Fraternità Sacerdotale San Pio X

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La Fraternità Sacerdotale San Pio X (in lingua latina: Fraternitas Sacerdotalis Sancti Pii X, FSSPX) fu fondata il 1° novembre 1970 a Friburgo dal vescovo Marcel Lefebvre con l'accordo di monsignor François Charrière, l'allora vescovo della diocesi di Friburgo, con un seminario a Ecône in Svizzera, dove accolse giovani di diverse nazioni. Il movimento, in contrasto con il Concilio Vaticano II, raccoglie oggi tutti coloro che condividono le idee conservatrici e tradizionaliste del Vescovo francese: i fedeli di Ecône insistono per conservare la messa tridentina e si oppongono all'ecumenismo e al dialogo interreligioso. La FSSPX è una società di vita comune senza voti sull'esempio delle Società delle Missioni Estere. Essa è composta da sacerdoti ma anche da fratelli e da religiose. È diretta da un Superiore Generale, aiutato da due Assistenti e da un Economo generale. Coloro che aderiscono alla Fraternità San Pio X vengono comunemente chiamati "lefebvriani", dal cognome del fondatore della comunità.

Indice

[modifica] Storia

Nel 1971 la Fraternità Sacerdotale San Pio X venne approvata dalla Santa Sede e Mons. Lefebvre annunziò allora che i sacerdoti della FSSPX avrebbero continuato a celebrare la Santa Messa secondo il rito di san Pio V.

Intorno a Ecône gravitavano ampie fazioni dell'estrema destra francese, che non lesinavano al Seminario Internazionale San Pio X il loro sostegno finanziario. Sul piano locale Ecône godeva dell'appoggio di personalità vallesi di destra, appartenenti al partito democristiano, in particolare l'ex presidente della Confederazione Svizzera, Roger Bonvin. Punto di aggregazione fu il movimento Pro Fide Cattolica.[1]

Fra Roma e Ecône, i toni cominciarono ad inasprirsi negli anni '70, quando l'arcivescovo Lefebvre decise di ordinare dei preti formati esclusivamente ad Ecône senza l'accordo dell'autorità diocesana.

L'impronta decisamente conservatrice e soprattutto la crescente opposizione agli orientamenti del Concilio provocarono il ritiro del riconoscimento canonico e l'ordine di chiusura del seminario di Ecône (1975). Dopo il rifiuto da parte di Lefebvre di accettare questa disposizione, intervenne lo stesso papa Paolo VI con lettere personali, ma Lefebvre rispose inasprendo la polemica contro la Curia romana e disattese la proibizione di ordinare nuovi sacerdoti e di aprire nuove case. Nel 1976 Marcel Lefebvre fu sospeso a divinis e la Fraternità Sacerdotale San Pio X entrò così in stato di disubbidienza ma non era ancora scisma. Gli ammonimenti romani e la sospensione a divinis (1976) non hanno impedito alla "Fraternità" di Ecône di trovare seguaci in diversi Paesi.

Ecône contava nel 1976 circa 140 seminaristi. Molti che avevano già ricevuto gli ordini nel 1975, si trovarono di fronte alle prime difficoltà: per esercitare il sacerdozio in una parrocchia, ogni sacerdote deve essere incardinato, cioè deve essere accettato da un vescovo nella sua diocesi e le gerarchie nazionali impediscono ai presbiteri ordinati ad Ecône di esercitare qualsiasi attività pastorale ufficiale.

Nel 1981 Antonio de Castro Mayer, vicino alle posizioni di Lefebvre, rassegnò le proprie dimissioni da vescovo di Campos in Brasile, e diresse l'Unione Sacerdotale San Giovanni Maria Vianney.

Nel 1983 a Lefebvre succedette nella carica di Superiore Generale della FSSPX Franz Schmidberger

Dal 1987, il Vaticano aveva intrapreso tentativi di conciliazione, culminati nel maggio 1988 in un'intesa che implicava comunque per Lefebvre il divieto di consacrare nuovi vescovi. Nel giugno dello stesso anno, la contravvenzione di Lefebvre a questo divieto fece maturare lo scisma, sanzionato formalmente da Giovanni Paolo II con il motu proprio Ecclesia Dei. Aveva partecipato alla cerimonia con Lefebvre, come co-consacrante, il vescovo brasiliano Monsignor Castro Mayer, che portò con se' nello scisma l'intera diocesi di Campos. Il problema non è la validità di queste ordinazioni, ma la sua liceità: si tratta cioè di ordinazioni valide, ma illecite.[2]

