cispadana.

Nei giorni precedenti, dal 16 al 18 ottobre 1796, a Modena si tenne il Congresso al quale parteciparono i delegati di quattro città, Bologna, Ferrara, Modena e Reggio nell'Emilia, e che decretò la nascita della Confederazione Cispadana, con l'avvocato Antonio Aldini presidente.

Il Congresso deliberò, inoltre, la costituzione di una Legione Cispadana, per appoggiare la Francia nella guerra contro l'Austria. La Legione Cispadana era costituita da circa 3 000 volontari suddivisi in cinque Coorti da 600 volontari l'una. Il Congresso decretò che[5]:

« Si decreta la costituzione della Confederazione Cispadana, e la formazione della Legione Italiana, le cui coorti debbono avere come bandiera il vessillo bianco, rosso e verde adorna degli emblemi della libertà. »

[modifica] La Repubblica Italiana ed il Regno d'Italia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Repubblica Italiana (1802-1805) e Regno d'Italia (1805-1814).

[modifica] Bandiere napoleoniche

Di seguito le bandiere di:

[modifica] La Restaurazione

Con la rioccupazione austriaca, completata nel 1814 dal Bellegarde ai danni di Eugenio di Beauharnais, il tricolore italiano venne del tutto abbandonato, quale simbolo del trascorso regime napoleonico. Con esso, infatti, certamente si identificava. Così, il primo segnale pubblico delle intenzioni austriache di dissolvere l'esercito del Regno d'Italia consistette nel divieto, impartito dal Bellegarde il 13 giugno 1814, di indossare coccarde tricolori, evidentemente assai diffuse.

Con certezza Francesco II e Bellegarde erano piuttosto convinti che non fossero, nel frattempo, maturati altri legami. Nonostante una prima, assai pavida, riapparizione, nei moti dell'Emilia e della Romagna del 1831.

[modifica] Il Risorgimento

[modifica] Bandiere pre-unitarie (1831)

Di seguito le bandiere di:

[modifica] Bandiere pre-unitarie (1847-1849)

Abbandonato per un'intera generazione, quasi d'improvviso il tricolore ricomparve un po' dappertutto in Italia grossomodo a partire dalla fine del 1847. In Toscana, ad esempio, esso riapparve una prima volta a Lucca, ai primi di settembre, in mano a manifestanti che richiedevano al Granduca la concessione della Guardia Civica. Alcuni giorni più tardi nelle mani dei giovani della comunità israelitica di Livorno. Sinché anche a Firenze, il 12 settembre, esse comparvero accanto a quelle del Granducato rosse e bianche.

Semplicemente, esso veniva riconosciuto quale «la bandiera nazionale italiana» ed i suoi colori erano «quei colori più simpatici al Popolo sotto i quali già combattono i nostri in Lombardia», come recita una petizione datata 17 aprile 1848, e sottoposta dalla guardia civica livornese in procinto di partire per il fronte.

Da lì in avanti fu un diluvio, seppur nella diversità delle fogge e degli stemmi distintivi: Milano combatté con esso le cinque giornate dal 18 marzo, Pio IX lo adottò il 18 marzo, Venezia il 22 marzo, Ferdinando II il 3 aprile (e sino al 19 maggio, poco oltre il colpo di stato), Parma il 9 aprile, il Granducato di Toscana il 17 aprile, il Regno di Sardegna il 23 marzo[6], giusto il primo giorno della prima guerra di indipendenza. Al passaggio del Ticino Carlo Alberto lo consegnava ai reparti, mentre un proclama rivolto ai popoli del Lombardo-Veneto spiegava:

« I destini d'Italia si maturano; sorti più felici arridono agl'intrepidi difensori di conculcati diritti.Per amore di stirpe, per intelligenza di tempi, per comunanza di voti, Noi ci associammo primi a quell'unanime ammirazione che vi tributa l'Italia.

Popoli della Lombardia e della Venezia! Le nostre armi che già si concentravano sulla vostra frontiera quando voi anticipaste la liberazione della gloriosa Milano, vengono ora a porgervi nelle ulteriori prove quell'aiuto che il fratello aspetta dal fratello, dall'amico l'amico.

Seconderemo i vostri giusti desiderii, fidando in Dio, che è visibilmente con Noi, di quel Dio, che ha dato all'Italia Pio IX, di quel Dio, che con maravigliosi impulsi pose l'Italia in grado di fare da sè.E per viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana, vogliamo che le nostre truppe entrando nel territorio della Lombardia e della Venezia portino lo scudo di Savoia sovrapposto alla bandiera tricolore italiana. »
(Carlo Alberto di Savoia, proclama del 23 marzo 1848.)

