Southern Poverty Law Center

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Sede generale del Southern Poverty Law Center in Montgomery.

Il Southern Poverty Law Center (SPLC) è un'organizzazione legale americana senza fini di lucro, impegnata nella tutela dei diritti delle persone, riconosciuta a livello internazionale per i suoi programmi di educazione alla tolleranza e le sue vittorie legali contro gruppi razzisti e per l'impegno nell'individuazione dei gruppi d'odio, ovvero di quei gruppi che propagandano idee di odio razziale o religioso.[1][2].

Con sede a Montgomery (Alabama), fu fondata da Morris Dees e Joseph L. Levin Jr. nel 1971 come casa per i diritti civili[3]. Più tardi, Julian Bond, figura di spicco nel movimento per i diritti civili, ne assunse la presidenza formando i connotati che tutt'oggi caratterizzano il SPLC[4].

Oltre ad offrire assistenza legale gratuita a persone vittime di discriminazione e crimini d'odio, il SPLC si occupa di relazionare un Intelligence Report a cadenza trimestrale nel quale si indagano crimini razziali e insurgenze estremiste negli Stati Uniti.

Lista dei gruppi d'odio[modifica | modifica sorgente]

In accordo con il SPLC, nella segnalazione dei gruppi d'odio redatti dal rapporto annuale dalla organizzazione, si cita ciò che è un gruppo d'odio: «Un gruppo d'odio segue credenze o pratiche atte ad attaccare una specifica classe di persone, grosso modo per le caratteristiche che presentano. Le attività sono rappresentate e possono includere: atti criminosi, discorsi, manifestazioni, marce, pubblicità, riunioni o volantinaggio. L'elenco presente formulato da gruppi legali non si occupa di violenza o altri atti criminosi»[5].

L'elenco dei gruppi d'odio aggiornato annualmente, stende una lista di milizie o movimenti discriminatori suddivisi in base alla loro ideologia. Nel 2007 erano stati segnalati 888 gruppi d'odio, aumentati a 926 del 2008. I gruppi erano così suddivisi: 186 gruppi indipendenti Ku Klux Klan, 196 neonazisti, 111 nazionalisti bianchi, 98 skinhead88, 39 di identità cristiana, 93 neoconfederati, 113 separatisti neri, e altri 90 gruppi d'odio divisi tra: antigay, antiimmigrazione, negazionisti, musica razzista, gruppi cattolici tradizionalisti radicali e altre dottrine d'odio.[6][7] Tra questi, anche segnalati 172 siti web e domini promotori di odio e discriminazione, appartenenti o simpatizzanti di tali organizzazioni[8] e 159 gruppi patriottici, dai 131 nel 2007, presenti in varie forme in ognuno degli Stati[9].

Comunque, per alcuni dei gruppi segnalati come fomentatori d'odio, sono state mosse diverse repliche. Per esempio, il Council of Conservative Citizens (CofCC) replicò al SPLC, che lo classificò come organizzazione legata al nazionalismo bianco, spiegando quanto fosse inaccurato legare il movimento a quell'ideologia.[10]

Movimenti neoconfederati[modifica | modifica sorgente]

Il SPLC è il principale promotore della ricerca e segnalazione di gruppi e movimenti neoconfederati.

Nel 2003 fu pubblicato l'articolo "Lincoln Reconstructed" incluso nell'Intelligence Report, focalizzato sulla demonizzazione risorgente della figura di Abramo Lincoln nel sud degli Stati Uniti e contenente anche diverse citazioni in merito, tra le quali quelle di Alister Anderson, cappellano e nazionalista del gruppo Sons of Confederate Veterans, secondo il quale «[l'America] è l'ultima vera civiltà cristiana sulla Terra» e descrive come «ipotrici e bigotti» i politici che respingono e non mostrano interesse «nella giusta causa per la quale combatterono i nostri antenati»[11].

In Whitewashing the Confederacy, altro articolo del SPLC, George Ewert offre una critica al film Gods and Generals del 2003 di Ronald F. Maxwell, spiegando come esso sia un'opera proconfederati che mostra una falsa ricostruzione storica[12].

Un gruppo al centro di critiche e accuse da parte del SPLC è il Southern Legal Resource Center (SLRC), identificato come un gruppo proconfederati e criticato grosso modo sia per i metodi ingannevoli con cui ottiene donazioni[13] che per l'aperto sostegno del fondatore, Kirk D. Lyons, a figure controverse come Tom Metzger e altri membri della Aryan Nations[14] .

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ With Justice For All November 5, 2006; The Times Picayune
  2. ^ Thomas Edsall, Conservative Group Accused Of Ties to White Supremacists, The Washington Post, 19 dicembre 1998. URL consultato il 7 aprile 2010.
  3. ^ Attorney Morris Dees pioneer in using 'damage litigation' to fight hate groups, CNN, 8 settembre 2000. URL consultato il 17 agosto 2007. [collegamento interrotto]
  4. ^ Dees, Morris, and Steve Fiffer. 1991. A Season For Justice. New York: Charles Scribner's Sons, pp. 132-133.
  5. ^ SPLCenter.org: Hate Groups Map
  6. ^ “Hate groups active in 2008.” Intelligence Report. Spring 2009, pp. 52-58. [1] Accessed 3-10-09.
  7. ^ ”Active U.S. hate groups: Map.” Intelligence Report. Spring 2009. [2] Accessed 3-10-09.
  8. ^ “Hate websites active in 2008.” Intelligence Report. Spring 2009, pp. 59-65.
  9. ^ “Patriot groups active in 2008.” Intelligence Report. Spring 2009, pp. 66-69.
  10. ^ Thomas Edsall, Conservative Group Accused Of Ties to White Supremacists in The Washington Post, 19 dicembre 1998. URL consultato il 18 novembre 2006.
  11. ^ Lincoln Reconstructed, Southern Poverty Law Center, Summer 2003. URL consultato il 18 settembre 2007.
  12. ^ Whitewashing the Confederacy, Southern Poverty Law Center, Summer 2003. URL consultato il 18 settembre 2007.
  13. ^ Cashing in on the Confederacy, Southern Poverty Law Center, Spring 2003. URL consultato il 17 agosto 2007.
  14. ^ In the Lyons Den: Kirk Lyons, a white supremacist lawyer whose clients have been a 'Who's Who' of the radical right, Southern Poverty Law Center, Summer 2000. URL consultato il 17 agosto 2007.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dees, Morris, and Steve Fiffer. 1991. A Season For Justice (Dees' autobiography). New York: Charles Scribner's Sons. ISBN 0-684-19189-X.
  • Dees, Morris, and Steve Fiffer. 1993. Hate on Trial: The Case Against America's Most Dangerous Neo-Nazi. New York: Villard Books. ISBN 0-679-40614-X.
  • Hall, Dave, Tym Burkey and Katherine M. Ramsland. 2008. Into the Devil’s Den. New York: Ballantine. ISBN 978-0-345-49694-2.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]