Con la Ecclesia Dei però Giovanni Paolo II si spinse oltre ed istituì una Commissione per facilitare la piena comunione ecclesiale dei sacerdoti e fedeli legati a Lefebvre con la Chiesa cattolica nel rispetto delle loro tradizioni liturgiche, ed invitò i vescovi ad una più ampia e generosa applicazione dell' "indulto" per l'uso del Messale Romano del 1962, già concesso nel 1984. Ciò produrrà negli anni larghe defezioni di sacerdoti e fedeli della FSSPX verso la comunione con Roma, che si aggiunsero alle defezioni dei sacerdoti che hanno lasciato la FSSPX a causa di divergenze teologiche (alcuni dei quali avevano fondato nel 1985 l'Istituto Mater Boni Consilii, di orientamento sedevacantista). Alcuni sacerdoti che celebravano la Santa Messa tridentina, in comunione con il Santo Padre, fondarono la Fraternità Sacerdotale San Pietro secondo quanto previsto dal Motu proprio "Ecclesia Dei".

Nella riunione del Consiglio permanente della CEI del 26 settembre 1988, parlando della scomunica di Mons. Lefebvre, si diceva :"I vescovi hanno constatato che fortunatamente le ripercussioni e conseguenze in Italia non sono state particolarmente gravi. Vi è quindi la speranza che, da noi, l'atto scismatico possa essere progressivamente riassorbito e dimenticato"

Mons. Lefebvre e mons. de Castro Mayer morirono nel 1991. I vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X consacrarono vescovo Licinio Rangel, superiore della Società Sacerdotale San Giovanni Battista Maria Vianney (che operò prevalentemente a Campos, in Brasile).

Dopo la morte di Lefebvre, anche se il movimento da lui iniziato continuò ad avere un certo seguito negli ambienti tradizionalisti cattolici, molti suoi seguaci rientrarono nella Chiesa cattolica. I loro rapporti con Roma sono regolati da un'apposita commissione pontificia denominata Ecclesia Dei, dal titolo della lettera apostolica di Giovanni Paolo II (2 luglio 1988) che l'ha istituita.

Mons. Salvador Lazo y Lazo rassegnò nel 1993 le dimissioni da vescovo di San Fernando de La Union, nelle Filippine, e aderì alle posizioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Nell'agosto del 2000, la FSSPX era stata autorizzata, unitamente ad altre comunità che ne seguono l'impostazione e ne condividono il giudizio sulla situazione della Chiesa, ad organizzare un proprio pellegrinaggio al Grande Giubileo di quell'anno. Sotto la loro guida entrarono nelle Basiliche Vaticane, alcune migliaia di persone, provenienti dai cinque continenti. Molto numerosi erano i gruppi asiatici e dell'Est europeo. Diversi preti della FSSPX hanno anche potuto celebrare battesimi nelle basiliche vaticane.

Il 28 settembre 2000 mons. Fellay fondò la Fraternità San Giosafat d'Ucraina con sede a Leopoli, di rito bizantino, che comprendeva inizialmente padre Vasyl e sei altri preti accomunati dai medesimi ideali e finalità della FSSPX, per tutelare la tradizione ucraina.

Per approfondire, vedi la voce Fraternità San Giosafat d'Ucraina.

La Società Sacerdotale San Giovanni Battista Maria Vianney nel 2002 rientrò nella piena comunione con il Santo Padre e venne a costituire l'amministrazione apostolica personale per i fedeli di tradizione tridentina a Campos.

I responsabili della Fraternità San Pio X, mons. Bernard Fellay e padre Franz Schmidberger, erano stati ricevuti in udienza da Benedetto XVI, il 29 agosto 2005, nella Villa Pontificia di Castel Gandolfo. Al termine dell'udienza, un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede aveva segnalato che essa era avvenuta "in un clima di amore per la Chiesa e di desiderio di arrivare alla perfetta comunione".

L' 8 settembre 2006, un gruppo di sacerdoti usciti dalla Fraternità San Pio X fondavano in Francia, con l'approvazione della Santa Sede, l'Istituto del Buon Pastore. Questa nuova comunità, riconosciuta dallo stesso papa Benedetto XVI, celebra la S. Messa e amministra i sacramenti utilizzando esclusivamente i libri liturgici in vigore nel 1962, prima della riforma liturgica.

La Fraternità è attualmente guidata da mons. Bernard Fellay, 48 anni, svizzero, uno dei quattro vescovi ordinati da mons. Lefebvre nel 1988.

Le nuove possibilità di celebrazione della messa tridentina offerte dal motu proprio Summorum Pontificum di papa Benedetto XVI e il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa avevano proprio lo scopo di facilitare il rientro della Fraternità Sacerdotale San Pio X nella Chiesa Cattolica e la fine dello scisma.

