Marcel Lefebvre

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Marcel Lefebvre
arcivescovo della Chiesa cattolica
Mgr Lefebvre.jpg
Coat of Arms of Archbishop Marcel Lefebvre.svg
Et Nos Credidimus Caritati
Incarichi ricoperti Vicario apostolico del Senegal
Delegato Apostolico per l'Africa francofona e Madagascar
Arcivescovo di Dakar
Vescovo di Tulle
Superiore generale della Congregazione dei Padri dello Spirito Santo.
Nato 29 novembre 1905 a Tourcoing
Ordinato presbitero 21 settembre 1929
Consacrato vescovo 18 settembre 1947
Elevato arcivescovo 22 settembre 1948
Deceduto 25 marzo 1991

Marcel François Lefebvre (Tourcoing, 29 novembre 1905Martigny, 25 marzo 1991) è stato un arcivescovo cattolico francese, poi scomunicato da papa Giovanni Paolo II.

Fu uno tra i più influenti cattolici tradizionalisti che si opposero alle riforme apportate dal Concilio Vaticano II e nel postconcilio, e in particolar modo alla soppressione della Messa tridentina, alla dottrina della collegialità episcopale, all'ecumenismo e alla dottrina della libertà religiosa.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Sacerdote dal 1929, membro della Congregazione dello Spirito Santo dal 1932, venne eletto e consacrato vescovo nel 1947 poi arcivescovo dal 1948. Vicario apostolico (1947-55) e primo arcivescovo (1955-62) di Dakar, delegato per le missioni dell’Africa francese (1948-59), vescovo di Tulle (1962), divenne in seguito superiore generale (1962-1968) della Congregazione dello Spirito Santo e fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X (1970). Sospeso a divinis dal 1976, scomunicato da papa Giovanni Paolo II il 30 giugno 1988.

La famiglia Lefebvre[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia Lefebvre nel 1908

La famiglia Lefebvre a partire dal 1738 ha dato alla Chiesa una cinquantina dei suoi figli, tra i quali un cardinale, diversi vescovi, numerosi sacerdoti, religiose e religiosi, fra i quali il famoso liturgista benedettino Don Gaspar Lefebvre. Il padre di Marcel, René Lefebvre (1879 - 1944), ricco proprietario di industrie tessili ed esponente di spicco della resistenza francese, venne arrestato dalla Gestapo il 21 aprile 1941, condannato a morte a Berlino il 28 maggio 1942 e internato nel campo di concentramento KZ di Sonnenburg (Brandeburgo). Fame, freddo, umidità e il pestaggio a sangue di un guardiano gli procurarono un'emiplegia con sincope. Morì il 4 marzo 1944 e la sua salma non venne più ritrovata. La madre, Gabrielle Watine (1880 - 1938), morì in concetto di santità. Marcel ebbe sette fratelli: Renè nato nel 1903 (diventerà sacerdote), Jeanne nel 1904, Bernadette nel 1907 (della quale la madre predisse che "sarà un segno di contraddizione", come avverrà quando fonderà, insieme al fratello Marcel, la Congregazione delle Suore della Fraternità San Pio X), Christiane nel 1908 (della quale la madre predisse che sarebbe divenuta carmelitana), Joseph nel 1914, Michel nel 1920 e Marie-Thèrèse nel 1925[1].

Giovinezza e sacerdozio[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 ottobre 1923 Marcel Lefebvre entrò nel Seminario francese di Santa Chiara di Roma, sotto la direzione di padre Henri Le Floch C.S.Sp. (1862-1950), il quale lascerà un'impronta indelebile nella sua formazione, fondata sulla Tradizione della Chiesa e sulla teologia di san Tommaso d'Aquino (1225-1274). Dopo aver regolarmente svolto il servizio militare in patria, si laureò in filosofia ed in teologia alla Pontificia Università Gregoriana. Il 21 settembre 1929 a Lille fu ordinato sacerdote[1].

