Gipo Farassino

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« La vita è un viaggio obbligato. C'è chi il viaggio lo paga per intero, chi lo paga a tariffa ridotta, chi non lo paga affatto e chi lo paga anche per gli altri »
(Gipo Farassino, da Viaggiatori paganti)
Gipo Farassino
Fotografia di Gipo Farassino
Nazionalità Italia Italia
Genere Musica d'autore
Folk
Periodo di attività 1961-2013
Etichetta Fonit Cetra, Polydor
Album pubblicati 30
Studio 25
Live 2
Raccolte 3
Giuseppe Farassino
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
Luogo nascita Torino
Data nascita 11 marzo 1934
Luogo morte Torino
Data morte 11 dicembre 2013
Professione cantautore, attore
Partito Lega Nord
Legislatura IV
Gruppo Non iscritti
Circoscrizione Italia Nord occidentale
Incarichi parlamentari
vicepresidente della delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Malta
  • membro della Commissione per i trasporti e il turismo
  • membro della delegazione per le relazioni con la Repubblica Ceca, la Repubblica Slovacca e la Slovenia
  • membro della Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale

Giuseppe Farassino, detto Gipo (Torino, 11 marzo 1934Torino, 11 dicembre 2013[1]), è stato un cantautore, attore e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Spesso sottovalutato o relegato alla canzone dialettale[senza fonte], Farassino è senza dubbio una delle figure più rilevanti della canzone d'autore italiana (oltre che un caposcuola della canzone torinese): interprete e autore di canzoni cantate in lingua piemontese, ha anche scritto molte canzoni in lingua italiana, spesso venate di ironica e struggente malinconia e con musiche a volte legate alla tradizione francese, degne di figurare tra le migliori canzoni d'autore italiane (ricordiamo Avere un amico, Remo la barca o Ballata per un eroe).

Nel repertorio in piemontese si è spesso avvicinato al cabaret e all'umorismo: nei suoi anni migliori, con le sue canzoni, ha cantato le miserie e le nobiltà della gente comune, le tribolazioni dei "travet" torinesi e gli amori beffardi o infelici da consumarsi nell'atmosfera parigina e profondamente francese del capoluogo piemontese. Spesso Gipo ha inoltre portato alla ribalta composizioni di grandi poeti piemontesi come Nino Costa e Angelo Brofferio e la sua carriera vanta anche una prolifica attività come attore di prosa teatrale, sempre in lingua piemontese, iniziata nel 1970 con la compagnia fondata insieme a Massimo Scaglione.

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

I suoi brani sono la voce dell'anima più profonda di Torino, quella delle periferie, che oggi vengono chiamate "Banlieu", ma che a Torino, sono sempre state le "barriere": e da una periferia, è venuto Gipo, precisamente dalla Barriera di Milano, quartiere operaio torinese, fatto di case di ringhiera e di una povertà profonda, ma sempre piena di orgoglio e dignità; è nato e vissuto infatti in via Cuneo 6, nelle vicinanze di Porta Palazzo, in piemontese Porta Pila (indirizzo ricordato anche in una sua celebre canzone recitata: «Ël 6 ëd via Coni, l’é na cà veja / che gnanca na vòlta, l'era nen bela...»), figlio del sassofonista Alessandro Farassino.

Dopo aver conseguito il diploma in ragioneria, impara a suonare la chitarra e il contrabbasso, e inizia ad esibirsi nei locali e nelle balere del Piemonte, proponendo da un lato alcune canzoni di sua composizione, dall'altro brani della tradizione recuperati e riarrangiati. Il debutto discografico, dopo alcuni 45 giri a livello locale (in cui usa lo pseudonimo di Tony D'Angelo prima, e poi il suo nome di battesimo, Giuseppe), avviene con un 33 giri pubblicato alla fine del 1960 in collaborazione con un altro cantante folk piemontese, Riz Samaritano.

Giuanin 'd Porta Pila, accreditato come terzo cantautore è, in realtà, un nom de plume dello stesso Farassino. Il disco, una raccolta di canzoni popolari in piemontese, si intitola Le cansôn ëd Pòrta Pila, ed è diviso tra i due artisti. È pubblicato da una casa discografica milanese, la IPM, come i due successivi con lo stesso titolo, di cui il terzo è il primo pubblicato con il nome Gipo.