I lefebvriani, che avevano chiesto la revoca della scomunica, dovevano rispondere entro il 28 giugno 2008 alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Darío Castrillón Hoyos, presidente della pontificia commissione “Ecclesia Dei”. Si trattava di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali, la FSSPX avrebbe potuto rientrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica. I lefebvriani avrebbero dovuto accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità della S. Messa secondo la liturgia riformata: entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988. Per quanto riguarda la sistemazione canonica, avrebbe potuto essere configurato per la comunità tradizionalista un inquadramento simile a quello dell'Opus Dei, ovvero una prelatura che avrebbe potuto alla FSSPX di continuare le sue attività e di formare i suoi seminaristi.[3]

Senza mezzi termini i lefebvriani hanno respinto la proposta del Vaticano di rientrare in seno a Santa Romana Chiesa. «L'unica cosa che ci dicono è “chiudete la bocca”, ma noi non intendiamo chiuderla», ha dichiarato il vescovo Bernard Fellay nel corso di un intervento al seminario di San Tommaso d'Aquino a Winona, in Minnesota (Usa).[4]

Il 26 giugno 2008 la comunità monastica dei Redentoristi Transalpini, con sede centrale in Papa Stronsay, una piccola isola del nord della Scozia, che nella loro storia aveva ricevuto sostegno dall'Arcivescovo Marcel Lefebvre e dalla Fraternità Sacerdotale di San Pio X, è rientrata in comunione con Roma.[5]

[modifica] Lo statuto canonico della Fraternità San Pio X

Il 30 giungno 1988 Monsignor Lefebvre, insieme con Monsignor de Castro Mayer, consacrò vescovi quattro sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X (Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard N. Williamson e Alfonso de Galarreta) e la Santa Sede, un decreto del 1° luglio, dichiarò i sei vescovi scomunicati[6]. Nessun documento ufficiale del Vaticano ha mai dichiarato l’apertura di un vero e proprio scisma e nemmeno che la Fraternità Sacerdotale San Pio X nel suo insieme ed i suoi sacerdoti siano stati scomunicati.

Dato che, al riguardo, le Autorità romane,si sono più volte espresse in modi differenti, è complesso darne una definizione chiara ed univoca. Ai sensi del Codice di Diritto Canonico (CIC) del 1917,le Messe e quei Sacramenti, per i quali è prevista la necessità della sola "Potestas Ordinis" (detta anche "Ab intrinseco") dei sacerdoti illecitamente ordinati sono validi, ma illeciti, vale a dire contrari al diritto della Chiesa. Quei Sacramenti, per i quali è prevista anche la "Potestas jurisditionis" (detta anche "Ab estrinseco"), ovvero confessione e matrimonio, sono dubbi. Il Codice di Diritto Canonico (CIC) del 1983, ha modificato la materia, in senso allargato, inserendo delle possibilità che hanno fatto invocare da parte dei sacerdoti "lefebvriani", una sorta di "Potestas jurisditionis" "di supplenza", per cui sarebbero validi anche confessione e matrimonio. Tanto più che, alcuni teologi, che credono alla tesi dello scisma, osservano che, con la consacrazione episcopale del 30 giugno 1988, preti e vescovi della FSSPX, hanno smesso di essere degli illecitamente ordinati, per diventare ministri di un'altra Chiesa, di successione apostolica certa. Pertanto tutti i loro Sacramenti sono da considerarsi validi, quanto quelli delle Chiese ortodosse. I vescovi della FSSPX ordinano validamente sacerdoti e altri vescovi. Quando c’è la successione apostolica, infatti, le ordinazioni – anche compiute da vescovi scomunicati – sono pienamente valide anche se non legittime.[7]

La partecipazione dei fedeli alle celebrazioni della FSSPX è illecita ed è ammessa solo in casi di vera necessità. Pertanto chi vi partecipa occasionalmente e senza condividere formalmente le posizioni della comunità lefebvriana nei riguardi del Santo Padre non incorre nella pena della scomunica. Dando per scontato che essa sia valida. Infatti, la forma del decreto di scomunica ha dato avvio a lunghe discussioni sulla reale possibilità che i fedeli e i sacerdoti della FSSPX in buona fede (cioè non deliberatamente e consapevolmente aderenti allo scisma) non siano realmente scomunicati, aprendo pertanto la possibilità del dialogo con la Santa Sede. Lefebvre ha negato la validità della scomunica ricevuta affermando di essersi trovato in stato di necessità a causa della crisi della Chiesa, argomento che la Santa Sede ha sempre considerato irrilevante, specialmente a causa dei numerosi avvisi dati in precedenza a Lefebvre. La FSSPX ha affermato che la consacrazione poteva essere considerata una disobbedienza ma non uno scisma, in quanto si trattava di vescovi ausiliari e Lefebvre non aveva mai messo in dubbio l’autorità del Papa.; la posizione della Santa Sede e della maggioranza degli esperti di diritto canonico è che quella consacrazione rappresenta un atto scismatico (sanzionato regolarmente con la scomunica), seppure in assenza della creazione di una chiesa scismatica.[8]

La Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” afferma, in due lettere datate 18 gennaio 2003 e 5 settembre 2005, che i fedeli, che assistono alle Messe della Fraternità Sacerdotale San Pio X, non sono scomunicati, come non lo sono nemmeno i sacerdoti che celebrano, che invece sono sospesi. I fedeli possono assolvere all'obbligo domenicale assistendo ad una messa celebrata da un prete della Fraternità Sacerdotale San Pio X e contribuire alla questua, non commettono peccato coloro che prendono parte ad atti ecclesiali lefebvriani senza condividere lo spirito scismatico del movimento.[9]

[modifica] La Fraternità Sacerdotale San Pio X in Italia

In Italia il centro dei lefebvriani è ad Albano Laziale. La Fraternità Sacerdote San Pio X possiede priorati a Albano Laziale (Roma), Spadarolo (Rimini) e a Montalenghe (Torino).

Messe tridentine sono regolarmente officiate, oltre a quelle nei priorati, nelle chiese o cappelle della Fraternità in Agrigento, Chiaravalle (Ancona), Albino (Bergamo), Bologna, Spinga (Bolzano), Bressanone, Caserta, Ferrara, Firenze, Lucca, Seregno (Milano), Napoli, Parma, Pavia, Pescara, Roma, Torino, Trento, Lanzago di Silea (Treviso); Trieste, Verona.

Il superiore del distretto italiano di questa Fraternità, è, dal 2006, don Davide Pagliarani,(succeduto a don Marco Nely). Dal Superiore italiano dipende una missione in Albania. La Fraternità San Pio X, si occupa, in tutto il mondo, dell'assistenza spirituale di alcune comunità monastiche,che, comunque, non hanno legami di dipendenza giuridica, in senso stretto, da essa. Tra queste, ricordiamo in Italia la congregazione di origine Passionista delle Suore Consolatrici del Sacro Cuore a Vigne di Narni (Terni) e le Discepole del Cenacolo a Velletri (Roma). Queste ultime, dal 2007, hanno però un loro cappellano, sacerdote tradizionalista, amico, ma non ufficialmente membro della FSSPX.

[modifica] Consistenza e distribuzione della Fraternità Sacerdotale San Pio X nel mondo

Secondo i dati del 2007,la Fraternità elencava:

  • 1 Casa Generalizia
  • 7 seminari
  • 6 case di formazione
  • 19 distretti e case autonome
  • 159 priorati
  • 725 chiese, cappelle e centri di Messa
  • 2 istituti universitari
  • 86 scuole
  • 6 case di formazione
  • 7 case di riposo
  • 4 vescovi
  • 496 sacerdoti
  • 210 seminaristi
  • 88 fratelli
  • 160 suore
  • 73 oblate
  • 30 sacerdoti e seminaristi della Fraternità San Josaphat di rito orientale in Ucraina retta dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X
  • 27 “comunità amiche”, delle quali 18 femminili e 9 maschili

La fraternità afferma di avere quasi un milione di fedeli ed un altro di "simpatizzanti".[10]

[modifica] Note

  1. ^ AA.VV. "Il cristianesimo" Milano 1978 pag. 98-99.
  2. ^ Su YouTube è possibile vedere il video della cerimonia di consacrazione dei vescovi
  3. ^ Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia
  4. ^ Vaticano/no lefebvriani dicono "no" a papa su ritiro scomunica
  5. ^ Ordine vicino a Lefebvre annuncia la comunione con Roma
  6. ^ Decretum Dominus Marcellus Lefebvre 1° luglio 1988
  7. ^ Documento della Commissione Ecclesia Dei in cui si afferma la validità delle ordinazioni dei sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X e delle S. Messe da questi officiate.
  8. ^ Nota esplicativasulla scomunica per scisma in cui incorrono gli aderenti al movimento del vescovo Marcel Lefebvre.
  9. ^ Lettere della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei" 18 gennaio 2003 e 5 settembre 2005
  10. ^ Sito ufficiale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Consistenza e distribuzione della Fraternità Sacerdotale San Pio X nel mondo e La Fraternità San Pio X di Monsignor Lefebvre.

[modifica] Bibliografia

  • AA.VV. "Il cristianesimo" Milano 1978 pag. 98-99

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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