Vescovo in Africa[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un breve periodo come vicario in una parrocchia operaia di Lilla, entrò nella Congregazione dello Spirito Santo (fece la professione religiosa nel noviziato dei Padri dello Spirito Santo di Orly il 1º settembre 1931[1]) e partì per il Gabon nell'ottobre 1932 come missionario. Iniziava così un rapporto tra monsignor Lefebvre e l'Africa che durò per trent'anni, fino al 1962. Appena giunto in Africa don Marcel fu nominato Professore di Dogma e di Sacra Scrittura al Gran Seminario di Libreville, che raggruppava tutti i seminaristi dell'Africa equatoriale Francese.

Nel 1934 assunse la direzione del Seminario.

Seppe dare al clero locale una spiccata vocazione evangelizzatrice tanto da triplicare, tra il 1933 ed il 1947, la popolazione cattolica del Gabon; il paese divenne il più cristiano dell'Africa francofona, ed il secondo di tutto il continente africano. Nel 1945 don Marcel fu richiamato in Francia per assumere la direzione del seminario dei padri dello Spirito Santo a Mortain.

Nel settembre 1947, a 42 anni Lefebvre fu, per volontà di papa Pio XII, consacrato vescovo e nominato vicario apostolico del Senegal.

Un anno dopo venne nominato delegato apostolico per tutta l'Africa francese: fu così il rappresentante della Santa Sede in 18 paesi africani, nei quali vi sono 45 giurisdizioni ecclesiastiche e 2 milioni di cattolici, con 1.400 sacerdoti e 2.400 religiose.

Nel 1955 diverrà il primo arcivescovo metropolita di Dakar, quando in Senegal verrà istituita la gerarchia locale. Resterà delegato apostolico fino al 1959 e arcivescovo metropolita di Dakar fino al 1962.

In 11 anni di lavoro come Delegato apostolico le diocesi passarono da 44 a 65. A Dakar raddoppiò il numero dei cattolici e le chiese da tre divennero 13.

Il prodigioso sviluppo culturale, sociale ed economico dell'Africa francofona degli anni Cinquanta lo si deve, in gran parte, a Monsignor Lefebvre, come ricordano ancora oggi le targhe commemorative, la toponomastica dei luoghi, gli annali e l'emissione dei francobolli a lui dedicati[1].

Il ritorno in Francia. Alla guida degli Spiritani[modifica | modifica wikitesto]

Marcel Lefebvre si era formato al seminario francese di Roma ai tempi in cui superiore della Congregazione dello Spirito Santo era padre Henri Le Floch (1862-1950), che nel 1927 lasciò la guida della congregazione dopo la condanna dell'Action Française da parte di papa Pio XI. Papa Giovanni XXIII nel sostenere la posizione di Pio XI si scontrò con Marcel Lefebvre all'epoca in cui era nunzio apostolico in Francia.

Ritornato in Francia, Lefebvre, nonostante fosse vacante l'arcidiocesi di Albi, nel gennaio del 1962 fu messo a capo della piccola diocesi di Tulle dove rimase per pochi mesi. L'Assemblea dei cardinali e degli arcivescovi francesi, antesignana della Conferenza episcopale francese, esclude dal suo seno gli arcivescovi che guidino una sede non arcivescovile: un provvedimento che penalizza solo mons. Lefebvre.

I motivi di contrasto con l'episcopato francese e con papa Giovanni XXIII sono tre: la ferma opposizione di mons. Lefebvre alle innovazioni in campo teologico, liturgico e sociale; il rapporto con l'Islam, che Lefebvre taccia di fanatismo, e il sostegno di Lefebvre alla Cité catholique di Jean Ousset, un'associazione cattolica controrivoluzionaria.

Il 25 luglio 1962 il capitolo generale della sua congregazione lo elegge superiore generale. Anche all'interno del capitolo mons. Lefebvre ha tuttavia degli oppositori, che fanno capo ai docenti del seminario di Chevilly, che condividono la linea progressista dell'episcopato francese.