Dopo essersi trasferito per alcuni anni in Medio Oriente come orchestrale, torna in Italia e per qualche tempo si esibisce a Milano, al Derby Club, dove propone monologhi, canzoni di sua composizione e traduzioni di George Brassens: in breve tempo ottiene un contratto con la Fonit Cetra (che in quegli anni ha ancora la sua sede a Torino, in via Bertola 34). Sono gli anni dei 45 giri che cominciano a far circolare il suo nome al di fuori del Piemonte, come Sangon blues, la celeberrima Serenata ciôcatôna, Porta Pila e Matilde Pellissero, tutte canzoni che vengono racchiuse nel 1967 nell'album Auguri.

Il successo[modifica | modifica wikitesto]

Il 1968 è un anno decisivo per Farassino: pubblica infatti Avere un amico, uno dei suoi dischi migliori, che racchiude alcune canzoni in italiano tra le sue più note, come Non devi piangere Maria (che parteciperà ad Un disco per l'estate 1970), La mia città, efficace descrizione di Torino e dei suoi abitanti («Un mare di fredde ciminiere,/un fiume di soldatini blu,/un cielo scordato dalle fiabe,/un sole che non ti scalda mai./Questa mia città ti fa sentir nessuno,/ti strozza il canto in gola,/ti spinge ad andar via./Questa mia città che spegne le risate,/che sfugge a tanta gente,/resta la mia città»), Il bar del mio rione, a cui si affiancano, comunque, canzoni in piemontese come 'L tolè 'd Civass e Porta Pila, sulla musica di La Boheme di Charles Aznavour; il disco ottiene un buon successo, soprattutto di critica, bissato dal successivo, Due soldi di coraggio, forse il suo album più riuscito.

In questo disco, oltre alla title track (che nel 1969 parteciperà alla manifestazione Un disco per l'Europa che si tiene a Lugano), sono da ricordare Non puoi capire, Remo la barca (pubblicata precedentemente su 45 giri, ballata su un suicida nello stile di De André), e Ballata per un eroe, uno dei brani antimilitaristi più efficaci della canzone d'autore italiana, di cui sono da ricordare i versi «Andrò a ingrossare la nutrita schiera/di quelli che aggrappati a una bandiera/son morti bestemmiando di paura/ad occhi chiusi in una notte scura» (ma è tutto il testo ad essere significativo), con cui nel 1970 Farassino parteciperà al Cantagiro, suscitando anche interrogazioni parlamentari in merito al testo "disfattista".

Tra i due album, nel 1968, incide un 45 giri, Serenata a Margherita, il cui retro, Quando capirai, rimarrà inedito su LP; verrà però reinciso nel 1971 da Donatella Moretti nel suo bel disco Storia di storie, in cui omaggia i più grandi cantautori italiani. A questo periodo risale la nascita della sua amicizia con Fabrizio De André[2]: sono gli anni in cui Farassino è vicino al Partito Comunista (in seguito abbandonerà queste posizioni politiche), ma quello che accomuna i due artisti è l'attenzione verso gli ultimi e i poveri, per cui il Sangone (fiume nei pressi di Torino) diventa l'unico mare che possono permettersi; emblematica a questo proposito è la canzone Maria dij gat, storia di una "gattara" che «a stërma sò bon cheur ant ij pachèt», che porta il cappotto pure d'estate, parla da sola, e per i gatti del suo quartiere è come Babbo Natale.

Nel 1970 la sua canzone Senza frontiere viene respinta al Festival di Sanremo: il testo è fortemente critico verso la guerra nel Vietnam e la guerra in Biafra, e quindi viene ritenuto non adatto al pubblico televisivo che segue la manifestazione. Sempre nel 1970 partecipa alla Mostra Internazionale di Musica Leggera con la canzone Quando lei arriverà: pubblicata su 45 giri (sul retro Ho ritrovato Dio) rimarrà inedita su LP. Dopo un altro album, Gipo a sò Turin, nel 1971 pubblica un disco doppio dal vivo, Gipo a sò Piemont, in cui si possono ammirare anche le sue doti di intrattenitore, ad esempio nella celeberrima La predica.

