Oremus et pro perfidis Judaeis
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Oremus et pro perfidis Judaeis è una locuzione latina, presente dal VI secolo fino al XX secolo nella liturgia cattolica, con la quale i cristiani pregavano per la conversione dei giudei.
La traduzione è controversa: potrebbe significare tanto "Preghiamo per i perfidi giudei" quanto "Preghiamo per i giudei increduli", come discusso nel seguito.
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[modifica] L'origine della preghiera
La preghiera è stata istituita formalmente nel VII secolo; è però possibile che forme simili fossero già presenti in precedenza, come risposta alla Birkat Ha Minim, la dodicesima benedizione ebraica dell'Amidah, che in una sua formulazione (probabilmente quella originale) era espressamente rivolta contro i "nazareni" cioè i seguaci di Gesù: "periscano in un istante i nazareni e gli apostati", ad altre controverse preghiere ebraiche[1] e più in generale alle Toledot Yesu, racconti ebraici su Gesù, satirici e blasfemi.
[modifica] L'uso liturgico tridentino
| La controversia sulla Judaica perfidia |
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La parola perfidus/perfidia ha nel latino classico un doppio significato e una doppia etimologia. Da un lato indica una persona molto malvagia (per=molto, foedus=malvagio), come tuttora in italiano. Dall'altro, però, ha anche il significato di infido, traditore: perfino la superficie ghiacciata di un fiume o l'acqua del mare poteva essere perfida, benché ovviamente priva di colpe morali (cfr. p. es. il vocabolario Castiglioni Mariotti). Foedus, infatti, significa anche patto, alleanza e perfidus può indicare etimologicamente chi non rispetta i patti [2]. Nel latino ecclesiastico, quindi, la perfidia sembrò essere parola particolarmente precisa per indicare l'incredulità degli ebrei, che secondo i cristiani non avrebbero riconosciuto in Cristo la realizzazione di oltre 300 profezie presenti nella Bibbia ebraica, ma di cui gli ebrei davano (e danno) un'interpretazione ben diversa. Anche nel latino medievale, tuttavia, la perfidia non avrebbe mai perso un significato offensivo [3]. Questa pluralità di significati pone molti problemi quando ci si voglia interrogare sul significato che la parola perfidus/perfidia aveva nel VII secolo, quando la preghiera fu introdotta, nel XVI secolo, quando fu conservata nella liturgia tridentina, sulla bocca dei fedeli che la ripeterono per secoli nelle diverse nazioni o nelle orecchie degli ebrei, che furono talvolta obbligati ad ascoltare le funzioni religiose cattoliche. Fra i cristiani, e ancor più fra gli ebrei, molti interpretarono la perfidia nel suo significato italiano odierno, come un'offesa generica e immotivata agli ebrei o peggio ancora come un'accusa di deicidio (non si dimentichino, però, analoghe, se non peggiori preghiere ebraiche medievali contro i cristiani). Anche il secondo significato, che implicava al più un'accusa agli ebrei di non aver tenuto fede all'alleanza di Mosè, era pienamente compatibile con il contesto liturgico in cui la preghiera era inserita. I due significati, inoltre, non sono completamente antitetici: anche l'incredulità veniva da alcuni considerata una colpa, sia pure di tipo religioso. A chiarire il significato dell'espressione latina, la Sacra Congregazione dei Riti intervenne il 10 giugno 1948 in risposta ad un'interrogazione che chiedeva se le parole perfidus/perfidia si potessero interpretare come infedele/infedeltà. La risposta fu positiva e i messalini per i fedeli, che recavano a fronte la traduzione in lingua volgare, tradussero secondo l'interpretazione della Sacra Congregazione dei Riti.