La sua guida della Congregazione dello Spirito Santo è segnata da tre momenti di tensione: la nomina a suo perito conciliare di Victor Berto, un sacerdote secolare; il tentativo di imporre a tutti i confratelli la talare e la collaborazione di mons. Lefebvre alla rivista di destra Rivarol, per cui pubblica una corrispondenza dal Concilio con toni sferzanti.

Tra gli Spiritani c'è chi non segue il superiore generale e addirittura qualcuno, come don Béguerie, abbandona la congregazione. Al capitolo generale del 9 settembre 1968 mons. Lefebvre si presenta come dimissionario. In polemica per una controversia procedurale lascia il capitolo l'11 settembre e vi ritorna il 30 settembre, poco prima della vittoria del partito dei suoi oppositori. A novembre lo stesso mons. Lefebvre abbandonò la congregazione.[2]

Il Concilio Vaticano II[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concilio Vaticano II.

Come superiore generale dei Padri dello Spirito Santo Lefebvre parteciperà al Concilio Vaticano II dopo aver fatto parte nel 1962 della sua Commissione preparatoria e nominato da papa Giovanni XXIII, Assistente al Soglio Pontificio. Durante il Concilio si schierò con l'ala conservatrice del Coetus Internationalis Patrum; assunse un atteggiamento fortemente critico nei confronti del rinnovamento liturgico, della collegialità episcopale, dell'ecumenismo e della libertà religiosa, che avrebbe lasciato "a tutte le false religioni la libertà d'espressione" in uno spirito "liberale ecumenico". Nonostante in seguitò rinnegò il fatto, affermando di non aver firmato il documento in questione[3], Lefebvre firmò lui stesso uno dei documenti del Concilio, la Dignitatis Humanae[4], che si poneva a favore della libertà religiosa. All'ex missionario l'ecumenismo, le modifiche alla liturgia e all'insegnamento religioso apparivano come altrettante concessioni «a uno spirito neo-modernista e neo-protestante» capace di condurre alla rovina del sacerdozio, all'annientamento del sacrificio e dei sacramenti, alla scomparsa della vita religiosa. Insieme ad altri teologi espresse le sue critiche sulla riforma liturgica nel "Breve esame critico del Novus Ordo Missae" pubblicato nel settembre 1969, documento del quale i cardinali Ottaviani e Bacci scrissero la prefazione.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Intervento Ottaviani.

La Fraternità Sacerdotale San Pio X[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Allo scopo di mantenere viva la tradizione liturgica di San Pio V e più in generale la tradizione della Chiesa, aveva fondato nel 1970 la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), con un proprio seminario (ad Ecône, in Svizzera, fondato il 7 ottobre 1970). Lefebvre si era ribellato alla frettolosa attuazione delle riforme conciliari e ottenne l'"istituzione canonica", che gli permise di fondare regolarmente la sua organizzazione. Nel 1970 mons. Charriere, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo firmò il decreto di fondazione della Fraternità. Nel 1971 mons. Lefebvre annunciò ai suoi seminaristi il rifiuto di accettare il Novus Ordo Missae per motivi di coscienza.

La prima condanna[modifica | modifica wikitesto]

Fin dal 1972 i Vescovi francesi bollarono Ecône come "seminario selvaggio" e cercarono di ottenerne la chiusura per la formazione e la mentalità ostile al Concilio Vaticano II. Il 19 marzo 1975 Lefebvre dichiarò che non si sarebbe mai separato dalla Chiesa, ma ciò non fu sufficiente a ridurre l'ostilità di parte delle gerarchie svizzere e francesi. Dopo le inchieste e lunghe procedure ecclesiastiche abituali mons. Pierre Mamie, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, in stretto accordo con la conferenza episcopale svizzera e il Vaticano ritirò il riconoscimento canonico e ordinò la chiusura del seminario di Ecône (1975). Lefebvre rifiutò di accettare questa disposizione e disattese la proibizione di ordinare nuovi sacerdoti e di aprire nuove case. Mons. Nestor Adam vescovo di Sion, che fu tra i fautori di questa condanna, si alienò una parte considerevole dei fedeli della sua diocesi. Tuttavia, anche se venne lanciata l'interdizione contro mons. Lefebvre, questi conserverà il potere di ordinare sacerdoti, in modo valido anche se illegittimo, in quanto nemmeno la Chiesa o il papa in persona possono togliere un sacramento e il conseguente potere sacro, a un sacerdote.[5] Pur avendo avuto un incontro con Paolo VI nel settembre 1976, rifiutò di sottomettervisi[6]. Nel luglio 1976 venne sospeso a divinis da papa Paolo VI (ovvero gli fu imposto il divieto di celebrare i sacramenti usando i nuovi riti). La "Messa proibita" che egli celebrò a Lilla nell'agosto 1976 davanti a 10.000 fedeli ottenne, grazie ai 400 giornalisti presenti, una risonanza enorme[senza fonte].

