Accusa del sangue

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L'accusa del sangue è un'accusa antisemita diffusa a partire dall'XI secolo, secondo la quale gli ebrei userebbero sangue umano per motivi rituali.

L'accusa è stata usata nel corso della storia, fino a tempi recenti (vedi il pogrom di Kielce del 1946), per sfruttare l'emozione popolare e i sentimenti antisemiti sostenendo in diverse occasioni che bambini cristiani venivano rapiti e uccisi per poterne usare il sangue. In seguito a queste accuse era frequente il verificarsi di pogrom, con linciaggi e stermini di ebrei, o di processi.

L'ultimo processo basato sull'accusa del sangue fu celebrato a Kiev nel 1913 contro Menachem Mendel Teviev Beilis. In seguito l'accusa del sangue fu usata dalla propaganda nazista.

Bisogna notare che l'argomento è stato recentemente ripreso per la pubblicazione del contestato libro "Pasque di sangue" del figlio dell'ex-Rabbino Capo di Roma, Ariel Toaff (docente dell'università Bar Ilan). L'autore dopo le polemiche suscitate e le numerose recensioni negative in ambito accademico, decise il ritiro dal commercio del libro poi ripubblicato con una seconda edizione nel 2008, rivisto, corretto ed ampliato.

Il libro intendeva trattare l'argomento con metodo storico ed analitico e non ascriveva genericamente al mondo giudaico la pratica dell'omicidio rituale, ma esclusivamente ad ebrei askenaziti, vissuti tra l'Italia Settentrionale e la Germania meridionale. Numerosi sono gli storici e gli esperti, fra questi Massimo Introvigne, Diego Quaglioni, Adriano Prosperi che hanno duramente contestato il metodo e le conclusioni di Toaff rilevando come il contenuto del libro non abbia portato alcuna prova che leghi gli omicidi rituali a componenti del mondo ebraico. Lo stesso Ariel Toaff nel suo libro parla apertamente di "ipotesi".

Il caso di Fulda, nel XIII secolo, è il primo episodio noto di accusa agli ebrei di omicidio rituale. Una commissione istituita da Federico II di Svevia, composta da ebrei convertiti al cristianesimo, affermò che il sangue è in abominio all'ebraismo.

La Chiesa cattolica, che aveva canonizzato santi come "san Simonino" di Trento (la cui definizione di "martire seviziato dagli Ebrei" era stata inizialmente contestata dalla sede papale, soprattutto per ragioni politiche, anche se nel 1588 il culto di Simonino venne ufficialmente ammesso), dopo il Concilio Vaticano II ha tolto dal martirologio questa celebrazione, riconoscendone la forte natura antisemita e l'assenza di fondamento storico.

Nell'ebraismo tradizionale (ogni corrente ortodossa attuale) il sangue (e la vita) hanno un valore talmente alto e sacro da non poter essere tolti né consumati in nessuna circostanza e per nessuna ragione. La Casherut (insieme di regole alimentari ebraiche, basato su numerosi passi della Torah) prescrive che quando si macella un animale questo debba essere dissanguato completamente (shechitah) e che il sangue venga coperto con sabbia e segatura; le regole che riguardano la purezza della coppia impongono inoltre che la donna durante il suo ciclo dorma separata dal marito per evitare il contatto con il sangue. Ciò non esclude l'utilizzo di sangue animale per scopi rituali. Il Talmud (a partire dalla Mishnah che ne rappresenta il nucleo più importante) contiene norme ed esempi che vietano il contatto con il sangue umano in modo categorico.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ruggero Taradel, L'accusa del sangue. Storia politica di un mito antisemita, Roma: Editori Riuniti, 2002.
  • Furio Jesi, L'accusa del sangue. La macchina mitologica antisemita, Torino: Bollati Boringhieri editore, 2007.
  • Ariel Toaff, Pasque di Sangue, I edizione ritirata, 2007; Pasque di Sangue, II edizione rivista e corretta, Bologna, 2008.

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