Vennero realizzati 70 vessilli da due tappezzieri con dimensioni da fanteria.[6] I reparti che non ricevettero in tempo la nuova bandiera iniziarono la campagna del 1848 con la bandiera azzurra dei Savoia sulla quale venne applicato un nastro tricolore.

Di seguito le bandiere di:

[modifica] Bandiere pre-unitarie (1859-1860)

Di seguito le bandiere di:

[modifica] L'Italia unita

[modifica] Il Regno d'Italia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Regno d'Italia (1861-1946).

Questa bandiera diverrà, a partire dal 14 marzo 1861 la bandiera del Regno d'Italia, anche se la legge che definisce la forma esatta della bandiera arriverà solo nel 1923[8]. Con essa si sancì che la Bandiera Nazionale è quella con lo stemma della Casa Savoia, mentre la Bandiera di Stato è quella con lo stemma sormontato dalla Corona. Quest'ultima si utilizzava per residenze dei sovrani, sedi parlamentari, pubblici uffici e rappresentanze diplomatiche. La bandiera compariva anche nello Stemma del Regno d'Italia.

[modifica] La Repubblica Sociale Italiana

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Repubblica Sociale Italiana.

Lo Stato Nazionale Repubblicano, nato il 23 settembre 1943 ebbe una bandiera di fatto nel Tricolore italiano, che venne utilizzata fino al 30 novembre 1943, quando, il 1 dicembre 1943 furono ufficializzate la bandiera nazionale e la bandiera di combattimento per le Forze armate del nuovo stato denominato Repubblica Sociale Italiana.

La bandiera di combattimento delle Forze armate della Repubblica Sociale Italiana fu cambiata il 6 maggio 1944.

La bandiera nazionale fu ammainata definitivamente il 25 aprile 1945, con lo scioglimento dal giuramento per militari e civili, quale ultimo atto del governo di Benito Mussolini, mentre la bandiera di combattimento fu ammainata ufficialmente il 3 maggio 1945, con la Resa di Caserta, realmente il 17 maggio 1945, quando l'ultimo reparto combattente della Repubblica Sociale Italiana, la Sezione di Artiglieria di Marina, dipendente dalla Batteria di Artiglieria di Marina dell'Unità Atlantica di Fanteria di Marina, a Saint Nazaire, base navale per sottomarini tedeschi sull'estuario della Loira (Francia) - altro posizionamento alternativo era la Fortezza del Vallo Atlantico Gironde Mündung Süd a Pointe de Grave sull'estuario della Gironda (Francia), cessò le ostilità arrendendosi[9][10].

L'aquila argentea fu il tradizionale simbolo dell'antica repubblica romana mentre l'aquila aurea lo era dell'impero romano). Il fascio littorio dorato è un antico simbolo romano che fu scelto da Benito Mussolini ad emblema ufficiale del fascismo. Il fascio intendeva rappresentare l'unità degli italiani (il fascio di verghe tenuto assieme), la libertà e l'autorità intesa come potere legale (in origine il fascio littorio era usato come insegna dai magistrati aventi iuris dictio, ovvero aventi potere di presiedere i processi, giudicare i casi e emettere le sentenze).

[modifica] La bandiera nazionale

La bandiera nazionale della Repubblica Sociale Italiana fu ufficializza da tre atti pubblici:

« Il Consiglio dei Ministri ha poi deciso che dal 1 dicembre p. v. lo Stato nazionale repubblicano prenda il nome definitivo di "Repubblica Sociale Italiana". Ha inoltre stabilito che la bandiera della Repubblica Sociale Italiana è il tricolore, col fascio repubblicano sulla punta dell'asta... »
« Schema di decreto col quale si stabilisce la foggia della bandiera della Repubblica Sociale Italiana e della bandiera di combattimento delle Forze Armate»
« La bandiera della Repubblica Sociale Italiana è formata da un drappo di forma rettangolare interzato in palo di verde, di bianco e di rosso con il verde all'asta sormontata dal Fascio Repubblicano. Il drappo deve essere alto due terzi della sua lunghezza ed i tre colori vanno distribuiti nell'ordine anzidetto ed in parti uguali.»
(Articolo n. 1 del decreto legislativo del Duce della Repubblica Sociale Italiana e Capo del Governo n. 141 del 28 gennaio 1944 - XXII E.F. Foggia della bandiera nazionale e della bandiera di combattimento delle Forze Armate, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale d'Italia n. 107 del 6 maggio 1944 - XXII E.F.)