[4] Autori e teologi cattolici[5] hanno quindi sottolineato che la parola perfidus/perfidia non è direttamente traducibile con l'italiano perfido/perfidia, in quanto perderebbe una parte essenziale del significato originario: l'idea di una mancata accoglienza della fede, o più precisamente, restando sul significato originario latino, di non avere accolto il completamento del Patto di Abramo manifestatosi con l'incarnazione e la morte del Cristo e quindi avere rotto "quel" patto (foedus). Alla luce di questa argomentazione una traduzione meno scorretta sarebbe "increduli/incredulità", interpretando perfidus come sinonimo di infidelis[6]. Questa traduzione, però, può essere considerata riduttiva, perché elimina una parte del significato originario, quella secondo cui l'incredulità stessa è una colpa. Poiché, come si è detto in precedenza, il vocabolo era ambiguo e la pluralità di significati dell'aggettivo perfidus secondo la sua etimologia è andato perduto nella parola italiana 'perfido' [7], la Chiesa ha introdotto la modifica liturgica di cui sopra. |
Dopo il Concilio di Trento, l'uso di tale locuzione venne mantenuto solo nella liturgia del Venerdì Santo, nella grande preghiera universale che segue la lettura del Vangelo della passione di Gesù. Il testo utilizzato nel Messale Romano del Concilio di Trento [8] è composto da un invito alla preghiera e dalla preghiera vera e propria:
| « Oremus et pro perfidis Judaeis ut Deus et Dominus noster auferat velamen de cordibus eorum; ut et ipsi agnoscant Jesum Christum, Dominum nostrum. Omnipotens sempiterne Deus, qui etiam judaicam perfidiam a tua misericordia non repellis: exaudi preces nostras, quas pro illius populi obcaecatione deferimus; ut, agnita veritatis tuae luce, quae Christus est, a suis tenebris eruantur. » |
Una possibile traduzione è la seguente:
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- Preghiamo anche per gli ebrei che non credono, affinché il Signore e Dio nostro tolga il velo dai loro cuori ed anche essi (ri)conoscano il Signore nostro Gesù Cristo.
- Dio onnipotente ed eterno, che non allontani dalla tua misericordia neppure la incredulità degli ebrei, esaudisci le nostre preghiere, che ti presentiamo per l'accecamento di quel popolo, affinché (ri)conosciuta la luce della tua verità, che è Cristo, siano liberati dalle loro tenebre.
Nota bene: il significato della parola perfidis è controverso e la sua traduzione con che non credono può sembrare edulcorata ed è discussa nel paragrafo a lato.
[modifica] Gli Amici Israel
| Per approfondire, vedi la voce Opus sacerdotale Amici Israël. |
La revisione della preghiera per gli ebrei entrò nell'agenda della Chiesa cattolica nel primo dopoguerra. Nel febbraio 1926 era nata a Roma l’associazione degli ‘’Amici Israel’’ per promuovere un atteggiamento favorevole agli ebrei e a Israele. Già dal primo anno di vita vi aderirono diciotto cardinali, duecento arcivescovi e circa duemila sacerdoti. La sua prima richiesta fu di abolire la parola ‘’perfidis’’ nel quadro di una riformulazione della preghiera del Venerdì Santo.
Il papa Pio XI, che era anche sempre stato in ottimi rapporti personali con il rabbino di Milano, più volte ricevuto in udienza privata in Vaticano[9], chiese alla Congregazione dei Riti di operare una riforma, incaricando Schuster, che era nettamente a favore, di seguire la questione. La Curia, però, ebbe una reazione molto negativa, culminata in un ‘’Votum’’ durissimo del segretario del Santo Uffizio Merry del Val. Al di là della questione in sé il problema era di metodo: ” se si inizia con una riforma liturgica non ci si ferma più”. Si trattava, infatti, di una preghiera antichissima, “consacrata dai secoli” [10].
Se si fosse accettato di porre mano a una sua riforma, con che criterio si sarebbe potuto evitare di affrontare mille altri problemi liturgici e dottrinali sempre più evidenti? Sarebbe diventato inevitabile convocare un nuovo concilio, per il quale i tempi non erano ritenuti maturi.
[modifica] L'abolizione
Le parole "perfidis" e "perfidiam" furono abolite solo tre decenni dopo per iniziativa di papa Giovanni XXIII, che nel 1959 le fece eliminare durante la celebrazione presieduta da lui stesso[11]. Poco dopo scomparvero definitivamente con la riforma dell'intero messale nel 1962 (fu questa l'ultima versione ufficiale della Messa Tridentina).