La visita apostolica del cardinale Edouard Gagnon[modifica | modifica wikitesto]

Marcel Lefebvre nel 1980 a Córdoba, in Argentina

Negli anni successivi, quantunque continuasse le ordinazioni sacerdotali permanendo nella condizione di disobbedienza, ci furono diversi tentativi di dialogo da parte della Santa Sede. Con papa Giovanni Paolo II, che ricevette Lefebvre in udienza privata già nel novembre 1978, i rapporti migliorarono e si riaprì il dialogo con Roma. Nel 1983 Lefebvre lasciò la guida della FSSPX, rimanendone tuttavia l'indiscusso capo carismatico.

Il 27 agosto 1986 scrisse una lettera a otto Cardinali per allertare sul primo grande raduno interreligioso di Assisi, affermando che lo scandalo era incalcolabile nelle anime dei cattolici e che la Chiesa ne era scossa nelle fondamenta[1].

Nel giugno del 1987 mons. Lefebvre confermò pubblicamente la sua intenzione di consacrare alcuni vescovi, che avrebbero continuato la sua opera dopo la sua morte. Dopo due incontri fra Ratzinger e Lefebvre (luglio e ottobre del 1987) fu nominato visitatore apostolico di Ecône il cardinal Gagnon, un prelato ben conosciuto per le sue posizioni ultraconservatrici e opposte a quelle dell'episcopato francese. La fase della visita apostolica del cardinale Edouard Gagnon alla FSSPX (novembre-dicembre 1987) si concluse con una relazione stesa da quest'ultimo nel marzo del 1988[7].

Il protocollo d'intesa[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo (8 aprile 1988) una lettera di papa Giovanni Paolo II al cardinale Ratzinger, il futuro Benedetto XVI, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, tracciava le linee di una proposta che permettesse alla FSSPX di ottenere una collocazione regolare nella Chiesa, in piena comunione con la Sede apostolica. Su questa base ebbero luogo diversi incontri tra due apposite delegazioni, fino a raggiungere l’accordo su un protocollo firmato il 5 maggio 1988.

Il 5 maggio 1988 Lefebvre ed il cardinale Ratzinger firmano un protocollo d'intesa per l'utilizzo dei libri liturgici approvati nel 1962 (gli ultimi che il movimento lefebvriano utilizza, poiché precedenti la riforma liturgica), per la costituzione della FSSPX in società di vita apostolica con particolari diritti e prerogative e possibilmente guidata da un vescovo. Il protocollo comprendeva una dichiarazione di ordine dottrinale e il progetto di un dispositivo giuridico nonché di misure destinate a regolare la situazione canonica della FSSPX e delle persone a essa collegate, e ipotizzava la creazione di una commissione vaticana per coordinare i rapporti con i dicasteri della Curia romana e con i vescovi diocesani, come pure per risolvere i futuri problemi. In tale documento, Lefebvre, a nome suo e della FSSPX, promette obbedienza alla Chiesa e al Papa, dichiara di non voler più discutere il Vaticano II in termini polemici, accetta in particolare la sezione 25 della Lumen Gentium sul magistero pontificio, riconosce la validità dei nuovi riti della Messa.