[modifica] La bandiera di combattimento

Le bandiere di combattimento delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana furono ufficializze da tre atti pubblici:

« Il Consiglio dei Ministri ha poi deciso che dal 1 dicembre p.v. lo Stato nazionale repubblicano prenda il nome definitivo di "Repubblica Sociale Italiana". [omississ] la bandiera di combattimento per le Forze armate è il tricolore con frange e un fregio marginale di alloro e con ai quattro angoli il fascio repubblicano, una granata, un'ancora, un'aquila. »
« Schema di decreto col quale si stabilisce la foggia della bandiera della Repubblica Sociale Italiana e della bandiera di combattimento delle Forze Armate»
« La bandiera di combattimento delle Forze Armate è caricata di un'aquila in nero ad ali spiegate poggiata su un Fascio Repubblicano posto in senso orizzontale, il tutto come dalla tavola annessa al presente decreto. Il drappo deve essere alto un metro e lungo metri 1,50. »
(Articolo n. 2 del Decreto Legislativo del Duce della Repubblica Sociale Italiana e Capo del Governo n. 141 del 28 gennaio 1944 - XXII E.F. Foggia della bandiera nazionale e della bandiera di combattimento delle Forze Armate, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale d'Italia n. 107 del 6 maggio 1944 - XXII E.F.)

[modifica] Comitati di liberazione nazionale, repubbliche e brigate partigiane

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Comitato di Liberazione Nazionale, repubbliche partigiane e brigate partigiane.

[modifica] La Repubblica Italiana

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Repubblica Italiana.

Con la fine della seconda guerra mondiale e la proclamazione della repubblica, la bandiera italiana perde lo stemma di Casa Savoia e assume la foggia odierna. L'importanza di questo passaggio è testimoniata dall'inserimento nella Costituzione di un articolo - il 12 - compreso tra i principi fondamentali ad esso dedicato: «La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni».

[modifica] Altre bandiere

[modifica] Insegne del Capo dello Stato

[modifica] Insegne reali

Il re del Regno di Sardegna prima e poi del Regno d'Italia aveva un suo proprio stendardo reale:

[modifica] Insegne presidenziali

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce stendardo presidenziale italiano.

Il presidente della Repubblica Italiana ha un suo proprio stendardo:

[modifica] Insegne delle alte cariche dello stato

Con la Circolare del 1 dicembre 1925, il Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia, Benito Mussolini, dispose che il fascio littorio venisse collocato su tutti gli edifici ministeriali. Successivamente con il regio decreto n. 2061 del 12 dicembre 1926 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 288 del 15 dicembre 1926), convertito con la legge n. 928 del 9 giugno 1927 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 140 del 18 giugno 1927), il fascio littorio veniva dichiarato emblema dello Stato.

Una prima volta nel 2001 e poi dal 17 luglio 2008, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha adottato anche lo stendardo insegna personale della carica di presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana:

« In occasione della conferenza stampa dopo l'ultimo Consiglio dei Ministri di Napoli, il 18 luglio, è stato esposto, tra la bandiera tricolore e quella dell'Unione europea, lo stendardo del presidente del Consiglio dei Ministri. Il vessillo è caratterizzato da uno sfondo blu con due strisce dorate che ne delimitano il bordo; al centro, il simbolo della Repubblica, la stella su ruota dentata con rami d'alloro e d'ulivo. I colori di cui si compone la bandiera sono quelli previsti dal protocollo del cerimoniale di palazzo Chigi, che stabilisce anche in quali occasioni ufficiali può essere esposto. »

C'è da notare, però, che, proprio nella sua inaugurazione, lo stendardo insegna del presidente del Consiglio dei ministri fu esposto in maniera errata (Foto n. 1, n. 2): bandiera italiana, stendardo del presidente del Consiglio dei ministri e bandiera europea, anziché bandiera europea, bandiera italiana e stendardo del presidente del Consiglio dei ministri, inoltre, lo stendardo doveva essere delle stesse dimensioni delle bandiere italiana ed europea.

[modifica] Insegne dei governatori coloniali italiani

[modifica] Bandiere navali

Sulle navi, imbarcazioni e natanti ci sono quattro tipi di bandiere, ognuna con un significato particolare:

[modifica] Bandiera navale o di navigazione

La bandiera navale, detta anche bandiera di navigazione, (FIAV 000111.svg), è il simbolo, espresso in mare, della Patria e della sovranità e dell'autorità della Nazione di armamento del bastimento ed è alzata, in navigazione, all'asta di poppa (per tutte le unità da diporto a motore), al picco dell'albero poppiero o alla sagola esterna dritta della crocetta principale dell'albero unico (per le unità militari e per le unità a vela con albero unico armato a sloop), ai due terzi della balumina della randa (per le unità a vela), sul picco o sull'albero poppiero (per le unità a vela fornite di picco o a più alberi) mentre sull'asta all'estrema poppa solo all'ancora o all'ormeggio. Talvolta la bandiera navale viene alzata all'asta di poppa in occasione di cerimonie, oppure di ingresso o uscita dai porti (in particolare all'estero).
Il primo Tricolore inalberato sul mare fu stabilito con il regio decreto del Regno di Sardegna del 15 aprile 1848, che così recitava:

« ... volendo che la stessa bandiera che quale simbolo dell'unione italiana, sventola sulle schiere da Noi guidate a liberare il sacro suolo d'Italia, sia inalberata sulle Nostre Navi da Guerra e su quelle della marineria mercantile [omississ] ordiniamo: Le Nostre Navi da guerra e della marineria mercantile inalbereranno, quale bandiera nazionale, la bandiera tricolore (verde, bianco e rosso) con lo scudo di Savoia al centro. Lo scudo sarà sormontato da una corona per le navi da guerra. »

Con l'avvento della forma repubblicana, a seguito del referendum istituzionale, venne soppresso lo stemma sabaudo caricato nel drappo di bianco del tricolore, con il decreto del presidente della Repubblica n. 1 del 19 giugno 1946, che all'art. 8 così recitava:

« Fino a quando non venga diversamente deliberato dall'assemblea costituente, la bandiera nazionale è formata da un drappo rettangolare distinto verticalmente in tre sezioni uguali rispettivamente dei colori verde, bianco e rosso... »
(Art. n. 8 del d.P.R. n. 1 del 19 giugno 1946)

Nel 1947 oltre alla bandiera nazionale vennero definite anche le bandiere usate dalla Marina Militare e della Marina mercantile: il Tricolore con uno stemma sulla banda bianca. Lo stemma fu introdotto per distinguere le navi italiane da quelle messicane dato che all'epoca il paese americano batteva una bandiera che era appunto un puro tricolore senza simboli. Il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato n. 1305 del 9 novembre 1947, così recita:

« ... È istituita per la Marina militare e per la Marina mercantile una bandiera navale conforme ai modelli risultanti dalla tavola annessa al presente decreto, firmata dai Ministri per la difesa e per la Marina mercantile. Per la Marina militare, la bandiera navale è costituita dal tricolore italiano, caricato, al centro della banda bianca, dall'emblema araldico della Marina militare, rappresentante in quattro parti gli stemmi delle repubbliche marinare (Venezia, Genova, Pisa, Amalfi), e sormontata da una corona turrita e rostrata. Per la Marina mercantile, la bandiera navale è costituita dal tricolore italiano, caricato, al centro della banda bianca, dallo stemma araldico indicato nel precedente comma, senza corona turrita e rostrata, e con il leone di san Marco con il libro, anziché con spada... »

Di questa bandiera navale ne esistono di tre tipi:

[modifica] Bandiera di bompresso

La bandiera di bompresso, in inglese navy jack, (FIAV 000111.svg), è quella che le navi da guerra in armamento, quando ci si trova in un porto o si sta uscendo o entrando in esso e quando sono all'ancora alla fonda in rada, alzano ad un’asta verticale all'estremità della prora (albero di bompresso) e si alza e si ammaina contemporaneamente bandiera navale e di navigazione, è issata in navigazione solo nel caso che la nave avesse issato il gran pavese.

Di questa bandiera di bompresso ne esistono di due tipi:

[modifica] Fiamma

La fiamma, detta anche pendente, (FIAV 000111.svg), è il distintivo di Comando delle Navi da Guerra e segnala che la nave sulla quale sventola è in servizio nella Marina del proprio governo ed è alzata all’estremità della maestra o dell’albero unico della nave. Essa non viene mai ammainata, a differenza della bandiera navale di navigazione, della bandiera di porto o della bandiera di bompresso, ad eccezione di alcuni casi. Per tradizione la sua lunghezza varia a seconda delle miglia percorse dalla nave durante il periodo di comando del Comandante della Nave, al quale viene poi donata dall’equipaggio, al termine del suo periodo di comando:

[modifica] Bandiera di combattimento

La bandiera di combattimento, (FIAV 000001.svg), è quella che le navi da guerra alzano in battaglia. Essa è realizzata con tessuto di pregio e decorata con ricami, viene consegnata al Comandante dell’unità navale militare all’inizio della sua vita operativa con una cerimonia solenne. Durante l’intera vita di armamento dell’unità navale militare è custodita a bordo con cura particolare presso l'alloggio del comandante o in alcuni casi presso la santa barbara. Al passaggio in riserva dell’unità navale militare la bandiera di combattimento passa in consegna al Museo Storico delle Bandiere Militari.