La versione del 1962 eliminò le parole che sono ritenute più offensive, ma mantenne il riferimento alle tenebre. Il Concilio Vaticano II con la dichiarazione Nostra Aetate, mise in evidenza i doni speciali ricevuti dal popolo di Israele, in particolare l'elezione divina, escluse la responsabilità collettiva degli ebrei per la morte di Gesù e condannò ogni forma di antisemitismo. La consapevolezza di avere un patrimonio comune a entrambe le religioni ha messo in secondo piano quelle differenze nella conoscenza della verità cristiana, che sono ricordate con la metafora delle tenebre.
Nel 1970, quando papa Paolo VI introdusse la nuova liturgia in lingua volgare la preghiera fu modificata nel modo seguente:
| « Il Signore Dio nostro, che li scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola, li aiuti a progredire sempre nell'amore del suo nome e nella fedeltà alla sua alleanza. Dio Onnipotente ed eterno, che hai fatto le tue promesse ad Abramo e alla sua discendenza, ascolta la preghiera della tua Chiesa, perché il popolo primogenito della tua alleanza possa giungere alla pienezza della Redenzione. » |
[modifica] Effetti della modifica liturgica sui rapporti fra cristiani ed ebrei
La cancellazione dalla liturgia cristiana di queste parole ha svolto un ruolo importante nel favorire il riavvicinamento fra ebrei e cristiani, verificatosi a seguito del Concilio Vaticano II soprattutto durante il pontificato di Giovanni Paolo II. La preghiera costituiva un ostacolo non solo per il significato ostile che in italiano ha assunto la parola latina "perfidi", ma soprattutto perché sembrava indicare che l'unico possibile rapporto fra ebrei e cristiani consistesse nella conversione dei primi alla religione cristiana. Questo riavvicinamento ha quindi necessariamente implicato un crescente (anche se parziale) riconoscimento reciproco della legittimità dell'esistenza di entrambe le religioni nel piano di Dio.
L'ebraismo di derivazione rabbinico-farisaica si è evoluto, dal II secolo dopo Cristo in avanti, ossia dall'epoca della seconda e ultima grande rivolta antiromana dei giudei, come religione essenzialmente "etnica", priva di mire proselitistiche (che pure, nell'antico ebraismo non mancavano). L'ebraismo moderno non ambisce, quindi, alla conversione dei cristiani. Quanto alla visione che del cristianesimo ha l'ebraismo moderno, in rapporto a sé stesso, essa è molto variegata e può assumere tratti di indifferenza, di ostilità o di apprezzamento positivo per l'opera di avvicinamento dei "pagani" alla fede nell'unico Dio. Il minimo comune denominatore delle diverse posizioni espresse dall'ebraismo intorno al cristianesimo è, tuttavia, costituito dal rifiuto della missione universale, che Gesù Cristo avrebbe affidato ai cristiani. Infatti, anche a proposito della nuova formulazione della preghiera (2008, vedi sotto), alcuni esponenti ebraici hanno sollevato polemiche, dichiarando il loro esplicito rifiuto della messianicità di Gesù Cristo.
Invece, proprio ed anche in ragione della missione universale ricevuta, la visione cristiana, e quella cattolica in particolare, dei rapporti con l'ebraismo non può essere né di indifferenza, né di mera coesistenza come se entrambe le fedi fossero equivalenti ai fini della "Salvezza". Per la Chiesa, che ritiene sé stessa legittimo successore spirituale dell'ebraismo antico e più autentico interprete delle Scritture, il ruolo dell'ebraismo moderno in rapporto al cristianesimo si evince, anzi tutto, da due celebri documenti conciliari "Lumen Gentium" e "Nostra Aetate". Il primo definisce il "Popolo di Dio", ricordando che esso è esclusivamente composto dai battezzati, ossia da chi appartiene alla Chiesa, in accordo con la dottrina tradizionale. Il secondo, ricordando che è la Chiesa il "Popolo di Dio", condanna, tuttavia, la superstizione che ritiene tutti gli ebrei responsabili della condanna a morte di Gesù. Questo atteggiamento è stato successivamente approfondito da Giovanni Paolo II. È rimasta famosa la frase pronunciata dal Pontefice nel corso della visita al Tempio Maggiore ebraico a Roma nel 1986 rivolgendosi agli ebrei presenti: “Siete i nostri fratelli prediletti e, in certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori”.