Il giorno dopo Lefebvre ritratterà, affermando di essere caduto in trappola e di non potersi astenere dall'ordinare un vescovo il 29 giugno successivo allo scopo di garantire un suo successore alla Fraternità.

Per evitare che Lefebvre proceda con l'atto ritenuto scismatico, il 24 maggio 1988 papa Giovanni Paolo II gli concede l'autorizzazione di ordinare un vescovo "alla prossima solennità mariana" (nel caso specifico si trattava del 15 agosto, solennità dell'Assunzione della Vergine Maria) ma Lefebvre risponde per iscritto che ha bisogno di non uno ma tre vescovi, e che intende ugualmente consacrarli il 29 giugno. Il cardinale Ratzinger gli risponde che permanendo questo atteggiamento di disobbedienza, il permesso di consacrare un vescovo il 15 agosto sarebbe stato ritirato.

Lefebvre ritorna in Svizzera e mette in discussione il protocollo insistendo, tra l'altro, sulla necessità di ordinare vescovi tre sacerdoti della Fraternità entro il 30 giugno 1988. Chiede inoltre di avere la maggioranza dei membri della istituenda commissione romana. Di fronte al rifiuto di Roma, ferma sulla concessione di un solo vescovo e sull'equilibrio prestabilito per la commissione, e di fronte all'invito a rimettersi in piena obbedienza alle decisioni del Papa, Lefebvre, in una lettera del 2 giugno, esprime l’opinione che il momento di una collaborazione franca e efficace non era ancora giunto e dichiara di voler procedere alle ordinazioni episcopali anche senza mandato pontificio.

Lefebvre aveva mandato a monte il paziente lavoro del cardinale Ratzinger perché alla fine non si era fidato delle assicurazioni dei suoi interlocutori, soprattutto per quanto riguardava la consacrazione di un suo successore. Spiega padre Emmanuel du Chalard, collaboratore di Lefebvre in quei giorni: "Il cardinale Edouard Gagnon aveva condotto una visita apostolica a Ecône e aveva fatto intendere che non erano stati trovati dei sacerdoti con profilo episcopale. Monsignor Lefebvre temeva che il cardinale Ratzinger avrebbe chiesto consiglio al cardinal Gagnon e dunque che, non trovando il profilo episcopale all'interno della Fraternità San Pio X, il nuovo successore sarebbe stato cercato fuori". Qualche tempo dopo, in un'intervista, Lefebvre raccontò di aver firmato l'accordo perché «non volevo si dicesse che non stavo ai patti», salvo ripensarci il giorno dopo. È probabile che a ispirare di forzare la mano fosse stata, all'epoca, l'ala più dura della Fraternità, la stessa che oggi fa capo al vescovo Richard Williamson, uno dei quattro ordinati quel 30 giugno 1988 da Lefebvre.

Il 9 giugno il Papa chiede ancora una volta di non procedere con tale «atto scismatico». Il 15 giugno 1988 Lefebvre annuncia in una conferenza stampa i nomi dei sacerdoti che intende ordinare vescovi, ritenendo che la Chiesa si trovasse in un grave stato di necessità, per la sopravvivenza del sacerdozio e della Messa tradizionale.

L'ordinazione dei quattro vescovi e la scomunica[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante un'ammonizione formale (17 giugno), il 30 giugno 1988 Lefebvre ordinava quattro vescovi (uno in più di quanto aveva annunciato in precedenza) e compiva così un atto scismatico (a norma del canone 751 del Codex iuris canonici), avendo egli apertamente rifiutato la sottomissione al Pontefice e la comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti. Di conseguenza sia Lefebvre, sia i vescovi da lui consacrati incorrevano ipso facto (cioè con lo stesso porre in essere l'atto) nella scomunica latae sententiae ("sentenza già data", ovvero vi si incorre per lo stesso fatto di porre il gesto) il cui scioglimento è riservato alla Sede Apostolica.[8]