[modifica] Altre bandiere

[modifica] Le bandiere delle Comunità minoritarie

[modifica] Le bandiere delle Comunità delle minoranze italiane all'estero

[modifica] Le bandiere della Comunità Italiana in Jugoslavia, Slovenia e Croazia

La bandiera della minoranza italiana in Jugoslavia fu il tricolore italiano, ma con le proporzioni 1:2 della bandiera jugoslava, caricata sul bianco della stella rossa, bordata di giallo, della Jugoslavia. La bandiera fu utilizzata per la prima volta a Fiume nel 1943 ed ufficializzata nel 1946.
Spesso veniva issata insieme alle bandiere della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, delle Repubblica Socialista di Slovenia e Repubblica Socialista di Croazia o quella della Lega dei Comunisti di Jugoslavia.
Con la dissoluzione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia e la proclamazione il 25 giugno 1991 della Croazia e della Slovenia come stati indipendenti, gli italiani adottarono di fatto il tricolore italiano, che in Croazia fu ufficializzato con la legge costituzionale sui diritti e sulle libertà dell’uomo, e sui diritti delle Comunità Etniche e Nazionali o Minoranze della Repubblica di Croazia (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale croata n. 65/1991 e n. 27/1992) e con il successivo Trattato tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica italiana sui diritti delle minoranze (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale croata n. 15/1997 e sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 104 del 7 maggio 1998). La sola Comunità degli Italiani di Fiume, anziché adottare il tricolore italiano, ha adottato, il 22 dicembre 1997, lo storico tricolore orizzontale dello Stato libero di Fiume.

[modifica] Le bandiere delle Comunità delle minoranze linguistiche storiche in Italia

La legge n. 482 del 15 dicembre 1999 Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 297 del 20 dicembre 1999), riconosce l'esistenza di dodici minoranze linguistiche definite storiche e ne ammette a tutela le rispettive lingue:

« In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo. »
(Comma n. 1 dell'articolo n. 2 della legge n. 482 del 15 dicembre 1999 Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 297 del 20 dicembre 1999))

Alcune delle lingue minoritarie riconosciute dalla legge n. 482/1999 avevano già ricevuto in precedenza riconoscimenti mediante leggi statali (la lingua tedesca e la lingua ladina in Trentino-Alto Adige, la lingua slovena in Friuli Venezia Giulia, la lingua francese in Valle d'Aosta) o leggi regionali (la lingua friulana in Friuli Venezia Giulia, la lingua sarda in Sardegna).

Inoltre, la Sentenza della Corte Costituzionale nº 189/1987 del 20-21 maggio 1987[20] ha sancito che l'esposizione delle bandiere delle minoranze etniche non costituisce un illecito. Le bandiere delle minoranze sono bandiere di pace che rappresentano in modo chiaro ed evidente la possibilità di espressione delle stesse. Ha ricordato che le bandiere delle minoranze sono state esposte in diversi comuni in occasione di manifestazioni, senza che le stesse abbiano destato preoccupazione.

[modifica] Le bandiere della Comunità Albanese - Arbëreshë (Arbëria)

Gli Arbëreshë, popolazione di lingua e origine albanese che vive nell'Italia meridionale, adottano una bandiera bianca caricata con lo stemma di Gjergj Kastriot Skanderbeg, eroe nazionale dell'Albania, con aquila, bicipite e coronata, di nero su scudo rosso.
Altre bandiere utilizzate sono la classica bandiera albanese, rossa con aquila, bicipite e coronata, di nero al centro oppure con una fascia verde al palo.
Queste bandiere sono visibili sui molti siti web ufficiali della Comunità Arbëreshë.
Una bandiera, non confermata, è il tricolore italiano caricata da un'aquila bicipite nera.

[modifica] Le bandiere della Comunità Catalana - Alguerès (L'Alguer)

La bandiera che viene utilizzata, anche dal Comune di Alghero come ufficiale, è quella catalana, formata da quattro fasce rosse su campo dorato.

[modifica] Le bandiere della Comunità Germanica

La Comunità Germanica in Italia è stanziata nell'arco alpino e si divide principalmente in 4 gruppi:

[modifica] Le bandiere della Comunità Germanica Cimbri, Tzimbar (Tzimbar-earde)
[modifica] Le bandiere della Comunità Germanica Mòcheni, Bersntoler (Bersntol)
[modifica] Le bandiere della Comunità Germanica Sudtirolesi, Südtiroler (Südtirol)
[modifica] Le bandiere della Comunità Germanica Walser, Walser (Walserland)
[modifica] Le bandiere della Comunità Greca - Grika (Bovesìa-Grecìa)

da completare

[modifica] Le bandiere della Comunità Slovena - Slovencih (Beneška Slovenija)
[modifica] Le bandiere della Comunità Croata

da completare

[modifica] Le bandiere della Comunità Francese

da completare

[modifica] Le bandiere della Comunità Franco-Provenzale (Arpitania)
[modifica] Le bandiere della Comunità Friulana (Friûl)
[modifica] Le bandiere della Comunità Ladina (Ladinia)