Secondo una nuova corrente teologica non universalmente accettata, l'assenza di una colpa collettiva implica, che, pur nella vigenza della Nuova Alleanza (S.Paolo, II.Cor. 3,6) sancita con la Redenzione di Cristo, anche la prima alleanza fra Dio e il popolo ebraico sia ancora in vigore (cfr. Romani, 11, 29); essi non possono e non devono essere considerati infedeli (perfidi).
[modifica] La nuova modifica del messale tridentino (2008)
La riforma liturgica comportò l'abbandono del Messale tridentino, che tuttavia poté ancora essere utilizzato in circostanze particolari (ad esempio il caso di sacerdoti anziani, che celebravano in assenza di fedeli) o grazie ad un'opportuna autorizzazione (indulto)[12]. Esso, però, diventò simultaneamente la "bandiera" di gruppi scismatici, che rifiutavano il Concilio Vaticano II. L'orazione pro judaeis contenuta nel Messale del 1962 fu recitata tanto raramente, da non essere più considerata un impedimento al dialogo fra cattolici ed ebrei.
Nel 2007 Benedetto XVI con il motu proprio Summorum Pontificum ha esteso le possibilità di celebrazione della Messa tridentina. Tale circostanza ha riacceso il dibattito attorno all'antica preghiera, anche se il testo da utilizzare per la liturgia del Venerdì Santo sarebbe stato quello modificato da Giovanni XXIII e quindi senza le parole perfidia e perfidi. Contestati erano comunque i riferimenti all'accecamento del popolo ebraico e alla necessità che lo stesso fosse strappato dall'oscurità. Ciò ha suscitato critiche sia da settori ebraici che cattolici [13] e, dunque, con l'approssimarsi della Pasqua, il 4 febbraio 2008 lo stesso Pontefice ha deciso di togliere dalla preghiera del Venerdì Santo anche il riferimento alle tenebre, che poteva essere interpretato come un'accusa rivolta agli ebrei. Il nuovo testo [14] recita così:
| « Oremus et pro Iudaeis ut Deus et Dominus noster illuminet corda eorum, ut agnoscant Iesum Christum salvatorem omnium hominum. Omnipotens sempiterne Deus, qui vis ut omnes homines salvi fiant et ad agnitionem veritatis veniant, concede propitius, ut plenitudine gentium in Ecclesiam Tuam intrante omnis Israel salvus fiat. Per Christum Dominum nostrum. Amen. » |
Secondo una traduzione non ufficiale la preghiera suona così:
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- Preghiamo per gli Ebrei. Il Signore Dio nostro illumini i loro cuori perché riconoscano che Gesù Cristo è il salvatore di tutti gli uomini.
- Dio onnipotente ed eterno, Tu che vuoi che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità, concedi propizio che, entrando la pienezza dei popoli nella tua Chiesa, tutto Israele sia salvo.
La prima frase esprime la speranza che gli ebrei riconoscano il ruolo messianico di Gesù, senza tuttavia menzionare la questione della sua divinità; questione di maggior peso fra quelle, che dividono ebrei e cristiani. Le ultime parole del nuovo testo liturgico sono tratte dalla Lettera ai Romani dell'apostolo Paolo (Rom, 11, 25), in cui si preannuncia che una parte di Israele non accetterà Cristo sino a quando non si saranno convertiti tutti gli altri popoli.