La sua scomunica da parte della Chiesa fu formalizzata il 30 giugno, a firma del cardinale Bernardin Gantin. Subito dopo, il 2 luglio 1988, Giovanni Paolo II, con il motu proprio Ecclesia Dei afflicta (popolarmente conosciuto solo come "Ecclesia Dei")[9], dichiara il proprio dolore per l'infelice conclusione della questione, parlando esplicitamente di «disobbedienza al Romano Pontefice in materia gravissima e di capitale importanza per l'unità della Chiesa» e di «atto scismatico» che ha per conseguenza diretta la «scomunica». Tale atto scismatico è dovuto, secondo il Papa, ad un'«incompleta e contraddittoria nozione di Tradizione».

La formalizzazione della scomunica riguardò solo i due vescovi consacranti (Marcel Lefebvre e Antônio de Castro Mayer, quest'ultimo in via "presuntiva") ed i quattro vescovi appena consacrati (Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta: a norma del Codice di Diritto Canonico la loro consacrazione fu "valida" anche se "illecita"[10]). Il 24 gennaio 2009 papa Benedetto XVI ha rimesso loro la scomunica.[11]

Lefebvre morì di cancro nel 1991. Al suo funerale, come è possibile vedere dalla documentazione fotografica e filmata di esso, tutti i preti presenti, compresi il Vescovo del luogo, il segretario del cardinale Hyacinthe Thiandoum, il cardinale Silvio Oddi ed il Nunzio apostolico in Svizzera, benedissero la salma.[senza fonte] Bisogna ricordare che anche se una persona ha ricevuto una scomunica, può ancora ricevere su richiesta il rito cattolico delle esequie in quanto sacramentale[12], seppure la Chiesa si riserva il diritto di negare il rito[13].

Lefebvre è sepolto presso il Seminario Internazionale San Pio X di Ecône, in Svizzera. Sulla sua tomba ha voluto che si scrivesse: Tradidi quod et accepi, ovvero: "Vi ho trasmesso semplicemente ciò che ho ricevuto". Si tratta di una frase dell'apostolo Paolo di Tarso (I, Cor. 15,3), in cui il significato di "et" è inteso come “semplicemente”, per ribadire l'interpretazione del mandato apostolico della Chiesa come opera di difesa del deposito della fede dalle deviazioni che, secondo Lefebvre, si erano diffuse ampiamente nella Chiesa soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, che avrebbe definitivamente spalancato le porte delle menti dei Cattolici agli errori del modernismo (giudicato nell'enciclica Pascendi Dominici gregis del 1907 come "sintesi di tutte le eresie").

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Consacrati[modifica | modifica wikitesto]

in seno alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, con divieto di Papa Giovanni Paolo II

Film[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 settembre 2012, a Parigi, è stato presentato al pubblico per la prima volta il film Monsignor Lefebvre. Un Vescovo nella tempesta, dell'Association pour la Défense du Patrimoine chrétien[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e AA.VV. "La Tradizione Cattolica" Anno XXIII n. 1 (82)- 2012 pag. 5-10
  2. ^ Massimo Introvigne, Recensione de "Il Sessantotto di mons. Lefebvre. Vers Écône" di Philippe Béguerie, dal sito del Cesnur
  3. ^ (EN) Intervista a Monsignor Lefebvre. URL consultato il 18 settembre 2014.
  4. ^ (EN) Rev. Brian Harrison, O.S., Marcel Lefebvre: Signatory to Dignitatis Humanae. URL consultato il 18 settembre 2014.
  5. ^ Fonte: [1]
  6. ^ AA.VV "Il Cristianesimo", Rizzoli Editore, Milano 1978 pag. 98-99
  7. ^ Guasco Maurilio - Guerriero Elio - Traniello Francesco "La Chiesa del Vaticano II (1958-1978)" Cinisello Balsamo (Milano) 1994 parte seconda pag. 680-681
  8. ^ Su YouTube è possibile vedere il video della cerimonia di consacrazione dei vescovi
  9. ^ LETTERA APOSTOLICA "ECCLESIA DEI" DEL SOMMO PONTEFICE GIOVANNI PAOLO II IN FORMA DI "MOTU PROPRIO"
  10. ^ Documento della commissione Ecclesia Dei in cui si afferma la validità delle ordinazioni dei sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X e delle S. Messe da questi officiate.
  11. ^ Remissione della scomunica latae sententiae dal sito della sala stampa vaticana
  12. ^ Codice di Diritto Canonico 1331
  13. ^ Codice di Diritto Canonico 1184
  14. ^ Monsignor Lefebvre: un Vescovo nella Tempesta