La bandiera dei Ladini delle Dolomiti nacque il 5 maggio 1920. In quell'occasione rappresentanti delle cinque valli ladine si riunirono sul Passo Gardena per protestare contro le decisioni del Trattato di Saint-Germain, che non riconosceva al popolo ladino, come neppure alle popolazioni tedesche del Sud Tirolo, il diritto all'autodeterminazione dei popoli, uno dei quattordici punti di Woodrow Wilson. Ulteriore richiesta era il riconoscimento di gruppo etnico distinto. In questa occasione apparve la bandiera a strisce orizzontali celeste-bianco-verde. I colori furono scelti per simboleggiare la natura delle Dolomiti: il verde scuro dei prati e dei boschi di abeti, il bianco della neve che copre le Dolomiti e il celeste del cielo. Alla fine della giornata fu dichiarata bandiera nazionale dei Ladini. Durante il periodo fascista fu dichiarata illegale dal Governo Italiano. Subito dopo la fine della guerra riapparve il 14 luglio 1946 sul Passo Sella, in occasione di una nuova manifestazione a cui parteciparono 3.000 ladini.

[modifica] Le bandiere della Comunità Occitana (Valadas Occitanas)

La bandiera porta una grande croce occitana gialla in campo rosso. Negli anni settanta, François Fontan ed il P.N.O. (Partito Nazionalista Occitano) proposero l'aggiunta di una stella a 7 punte, in alto (dal lato opposto all'asta). Questa stella dovrebbe rappresentare l'unità del territorio di lingua occitana comprendente 7 regioni storiche: Guascogna, Guiana, Linguadoca, Limosino, Alvernia, Delfinato e Provenza. La stella a 7 punte è anche il simbolo del felibrige che scelse come patrona Santa Estella. La croce occitana ha origine nel 990 d.C. quando Guilhem III Taillefer, conte di Tolosa, sposa Emma, figlia ed ereditiera di Roubaud, conte di Provenza che gli porta in dote molte terre e forse anche la croce, simbolo della contea di Venasque divisa tra il casato di Tolosa e quello di Forcalquier.

[modifica] Le bandiere della Comunità Sarda (Sardigna)

[modifica] I colori

[modifica] Il verde, il bianco e il rosso

[modifica] Esatta definizione cromatica

I toni cromatici dei colori della bandiera della Repubblica Italiana, indicati dall'art. 12 della Costituzione, sono definiti dalla circolare della Presidenza del Consiglio dei ministri del 2 giugno 2004, UCE 3.3.1/14545/1, con i seguenti codici Pantone tessile, su tessuto stamina (fiocco) di poliestere, e dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri 14 aprile 2006:

« Disposizioni generali in materia di cerimoniale e di precedenza tra le cariche pubbliche - Gazzetta Ufficiale n.174 del 28 luglio 2006 - il verde prato brillante (17-6153), il bianco latte (11-0601) e il rosso pomodoro (18-1662). »
Pantone
tessile
Approssimazione su video
HEX RGB CMYK HSV RAL

██ 17-6153TC
verde prato brillante

#008844
R:000 G:136 B:068
C:088 M:022 Y:099 K:008 H:150° S:100% V:053%
6010
verde erba

██ 11-0601TC
bianco latte

#FFFFFF
R:255 G:255 B:255
C:000 M:000 Y:000 K:000 H:000° S:000% V:100%
9003
bianco segnale

██ 18-1662TC
rosso pomodoro

#DD2222
R:221 G:034 B:034
C:007 M:099 Y:100 K:1 H:000° S:085% V:087%
3013
rosso pomodoro

[modifica] Origine storica

I colori della bandiera italiana derivano da quelli in uso a Bologna al momento dell'invasione napoleonica[21]. La bandiera bianca con croce rossa, vessillo della città, ha origine ancor prima delle Crociate e rappresenta l'autonomia comunale. Sull'onda della centralità economica e del prestigio politico di Milano, fu rapidamente adottata da numerose altre città del Nord, tra cui Genova la quale, potenza marinara, la diffuse anche in Europa, e in particolare in Inghilterra.

Di poco più tarda è l'adozione del verde, colore che campeggiava negli stemmi araldici della famiglia ducale dei Visconti, e poi di quella degli Sforza. La genesi regale dei colori nazionali era comune in Europa, avendo dato origine ad esempio al blu francese (Capetingi), al rosso inglese (Lancaster) e al bianco tedesco (Asburgo). Essendo il capoluogo lombardo la sede del formale Regno d'Italia, i suoi Signori godevano di un particolare prestigio sui regnanti dei restanti ducati italiani, e il simbolismo del colore verde travalicò così facilmente gli angusti confini del Ducato di Milano.