[modifica] Polemiche successive
Questa modifica alla liturgia della messa tridentina è stata vivacemente deprecata da alcuni cattolici tradizionalisti, che hanno accusato la Santa Sede di aver modificato la liturgia solo per venire incontro a una richiesta scritta, che gli sarebbe stata presentata dai due massimi rabbini d'Israele[15].
Molti cattolici [16], invece, hanno criticato la nuova formulazione in quanto hanno ritenuto che rispetto al rito ordinario rappresenti un passo indietro nel dialogo con l'ebraismo. Essi si domandano perché – valutata non adatta la versione del vecchio testo del 1962 - non si sia ripresa la versione latina di papa Paolo VI del 1970. Questa versione, però, era già stata rigettata dai "lefebvriani" sin da allora, come priva di adeguati riferimenti scritturali.
Il nuovo testo, in effetti, è risultato meno gradito agli ebrei di quello del rito ordinario in lingua volgare [17] , in quanto auspica in modo molto più esplicito che gli ebrei riconoscano la messianicità di Gesù Cristo. La questione, quindi, è attualmente un ostacolo al dialogo interreligioso, come ha ammesso anche Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristianiin un articolo sulla FAZ[18]. Egli, però, smentisce che la nuova formulazione indichi un ritorno della Chiesa alle posizioni antecedenti la dichiarazione conciliare Nostra aetate sui rapporti con le religioni non cristiane, come temuto dagli ebrei.
Mons. Gianfranco Ravasi ha spiegato la posizione cattolica: «Come scriveva Julien Green, "è sempre legittimo augurare all'altro ciò che è per te un bene o una gioia: se pensi di offrire un vero dono, non frenare la tua mano". Certo, questo deve avvenire sempre nel rispetto della libertà e dei diversi percorsi che l'altro segue; tuttavia rimane segno di affetto augurare e pregare perché il fratello possa avere quello che tu consideri come un bene, una sorgente di vita edi luce»[19].
Nel gennaio 2009 l'associazione dei Rabbini Italiani ha ritenuto opportuno creare una pausa di riflessione nel dialogo fra ebrei e cattolici, rifiutandosi di promuovere la giornata che tradizionalmente si tiene il 17 gennaio.
[modifica] Note
- ^ Cfr. la versione ortodossa della Haggadah di Pesach e la stessa Aleynu, come discusso in Jews debate anti-Gentile prayers.
- ^ Si veda l'esempio analogo, ma più ovvio, di : periurus (spergiuro) = chi fa giuramenti di troppo e quindi poi non li mantiene.
- ^ Bernard Blumenkranz scrisse in Archivium Latinitatis Medii Aevi (Bulletin du Cange), Vol. XXII, 1952, p. 169: "Pur rendendosi di solito [= nella maggior parte delle traduzioni della preghiera] perfidia con incredulità, in altri casi la parola ha un significato molto più ristretto, che diviene spesso quello di incredulità vendicativa e maligna (Isidoro di Siviglia, Pseudo-Beda, Alcuino, Paolino da Aquileia, Rabano Mauro e così via)". La citazione è tratta da J.Isaac, Die Genesis des Antisemitismus, Wien : Europa Verlag 1969, p. 222 e Nota #280. Isaac aggiunge: "Questo significato peggiorativo si è ulteriormente rafforzato nel seguito".
- ^ P. Gianazza, La preghiera per gli ebrei nella liturgia di rito romano in Celebrare con il Messale di san Pio V, Padova 2008, pp. 160-161
- ^ Così Erik Peterson, che sosteneva le posizioni del Cardinale Schuster, cfr.: E. Peterson, Perfidia Judaica in Ephemerides liturgicae, 1936, vol. 50, p. 296ff; J.-M. Oesterreicher, Pro perfidis Judaeis in: Cahiers Sioniens, 1947, p. 85ff
- ^ Questa modalità di traduzione è comune in testi medievali, non relativi a ebrei, come conferma, ad esempio,K.P. Harrington, Mediaeval Latin (1925), p. 181, in cui la nota 5 recita: perfidus and perfidia are used by Beda and other Latin writers as the opposites of fides and fidelis.