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

in lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

in lingua francese[modifica | modifica wikitesto]

  • François Brigneau, Pour saluer MgrLefebvre. Publications F.B., collection « Mes derniers cahiers », 1re série, n° 1, Parigi, juin 1991, 64 p.
  • Jean-Anne Chalet, Monseigneur Lefebvre. Éditions Pygmalion, Parigi, 1976. 254 p. ISBN 2-857-04037-7;
  • Yves Congar, La Crise dans l'Église et MgrLefebvre (2e édition augmentée). Éditions du Cerf, Parigi, 1977. 122 p. ISBN 2-204-01115-0;
  • Roland Gaucher, Monseigneur Lefebvre : combat pour l'Église. Éditions Albatros, Parigi, 1976. 261 p.;
  • Jacques Goudet, Le Cas MgrLefebvre. Éditions l'Hermès, collection « Les Hommes et les lettres. Documents », Lione, 1978. 209 p. ISBN 2-85934-026-2;
  • Philippe Héduy, Monseigneur Lefebvre et la Fraternité. Fideliter (Eguelshardt) et Société de production littéraire (Parigi), 1991. 145 p. + 4 p. d'illustrations. ISBN 2-903122-46-6;
  • François Houang et Roger Mouton, Les Réalités de Vatican II et les désirs de Monseigneur Lefebvre. Fayard, Parigi, 1978. 143 p. ISBN 2-213-00578-8;
  • Abbé Denis Marchal, Mgr Lefebvre : vingt ans de combat pour le sacerdoce et la foi, 1967-1987. Nouvelles Éditions latines, Parigi, 1988. 157 p.
  • Jean-Jacques Marziac :
    • Monseigneur Lefebvre, tome 1 : Soleil levant ou couchant : Mystères joyeux. Nouvelles Éditions latines (Parigi) et Fideliter (Broût-Vernet), 1979. 141 p. + 30 p. d'illustrations. ISBN 2-7233-0085-4,
    • Monseigneur Lefebvre, tome 2 : Des Évêques français contre Monseigneur Lefebvre : mystères douloureux. Fideliter, Broût-Vernet, 1989. 157 p. + 32 p. d'illustrations. ISBN 2-903122-44-X
  • Luc Perrin, L'affaire Lefebvre, Cerf, 1989, 128p.ISBN 2-204-03128-3
  • Bernard Tissier de Mallerais, Marcel Lefebvre : une vie. Éditions Clovis, Étampes, 2002. 719 p. + 17 p. d'illustrations ISBN 2-912642-82-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Arcivescovo di Dakar Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Auguste Grimault 12 giugno 1947 - 23 gennaio 1962 Hyacinthe Thiandoum
Predecessore Arcivescovo di Tulle Successore Archbishop CoA PioM.svg
Aimable Chassaigne 23 gennaio 1962 - 11 agosto 1962 Henri Clément Victor Donze
Predecessore Superiore generale della Congregazione dei Padri dello Spirito Santo Successore Holy Ghost Fathers seal.png
Francis Griffin 1962 - 1968 Joseph Lécuyer
Predecessore Arcivescovo titolare di Sinnada Successore Archbishop CoA PioM.svg
Ildebrando Antoniutti 11 agosto 1962 - 10 dicembre 1970 sede vacante
Predecessore Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X Successore Héraldique meuble Coeur vendéen.svg
- 1º novembre 1970 - 1983 Franz Schmidberger

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