[modifica] Origine poetica

Il significato romantico della scelta dei colori è:


« Su i limiti schiusi, su i troni distrutti

piantiamo i comuni tre nostri color!
Il verde la speme tant'anni pasciuta,
il rosso la gioia d'averla compiuta,

il bianco la fede fraterna d'amor. »
(Giovanni Berchet, All'armi all'armi!, 1831)


« Il bianco l'é la fé che ci incatena

il rosso l'allegria dei nostri cuori
ci metterò una foglia di verbena

ch'io stesso alimentai di freschi umori. »
(Francesco Dall'Ongaro, Il Brigidino (In onore al tricolore italiano), 1847)


« Noi pure l'abbiamo la nostra bandiera

non più come un giorno sì gialla, sì nera;
sul candido lino del nostro stendardo
ondeggia una verde ghirlanda d'allor:
de' nostri tiranni nel sangue codardo

è tinta la zona del terzo color. »


« Se una rosa vermiglio o un gelsomino

a una foglia d'allor metti vicino
i tre colori avrai più cari e belli
a noi che in quei ci conosciam fratelli
i tre colori avrai che fremer fanno

chi ancor s'ostina ad essere tiranno. »


« I tre colori della tua bandiera non son tre regni ma l'Italia intera:

il bianco l'Alpi,
il rosso i due vulcani,

il verde l'erba dei lombardi piani. »
(Francesco Dall'Ongaro, Garibaldi in Sicilia, maggio 1860)


« Sii benedetta! benedetta nell'immacolata origine, benedetta nella via di prove e di sventure per cui immacolata ancora procedesti, benedetta nella battaglia e nella vittoria, ora e sempre, nei secoli! Non rampare di aquile e leoni, non sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo; ma i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all'Etna;

le nevi delle alpi,
l'aprile delle valli,
le fiamme dei vulcani.
E subito quei colori parlarono alle anime generose e gentili, con le ispirazioni e gli effetti delle virtù onde la patria sta e si augusta:
il bianco, la fede serena alle idee che fanno divina l'anima nella costanza dei savi;
il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene nella gioventù de' poeti;
il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi.

E subito il popolo cantò alla sua bandiera ch'ella era la più bella di tutte e che sempre voleva lei e con lei la libertà! »
(Giosuè Carducci, Discorso tenuto per celebrare il 1º Centenario della nascita del Tricolore, Reggio Emilia, 7 gennaio 1897)


« Il bianco mostra ch'ella è santa e pura

il rosso che col sangue è a pugnar presta
e quell'altro color che vi si innesta

che mai mancò la speme alla sventura. »


Un'altra interpretazione si riferisce alle virtù teologali:

[modifica] L'azzurro

[modifica] Esatta definizione cromatica

Non è mai stata introdotta una esatta definizione dell'azzurro, originato dal colore blu Savoia:

Colore Approssimazione su video
HEX RGB CMYK HSV RAL

██ blu Savoia

#4B61D1
R:075 G:097 B:209 C:077 M:066 Y:000 K:000 H:230° S:064% V:082% 5012
light blue

[modifica] Origine storica

L'origine del colore azzurro (blu Savoia)[22] sembra risalga al 20 giugno 1366, quando il Conte Verde, Amedeo VI di Savoia, partendo per una crociata, voluta da papa Urbano V, in aiuto di suo cugino di parte materna, l'Imperatore bizantino Giovanni V Paleologo, volle che sulla sua nave ammiraglia di una flotta di 17 navi e 2000 uomini, un galera veneziana, sventolasse accanto allo stendardo rosso-crociato in argento dei Savoia, uno scialle azzurro:

« ... di devozione di Zendado azzurro con l'immagine di Nostra Signora in campo seminato di stelle (oro). E quel colore di cielo consacrato a Maria è, per quanto a me pare, l’origine del nostro color nazionale. »
(Luigi Cibraria Origini e progressi della Monarchia di Savoia (Torino, 1869) e Carlo Alberto Gerbaix De Sonnaz Bandiere stendardi e vessilli di Casa Savoia, dai Conti di Moriana ai Re d'Italia (1200-1861) (Torino, 1911))

Da quel periodo gli ufficiali portarono annodata in vita una fascia o sciarpa azzurra.

Tale uso venne reso obbligatorio per tutti gli ufficiali nel 1572 dal duca Emanuele Filiberto di Savoia.

Attraverso diverse modifiche nel corso dei secoli divenne la principale insegna di grado dell'ufficiale. La sciarpa azzurra, ancora oggi simbolo distintivo degli ufficiali delle Forze Armate italiane.

[modifica] Analogie e differenze rispetto ad altre bandiere

[modifica] bandiera Messico

Bandiere italiana e messicana a confronto.