Gli anni settanta proseguono con l'incisione di vari album tra i quali sono da ricordare Uomini, bestie e ragionieri (il secondo per la Polydor) nel 1973 (con le belle Buon Dio, Noi, Il mio viaggio e una traduzione di Mon ile de France di Georges Moustaki), La patria cita (disco di poesie in piemontese recitate da Farassino) e Guarda che bianca lun-a, in cui reinterpreta alcune canzoni di Angelo Brofferio. In questo periodo inizia anche l'attività di attore cinematografico: nel 1972 recita in Uccidere in silenzio, per la regia di Giuseppe Rolando (film sull'aborto, con Gino Cervi, Ottavia Piccolo e Sylva Koscina), nel 1973 in La bottega del caffè (tratto dall'omonima commedia di Carlo Goldoni), per la regia di Edmo Fenoglio (con Tino Buazzelli) e nel 1974 in Un uomo, una città (regia di Romolo Guerrieri, con Enrico Maria Salerno, Paola Quattrini, Tino Scotti e Luciano Salce).

Nel 1972 la sua canzone Quando qualcuno va fuori schema diventa la sigla del programma televisivo Sapere; pubblicata su 45 giri, la versione in studio rimane inedita su LP. Nel 1974, registra un disco e uno spettacolo per la RAI: "c'è che vole e chi non pole:grassie li stesso", insieme a Lia Scutari, sua moglie: in esso ripropone le atmosfere tipiche degli antichi cantastorie. Dopo un altro disco dal vivo (Recital Gipo, registrato al Teatro Erba di Torino), il 1977 è l'anno di Per la mia gente: in quest'album Gipo collabora con altri due autori piemontesi: Paolo Conte (di cui reinterpreta la divertente Per ogni cinquantennio), che scrive per lui la toccante Monticone, canzone in cui il piemontese è descritto attraverso i suoi cognomi tipici, ed il fratello Giorgio, che scrive una canzone per Farassino, Virginia nel bagno, ed inoltre compone le musiche per due testi di Farassino, La mia gente e Girano (quest'ultima riscuote un buon successo, anche per il testo ironico basato, sin dal titolo, su un evidente doppio senso).

Gli anni ottanta e l'impegno politico[modifica | modifica wikitesto]

I dischi successivi, incisi per altre case discografiche dopo l'abbandono della Fonit Cetra, non riscuotono il successo dei precedenti (anche se dal vivo Farassino continua ad attirare pubblico). Negli anni ottanta privilegia quindi l'attività di attore, anche se continua ad incidere qualche album. Nel decennio successivo si dedica principalmente alla politica, pur pubblicando qualche CD con rifacimenti di vecchie canzoni con nuovi arrangiamenti e nuovi brani interessanti, come la divertente Mamma mia che calura! e Se hai gambe cammina (contenute entrambe nel disco Ridatemi Amapola del 1998).

La politica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1987 dà vita ad un movimento politico denominato Piemont Autonomista, composto da fuoriusciti di Union Piemontèisa, partito creato da Roberto Gremmo. Dal 1987 al 1996 è segretario della Lega Piemont con Mario Borghezio presidente. Lascia la carica nel 1996 a Domenico Comino. Il suo partito entra quindi a far parte della Lega Nord come Lega Nord Piemont. Esponente quindi della Lega Nord e già parlamentare europeo, nel 1994 si è candidato al Senato nel collegio Torino 1: sostenuto dal centrodestra ha ottenuto il 28,2% dei voti ed è stato sconfitto dal rappresentante dei Progressisti Franco Debenedetti.

È subentrato al Parlamento europeo nel maggio 1994 dopo essere stato candidato alle elezioni del 1989, poi eletto nel 1994, per le liste leghiste. È stato vicepresidente della delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Malta; membro della Commissione per i trasporti e il turismo, della delegazione per le relazioni con la Repubblica Ceca, la Repubblica Slovacca e la Slovenia e della Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale; assessore regionale all'identità piemontese nella giunta di centrodestra di Enzo Ghigo dal 2004 al 2005.