- ^ Cfr.: J. Isaac, Genèse de l'Antisémitisme...
- ^ Testo latino completo e traduzione italiana di S. Bertola e G. De Stefani, stampato in Torino nel 1957, con "Visto concorda con l'edizione tipica del Messale Romano" del 31 gennaio 1957
- ^ Cfr. Y. Chiron, Pie XI (1857-1939), Perrin, Paris 2004
- ^ H. Wolf,’’ «Pro perfidis Judaeis», Die «Amici Israel» und ihr Antrag auf eine Reform der Karfreitagsfürbitte für die Juden (1928). Oder: Bemerkungen zum Thema katholische Kirche und Antisemitismus’’, in «Historische Zeitschrift», CCLXXIX (2004), pp.612-658 citato da Emma Fattorini, ‘’Pio XI, Hitler e Mussolini. La solitudine di un papa’’, Einaudi 2007, pp. 116-117.
- ^ L'eliminazione della dizione "perfidi giudei" sarebbe stata raccomandata a papa Giovanni XXIII anche da un sacerdote sloveno di Trieste, monsignor Jakob Ukmar, un fine latinista, che sin dal 1940 svolgeva la sua attività anche presso il Tribunale Ecclesiastico del Patriarcato di Venezia; lì conobbe il papa quand'era ancora Patriarca di Venezia[senza fonte]. Il ruolo di mons. Ukmar, però, se anche fosse accertato, dovrebbe essere stato di importanza minore in quanto Giovanni XXIII era senz'altro ben informato sugli eventi di pochi decenni prima e si è dimostrato spesso capace di iniziative innovatrici, anche nell'apparente assenza di raccomandazioni esterne.
- ^ Ad esempio san Pio da Pietrelcina ottenne un indulto personale da Paolo VI per celebrare con il Messale del 1962. Nel 1984 (Ecclesia Dei adflicta) e nel 1988 (Quattuor abhinc annos) Giovanni Paolo II ha concesso l'indulto a tutti i sacerdoti, subordinatamente ad alcune condizioni e sollecitando i vescovi a concedere "ampia e generosa applicazione" dell'indulto.
- ^ Hubert Wolf, Papst & Teufel, Monaco : Beck, 2008, pag. 142 e 143
- ^ http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=61
- ^ "We deeply regret this change" è il commento pubblicato il 23 febbraio da DICI, agenzia stampa ufficiale della Fraternità Sacerdotale di San Pio X; cfr.: http://rorate-caeli.blogspot.com/2008/02/sspx-news-agency-we-deeply-regret-this.html.
- ^ vgl. RuhrWort vom 15. März 2008, S. 1 („Streit um Fürbitte“) und S. 6 („Irritation wegen Karfreitagsfürbitte schlägt weiter Wellen“)
- ^ Protest von Rabbinern
- ^ Karfreitagsfürbitte. Das Wann und Wie entscheidet Gott, Frankfurter Allgemeine Zeitung del 20 marzo 2008, pag. 39
- ^ Il Sole-24 Ore, domenica 24 febbraio 2008, p. 32
[modifica] Bibliografia
- Jules Isaac, Genèse de l'Antisémitisme, Parigi: Calmann Lévy, 1956; oppure: Die Genesis des Antisemitismus, Wien : Europa Verlag 1969.
- Elio Toaff, Perfidi giudei, fratelli maggiori, Milano: Mondadori, 1990, ISBN 8804334096
- Marie-Thérèse Hoch, Bernard Dupuy (a cura di), Les Églises devant le Judaïsme. Documents officiels 1948-1978, Parigi: Cerf, 1980
- Hubert Wolf, Il papa e il diavolo, Donzelli, Roma 2008.
[modifica] Collegamenti esterni
- I progressi: dal riconoscimento dei torti ai “Mea culpa”. Nota bene: l'articolo di Morasha riflette la posizione ebraica concernente il rapporto tra cristianesimo e giudaismo in tema di "rispetto reciproco".
- Il punto di vista dell'agenzia vaticana FIDES pubblicato il 26 luglio 2007