Per via della disposizione comune dei colori, molti ritengono che l'unica differenza che passa tra la bandiera italiana e la bandiera messicana sia soltanto lo stemma presente nella seconda. In realtà, la bandiera italiana non solo utilizza tonalità più chiare di verde e rosso, ma inoltre ha proporzioni completamente diverse rispetto a quella messicana: infatti quelle della bandiera italiana sono pari a 2:3, mentre quelle della bandiera messicana risultano essere 4:7. La somiglianza fra le due bandiere pose comunque, come si è già detto, un serio problema nei trasporti marittimi, dato che in origine la bandiera mercantile messicana era priva di stemmi e conseguentemente identica al tricolore repubblicano italiano del 1946. Per ovviare a tale inconveniente, su richiesta delle autorità marittime internazionali, sia l'Italia che il Messico adottarono così bandiere navali con due stemmi differenti.

[modifica] bandiera Irlanda

Inoltre, sempre per via della disposizione tricolore, la bandiera italiana risulta piuttosto simile anche alla bandiera irlandese, ad eccezione dell'arancione al posto del rosso (sebbene le tonalità impiegate per i due colori si rassomiglino molto) e delle proporzioni (2:3 contro 1:2).

[modifica] Il Tricolore nell'arte

[modifica] Il Tricolore e la musica

Famosissima è la nota canzone risorgimentale "La bandiera dei tre colori", dedicata al Tricolore, fino a pochi decenni fa cantata in tutte le scuole elementari.

Nel marzo 2007 il cantautore reggiano Graziano Romani pubblica il suo album Tre colori, ispirato appunto al tricolore italiano e alla circostanza che, proprio nella sua città natale, venne adottata la prima bandiera nazionale. Il testo della canzone Tre colori sembra accogliere le interpretazioni romantiche e teologiche del tricolore.

"...raccolgaci un'unica bandiera; una speme..." così Goffredo Mameli scrisse nel testo dell'inno nazionale italiano. Questo passaggio, che si legge nella seconda strofa, richiama all'unità nazionale sotto un solo simbolo: il Tricolore italiano.

[modifica] Note

  1. ^ a b Al Fariolo sventolò per primo. tuttomontagna.it
  2. ^ a b Il Tricolore montanaro... dimenticato. redacon.radionova.it
  3. ^ Accademia Italiana della Cucina Delegazione di Reggio nell'Emilia, in collaborazione con l'Associazione Nazionale "Comitato primo Tricolore", "Bicentenario del pranzo offerto dalla comunità di Novellara al generale Bonaparte comandante dell'armata d'Italia", Reggio nell'Emilia, 1996
  4. ^ Storia della bandiera italiana. cngeibn.it
  5. ^ a b Cronologia del Tricolore. radiomarconi.com
  6. ^ a b La nuova Bandiera dei Corpi di Fanteria e Cavalleria www.difesa.it
  7. ^ a b 1849 Bandiera della Repubblica Romana - Museo del Tricolore
  8. ^ Regio decreto n. 2072 del 24 settembre 1923, poi convertito in legge n. 2264 del 24 dicembre 1925.
  9. ^ Nino Arena, R.S.I. Forze Armate della Repubblica Sociale - La guerra in Italia 1944 - Volume II, Ermanno Albertelli Editore, Parma, 2000 - nel Capitolo 10 a pagina 374 menziona la presenza di marinai italiani aggregati alla M.A.A. 280 - Marine Artillerie Abteilung 280 (280º Gruppo di Artiglieria Navale tedesco) a Saint Nazaire, mentre a pagina 376 menziona la presenza di altri 111 italiani della ex 1ª Divisione Fanteria di Marina Atlantica di stanza a Saint Nazaire.
  10. ^ Giuseppe Rocco, L'organizzazione militare della RSI - Sul inire della Seconda Guerra Mondiale, Greco & Greco Editori S.r.l., Milano, 1998 - a pagina 79 menziona la presenza di marinai italiani aggregati alla Fortezza del Vallo Atlantico Gironde Mündung Süd a Pointe de Grave.
  11. ^ Si veda il sito della Marina Militare.
  12. ^ www.cisv.it Centro Italiano Studi Vessillologici
  13. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Ufficio Collegamento Stampa del Ministero della Marina. Almanacco Navale 1943 - XXI. Milano, Arti Grafiche Alfieri & Lacroix, 1943.
  14. ^ a b http://www.regiamarina.net/ref/flags/flags_it.htm
  15. ^ a b http://www.regiamarina.net/ref/flags/pendant_it.htm
  16. ^ a b c d e f g flagspot.net
  17. ^ flagspot.net
  18. ^ www.fotw.net
  19. ^ www.fotw.net
  20. ^ Sentenza della Corte Costituzionale nº 189/1987 del 20-21 maggio 1987
  21. ^ Incrocinews - Settimanale online della Diocesi di Milano
  22. ^ Alessandro Martinelli Azzurro italiano in Vexilla Italica (Periodico del C.I.S.V. - Centro Italiano Studi Vessillologici), anno XXXIII - n. 62 - 2/2006

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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