Le sue canzoni[modifica | modifica wikitesto]

I suoi brani in piemontese più famosi sono:

  • Ël 6 ëd via Coni (il 6 di via Cuneo) un monologo profondamente autobiografico, che porta nel titolo l'indirizzo della casa in cui nacque e visse Gipo negli anni della povertà.
  • Sangon Blues (il blues del Sangone) un beffardo blues dedicato al fiume Sangone, dove si descrivono varie umanità grottesche e divertite, intente nell'arte del cariè (cioè del "rimorchiare").
  • Montagne dël mè Piemont (montagne del mio Piemonte) praticamente un inno per tutti i "bogianen", un grido di orgoglio e di affermazione del proprio essere piemontesi.
  • Cor nen va pian (non correre, vai piano) struggente ritratto dell'infanzia di Gipo, una Torino che non c'è più: il rimpianto per la spensieratezza dell'infanzia e "[…] con questa città che scivola sotto gli occhi, correre di un fiato su per le scale di casa, con gli occhi puntati al primo piano, dove mia madre mi dice...non correre vai piano" (originale in piemontese).

Il ritorno nel mondo musicale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2001 effettua un tour in Sudamerica, in cui presenta il suo spettacolo "Agli amici". Nell'ottobre 2005, a causa di un incidente stradale, muore sua figlia Caterina, fotografa molto nota in città, specialmente nell'ambiente musicale (aveva lavorato, tra gli altri, con i Subsonica e gli Africa Unite). Farassino decide, in ogni caso, di ritornare allo spettacolo, e presenta il recital farassino@torino.acapo, realizzato in collaborazione con il Folkclub di Torino e con la regia di Franco Lucà.

Nel 2007 pubblica anche un romanzo (in molte parti evidentemente autobiografico), Viaggiatori paganti, edito dalle edizioni Piemme, storia di un ragazzo, Matteo Monti detto "Teo" che, nella Torino degli anni cinquanta, decide di guadagnarsi da vivere con la musica. Ad ottobre del 2008 partecipa, per la prima volta nella sua carriera, al Premio Tenco. Nel 2010, su invito del direttore dello Stabile di Torino, Mario Martone, allestisce lo spettacolo Stasseira[3] che ripercorre, sotto la regia di Massimo Scaglione tutta la carriera musicale e teatrale di Gipo[4].

Nel 2012 è uscito il suo libro "Frammenti di Barriera", una fotografia in chiave ironica del quartiere natio e dei suoi abitanti del passato. Muore nella sua casa di Torino all'età di 79 anni. Dopo il funerale laico tenutosi al Teatro Carignano e la successiva cremazione, viene sepolto nel piccolo cimitero collinare di Pino Torinese accanto alla moglie Lia Scutari e alla figlia Caterina prematuramente scomparsa.

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

33 giri e CD[modifica | modifica wikitesto]

45 giri[modifica | modifica wikitesto]

(*) : Incise come "Giuseppe" Farassino (**) : Incise come "Tony D'Angelo" (***) : Incise come "Giuanin d' Porta Pila"

Compilation[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Addio a Gipo Farassino, cantò il Piemonte- LASTAMPA.it
  2. ^ A proposito della sua amicizia con Gipo, Fabrizio De André ha raccontato a Torino Sette, l'inserto del quotidiano La Stampa, prima del concerto a Torino del tour di Anime salve, di un dopo concerto in città passato con Farassino: il cantautore genovese, negli anni ottanta, aveva effettuato un concerto a Torino già un po' brillo, e dopo si ubriacò ulteriormente. Farassino portò a casa sua il collega, e lo ospitò: «Un letto per dormire e un cesso per vomitare» (così scrisse De André). Il giorno dopo gli diede dei vestiti puliti e lo accompagnò alla stazione; il racconto di De Andrè è stato poi ripubblicato su La Stampa del 12 gennaio 1999, a pag. 23
  3. ^ Farassino "Le mie canzoni non sono un comizio"- LASTAMPA.it
  4. ^ Gipo Proust una madeleine dal passato- LASTAMPA.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Casalegno, Gipo come Torino. Canzoni, ballate e altre cose di Gipo Farassino, Grafiche Alpha Editrice, 1976
  • Autori Vari (a cura di Gino Castaldo), Dizionario della canzone italiana, ed. Curcio, 1990; alla voce Farassino, Gipo
  • Gipo Farassino, A son peui mach canson (tutti i testi in piemontese, con traduzione in italiano a cura di Bianca Dorato), ed. Ca de Studi Piemontèis, 2000

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]